I risultati del sondaggio di Generation What? Europe

Report
GENERATION WHAT? EUROPE
Il progetto della European Broadcasting Union (EBU) Generation What? Europe è
un'iniziativa unica che ha rivelato le opinioni di persone fra i 18 ed i 34 anni in Europa
su una serie di temi chiave che interessano le loro vite, fra cui la politica,
l'immigrazione, l'identità nazionale e le speranze per il futuro.
Al progetto hanno partecipato 18 membri EBU provenienti da 14 paesi diversi.
Dall'inizio del progetto, nell'aprile 2016, quasi un milione di giovani ha risposto al
sondaggio di 149 domande incentrato su famiglia, colleghi, società, futuro, paese e
identità.
RISULTATI CHIAVE
Fiducia nella politica e nei media
La fiducia nella classe politica tocca i minimi storici. Il 90% crede che alcuni o tutti i politici
siano corrotti. I principali trasgressori sono la Grecia e la Francia in prima posizione nel
sondaggio "tutti corrotti" con il 60% e 61%. I Paesi Bassi e l'Irlanda la scampano con un
mero 22%, che crede che "pochissimi" siano corrotti.
Non sorprende il basso livello di fiducia complessiva riscontrato nella politica con una media
dell'82%, con totale mancanza di fiducia nel sistema. Il più alto tasso di sfiducia si registra in
Italia (94%), Grecia (92%) e Francia (92%).
Le cose vanno meglio, ma non di molto, nei Paesi Bassi e in Germania: qui il 62% e 63%
dice di non avere fiducia nel sistema politico.
Tuttavia, non tutto è perduto, dato che il 69% vuole votare e gli intervistati non si dicono
contenti se privati della possibilità di esprimere la propria preferenza elettorale.
I media non fanno molto meglio, con un voto complessivo di 80/20 relativo all'assenza di
affidabilità nei media in Europa. Mentre i media tedeschi rasentano un livello accettabile con
un grado di fiducia pari al 39%. C'è invece meno spazio di manovra in paesi come Regno
Unito, Italia e Grecia, dove si registra oltre un 90% di sfiducia.
Immigrazione
Nonostante il nazionalismo e la politica populista siano in crescita, non vi è smania di attuare
un divieto sull'immigrazione.
Complessivamente, il 73% crede che l'immigrazione arricchisca la società, con particolare
convinzione dalla Spagna (85%), Germania (83%) e Danimarca (83%). In linea generale, le
donne europee sostengono l'immigrazione più degli uomini con il 75% contro il 69%, mentre i
maschi britannici (sotto i 19 anni) rimangono molto indietro, con un mero 42% a favore
dell'immigrazione.
Due terzi delle risposte ai sondaggi mostrano che i giovani europei non sono preoccupati alla
vista di donne che indossano il velo, mentre nei Paesi Bassi il dato aumenta dal 67%
all'85%. Austria, Regno Unito e Lussemburgo mostrano meno convinzione, infatti metà di
loro dichiara di essere/non essere preoccupato.
Sulla domanda se accogliere oppure no i rifugiati, si leva una voce chiara ed unanime in
favore di un'apertura.
Quasi un terzo (32%) ha votato a favore di un'accoglienza di tutti i rifugiati a prescindere dal
motivo, e un ulteriore 31% desidera che i rifugiati provenienti dalle zone di guerra siano
accettati. I migranti provenienti dai paesi sviluppati e in via di sviluppo non sono percepiti in
modo favorevole (1-2% ciascuno), mentre vi è stato un voto pari al 6% totalmente contrario
all'accoglienza, capeggiato dagli intervistati di Irlanda, Gran Bretagna e Repubblica Ceca.
Felicità
La musica fa girare il mondo: uno schiacciante 98% degli intervistati dichiara infatti che non
sarebbe felice senza la musica. Inoltre ai partecipanti piace leggere: il 73% lega la propria
felicità ai libri.
Forse sorprende che non tutto ruoti attorno a Internet e agli smartphone. Il 63% dichiara di
poter sopravvivere perfettamente senza un telefono cellulare, mentre un incerto 52% ritiene
che Internet non sia vitale per la felicità.
Un segnale di cattivo augurio per i broadcasters: il 79% dei partecipanti può vivere senza
televisione. E anche la religione è ormai fuori moda: solo il 15% degli intervistati considera la
religione elemento chiave per la felicità.
Nazione
La lotta per la patria si prende un bel pollice in giù nel sondaggio di Generation What: infatti,
il 60% non approva, con le donne alla guida del "No" in ciascun paese intervistato, una
media che va dal 66% al 53%. I combattenti maschi più entusiasti si trovano nei Paesi Bassi,
Regno Unito, Repubblica Ceca e Irlanda.
Guardare al futuro
Complessivamente, i giovani europei guardano al futuro con un certo grado di fiducia.
Sentono di avere il controllo del proprio destino (72%), con notevoli eccezioni nei paesi con
maggiore tasso di disoccupazione come Spagna (38%), Italia (43%) e Grecia (48%).
Nonostante regni l'incertezza sul livello di preparazione fornito dall'istruzione del proprio
paese (sì: 51%-49%), e fiducia limitata nell'Europa (no: 53%-47%), nel complesso vi è
ottimismo per il futuro (62%). Ma il dato si presenta disomogeneo.
I Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Svizzera si crogiolano in un indice superiore al 70%,
mentre l'Italia, la Grecia e il Regno Unito stazionano attorno al 50%.
L'eventuale copia del Brexit riscontra poche adesioni, inoltre il 76% vede il futuro del proprio
paese all'interno della UE.
E i britannici tornano a isolarsi quando si parla di sesso. Mentre vi è entusiasmo per il sesso
praticato in spazi pubblici in paesi come Austria (68%), Belgio (64%) e Irlanda (63%), il dato
scende nel Regno Unito, dove un puritano 66% di giovani sotto i 19 anni non lo considera
appropriato.
Ingrid Deltenre, Direttore Generale dell'EBU, afferma che i risultati del sondaggio Generation
What e del progetto stesso consentono ai broadcasters di avvicinarsi di più al pubblico più
giovane:
"Quasi un milione di giovani ha ricevuto l'opportunità dai media di servizio pubblico di parlare
e di essere ascoltato ". Deltenre ha dichiarato: "Nell'immediato futuro, la generazione del
nuovo millennio si troverà alla guida del nostro continente, pertanto ascoltare la loro voce ed
imparare da questo sondaggio ha per noi un grande valore".
"I media di servizio pubblico non stanno solo ad ascoltare ma forniscono al contempo una
piattaforma per creare ponti, non solo fra generazioni, ma anche fra i cittadini e le istituzioni
che hanno un impatto sulle loro vite. Generation What sarà l'inizio di un dialogo sempre in
crescita fra i giovani di vari Paesi, le istituzioni, i governi e l'UE".
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