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PRIMO PIANO
Giovedì 9 Marzo 2017
Anche una volta esse erano frequenti ma adesso sono senza fine, una agitazione continua
Campagna elettorale permanente
Lotta nel Pd, amministrative, poi regionali siciliane
DI
MARCO BERTONCINI
D
i campagne elettorali ripetute la storia
d’Italia è ricolma,
specie da quando,
negli anni settanta, sono
intervenute le elezioni nelle
regioni a statuto ordinario, le
crisi locali ripetute, le legislature nazionali accorciate.
Però il fenomeno, cui assistiamo da un anno e che
potrebbe durare ancora
un altro anno, è senza
precedenti: la campagna
elettorale permanente.
Ad avviarla aveva
provveduto Matteo
Renzi, intraprendendo
la campagna referendaria prima ancora che il
progetto di riforma costituzionale uscisse dalle
Camere. Per mesi e mesi
condusse una campagna
rivelatasi suicida a causa di un acceso personalismo, rimangiato male
e tardi. Sconfitto, la sera
stessa del risultato referendario aprì una nuova
campagna, stavolta politica, puntando sullo scioglimento immediato delle Camere. Siccome la procedura
non era di sua competenza, si
dovette adattare a un rinvio
del voto, che riteneva possibile, e anzi pretendeva, per
giugno.
Dimesso e ricandidato
per la segreteria del Pd,
Renzi ha aperto una campagna elettorale interna. Gli
eventi collegati, dalla scissione demoprogressista ai
perigliosi spifferi giudiziari,
hanno immediatamente tra-
Matteo Renzi
mutata la lotta interna al Pd
in una tenzone globale, in cui
ciascun concorrente pone,
prima ancora che sé stesso,
il Pd nella campagna politica. In tal modo non poche
questioni sono rallentate, in
attesa dell’esito delle primarie democratiche: basta pensare alla riforma elettorale,
ammesso che ci si arrivi.
La campagna elettorale
del Pd si chiuderà nell’imminenza del deposito delle
liste amministrative. Per
settimane, dunque, la politica sarà dominata dalle
lotte per aggiudicarsi 25
capoluoghi, quasi 150
centri maggiori e poco
meno di 850 comuni minori. Poiché si correrà
per sindaco e consiglio
in grandi città come Genova e Taranto, Palermo
e Padova e Verona, l’impegno profuso sarà massimo. Successivamente,
le politiche potranno tenersi in autunno (come
quasi tutti prevedevano, prima dell’affare
Consip) oppure l’anno
prossimo (come adesso
lo stesso Renzi ammette o si augura o finge di
credere).
Quale che sia la data,
però, la campagna elettorale politica si aprirà una volta
rinnovati i comuni, senza di-
GIANNI MACHEDA’S TURNAROUND
Los Angeles, 110 interventi e 50 mila dollari per somigliare a un alieno. Cosce dell’altro mondo.
***
Ormai in Italia capisci gli equilibri politici a seconda
di quale Romeo va in prima pagina.
***
D’Alema sulla scissione: «Come strapparsi un cerotto».
Pd Indolor.
***
Italia in testa in Europa per gli smartphone contraffatti. L’ho appena letto sul mio iPhone9.
menticare che in autunno la
Sicilia voterà per presidente
e assemblea regionale. Come
in ogni campagna elettorale,
le opposizioni faranno l’impossibile per impedire alla
maggioranza di approvare
leggi che appaiano favori
clientelari, mentre il governo dovrà mettere d’accordo
elargizioni, favori, regalie,
da un lato, e impegni europei, dall’altro.
Quando gli storici narreranno la politica nazionale fra il 2016 e il 2018, potranno dunque sintetizzarla
come una campagna elettorale permanente. D’altro
canto, che la vita dei governi
subisca rallentamenti e paralisi per interi anni, non sarebbe una novità. Pensiamo
al governo Berlusconi II,
che disponeva di una solida
maggioranza: dopo un paio
d’anni di vita neppure brillantissima, nel 2003 si arenò per paralisi interna (Fini,
Casini …). L’esecutivo Berlusconi IV visse bene il primo anno, fino alla primavera
2009: poi, tra olgettine e logorio finiano, tirò a campare
fino all’operazione mortuaria
decisa da Napolitano tramite
il governo tecnico Monti.
© Riproduzione riservata
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA - PIERLUIGI MAGNASCHI
plesse macchine per complicarci la
vita e per fornire lauti stipendi e
chi ci lavora.
Di tutto questo ambaradan
mediatico sulle ultime prodezze
della Cia stupisce solo il fatto che,
dello spionaggio a tappeto degli
Stati Uniti nei confronti di tutti gli
uomini, società e organizzazioni
sparse nel mondo, si sapeva tutto
da un sacco di tempo senza che
nessuno, né in Italia né altrove, ne
facesse un caso politico che è
sicuramente più cruciale per
l’indipendenza nazionale che non
il referendum sui voucher.
È infatti da 15 anni che gli Usa
hanno installato ovunque nel
mondo una rete di mega centri di
captazione delle informazioni statali o private, denominato Echelon.
