Requisiti igienico sanitari delle abitazioni

Report
REQUISITI IGIENICO-SANITARI
DELLE ABITAZIONI
Ufficio Igiene Edilizia e delle Strutture ad Uso Collettivo
Dipartimento di Prevenzione
ULSS 20 Verona
dr.ssa Lucia De Noni
Cenni sull’evoluzione della Sanità Pubblica
1888
LEGGE SULLA TUTELA DELL’IGIENE E DELLA SANITÀ
PUBBLICA
l’amministrazione sanitaria è incardinata nel Ministero
dell’Interno e ha prevalentemente una funzione di vigilanza
la legge rende obbligatorio il Regolamento Comunale
d’Igiene
Cenni sull’evoluzione della Sanità Pubblica
1934
R.D. 27/07/1934 n. 1265
TESTO UNICO DELLE LEGGI SANITARIE
La tutela della Sanità Pubblica spetta al Ministero dell’Interno
e, sotto la sua dipendenza, ai Prefetti e ai Sindaci.
1945
La tutela Sanitaria viene trasferita ad un Alto Commissario per
la Sanità Pubblica alle dirette dipendenze del Consiglio dei
Ministri
Cenni sull’evoluzione della Sanità Pubblica
1958
L. 13 MARZO 1958 N. 296
Viene istituito il Ministero della Sanità a cui afferiscono tutte
le funzioni in materia sanitaria
2001
Nasce il Ministero della Salute, ciò significa che, accanto
all’erogazione di prestazioni sanitarie (assistenza,
prevenzione, vigilanza…), è d’obbligo fare anche
promozione della salute
Regione Veneto
Legge Regionale 3 febbraio 1996 n.5
PIANO SOCIO-SANITARIO REGIONALE
PER IL TRIENNIO 1996/98
Art. 12 - Prevenzione collettiva
1.
2. Costituiscono azioni strategiche della prevenzione collettiva:
a)…
b)...
c) la razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse dell'azienda Unità locale sociosanitaria e degli enti locali definendo le funzioni in materia di vigilanza igienicosanitaria di specifica competenza, in particolare attribuendo al comune quelle di
primo livello attinenti al regolamento comunale di igiene e quelle di secondo livello
al Dipartimento di prevenzione, in un ambito di collaborazione continuativa;
d)...
3. ...
4. Ferme restando le azioni e gli interventi di prevenzione di consolidata e
comprovata efficacia, costituiscono aree emergenti e prioritarie di intervento:
a) la rilevazione epidemiologica e la prevenzione delle malattie cronicodegenerative;
b) l’individuazione e la riduzione di incidenti, infortuni e morti evitabili;
Definizione di ABITAZIONE SANA
“Una abitazione è sana
quando è dotata di
caratteristiche strutturali e
ambientali in grado di
tutelare la salute fisica e
mentale dei suoi abitanti e
promuovere la loro
integrazione sociale.“
“The WHO approach to housingand
health”www.euro.who.int
Caratteristiche delle abitazioni sane
Microclima (T°, umidità, ventilazione)
Illuminazione
Aria Indoor
Sicurezza contro infortuni
Rumorosità ambientale
Affollamento
Quartiere (servizi di pubblica utilità, parchi,...)
Livello socioeconomico (casa come indicatore
sociale)
Senso di protezione, sicurezza e intimità.
Esiti sanitari associati ad abitazioni
malsane
Patologie respiratorie (asma)
Forme allergiche
Incidenti domestici (traumi e
avvelenamenti)
Intossicazioni (Pb, CO, asbesto,…)
Depressione, stati d’ansia, aggressività
e isolamento
Disturbi dell’apprendimento
Stress cronico
Sedentarietà ed obesità
Neoplasie
Microclima e salute
Le case e gli ambienti
chiusi influenzano
enormemente la salute e il
benessere delle persone
I bambini passano il 90%
del loro tempo in casa e
questo li sottopone a rischi
maggiori dovuti ad es. a:
microclima, inquinamento,
incidenti
Microclima e salute
Si stima che in Europa dal 10% al
50% delle abitazioni siano umide
L’umidità aumenta il rischio di
disordini respiratori del 50% ad es.
l’UMIDITÀ in casa è responsabile
del 13% dei casi di asma infantile
nei paesi industrializzati(OMS
Europa 2009)
Patologie respiratorie
In Europa più di 50.000 bambini (0-4 anni)/anno muoiono per
infezioni acute delle basse vie respiratorie dovute ad
inquinamento indoor (Tomorrow children will beourjudges.
