RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – lunedì 6 marzo 2017

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RASSEGNA STAMPA CGIL FVG – lunedì 6 marzo 2017
(Gli articoli di questa rassegna, dedicata prevalentemente ad argomenti locali di carattere economico e sindacale, sono
scaricati dal sito internet dei quotidiani indicati. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)
ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE (pag. 2)
L’era Uti non decolla. No da un Comune su tre (Piccolo, 3 articoli)
Udine-Cividale, fuggi fuggi dei macchinisti e fondi per la sicurezza fermi (M. Veneto, 2 art.)
CRONACHE LOCALI (pag. 4)
Call-center, 500 euro al mese e l’ansia di fare un contratto (M. Veneto)
Passaggio da Daneco a Bioman: 14 operai firmano il contratto (M. Veneto Udine)
«Le Poste non garantiscono i servizi», da oggi presidi (M. Veneto Udine)
I lavori per la scuola primaria della Danieli stanno per partire (M. Veneto Udine)
Uti carnica, sei comuni già contrari (M. Veneto Udine)
Electrolux: sciopero l’8 marzo, ma solo a Susegana (M. Veneto Pordenone)
Permessi di soggiorno, oltre 6mila pratiche (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
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ATTUALITÀ, ECONOMIA, REGIONE
L’era Uti non decolla. No da un Comune su tre (Piccolo)
di Marco Ballico - In 59 hanno detto no. La maggior parte (57) non aderendo da subito, i restanti 2
(prima Paularo, poi Monfalcone) uscendo in un secondo momento. La sola Uti giuliana (su un totale
di 18) conta - almeno per ora - il 100% di presenze (6 su 6). La nuova “geografia” del Friuli
Venezia Giulia, quella delle Unioni territoriali intercomunali, non convince quasi un Comune su tre
in regione. Né mancano le contestazioni di qualche comparto lavorativo, come accade in particolare
a Udine con la polizia municipale. «Dalla prima assemblea nell’Unione Friuli centrale - fa sapere
Mafalda Ferletti, segretaria regionale della funzione pubblica Cgil - abbiamo ricevuto il mandato
dai lavoratori di indire lo stato di agitazione. Immagino ne seguiranno altri». Parole che sono
l’anticamera di una possibile stagione di scioperi, Uti per Uti. Un percorso accidentato da subito. Da
quando la legge 26 del 2014 ha iniziato a venire impallinata da una sessantina di sindaci ribelli, con
tanto di ricorso al Tar Fvg e battaglia aperta, pure dopo un verdetto sostanzialmente favorevole
all’impianto della riforma, con l’obiettivo (centrato su pressing dell’Anci) di evitare le
penalizzazioni finanziarie ai non aderenti. Dal 1° gennaio 2017, per effetto anche del contestuale
superamento delle Province cancellate dalle modifiche statutarie approvate in doppia lettura in
Parlamento, le Uti sono diventate realtà. Ma i primi scricchiolii si sono sentiti in fretta. Lo ammette
lo stesso Paolo Panontin: «La fatica iniziale è insita nei processi complessi - osserva l’assessore alle
Autonomie -. La verità è che a creare complicazioni è la perdurante azione di contrasto politico». Il
riferimento è a un’azione che la giunta Serracchiani considera di sabotaggio da parte di alcuni
Comuni del centrodestra. I tre sindaci portavoce della protesta anti-Uti, Piero Mauro Zanin di
Talmassons, Renato Carlantoni di Tarvisio e Pierluigi Molinaro di Forgaria, rincarano tra l’altro la
dose dopo il caso Monfalcone, «un’uscita giustificata da un aumento di costi e una diminuzione
della qualità dei servizi - affermano -, a sancire il fallimento della legge Serracchiani-Panontin. Man
mano che la 26 continuerà a fare danni, altri colleghi seguiranno l’esempio». Ma la mossa di
Monfalcone non sembra agitare la giunta regionale. «Prima di pronunciarmi ho bisogno di vedere la
delibera - puntualizza Panontin - comunque se il documento è identico a quello di Paularo, l’atto è
nullo e non produce effetto. Se è diverso non lo so ancora, devo analizzare nel dettaglio cosa c’è
scritto». La prima uscita, dalla Uti della Carnia, è stata proprio quella di Paularo. Con conseguente
nuova partita giudiziaria giacché il presidente dell’Unione e sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo
ha impugnato l’atto del Consiglio comunale paularese. Ma non mancano altre fibrillazioni, in
particolare nella fascia intermedia del Friuli. A Udine è di questi giorni la manifestazione di piazza
degli agenti della polizia locale contro il taglio delle indennità, a partire da quella che riguarda la
detenzione e manutenzione della pistola (riconosciuta da 17 anni), con attacco diretto ai dirigenti
dell’Uti del Friuli Centrale, al prefetto e al sindaco Furio Honsell per avere «disatteso gli accordi
che non prevedevano variazioni per le contrattazioni di secondo livello con il passaggio dal Comune
alla Uti». Nello stesso Friuli Centrale un altro nodo è quello del trasferimento dei dipendenti
comunali, mentre altrove, per esempio a Trieste, si è partiti più soft con il personale in comando o
in distacco. «Dove si è proceduto al trasferimento dall’oggi al domani, in una fase in cui
l’associazione delle funzioni risulta molto problematica, si è determinato il caos», sottolinea
Ferletti. Più in generale, la Cgil parla di una riforma «che sembra pensata ieri, mentre invece è in
cantiere da due anni e in questo periodo ha pure subito nove modifiche». A soffrirne, insiste il
sindacato, sono appunto i lavoratori: «Le Uti furono pensate per aggregare i servizi tra gli enti,
soprattutto quelli più piccoli che tuttavia, tra scarsità di risorse e blocco delle assunzioni, sono da
tempo al collasso. Eppure, buona parte degli amministratori locali hanno trasformato la legge in un
terreno di scontro politico piuttosto che cogliere l’opportunità di una gestione associata delle
funzioni. Con il risultato della totale confusione per quanto riguarda la gestione del personale, con
picchi nella vigilanza urbana ma non solo». Altro guaio, in prospettiva, nei servizi sociali dei
Comuni. Nel 2017, ricorda Ferletti, le Uti si avvarranno degli attuali enti gestori (Comuni, Aas,
Aziende servizi alla persona) nell’attesa di gestire la materia direttamente da gennaio 2018, «un
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processo che vedrà la revisione degli attuali ambiti non coincidenti con la nuova delimitazione
territoriale, coinvolgendo sia i Comuni transitati ad altre Uti sia quelli che non fanno parte di alcuna
Unione».
