Dinamo, suicidio perfetto

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Serie A: la stanchezza e una serie di errori arbitrali penalizzano i Giganti
Dinamo, suicidio perfetto
Arriva a +18 ma nel finale cede a Pesaro
Incoraggiante la prova di Carter, stimolato dall'arrivo di Llghty
PESARO. Da +18 a - 6 . Ed
è
una sconfitta che pesa: in
caso di vittoria nell'Astronave di Pesaro la Dinamo
avrebbe accarezzato il secondo posto, distante due
sole lunghezze. La quinta
partita consecutiva lontana da Sassari impone una
frenata inattesa, soprattutto dopo il 28-10 con il quale il Banco di Sardegna aveva fatto irruzione nel
match. Quindici punti con
cinque tiri e con cinque
giocatori diversi: la Dinamo ha spaccato in due il
match in avvio sparando
dall'arco fino a un 23-8
prematuro e apparentemente solido, poi sostenuto da Gaiter autore di una
striscia nella quale ha segnato otto dei successivi
undici punti del Banco di
Sardegna. Dinamo perfetta, pure in difesa: anche
troppo. E infatti Pesaro è
stata brava a dimezzare il
ritardo, che aveva toccato
il massimo di 18 punti,
scendendo sotto la doppia
cifra.
CAMBIO DI ROTTA. Chi
si
era illuso che i giochi erano
fatti si era sbagliato. Basta
poco, su un campo di basket, a cambiare lo scenario e gli umori: e dal massimo vantaggio di +18 la Dinamo si è ritrovata al riposo lungo avanti soltanto di
quattro (34-30, controbreak di 20-6) e con Lawal
gravato di tre falli. Calcisticamente parlando è stato,
nel primo tempo, come se
SERIE A
Sassari avesse segnato un
gol e Pesaro l'avesse pareggiato dopo aver rischiato
però di beccare il 2-0. E
chiaro che a quel punto
l'inerzia del match si sposta pesantemente dalla
parte di chi era di ricorsa.
IL SORPASSO. Pesaro ha
pure messo la freccia (+1)
nel momento in cui, altra
tegola, anche Lacey ha
commesso il suo terzo personale. Sassari si è aggrappata (oltre a due triple di
Stipcevic pescate dal nulla) alla scialuppa dei tiri liberi: nella terza frazione ne
ha messi dentro 12/12 andando a chiudere sul +3
dopo essere stata sopra però di otto. Un match complesso e contorto è stato
sporcato dai fischi arbitra-
li: troppi. Le due squadre
hanno esaurito troppo presto il bonus a disposizione
e a farne le spese sono stati Harrow e Lacey prematuramente fuorigioco. Anche la partita si è sporcata
e in questi casi la squadra
meno forte (e ospitante) ne
trae vantaggio.
IL BREAK. Sul 62-59 per la
Dinamo, Pesaro ha sparato
un 9-0 devastante che ha
messo alle corde e al muro
il quintetto di Pasquini (686 2 a - 4 ' 1 2 " ) . Lo 0/2 di Savanovic dalla lunetta è stato l'ultimo colpo alle speranze della Dinamo di conquistare l'ottava vittoria
nelle ultime dieci giornate,
la terza nelle ultime quattro trasferte. Già, le trasferte: troppo cinque partite
esterne consecutive, andando da Rimini a Praga e
poi a Pesaro ripassando da
Sassari. La Dinamo ha pagato soprattutto questo. E
un arbitraggio senza capo
né coda che ha finito per
favorire, inevitabilmente,
la squadra meno forte, e di
casa. Pasquini, a fine gara,
non ha però cercato alibi:
anzi li ha subito tolti alla
squadra dicendo che la
partita «è stata persa proprio sul 28-10 quando ci è
mancata l'energia per sferrare il cazzotto decisivo».
E poi gli ultimi cinque minuti del secondo quarto
«quando ci siamo arenati
in attacco». Sì, Sassari l'ha
persa proprio quando era
convinta di averla vinta.
Nando Mura
RIPRODUZIONE RISERVATA

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