WHO/Europa, 2004. www.euro.who.it)
tra il 15 e il 20% delle malattie respiratorie di bambini e
adolescenti potrebbero essere eliminate attraverso:
Interventi di risanamento delle abitazioni;
Riducendo l’esposizione al fumo passivo;
Riducendo l’esposizione ad inquinanti da traffico.
(Studi italiani sui disturbi respiratori nell’infanzia e l’ambienteSIDRIA www.sidria.net)
La transizione epidemiologica
Normativa
TESTO UNICO DELLE LEGGI SANITARIE
27 LUGLIO 1934 n. 1265
articoli 218, 344 e 345
DECRETO MINISTERO DELLA SANITA’
5 LUGLIO 1975
“Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896
relativamente all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari
principali dei locali d'abitazione”
Testo Unico delle Leggi Sanitarie 27 luglio 1934 n.
1265
Articolo 218
I regolamenti locali di igiene e sanità stabiliscono le norme per la salubrità
dell'aggregato urbano e rurale e delle abitazioni, secondo le istruzioni di
massima emanate dal Ministro della Sanità.
I detti regolamenti debbono contenere le norme dirette ad assicurare che
nelle abitazioni:
a) non vi sia difetto di aria e di luce
b) lo smaltimento delle acque immonde, delle materie escrementizie e di
altri rifiuti avvenga in modo da non inquinare il sottosuolo
c) le latrine, gli acquai e gli scaricatoi siano costruiti e collocati in modo da
evitare esalazioni dannose o infiltrazioni
d) l'acqua potabile nei pozzi, in altri serbatoi e nelle condutture sia garantita
da inquinamento.
I regolamenti predetti debbono, inoltre, contenere le norme per la razionale
raccolta delle immondizie stradali e domestiche e per il loro smaltimento.
Testo Unico delle Leggi Sanitarie 27 luglio 1934 n.
1265
Articolo 344
I regolamenti locali di igiene e sanità contengono le disposizioni, richieste
dalla topografia del comune e dalle altre condizioni locali, per l'assistenza
medica, la vigilanza sanitaria, l'igiene del suolo e degli abitati, la purezza
dell'acqua potabile, la salubrità e la genuinità degli alimenti e delle bevande,
le misure contro la diffusione delle malattie infettive, la polizia mortuaria e
in generale l'esecuzione delle disposizioni contenute nel presente testo
unico, dirette a evitare e rimuovere ogni causa di insalubrità.
………
Testo Unico delle Leggi Sanitarie 27 luglio 1934 n.
1265
Articolo 345
I regolamenti locali di igiene e sanità e gli altri regolamenti su materie
sanitarie demandati ai comuni sono deliberati dal Consiglio comunale,
approvati dalla giunta provinciale amministrativa, previo parere del consiglio
provinciale di sanità.
Il prefetto può assegnare al comune un termine per la compilazione del
proprio regolamento locale di igiene e sanità o degli altri regolamenti
preveduti nel primo comma, quando siano obbligatori.
Trascorso inutilmente questo termine il regolamento viene compilato di
ufficio.
………
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Il Ministro della Sanità
Visti gli articoli 218, 344 e 345 del testo unico delle leggi sanitarie del 27 luglio 1934 n. 126
decreta
Art. 1
L'altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in
m 2,70 (2,55 al di sopra dei 1.000 m s.l.m), riducibili a m 2,40 per
corridoi, disimpegni in genere, bagni, gabinetti e ripostigli.
