N°01 del 07/07/2016

Report
h
IL TOPO A DUE CODE
1
1
Mus musculus, Apodemus agrarius, Micromys minutus, Apodemus sylvaticus, Mus cropciduroides, Rattus rattus,
Rattus norvegicus, Rattus adustus, etc.
Sono queste alcune delle nomenclature classificatorie
del topo e dei suoi affini; ad esse andrebbero aggiunte
le declinazioni più popolari di “ratto”, “sorcio”,
“zoccola”, “surmolotto”, esplicite di caratteristiche
e di comportamenti. Tra le caratteristiche, vi è
quella, ad esempio, che vede nella femmina l’uretra
davanti alla vagina, aperta a livello della vulva, mentre l’ano è separato dalla vulva tramite un piccolo
perineo; nel maschio, invece, l’orifizio urinario e
quello genitale si situano all’estremità del pene, a
sua volta nascosto in una piega cutanea: nel prepuzio.
I testicoli, inoltre, in posizione intro-addominale,
possono scendere nella sacca addominale ed essere ricoperti dallo scroto. L’ano – come ben si sa – è alla
base della coda. Quest’ultima è lunga quanto la testa
ed il tronco (circa 10 cm), ed è formata da scaglie
cornee epidermiche ad anelli. Roditore famigerato, il
topo ha la sua caratteristica principale di essere onnivoro; ed è tale da esserlo in tutti i luoghi ed in
tutte le circostanze, di giorno e di notte, instancabilmente. In ciò, esso è favorito dalla capacità di
penetrare ogni cosa, di attraversare ogni interstizio,
ogni buco, utilizzando le sue incredibili facoltà di
nuotatore, di arrampicatore, di saltatore e di corridore, potendo raggiungere la velocità di 12-13km/h.
Nella delimitazione e protezione del proprio territorio (che può condividere anche con altri della stessa
specie), il topo potenzia l’istinto all’incursione roditoria, che spesso è rapina, sottrazione più o meno
rabbiosa, sia per un consumo diretto del cibo, sia per
l’accumulo dello stesso lungo i labirinti della tana,
spesso insondabile ed oscura. Il topo è – come si può
ben capire – veicolo,, oltre che della leptospirosi,
anche di estese allergie, di larghe metafore; e lo è,
2
in questo caso, soprattutto delle ragioni di questa
rivista, ad esso ispirata e da cui prende nome. Con le
sue caratteristiche, infatti, il topo ne rappresenta i
contenuti, le posizioni, i connotati: vale a dire, essa
si pone come luogo-topos dotato di molteplici versanti
e percorsi, idoneo alla dinamica del roditore, al nascondimento, all’accumulo e allo stravolgimento di
quanto rubato, al metabolismo finale, che è solo ed
esclusivamente defecatorio ed elettivo. Come il topo,
anche la rivista è onnivora e cosmopolita, anch’essa è
spinta dalla pulsione erodente ed estrema del bisogno,
dal testosterone della rabbia; è rivolta, quindi, ad
inglobare e ingoiare cose eterogenee ed inusuali (frammenti visivi di arte e di costume, lacerti teorici di
architettura; brandelli polemici di cronaca spicciola
o politica, ma anche fogli di storia remota; per citazione, per ricalco, per riflesso); in generale, essa è
rivolta a cose appena intraviste, a volte solo annusate, indipendenti, però, dalla consistenza di valore,
dalla loro materia, dal loro sapore. In verità, è altrettanto doveroso precisare che, in rapporto al topotopos, la rivista funge anche da nascondiglio, se non
da tana, labirintica come quella naturale, come quella
cavernosa e profonda. Integralmente attraversabile a
certe condizioni, il topo potrà utilizzarla in tutte le
sue angolazioni, per esercitare i quaranta tipi di attività riconosciute ad esso dalla zoologia – alle
quali, nondimeno, sono da associare le trenta e più
malattie trasmissibili all’uomo; potrà nascondersi
nella tana –rivista come meglio crede, azzannare eventuali prede, lasciare le tracce del suo esserci, imbrattarla con le sue cacchette; potrà anche fare
l’amore ed accoppiarsi, pur nell’attenta considerazione (da parte di chi scrive) della sua permanente
fertilità. Insomma, con una vita riproduttiva della durata variabile tra i 7 ed i 18 mesi, la previsione del
topo-rivista è tutta in positivo: di almeno 6 figliate
in un anno, salvo qualche numero speciale.
Raffaele D’Andria
3
Giuliano Addari SPASMO | totem metot 33x48 cm pennarelli e matite colorate 2011
Opera della collezione dell’Atelier condotto da Francesco Sena presso la comunità “IL PORTO” di Moncalieri (TO)
4
IL VENTO DEL NORD
Luoghi da derattizzare
rosa cuccurullo
La pratica della derattizzazione, qualora si renda necessaria, è un'impresa non impossibile ma che obbliga ad un lavoro
da
svolgersi
con
severa
costanza
ed
estrema
determinazione.