A Trieste è rebus su chi fa cosa
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Ora sono in bilico Ronchi e San Pier
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Udine-Cividale, fuggi fuggi dei macchinisti e fondi per la sicurezza fermi (M. Veneto)
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Santoro: «La società va riformata ma resta in mano pubblica»
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CRONACHE LOCALI
Call-center, 500 euro al mese e l’ansia di fare un contratto (M. Veneto)
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Passaggio da Daneco a Bioman: 14 operai firmano il contratto (M. Veneto Udine)
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«Le Poste non garantiscono i servizi», da oggi presidi (M. Veneto Udine)
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I lavori per la scuola primaria della Danieli stanno per partire (M. Veneto Udine)
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Uti carnica, sei comuni già contrari (M. Veneto Udine)
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Electrolux: sciopero l’8 marzo, ma solo a Susegana (M. Veneto Pordenone)
testo non disponibile
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Permessi di soggiorno, oltre 6mila pratiche (Piccolo Gorizia-Monfalcone)
di Francesco Fain - Oltre 6mila pratiche trattate (6.171 per amore della precisione) riguardanti i
permessi di soggiorno. Centocinquantuno revoche o rifiuti per irregolarità amministrative. Sei
espulsioni con decreto del Ministro dell’Interno. Quindici espulsioni con ordine del Questore. Nove
allontanamenti di cittadini comunitari. Questi, in pillole, i dati dell’Ufficio immigrazione della
Questura di Gorizia contenuti nel report che “riassume” dodici mesi di (intensa) attività di tutta la
Polizia di Stato. Numeri importanti ai quali si affiancano quelli relativi alle formalizzazioni delle
domande presentate dai richiedenti-asilo per ottenere lo status di rifugiato politico. Nel corso del
2016 sono state, comlessivamente, 1.031. Significa che Gorizia continua ad essere uno degli
epicentri regionali (assieme a Udine) dei flussi di immigrati. Ma andiamo con ordine. Il permesso di
soggiorno è quel documento che consente il regolare soggiorno in Italia e nei Paesi Schengen e deve
essere chiesto all’ufficio immigrazione della Questura competente in funzione del domicilio o della
residenza del richiedente secondo il motivo della richiesta di rilascio o rinnovo del permesso. Gli
stranieri che intendono soggiornare in Italia per più di tre mesi, devono richiedere il permesso di
soggiorno. Chi arriva in Italia per la prima volta ha 8 giorni di tempo per chiedere il permesso di
soggiorno. Altra cosa è la richiesta di asilo politico. L’ufficio immigrazione della Questura ha
proceduto, sempre nell’arco del 2016, alla formalizzazione di 1.031 domande di richiedenti lo status
di rifugiato. L’anno prima erano state 1.222. C’è stato un calo, anche se le autorità preposte parlano
di «fenomeno pressoché costante» nel senso che ritengono poco significativo quel decremento.
Infatti, andando a ritroso con i dati statistici si scopre che sono stati gli ultimi due anni quelli più
ricchi di formalizzazioni. Nel 2014 furono 549 le domande di richiedenti lo status di rifugiato,
l’anno prima 221 e nel 2012 153. Ciò a conferma che i flussi continuano ad essere sostenuti nella
nostra città. Altri numeri interessanti: il mese più ricco di formalizzazioni è stato novembre 2016
(furono 174) mentre quello più leggero settembre con 44 complessive. Nel 2015, invece, fu agosto
il mese più caldo con 146 formalizzazioni mentre quello più «tranquillo» fu aprile con 57. La partita
vera, a questo punto, è quella di trovare nuove strutture di accoglienza per tutte queste persone che
continuano ad affluire in città. Non è un mistero che la Caritas diocesana e i volontari stiano
mettendo in campo un grossissimo sforzo pur di trovare sistemazioni dignitose e alternative a notti
passate all’addiaccio.
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