E’ possibile derogare queste altezze nel caso di locali già esistenti quando
la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di ristrutturazione
con soluzioni alternative atte a garantire idonee condizioni igienicosanitarie, ottenibili prevedendo una maggiore superficie dell'alloggio e dei
vani abitabili ovvero la possibilità di un’adeguata ventilazione naturale
favorita da: dimensione e tipologia delle finestre, riscontri d'aria
trasversali e impiego di mezzi di ventilazione ausiliaria.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 2
Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non
inferiore a mq 14, per i primi 4 abitanti, ed a mq 10, per ciascuno dei
successivi.
Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq 9, se per
una persona, e di mq 14, se per due persone.
Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno mq
14.
Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina debbono essere provvisti di
finestra apribile.
Art. 3
… l'alloggio monostanza, per una persona, deve avere una superficie
minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, e non inferiore a
mq 38, se per due persone.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 4
Gli alloggi debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le
condizioni climatiche lo richiedano.
La temperatura di progetto dell'aria interna deve essere compresa tra i
18°C e i 20°C; deve essere, in effetti, rispondente a tali valori e deve
essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli.
Nelle condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne
delle parti opache delle pareti non debbono presentare tracce di
condensazione permanente.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 5
Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici,
disimpegni, corridoi, vani-scala e ripostigli debbono fruire di illuminazione
naturale diretta, adeguata alla destinazione d'uso.
Per ciascun locale d'abitazione, l'ampiezza della finestra deve essere
proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio
non inferiore al 2%, e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà
essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 6
Quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni
che non consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla
ventilazione meccanica centralizzata immettendo aria opportunamente
captata e con requisiti igienici confacenti.
É comunque da assicurare, in ogni caso, l'aspirazione di fumi, vapori ed
esalazioni nei punti di produzione (cucine, gabinetti, ecc.) prima che si
diffondano.
Il "posto di cottura", eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve
comunicare ampiamente con quest'ultimo e deve essere adeguatamente
munito di impianto di aspirazione forzata sui fornelli.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 7
La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all'esterno per il
ricambio dell'aria o dotata di impianto di aspirazione meccanica.
Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all'esterno è proibita
l'installazione di apparecchi a fiamma libera.
Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei
seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo.
Decreto Ministeriale 5 luglio 1975
Art. 8
I materiali utilizzati per le costruzioni di alloggi e la loro messa in opera
debbono garantire un'adeguata protezione acustica agli ambienti per
quanto concerne i rumori da calpestìo, rumori da traffico, rumori da
impianti o apparecchi comunque installati nel fabbricato, rumori o suoni
aerei provenienti da alloggi contigui e da locali o spazi destinati a servizi
comuni.
……
Regolamento Comunale d’Igiene
Verona
Art. 27
Abitazioni esistenti (I)
1. Tutte le abitazioni devono adeguarsi alle norme del presente Regolamento.
2. L’avente titolo sulle abitazioni prive dei sotto elencati requisiti che si
rendano libere, prima di consentire il loro riutilizzo dovrà effettuare i lavori
che si rendano necessari al fine di adeguarle a quanto prescritto dal
successivo comma 4.
L’abitazione si considera libera quando il contratto di locazione sia scaduto
e non sia stato prorogato allo stesso soggetto, oppure sia stipulato un
nuovo contratto con lo stesso soggetto o con soggetto diverso, oppure sia
concessa in comodato, e in ogni caso in cui ne cessi l’utilizzo da parte di
chi ne ha la disponibilità.
3. Questo obbligo riguarda anche gli immobili oggetto di sanatoria edilizia ai
sensi dell’art. 31 L. 47/85 e art. 39 L. 724/94 (condono edilizio).
Regolamento Comunale d’Igiene
Verona
Art. 27
Abitazioni esistenti (II)
4. I requisiti minimi richiesti sono:
altezza non inferiore a 2,50 m
vani abitabili con illuminazione naturale diretta
dimensioni come da D.M. 05.07.75 (per camere ≥ 14 mq possibilità di
ospitare un minore)
captazione od espulsione di fumi e vapori
impianti a norma e adeguata manutenzione
5. Per i soli requisiti strutturali di cui al precedente comma 4, ove non sia
possibile l’adeguamento, dovrà essere fatta motivata richiesta di deroga,
con allegata perizia giurata redatta da un tecnico abilitato, che motivi e
asseveri l’impossibilità di adeguamento, ai sensi del successivo art. 28.
