I giovani, la fede, il male e la sofferenza

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“I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE”
I GIOVANI, LA FEDE, IL MALE E
LA SOFFERENZA
P. Diego Spado-o
A"raverso i social sopra"u"o i giovani vengono a sapere di ogni 2po di tragedia e di sofferenza
conseguenze di guerre, cataclismi, mala8e, del “male assoluto”,ecc. Tu"o è globale e rapidamente
globalizzato. Come reagiscono? Quanto e come si interessano? Quale partecipazione o sen2men2 di
solidarietà riescono a manifestare. Perché spesso non si interessano ed evadono, o si ribellano pur sapendo
che la loro ribellione si spegnerà presto? Alcuni esempi per capire la differenza con i nostri giorni: nel 1273
nel Castello di Sirmione avvenne un brutale eccidio di Catari. Quante persone e quando vennero a sapere
del fa"o? Altro esempio più recente: erano ancora vivi P. Antonio e P. Marco Cavanis, nel 1848 a Venezia,
insorse in rivolta la più grande fabbrica del mondo di allora, l’Arsenale; la guarnigione ebbe l’ordine di
sparare sugli operai. La ci"à era controllata da solda2 croa2 e vene2 di terraferma, i quali non amavano i
veneziani che li avevano tenu2 so"o il tallone per secoli. I solda2 si rifiutarono di sparare. Risorse per un po’
la Repubblica Veneta. Felici i Fondatori contrari all’addestramento militare obbligatorio nelle scuole, a
par2re dai bambini di dieci anni. Quante persone vennero a sapere del fa"o? In tempi più recen2 quante
persone sapevano della “soluzione finale” partorita dalle men2 folli dei nazis2? Oggi tu8 sanno o fingono
di non sapere ciò che provocano gli interessi par2colari e gli egoismi distru8vi alimenta2 da ven2 di
demagogia, di intolleranza e violenza contro popoli interi, migran2 e rifugia2?
Non esiste la sofferenza in generale o in astra"o ma la sofferenze coincide sempre con il modo in cui
si soffre e si vive il dolore. Sen2rsi poveri e deboli, quasi impoten2 davan2 all’oceano di sofferenza
dell’umanità e percepire che a"raverso la propria debolezza e fragilità passa la tes2monianza di ciò che c’è
nel cuore. Se è vero che Dio è messo in discussione “da un solo bambino innocente che muore
ingiustamente” è altre"anto vero che la presenza di Dio è percepita per un solo Lazzaro che è res2tuito alla
vita e agli affe8 dei suoi cari. Guardando la croce di Gesù, il nome di Dio che c’è scri"o sopra è quello nei
confron2 del quale Dio protesta. Protesta contro l’indifferenza umana verso i fratelli che soffrono. Quan2
cris2ani si sono affida2 a moduli interpreta2vi facili, ma non cris2ani? A riguardo della sofferenza hanno le
stesse opinioni degli amici di Giobbe, che parlavano di Dio ma non ne conoscevano l’amore. Recuperando la
salute fisica, Giobbe recupera la san2tà del corpo umano, e una giusta immagine di Dio. Il corpo anche
carico di sofferenza non é un nemico da essere vinto ma un dono da essere col2vato in vista della
resurrezione. Gesù ha assunto la carne umana, un corpo di uomo che ora è risorto e vive in eterno. Bisogna
evitare ogni forma di rifiuto, riconoscere i propri limi2, rivendicare i doni unici ricevu2 dal Signore.
Doni, limi2 e ferite rivelano la verità di noi stessi. Secondo Papa Francesco,questo non è l’ul2mo
ritrovato della nostra furbizia brontolona o delle nostre strategie del consenso, ma è un compito affidatoci
da Dio che ci libera dalla tentazione del silenzio complice di ogni distruzione e sofferenza provocata nei
fratelli. Siamo diventa2 mondani perché la tecnica ci ha reso comoda la terra, ha alleggerito benevolmente
il peso del dolore ma come conseguenza, ha provocato un abbassamento della soglia di resistenza al dolore,
e non si è più capaci di confrontarsi con esso. L’eroismo non è solo quel gesto di chi sacrifica se stesso per
salvare altri. E’ anche il gesto di alzarsi tu8 i giorni alle cinque del ma8no, per andare a lavorare e dare un
futuro alla propria famiglia. E’ l’impegno di un insegnante di seguire i suoi studen2 nell’esperienza dello
studio. E’ anche fare il proprio lavoro con serietà quando nessuno 2 guarda. C’è posto per l’eroismo? Ogni
volta che sen2amo che dovremmo fare qualcosa e che ci costa fare quel gesto. Ogni azione ha qualcosa di
ambivalente ma naturalmente c’é la bontà del quo2diano, c’è una generosità che apparentemente non
ge"a ombre.
Racconta Elie Wiesel: “Il saggio camminava per le vie di Sodoma e gridava la propria protesta per
l’indifferenza, per la mancanza di scandalo che gli uomini provavano nei confronA delle forme dell’umano
paAre e della malignità con la quale esse erano prodo-e e incrementate. Perfino un bambino si accorse
dell’apparente sterilità di quel grido, vedendo quest’uomo tu-o solo, gridando la propria protesta nei
confronA dell’indifferenza e della malignità del vivere. E gli disse: Perché gridi in questo modo? Non vedi
che nessuno G ascolta? E il vecchio saggio rispose: Io non grido perché qualcuno mi ascolG, grido per
impedirmi di ascoltare la voce di questa indifferenza e di venirne persuaso. Grido per restare in vita; grido
per mantenere e conservare il senso di una giusGzia che non si rassegna all’umano soffrire e alla
malignità che l’accompagna. Per questo io grido: per me, prima ancora che per loro; perché chiunque
desideri interrogarsi a proposito di ciò che è realmente giusGzia, trovi non soltanto un senso possibile
dell’umano vivere ma, nel senso di questo grido, il principio reale a parGre dal quale la sconfiVa
dell’umano paGre e della sua malignità incominciano”. Il valore della memoria sta in questo: che ci fa
capire che nulla è mai passato. Difficile calcolare il disagio che il pregiudizio e l’incomprensione provocano
nel vissuto di una persona.

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