Naturalmente questa operazione ha risvolti complessi che non
lasciano indenni, poiché, in seguito alla graduale sottrazione di territorio, attacchi biechi seguiranno da parte dei
roditori in ritirata, col rischio ulteriore che il vuoto
creato venga percepito come una sostanziale carenza di forma.
Debellare è senza dubbio obbligatorio ma, ahimè, crea un problema di sovraffollamento altrove.
In pratica, il sorcio, la zoccola, si sposta in altri luoghi
in cui cerca nutrimento passivo e a danno d'altri.
La questione è e rimane, quindi, un problema antico quanto la
storia del mondo, impossibile da eliminare completamente: non
si potrà mai garantire una pulizia definitiva.
Particolare di un mosaico che rappresenta un 'pavimento non spazzato', proveniente da una villa sull’Aventino a Roma ed attualmente ai Musei Vaticani.
Pergamo fu sicuramente una delle città ellenistiche più famosa per la produzione di mosaici.
Traggo da Dunbabin: “il solo mosaicista i cui nome ci è stato tramandato dalla letteratura del periodo è SOSOS, definito da Plinio il più famoso per quel genere di lavori. Afferma anche che Sosos realizzò a Pergamo ciò che è stato definito un ‘pavimento
non spazzato’, in quanto su di un pavimento, appunto, furono rappresentati i resti di un banchetto ed insieme ad essi cose che
normalmente vengono spazzate via, come se fossero state abbandonate là , fatte di tante piccole tessere colorate. L’originale di
Sosos è andato perduto ma sopravvive un buon numero di copie romane e di adattamenti, il migliore dei quali è il mosaico conservato in Vaticano, firmato da il suo creatore HERAKLITOS. Rappresenta i resti di un banchetto con il massimo realismo possibile: lische, ossa di pollo, conchiglie, chele di aragosta, noci, raspi d’uva e molto altro, con le loro ombre gettate sul bianco
pavimento ove giacciono”¹.
Reid, in un articolo comparso qualche anno or sono in National Geographic², suggerisce di chiamare questa natura morta 'resti
di banchetto con topo'.
E’ vero che i resti di un banchetto possono trovarsi a terra, sul pavimento o comunque su di un piano, ma in questo caso la percezione di questa superficie non sarebbe stata così evidente se non ci fossero state le ombre. Il fondo bianco non si sarebbe così
evidenziato e identificato con il pavimento stesso se l’autore del mosaico non lo avesse materializzato per mezzo delle ombre
riportate di tutti quei resti, compreso il topo.
5
Botticelli - La Derelitta
HO C O N O S C I
U
TO
TA
N
TA
GE
NT
E
C
6
H
E
AB
A
IT
NE
LL
E
FO
GNE
7
La violenza – basta leggere i giornali, ascoltare le voci, osservare i
dintorni, anche immediati – è sentimento ormai sempre più feroce ed
impietoso; e lo è non solo per il
numero delle vittime che lascia dietro di sé, non solo per la qualità
delle sue espressioni, ma perché
sentimento diffuso e ramificato, che
impregna il profondo della quotidianità, fino a toccare la nostra
sfera più personale, più intima (i
genitori, i figli, gli amici; la nostra coscienza). Come gas mefitico,
la violenza penetra ovunque. Spinta
in ciò da situazioni di varia provenienza, solitamente, però, aggregate da una certa ‘politica’, in
senso stretto e lato – quella che da
sempre, nel nome di un interesse
collettivo (in verità sempre più
difficile a vedersi, perché sempre
più astratto e rarefatto), è fatta
esclusivamente di opportunismo, di
affarismo cinico e parolaio; che si
rivela nelle ragioni di una certa
‘economia’, cieca a tutto ciò che
non sia guadagno, che è da sempre
sfruttamento e sopraffazione, perché guadagno sul guadagno. D’altro
canto, la violenza, è del tutto verificabile laddove il comportamento
si affida ad un basso livello della
cultura critica – come quello che si
genera sullo scadimento delle immagini, nelle quali si intende la sola
rappresentazione della realtà, divulgate da molti giornali, da molte
‘notizie’. La violenza è, in altri
termini, nella rinuncia al principio
di creatività, che è quello del pensiero fantastico ed immaginativo,
aperto ad una continua reinvenzione
del
soggetto
nell’utopismo
del
reale, tanto più se commisurato ai
suoi conflitti e confini, alle sue
difficoltà infinite. Per intenderci,
la violenza non è quella fisiologica
del ‘topo’ e dei suoi simili; bensì
è quella derivante da condizioni indotte: dallo stravolgimento del suo
habitat, quale risultato di inquinamento esogeno – per cui il ‘topo’,
non ritrovando più l’equilibrio
delle sue abitudini, ancorché tendenzialmente imprevedibili, naturalmente voraci, non rintracciando
più le coordinate di percorso verso
la propria tana, per quanto mobile
possa essere, trasforma il suo comportamento, distorce i suoi impulsi,
altera il proprio istinto primario.