6. Potrà essere emanata diffida all’adeguamento e (in caso di inottemperanza)
dichiarazione di inabitabilità
7. …..
8. …..
Regolamento Comunale d’Igiene
Verona
Art. 53
Seminterrati
1. I locali seminterrati non possono essere adibiti ad abitazione.
2. L'uso di tali locali è consentito solo per riunioni od occupazioni e qualora
gli ambienti possiedano i seguenti requisiti:
a) l’altezza del locale sia di almeno m 3,50
b) il locale sia fuori terra almeno per 1/3 della sua altezza
c) il pavimento e le pareti siano sufficientemente difesi contro l'umidità
d) la superficie delle finestre deve raggiungere almeno 1/10 della superficie
del pavimento e la base dell'apertura deve essere ad almeno 25 cm dal
livello del piano esterno
e) sia provveduto in modo efficace allo scolo delle acque di rifiuto
f) il locale sia, se necessario, dotato di impianto di ventilazione forzata
Regolamento Comunale d’Igiene
Verona
Art. 60
Difesa dall'umidità. Isolamento termo - acustico
1. Le strutture murarie, perimetrali ed interne dei fabbricati devono essere costruite con
materiale idoneo a proteggere efficacemente i locali da umidità, variazioni termiche ed
atmosferiche, nonché da rumori esterni ed interni compresi nei limiti della normale attività
umana.
2. In particolare:
a) i muri di fondazione, nella parte sottostante il primo pavimento, devono essere interrotti
mediante l'inserimento, a tutto spessore e lungo tutto il loro sviluppo, di uno strato di
materiale impermeabile idoneo per qualità e spessore ad impedire che l'umidità salga
lungo i muri
b) i locali posti al piano terreno, seminterrato o sotterraneo devono essere isolati dal terreno
mediante un vespaio (spessore minimo cm 20), una cappa di intasamento in calcestruzzo,
uno strato di isolante non igroscopico (carta catramata, bitume, ...); il vespaio può essere
sostituito da un tavellonato con circolazione d'aria sottostante
c) i locali posti in piani seminterrati e sotterranei devono essere protetti, all’esterno dei muri
controterra, con intonacatura di materiali impermeabili ed un drenaggio di materiale inerte
(larghezza minima cm 50), oppure da una intercapedine aerata (larghezza minima cm 25)
Criticità
• COMPLETAMENTE INTERRATO ( DUE LATI
CONTROTERRA E UNO SU UN PASSAGGIO LARGO m 1)
• INSUFFICIENTE AERAZIONE E ILLUMINAZIONE
NATURALE
• PRESENZA DI UMIDITA’ DA DONDENSAZIONE E
RISALITA
Criticità
• INSUFFICIENZA ALTEZZA INTERNA DEI LOCALI
Altezza minima m 1.80
( da m 1.15 a m 2.30)
Altezza media m 2.40
• INSUFFICIENZA ISOLAMENTO TERMICO SOFFITTO
• INSUFFICIENZA AEROILLUMINAZIONE NATURALE
• FINESTRE RASO TERRA
• PERICOLOSITÀ OSTACOLI
Soppalco
• Gli impalchi praticabili a mezz’aria
sono ammessi quando si verificano:
• Altezza minima locale m. 4.70
• Risulti libera, per la parte di locale a
tutta altezza, una cubatura di
almeno 40 mc
• La proiezione orizzontale del
soppalco non ecceda il 40% della
superficie del locale
• La parte anteriore deve essere
aperta
• Deve prevedere regolari finestre sia
al di sopra che al di sotto del
soppalco stesso.
(art. 52, Regolamento di Igiene)
Sintesi dei riferimenti normativi
Art. 27
Reg. Igiene
Verona
Art. 27
Reg.Ig.Vr
- D.M.
05/07/75
L.R.10/96
C.R.10/01
D.M.
05/07/75
D.M.
