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AMMINISTRATORI E ORGANI
Danno erariale se manca l’aggiornamento Istat delle imposte sui permessi di costruire
In caso di inerzia del dirigente comunale preposto all’aggiornamento (agli indici Istat) delle
imposte relative al rilascio di «permessi a costruire» c’è danno erariale per le somme non riscosse
dal Comune anche nel caso in cui si provveda al successivo recupero delle stesse. Questo è il
principio ribadito dalla sentenza n. 48 del 17 febbraio 2017della Corte dei conti, sezione per la
Puglia.
L’inerzia del funzionario
A seguito di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, era emerso che in un Comune, nel
triennio 2008-2011, non si era provveduto ad adeguare il cosiddetto costo di costruzione agli indici
Istat. Poiché una quota parte di tale imposta è posta a carico dei singoli privati - come previsto
dall’articolo 16, comma 9, del Dpr n. 380/2001 (recante il Tu edilizia) e della normativa regionale ciò aveva determinato, ad avviso della Procura regionale, un danno erariale costituito dalle minori
somme introitate dal Comune, quantificate in 11.096,04 euro, imputabile al responsabile del
settore tecnico, che era risultato totalmente inerte nel proporre al consiglio comunale le delibere
annuali di aggiornamento del costo di costruzione, come invece avrebbe dovuto, in base agli
articoli 107 del Tuel e 35 del regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi.
La (modesta) rilevanza del successivo recupero delle somme
Il Collegio riconosceva in capo al responsabile del settore tecnico il “dovere di servizio” di
provvedere - in occasione del rilascio dei permessi a costruire e a seguito di apposita liquidazione
degli oneri a ciò riconnessi - alla diretta rideterminazione del costo di costruzione oppure, in
alternativa, a proporre tale adempimento all’organo politico, come da prassi amministrativa
comunale. Nella specie, invece, il dirigente era rimasto assolutamente inerte e, in relazione alla
successiva attività di recupero posta in essere, la sezione stabiliva che tale circostanza avrebbe
avuto rilievo solo in relazione alla determinazione del danno. In altri termini, la possibilità di
effettuare recuperi successivi all’emissione dei titoli edilizi abilitativi non poteva incidere
favorevolmente sull’elemento psicologico del convenuto posto che doveva ritenersi corretto
censurare l’inerzia ab origine nell’effettuare il doveroso e tempestivo aggiornamento degli oneri di
urbanizzazione, laddove l’attività recuperatoria successiva rappresentava invece un post factum
del tutto eventuale e dagli esiti incerti. Conseguentemente, l’attività riparatoria svolta
successivamente dal dirigente, indirizzata a limitare le conseguenze del fatto illecito dannoso, e
dimostrata quantomeno nell’an, sebbene non nel quantum, in uno con gli ineccepibili precedenti
di servizio, hanno indotto la sezione a condannarlo applicando il potere riduttivo dell’addebito, ex
articolo 52, comma 2, Tucdc, nella misura del 30% sull’importo indicato dalla Procura erariale.
Fonte: Il Sole 24 Ore del 07/03/2017
Autore: Giuseppe Nucci

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