È lotta alla burocrazia

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196Martedì 7 Marzo 2017
Fismic Confsal
Il parere del segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo
È lotta alla burocrazia
Le eccellenze vanno difese e rilanciate
di
A
che portano lavoro, sviluppo
e reddito. Penso soprattutto
agli investitori esteri, in larga parte oramai basati sui
grandi fondi di investimento
internazionale. Non c’è dubbio che quando scelgono dove
sviluppare un investimento, la
lentezza della nostra pubblica
amministrazione, a partire dal
parlamento per arrivare al più
piccolo comune, li spaventa e
li fa decidere di investire in
Paesi con maggiore reattività
e capacità di adattamento al
nuovo. Se confrontiamo la velocità del nostro parlamento
con quella Olandese, Inglese o
addirittura a quella Spagnola
scopriamo che la nostra economia combatte una battaglia
nell’economia globalizzata con
le mani legate mentre gli altri
Paesi hanno le mani libere.
Sara Rinaudo
pprovare le leggi in
Italia richiede troppo tempo: è questa
la critica che spesso
viene rivolta al governo. Molti
considerano la lentezza della
politica nell’approvare una legge uno dei principali problemi
del nostro assetto costituzionale. La discussione su come
si possa migliorare il processo
legislativo è spesso contradditoria e non risolutiva. È perciò
fondamentale vedere quanto
tempo serve per approvare
una legge.
Il procedimento legislativo,
iter legis, definisce il procedimento formale che porta
all’approvazione di una legge.
Il procedimento consiste nella
fase dell’iniziativa, la fase di
approvazione, la fase di promulgazione e quella di pubblicazione.
Esaminando i dossier di
Openpolis notiamo che: «A inizio settembre su 6.729 proposte di legge depositate, solo 243
hanno completato l’iter, cioè il
3,61% del totale. Il dato è quasi
10 volte superiore se si considerano solo le proposte del governo. Dei 609 disegni di legge
avanzati dall’esecutivo, infatti, 195 sono diventati legge, il
32,02%. Le proposte parlamentari hanno invece percentuali
di successo molto più basse:
in media arriva a completare
l’iter neanche l’1% dei disegni
di legge depositati da deputati
o senatori. Su 6.013 ddl, solo
46 hanno avuto successo».
Sorgono inoltre altre problematiche dopo il superamento
dell’iter legislativo. Openpolis,
nel dossier «Il secondo tempo
delle leggi», spiega che dopo
l’approvazione di una nuova
legge capita spesso che aspetti pratici, burocratici e tecnici
necessari per applicarla siano
affidati ad altri soggetti istituzionali, principalmente ministeri e che quindi sia inevitabile un’ulteriore attesa. «Delle
282 leggi approvate nella XVII
legislatura (tra leggi ordinarie
e conversioni di decreti legge)
74 hanno richiesto ulteriore
lavoro, per un totale di 1.051
provvedimenti attuativi necessari. A questi numeri bisogna
aggiungere i 105 decreti legislativi, che hanno generato
377 decreti attuativi. In totale
le leggi prodotte dai governi
Letta e Renzi hanno rinviato
a 1.428 provvedimenti attuativi. Una mole di atti che una
volta fuori dal Parlamento è
ricaduto sui diversi ministeri
competenti. Che a loro volta
hanno dovuto produrre atti
necessari per completare le
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leggi stesse, come decreti ministeriali, provvedimenti direttoriali, linee guida, documenti
di programmazione eccetera»
(Openpolis – Il secondo tempo
delle leggi).
A questo punto è il tema
del bicameralismo perfetto e
paritario continua a essere al
centro del dibattito. Il nostro
bicameralismo perfetto non
sembra rallentare tutte le
leggi, ma appare una causa
possibile dei lunghi tempi di
approvazione delle leggi nate
in Parlamento. Il bicameralismo perfetto ha influito negativamente su quello che si può
definire la qualità delle nostre
leggi: la fase deliberativa risulta inutilmente complessa, con
complicanze di interpretazione, una moltiplicazione di procedimenti oltre agli eventuali
casi di blocco decisionali.
«Tra le tante cose sbagliate
che sono state dette riguardo il
Referendum dello scorso 4 dicembre, ve n’è una che è falsa.
La riforma avrebbe sicuramente semplificato il procedimento
legislativo che tanto critichiamo»: a parlare il segretario generale del sindacato autonomo
Fismic Confsal Roberto Di
Maulo.
Domanda. Quale considera il problema principale dell’iter legislativo del
nostro Paese?
