introduzione - Centro Studi Rocco Montano

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(da Paolo MARIANI, "Alla ricerca dell'Ariosto perduto", editore Aquilegia, Milano, 2009, un saggio critico ispirato
agli studi di G. Toffanin e di R. Montano su Umanesimo e Rinascimento).
“…Poco numerosi, ma di indiscutibile valore, gli studiosi dell’Ariosto che nel corso del XX secolo non
seguiranno questo inquadramento [desanctisiano] egemone. Tra i nomi più noti, quelli di Giuseppe
Toffanin (1891 - 1980) e del suo allievo Rocco Montano (1913 - 199).
Con gli studi condensati in saggi come Che cosa fu l'Umanesimo (Firenze, 1929) o Storia dell'Umanesimo
(Napoli, 1933), le analisi di Toffanin aprirono ottiche del tutto nuove. Tra i meriti del critico, quello di «aver
colpito certa retorica massonico liberale... passata nei nostri manuali di informazione e ripetuta con
insufficiente coscienza».
Per Giuseppe Toffanin, l'incontro della cultura italiana moderna con i classici antichi non fu segno di
impoverimento della identità cristiana, ma proprio da essa, anzi, questo incontro venne richiesto, come
esplicitamente troviamo nella produzione della Patristica, di Girolamo, di Agostino, autori non a caso tra i
prediletti di Petrarca. 1 secoli XIV, XV, XVI «mai e poi mai s’eran sentiti pagani, anche se mai avevano
ricusato alla loro pietà il coefficiente dell'antica sapienza», provocherà quindi, ancora nel 1950, Toffanin.
Durante quest'epoca, egli annota, il cristianesimo si trova armonicamente bilanciato tra «la rivendicazione
della personalità umana (sentimento, passione, incomunicabile soggettività)» e «la accettazione nell'assoluto e
nel trascendente di certi valori etici». In particolare, Toffanin si interesserà di nuovo all'autore del Furioso
negli ultimi anni del suo insegnamento universitario, aprendo nuovi interessantissimi squarci sulla coscienza
cattolica di Ariosto così come resta espressa anche nelle Satire (La vita e le opere di Ludovico Ariosto, Napoli,
1959).
Rocco Montano, continuando nel solco dischiuso dal maestro, apporterà a sua volta nuove documentazioni
e nuovi approfondimenti, riuscendo anche lui, nei confronti delle posizioni desanctisiane e di quelle dei loro
vari credi novecenteschi, un critico divergente. Con le conclusioni raccolte nei Saggi di cultura umanistica
(Napoli, 1962), ne L'estetica del Rinascimento e del Barocco (Napoli, 1962), in Lo spirito e le lettere (Milano,
1975), Montano metterà in rilievo le pregiudiziali germaniche, protestantiche, che De Sanctis ha travasato nella
cultura laicista italiana, richiamando all'avvertenza elementare che esse sono quanto meno un metro di lettura
esterno alla storia italiana ed ai principi che l'hanno animata. Il dichiarato punto d'arrivo dei suoi studi sarà che
la «visione rinascimentale... laica, naturalistica, antireligiosa» che De Sanctis ha divulgato, derivata da queste
premesse, è "totalmente sbagliata". Nella monografia del 1942, Follia e saggezza nel Furioso e nell'Elogio di
Erasmo, Montano aveva messo in luce come il punto di vista di Ariosto sull'uomo e sul mondo prenda l'avvio
da un fine senso critico di matrice classico cristiana, umanistica appunto.
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Queste nostre indagini si sono confrontate ovviamente con le molteplici indicazioni degli storici appartenenti
ai due orientamenti ora richiamati, ma certo nella loro rivisitazione dell'Orlando si sono trovate in parallelo con
le strade aperte dalle ricerche di Toffanin e Montano. I dati che il poema man mano ci ha offerti ci hanno
convinti dell'aderenza delle loro interpretazioni.”
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