il settore ittico chiama. federpesca c`è.

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I L SETTORE ITTICO CHIAMA . F EDERPESCA C ’ È .
Le imprese della pesca italiane stanno vivendo una fase di forte destabilizzazione.
Proprio quando il sistema stava mostrando un sostanziale bilanciamento degli
indicatori economici aziendali (costi sotto controllo, prezzi di vendita in moderata
crescita, ritorno al profitto), fattori esterni stanno determinando tra le imprese
disorientamento, frustrazione e timore per il proprio futuro.
Principale fattore è l’incapacità di legiferare – a tutti i livelli - se non a scapito del
settore.
Un male che affligge l’Unione europea quanto il Parlamento italiano.
I pochi interventi positivi risultano spesso insufficienti o parzialmente inadeguati,
spesso per scarsità dei fondi stanziati, spesso perché adottati senza il necessario
confronto con chi rappresenta il settore. I contributi forniti nelle audizioni del
Parlamento Europeo e del Parlamento Italiano, così come le espressioni provenienti
dal sistema di consultazione regionale, il MEDAC, riguardano ambiti marginali,
ovvero quando attengono questioni più profonde, rimangono per lo più inascoltati
perché infine prevalgono gli indirizzi della Politica Comune della Pesca ed i
Regolamenti comunitari. Non per questo Federpesca rinuncia al dovere di esprimere
in ogni sede il proprio messaggio a tutela dei giusti diritti delle imprese
rappresentate, non per questo si sottrae al confronto con qualsiasi attore
istituzionale.
Al livello dell’esecutivo le cose non stanno meglio. Negli ultimi anni è mancato un
confronto sufficiente sui principali interventi dei quali il nostro Governo si è fatto
portatore.
Di qui, la richiesta più volte reiterata in tutte le sedi politiche o di contatto
istituzionale: la pesca italiana non può essere governata se non con la partecipazione
degli imprenditori al processo decisionale delle regole che li riguardino. Non si tratta,
quindi, di ripristinare organismi soppressi, quali la Commissione Consultiva Centrale
della Pesca o le Commissioni Consultive Locali, bensì di istituire Comitati di Gestione
a livello nazionale e di singola GSA per dare voce a tutte le componenti del sistema
(dagli imprenditori, alla ricerca, alle OO.SS. dei lavoratori, alle amministrazioni, alle
organizzazioni ambientaliste e dei consumatori, ecc.). I Comitati di Gestione
rappresentano, laddove istituiti, il momento di condivisione dei valori della pesca
responsabile e sostenibile, proprio utilizzando il canale della partecipazione al
processo decisionale. L’unico presidio, moderno ed in linea con quanto accade in
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realtà più evolute della nostra, per evitare di rincorrere continuamente decisioni
sbagliate che riverberano direttamente sull’economia delle imprese. Un indirizzo,
questo, peraltro in linea con il processo di regionalizzazione previsto dalla stessa
riforma della Politica Comune della Pesca. Nell’iter di approvazione del “testo
unificato in materia di pesca” (Atto Camera 338) richiameremo l’attenzione di tutti i
gruppi politici per ottenere l’inserimento di una espressa previsione sull’istituzione e
sul ruolo dei Comitati di Gestione.
Solo per ripercorrere gli interventi malnati, recenti e meno, fonte di tanto disagio e
malcontento:
Un sistema sanzionatorio feroce, frutto della gestione superficiale e colpevole del
Governo italiano che nel 2012-2013 ha accettato l’imposizione della Commissione di
inasprire le sanzioni per rimediare alla presunta insufficienza dei controlli. Oggi tutte
le forze politiche, massimamente quelle che hanno votato la Legge n.154/2016
vogliono correre ai ripari e proporne la modifica. Dimenticando che dovranno fare i
conti con Bruxelles prima di cambiare una sola virgola di una norma che rappresenta
la risposta scellerata ad un’accusa ingiusta. Federpesca interverrà in ogni sede per
evitare la beffa dopo il danno, puntando comunque a rafforzare l’iniziativa del
Parlamento Europeo di un’armonizzazione tra i regimi sanzionatori di tutti gli Stati
Membri UE.
Ma gli effetti perversi del sistema sanzionatorio introdotto vanno oltre la sanzione
diretta. Perché una somma di 9 punti di infrazione grave (lo sono quasi tutte) è
sufficiente a far decadere l’impresa dal diritto all’indennità di fermo biologico (cui
resta comunque obbligatoriamente tenuta), e dall’accesso a qualsiasi altra misura del
Fondo Europeo per le Attività marittime e la Pesca (FEAMP). Una sorta di pena
accessoria, che può far male molto più della stessa sanzione pecuniaria.