05/07/75
Per ogni
camera ≥ 14 mq
ammessa
l'aggiunta di un
minore
Superficie
abitabile
Superficie
utile
assegnata
Monostanza
comprensiva
dei servizi
Requisiti per
unità
pluristanze
Soggiorno
mq. 14
1 Vano utile
esclusa K se <14
mq
D.M.
05/07/75
D.P.R. 1035/72
L.R. 10/96
C.R. 10/01
Non è sovraffollato
(punti 1) se è
dotato di:
1
46 mq
28 mq
Camera
mq 9
2
60 mq
38 mq
Camera
mq 14
Soggiorno
mq. 14
2 Vani utili esclusa
K se <14 mq
Camera
mq 9 +
Camera
mq 14
Soggiorno
mq. 14
2 Vani utili esclusa
K se <14 mq
Persona
Persone
3
42 mq
70 mq
4
56 mq
85 mq.
Soggiorno
mq. 14
3 Vani utili esclusa
K se <14 mq
5
66 mq
95 mq.
Soggiorno
mq. 14
3 Vani utili esclusa
K se <14 mq
6
76 mq
> 110 mq
Soggiorno
mq. 14
4 Vani utili esclusa
K se <14 mq
7
86 mq
> 110 mq
Soggiorno
mq. 14
4 Vani utili esclusa
K se <14 mq
Persone
Persone
Persone
Persone
Persone
Disagio abitativo a Verona
Anno 2009
22 % 142
1%5
ABITAZIONI
SENZA FATTORI
D'INSALUBRITA'
ABITAZIONI
CON FATTORI
D'INSALUBRITA'
77 % 495
Totale abitazioni visitate: 642
CASE
INABITABILI
Disagio abitativo a Verona
Anno 2009
TIPO DI INCONVENIENTE
STRUTTURALE
IMPIANTI
Alloggio improprio
2
Case inabitabili
5
Carenze manutentive
31
Umidità muffe (cert. AGEC)
10
Impianto di riscaldamento assente/pericoloso
18
Impianto elettrico pericoloso
15
Espulsione fumi e vapori dei fornelli
37
DA ADEGUARE
PER RIAFFITTO
SOVRAFFOLLAMENTO
11
Medio
12
Grave
4
COABITAZIONE
INCONVENIENTI
IGIENICI
n.
2
Infestazioni
3
GLI SCARAFAGGI: RISCHI PER LA SALUTE
AZIENDA ULSS 20 VERONA
si spostano facilmente da un edificio ad un
altro, penetrano nelle abitazioni attraverso i
canali di scarico, le reti fognarie o dalle
abitazioni infestate
possono essere inconsapevolmente portati a
casa nascosti in sacchi (es. patate) o cartoni
provenienti da magazzini infestati
possono trasportare germi patogeni, uova di
vari parassiti
possono determinare la comparsa di reazioni
di tipo allergico, per contatto diretto o con i
loro residui
anche un uso improprio di insetticidi per il
trattamento delle infestazioni da scarafaggi
può comportare rischi per la salute umana
ITER
INTOSSICAZIONE
PRONTO
SOCCORSO
DIPARTIMENTO DI
PREVENZIONE ULSS
OSSERVATORIO
EPIDEMIOLOGICOCO
ARPAV
INTERVENTO
RELAZIONE
SINDACO
MORTALITÀ / INCIDENZA
• In Italia > 200 decessi /anno
(1)
(1) Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli
ambienti confinati Accordo 27.9.2001
NUMERO DI SOGGETTI INTOSSICATI DA CO
Provincia di Verona 2008
40
33
35
30
25
20
15
12
10
7
5
2
1
1
0
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
vivi
morti
ago
set
ott
nov
dic
NUMERO DI SOGGETTI INTOSSICATI DA CO
Provincia di Verona 2008
25
21
20
15
12
10
8
7
5
4
2
1
1
0
gen
feb
mar
apr
mag
giu
Italiani
lug
ago
stranieri
set
ott
nov
dic
CAUSE DEGLI INCIDENTI RILEVATI
DALL'OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO
impianti termici installati nelle nostre abitazioni
(caldaie per il riscaldamento, scaldacqua, fornelli a
gas, stufe a metano e a legna, …)
irregolari
malfunzionanti/ non sottoposti a controlli periodici
da parte di tecnici esperti.