Risposta. Oggi nel nostro
Paese abbiamo un serio problema, le leggi una volta approvate sono già vecchie ormai
superate dai tempi richiesti
per la loro approvazione. Sulle elaborazioni del rapporto
della Openpolis basato su
dati ufficiali fino al 3 gennaio 2017 su 402 leggi analizzate, gli atti che rinviano
a provvedimenti attuativi
sono 227 di cui 149 ancora da completare. Questo a conferma che la
piena applicazione delle norme comporta un
percorso complesso con tempi
aggiuntivi che influiscono poi
sull’efficacia e la pertinenza
della legge stessa.
D. Il confronto con altri
paesi mostra che in media
il nostro Parlamento non
impiega più tempo per varare una legge. Ma c’è una
grande differenza tra decreti del governo e norme
di iniziativa parlamentare.
È quindi forse un po’ superficiale dire che il bicameralismo paritario rallenti il
procedimento legislativo?
R. La riforma costituzionale proposta dal governo Renzi avrebbe portato un po’ di
ordine all’iter legislativo. Nel
nostro sistema il potere di ottenere l’approvazione di leggi
e decreti in tempi ragionevoli
è di fatto delegato al governo,
un’anomalia costituzionale che
ci consegna un parlamento
poco trasparente ed efficace. Il
sistema del bicameralismo paritario prevede la presenza di
due rami del Parlamento che
godono delle medesime funzioni, per tale ragione è necessario che entrambe le camere
approvino il medesimo testo,
dunque se una delle camere
propone una
modifica la
stessa modifica
deve essere approvata
dall’altra ca-
Roberto Di Maulo
mera. Un «ping pong» che è
alla base del rallentamento del
procedimento legislativo.
D. Il sito Openpolis ci
fornisce un quadro interessante delle leggi «lumaca» e di quelle «lepre» nella
attuale legislatura. Questo
a conferma che le proposte
del governo e quelle dei
parlamentari viaggiano a
due velocità diverse.
R. Infatti l’altro dato interessante che avrebbe consentito
di risolvere l’annoso problema
creato dalla cosiddetta «navetta parlamentare» è quello
derivante dal continuo uso da
parte degli esecutivi, che si
sono succeduti nel tempo, di
decretazione d’urgenza attraverso decreti legge. Come noto
questi debbono essere convertiti in legge entro i 60 giorni dalla promulgazione costringendo
quindi gli esecutivi al continuo
ricorso al voto di fiducia. Questo sistema impedisce un democratico iter parlamentare
delle leggi, interrompe l’iter
normale dell’esami dei disegni
di legge e provoca quell’imbuto
per il quale soltanto una piccolissima parte dei disegni di
legge viene poi effettivamente
portato a termine.
D. Secondo lei quindi il
risultato del Referendum
costituzionale dello scorso
dicembre è deludente?
R. Lo dico anzitutto da cittadino. La vittoria del ‘No’ al Referendum impedisce al nostro
Paese di uscire dalla palude e
dalle pastoie burocratiche
e quindi di fatto fa prevalere la burocrazia
rispetto a un mondo
globalizzato che richiede sempre una
maggiore velocità e
capacità di adattamento alle nuove
situazioni che si
generano creando delle occasioni
D. Quali sono le conseguenze che la preoccupano?
R. Tutto ciò provoca la prevalenza di ceti improduttivi che
si arricchiscono sulla lentezza,
basti pensare alla lentezza della pubblica amministrazione.
Osserviamo un dato impressionante: nella città di Roma ci
sono tre volte gli avvocati che
ci sono a Washington DC. Per
non parlare della figura dei notai che è del tutto sconosciuta
in altri Paese che qui in Italia
è invece indispensabile per
qualunque atto pubblico che
superi il rilascio di una carta
d’identità.
D. Quale soluzione si potrebbe trovare?
R. Una volta persa l’occasione del Referendum bisogna
lottare ogni giorno per non sottostare alle lentezze della burocrazia italiana. Abbiamo delle
eccellenze da difendere, abbiamo degli esempi importanti in
questa direzione. Pensiamo al
risanamento avvenuto in Fiat
contro i tutti i pronostici e contro tutti i pregiudizi che siamo
riusciti a superare senza ascoltare quelli che dicevano che in
Italia non si può produrre con
qualità, con una produttività
elevata e producendo quindi
occupazione e reddito. Purtroppo esistono anche degli esempi
negativi spesso legati alla paura del nuovo e al populismo dilagante che proprio sulla paura del nuovo trae linfa vitale.
Un esempio eclatante è quello
della amministrazione del comune di Roma che è riuscito
a bloccare un avvenimento di
portata storica come le Olimpiadi che avrebbero procurato
al Paese e alla città di Roma
una spinta all’innovazione, al
miglioramento complessivo
dello stato della città, tutto
questo attraendo investimenti esteri.

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