Nascendo in lui una potenziale ed
inaspettata aggressività erosiva, è
allora che il ‘topo’ può aggredire
il ‘gatto’, suo eterno nemico.
8
9
escrementi di topo
10
11
TAVOLI D’ARTISTA
In occasione della ricorrenza della Madonna del Carmelo del 16 luglio, anche quest’anno l’associazione culturale Carmine Pandolfi propone una interessante esposizione collettiva dal titolo:
“Tavoli d’artista”.
Artisti e ceramisti, in ricordo di Carmine, si riuniscono, grazie al padre Augusto Pandolfi, nel suggestivo Castello nel centro storico di Agropoli.
L’evento vedrà l’impegno di più di trenta artisti e ceramisti nel ripensamento di varianti al tradizionale assetto del tavolino o del piano per console.
L’accostamento di materiali poveri, ottenuto con l’uso di una base di ferro e di piani sovrapposti
in riggiole di terracotta o in maiolica, costituirà il motivo compositivo delle opere in mostra, mostra per la grande festa FLOS CARMELI che ogni anno viene dedicata a Carmine Pandolfi.
L’associazione nasce nel 2011, giovane, dinamica con lo scopo di perseguire l’interesse generale
della comunità finalizzato alla promozione culturale, attraverso eventi artistici- culturali, nonché
di solidarietà sociale. Le opere saranno destinate ad una asta di beneficenza, ad istituti o ad associazioni ritenute di valevole sostegno.
Ricordiamo tra le svariate manifestazioni culturali quelle eseguite nelle passate edizioni:
Artisti in Tavola, Minotaurs, Flos Carmeli, Foemina tutte mostre collettive;
Giornata bambini Sarawi;
IL LABORATORIO di Nola di Vittorio Avella e Antonio Sgambati;
Personale di Marco Vecchio;
Penombra con Pietro Lista e Giuseppe Cicalese.
A R T I S T I
e
Ariano Erminio
C E R A M I S T I
p a r t e c i p a n t i :
Avella Vittorio
Bianco Enzo
Enzo
Caruso
Cicalese Giuseppe
Cuccurullo Rosa
Dalisi Riccardo
Codasco Ugo D’Acunto Antonio
D’Angelo Antonio Nino
Muro Peppe
Eduardo
Di
Fusco Marco
Giannattasio
Giocondo Fabio
Lambiase Gianpaolo
Lista Pietro
Lista Pierpaolo
Livio Ceccarelli
Mangone Alfonso
Paco
Policastro Felix
Santoro Lorenzo
Lucio Liguori
Mautone Alessandro
Palazzo Cristian
Prota Gerardo
Sasaska
Sgobba Adriana
Sharareh Shimi
Tarno Barbara
Terlizzi Ernesto
Vecchio Marco
Parrella Elio
Vassallo Nando
Vecchio Sergio
12
Il Tuffatore di Mimmo Paladino
Serigrafia con foglia d’oro | 1998
Edizioni MMMAC | Museo Materiali Minimi Arte Contemporanea | Paestum
13
FRANTOIO
Tra i cordami spessi delle buscole,
sotto il peso incolonnato dei troppoli,
stilla un liquame nerastro,
traversa i tubi di lamiera, s’addensa
nel ventre caldo dei carpitelli:
olio in densi ruscelli,
liquido sole che si raccoglie
sulla superficie fumante dell’acqua,
si riversa nei rossi coppi panciuti.
Mangeremo il panunto
arrostito su vasti bracieri,
stillanti olio vergine,
tra l’odore acre dell’aglio,
il sapore agro dell’olio,
nella penombra del vasto frantoio,
dove gli uomini, nelle tredici notti
che il gelo ha infiammato,
seggono accovacciati nel sordo
brontolio del motore,
in attesa che ancora si compia
il magico gioco.
Una poesia di Gillo Dorfles | 1944-1947
14
Questo spazio è per il tuo topo sia disegnato che fotografato
EUGENIO ROSSI ANNI 5
IL TOPO HA DUE CODE
supplemento irregolare di immagini e scritture, allegato al settimanale
luglio 2016
Testata e disegno in copertina sono di Pietro Lista
Redazione:
Viale della Repubblica, 177 | 84047 Capaccio Paestum (SA)
0828 1992339 | [email protected]
Via Rosario Senatore, 28 | 84013 Cava de’ Tirreni (SA)
+39 392 597 3768 | [email protected]
Direttore | Pietro Lista
Redazione | Rosa Cuccurullo, Raffaele D’Andria, Veronica Gatta, Felice Soriente

similar documents