Esso ha per compito, quello di
intercettare tutte le comunicazioni
in qualsiasi parte del mondo esse
avvengano. Dell’esistenza di Echelon non si è avuto notizia per vie
traverse, ma con una informazione
ufficiale fornita direttamente degli
Stati Uniti che erano così sicuri
della loro egemonia mondiale, da
non farsi scrupolo dal mettere
sotto gli occhi di tutti anche le loro
nefandezze.
Da allora ad oggi questa tecnica di intrusione negli affari degli
altri (già potentissima 15 anni fa)
si è ulteriormente perfezionata.
Intendiamoci bene, il controllo
delle comunicazioni telefoniche è
stato usato da sempre e da qualunque potere statale. Solo che nei
tempi pre-digitali e senza poter
disporre di computer particolarmente potenti, i telefoni realmente
sorvegliati erano relativamente
pochi. Essi infatti dovevano essere
messi sotto ascolto linea per linea,
con un grande spreco di spioni che
dovevano rimanere in servizio 24
ore su 24, festivi compresi, come
dimostra molto bene quel meraviglioso film del 2006 di Florian
Henckel dal titolo La vita degli
altri basato appunto sui controlli
telefonici a Berlino da parte della
polizia della Germania orientale
che allora era sotto il regime comunista.
Oggi invece un sistema come
Echelon, non solo può tenere
sott’occhio senza limiti di tempo
tutti i telefoni usati da tutti gli
esseri umani nel mondo, ma può
anche controllare le comunicazioni
fatte, sia registrandole in memorie
elettroniche senza limiti, sia
soprattutto decifrandole, traducendole, collegandole, localizzandole.
Recitano la parte del Grande
Fratello, non più i poliziotti annoiati come quelli che recitano ne La
vita degli altri e che seguono le
conversazioni tenute su un’unica
utenza, davanti a un registratore
collocato nella soffitta del condominio dove vive la persona che si
vuol tenere sotto controllo, ma sono
anonimi, onnipresenti, infaticabili
e scrupolosissimi computer.
Stupisce solo che gli Usa, cioè
il paese che ha inventato questo enorme sistema di spionaggio a
tappeto (e che lo sta perfezionando
continuamente con investimenti
giganteschi), continui a fare la
predica agli altri paesi che operano
anch’essi nel settore dello spionaggio internazionale ma con strumenti enormemente meno complessi ed efficaci. Stupisce inoltre
che alle indebite lagnanze degli
Stati Uniti nei confronti dei paesi
che tentano di spiarli un po’ anche
loro, sia dato, acriticamente, grande
rilievo dai media che funzionano
da megafono di tutte le informazioni di questo tipo che la Cia fa filtrare nel sistema mediatico Usa.
Quest’ultimo, essendo considerato
indebitamente il più serio del mondo, finisce per depurare e rendere
potabili le informazioni farlocche
delle centrali spionistiche Usa.
Queste ultime fanno il loro gioco
che è sempre, per definizione, sporco, cioè inquinante, lontano mille
miglia della verità dei fatti e sempre dotato invece di secondi fini. È
la famosa disinformazione.
È tenendo presente questo
quadro complessivo che si capisce facilmente che lo tsunami
scatenato (e ancora in atto) dagli
Usa contro la Russia, accusata di
interferire nella campagna per
l’elezione del presidente Usa, è
stato sferrato a freddo, con la connivenza di media disabituati a
esercitare lo spirito critico e incapaci quindi di distinguere il vero
dal falso. Funzione, questa, che è il
compito primo che dovrebbe
svolgere un giornalista. Tenendo
presente Echelon e gli apparati
giganteschi che lo hanno ulteriormente potenziato e arricchito in
questi ultimi anni, paragonare
l’interferenza di Putin nelle elezioni Usa con le quotidiane manipolazione planetarie effettuate dalla
Cia sarebbe come mandare sul
ring di un match per il titolo
mondiale di boxe un bambino
dell’asilo con un peso massimo al
top delle sue prestazioni pugilistiche.
Purtroppo l’adesione acritica
dei grandi mezzi di comunicazione di tutti i paesi, alla politica
informativa dei grandi mezzi Usa,
a loro volta alimentati dalla grandi organizzazioni spionistiche Usa,
finisce per distorcere gravemente
la politica internazionale, indirizzando lo sdegno o l’entusiasmo
delle opinioni pubbliche mondiali,
verso obiettivi indebiti. Basti
ricordare le falsi armi di distruzione di massa che si fece credere
detenesse Saddam Hussein. Invece,
anni dopo, è stato ammesso che tali
armi non c’erano affatto e che i big
occidentali che avevano avallato
questa falsità sapevano benissimo
che non c’erano. Ma quella balla ha
provocato una guerra che non solo
ha terremotato l’intero Medio oriente ma che, di fatto, è ancora in
atto con centinaia di migliaia di
morti e milioni di senza tetto. Salvo poi indignarsi per le fake news
degli smanettatori sul web.
Pierluigi Magnaschi
© Riproduzione riservata

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