Simona Menicocci, glossopetrae / tonguestones

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Simona Menicocci, glossopetrae / tonguestones
(IkonaLíber, collana Syn – scritture di ricerca,
Roma 2017), pp. 90, € 12,
ISBN 978-88-97778-41-7
Le pietre di lingua, pietre di linguaggio, di parole, di idiomi, e le
glosse, le liste, gli schemi, danno in questo libro origine a più reti di
legami, e a strati – in termini davvero quasi geologici – di significato.
Se ne possono elencare almeno tre:
• Le stratificazioni del dolore, riportato in segni sovrascritti,
cancellati, ripresi, schiacciati dal gravare di altri segni aggiunti.
• Le lingue e le “cose” e dunque le identità scomparse, o in via di
sparizione, di etnie e popoli – sottoposti al «principio di
sovrapposizione della vivenza» – di cui affiorano fitti elenchi, monoliti di nomi stupefacenti.
• Le allegorie del pensiero e del peso delle parole, che è inevitabile siano pietre (in termini etici, di
responsabilità verso il mondo oggettivo nominato, convocato nel ventaglio di possibilità aperto sempre
dalla sintassi, anche quella comune, condivisa).
Sintassi. Chiave del discorso: discorso interrotto, non comune, in verità, separato, minato/sommerso
(non salvifico) del libro, che sa di volersi comunicare oltre e contro la comunicazione, e di doversi a sua
volta spezzare, molto, e sotto molti pesi – senza ora/mai nominare il riduzionismo della dualità
(improponibile) mondo-parola.
Le schegge del lungo (anti)poemetto glossopetrae sono le bacchette prive di rabdomante che ticchettano
un loro codice morse di suggerimenti e latenze, ritrosie (davanti al nonsenso degli schiacciamenti di
masse della storia), interruzioni e balbettii, asserzioni e controasserzioni, sullo stato delle cose umane.
Come ripercorrendo, frazionata o polverizzata, tutta la macchina e fabbrica delle Operette morali, e
scheggiandone via di volta in volta – magari proprio per eccesso aforistico – le modanature e i flussi
dialettici, ragionativi, per trattenere essenzialmente l’oggettività o meglio oggettualità di esempi e luoghi
di buio.
Il buio che, appunto, riguarda quello che, pur non dando rime (e anzi proprio per questo), ha sostanza e
vicenda di pietra, pietre. Stoffa di cui sono fatte in gran numero le stesse percezioni, e le generazioni (le
storie, nella storia). E il percepire in sé, ottuso, grave, minacciato, schiacciato. E la generazione, e la
storia, presente: questa, e i suoi segni attuali, ai quali rinvia il bianco sospensivo dell’ultima pagina

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