Poi, l’ammortizzatore sociale nato con la Legge di Stabilità 2017 sulle ceneri della
Cassa Integrazione Straordinaria in Deroga, il Fondo di Solidarietà per la Pesca
(FOSPE), un sistema di integrazione al reddito serio e contribuito da imprese e
lavoratori, che è purtroppo carente di una dotazione finanziaria adeguata per la fase
di avvio. Tutto in salita, quindi, malgrado il 14/2 scorso sia stato approvato
l’emendamento che rifinanzia per 17 milioni la coda della CIGS Pesca 2016 e, con
indicibile impegno di Federpesca, la Direzione generale INPS abbia definitivamente
portato a soluzione la corresponsione dell’indennità di fermo in favore dei proprietari
ed armatori (quotisti di società) imbarcati. Federpesca propone di utilizzare per
almeno 1-2 anni le risorse del FEAMP per finanziare il fermo biologico anche per
l’indennità spettante agli equipaggi e trasferire le disponibilità già stanziate (9 milioni
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per il 2017) ad incremento della dotazione FOSPE. A regime, l’utilizzo del FOSPE per
la copertura dei periodi di inattività obbligatori (fermo biologico e fermo tecnico) e di
quella accidentale ammonterebbe a circa 35 milioni/anno. In occasione dell’avvio
della trattativa per il rinnovo del CCNL della Pesca, Federpesca ha sottolineato alle
OO.SS. controparte che la conclusione del contratto resta subordinata al
superamento della situazione di stallo in atto sull’ammortizzatore sociale.
Tuttora aperto anche il tema dell’assenza di qualsiasi grado di flessibilità sulle catture
accidentali inferiori alla taglia minima realizzate con attrezzi da pesca perfettamente
conformi alle prescrizioni normative. Un incrocio micidiale tra una norma demenziale
ed un sistema sanzionatorio quale quello recentemente introdotto. A farne le spese è
l’impresa di pesca, responsabile di una sorta di colpa oggettiva, con impatti per
caduta su tante famiglie incolpevoli della multispecificità del nostro mare.
Federpesca ha invitato il Parlamento Europeo, che ha in esame un progetto di
regolamento di modifica delle misure tecniche della pesca, ad introdurre una
flessibilità del 10% di catture sotto taglia, per specie catturata, come limite alla non
punibilità in fase di sbarco.
Senza parlare dello stillicidio continuo che ha riguardato in particolare lo sgravio
contributivo previsto dall’art, 6/bis delle legge n. 30 del 27 febbraio 1988.
Nell’arco di un quadriennio – 2013 / 2016 – per effetto della spending review, lo
sgravio contributivo si è ridotto di ben 21,3 punti percentuali passando dal 70%
all’attuale 48,7%. E’ necessario che il legislatore la smetta di usare come una slot
machine questa legge, estremamente necessaria al settore ed in particolare alla
pesca costiera fissando normativamente un limito minimo invalicabile allo sgravio.
E ancora, la situazione delle tabelle di armamento ed il loro rapporto con i limiti di
abilitazione e le norme sulla sicurezza del lavoro, che tuttora penalizzano inutilmente
le imprese di pesca. Federpesca solleciterà ancora l’adozione di norme compatibili
con il settore e l’organizzazione del lavoro a bordo delle navi da pesca,
differenziandole da quelle previste per una portacontainer o una nave da crociera!
Si potrebbe andare avanti annoverando il bando sul fermo definitivo (esaurita
l’istruttoria, sperimenteremo tutte le mine presenti nel percorso procedimentale), la
gestione delle quote tonno e pesce spada (le assicurazioni fornite da ogni forza
politica italiana superano la quota disponibile a livello mondiale), un sistema di
controllo e report satellitare costoso & difettoso.
Un elenco certamente incompleto, tante sono le questioni aperte e le mille difficoltà
quotidiane di fare impresa in questo settore, alle quali i Comitati di Gestione
porranno finalmente termine.
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Uno stato di cose, quello appena descritto, ultimamente sfociato in manifestazioni di
piazza: uno sfogo comprensibile, che Federpesca ha valutato in ogni suo significato,
non ostacolandole né deplorandole in alcun modo. Una manifestazione partecipata
anche da imprenditori associati a Federpesca.
Federpesca ha poi ritenuto di prendere parte con una propria delegazione
all’iniziativa indetta dall’Alleanza delle Cooperative Italiane per il 9/3, con l’intento di
cogliere la possibile condivisione del maggior numero di rappresentanze sulle
questioni innanzi ripercorse.
Federpesca conferma e rinnova il proprio impegno costante, da 70 anni a questa
parte, a tutela delle imprese associate attraverso il ricorso – serio e professionalmente
competente - ad ogni forma di intervento, di segno positivo e negativo, propria di
un’organizzazione di imprenditori ispirati ai principi di legalità, sostenibilità ed
impegno sociale.
Roma, 7 marzo 2017
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