CAUSE DEGLI INCIDENTI RILEVATI
DALL'OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO
• condotti fumari troppo brevi o eccessivamente
tortuosi, di diametro inadeguato, non impermeabili
ai fumi
• coesistenza in uno stesso locale di caldaie a metano
e caminetti a legna: la contemporanea accensione
può determinare una depressione nel locale e quindi
il ritorno dei fumi della caldaia nel locale stesso
• installazione di impianti termici in locali non idonei
(camere da letto, bagni)
CAUSE DEGLI INCIDENTI RILEVATI
DALL'OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO
• canne fumarie di seconde case, inattive per lunghi
periodi, ostruite da foglie secche, nidi di animali e
insetti ecc. e non sottoposte ad adeguata
manutenzione
• cattivo uso di apparecchi di cottura (crepiere,
fornetti, piani di cottura in vetroceramica)
• uso di bracieri in locali chiusi
• generatore a gasolio in locale chiuso
AZIENDA ULSS 20 VERONA
DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
SERVIZIO IGIENE E SANITA PUBBLICA
V. S.D’Acquisto 7 37122 Verona tel 045/8075911 - 045/8075924
AVVELENAMENTI DA GAS
I gas che si sprigionano dalle stufe e dalle caldaie sono
invisibili ma possono essere velenosi se rimangono
all’interno degli ambienti di vita e vengono inalati dalle
persone.
ATTENZIONE!
Questi avvelenamenti possono essere
mortali
Nei locali chiusi non si possono accendere bracieri
N’allumez jamais de barbecue ou de brasiers dans un endroit fermé
I tubi di uscita del fumo non devono avere buchi o fessure
Les tuyaux de conduite de fumée ne doivent avoir ni trous ni fissures
Don't light any brazier inside a closed room
The smoke drain pipe must not have any hole or fissure
Disegni: Antonio Pea
Attenzione alle fuoriuscite di gas dalle bombole
Attention aux fuites de gaz des bouteilles
Pay attention to the possible leak of gas from
gas cylinders and pipes
Nei bagni e nelle camere è vietato l’uso di stufe e caldaie
Poëles et chauffe-eaux sont interdits dans les salles de bains
et dans les chambres de lit
The use of stoves and water-heaters is prohibited
in the bathrooms and in the bedrooms
Fate controllare regolarmente il vostro impianto da un
tecnico
Faîtes contrôller régulièrement votre installation de gaz par un spécialiste
Dont't forget to have your heating system periodically checked by an
experienced technician
Intossicazioni da CO
Numero di incidenti a Verona e altri comuni della provincia
35
“Disagio
abitativo”
30
25
20
18
16
15
11
10
26
7
17
16
9
15
18
13
14
11
5
2
6
0
3
1996
1997
7
10
8
5
4
2000
2001
1
2
2
0
1994
1995
1998
1999
Comune di Verona
17
17
2002
2003
2004
Altri Comuni Provincia di Verona
2005
4
2006
2
3
2007
2008
LE CERTIFICAZIONI OBBLIGATORIE PER GLI IMPIANTI
Per l’uso del gas combustibile e dell’energia
elettrica bisogna obbligatoriamente essere in
possesso di idonea certificazione, che può
variare in funzione della data d’installazione
degli impianti.
prima
Entrata in vigore
della L46/90
dopo
Impianti a gas installati precedentemente alla entrata in vigore
della legge n°46/90
Per questi impianti il DPR 218/98 " Regolamento recante disposizioni in
materia di sicurezza di impianti alimentati a gas combustibile per uso
domestico", stabilisce all'art. 2 i requisiti essenziali, minimi di sicurezza,
che gli impianti per il trasporto e l'utilizzazione del gas combustibile
devono possedere obbligatoriamente dal 31.12.1998 e che riguardano:
l’idoneità della ventilazione;
l’idoneità dell'aerazione;
l'efficienza degli scarichi dei prodotti di combustione;
la tenuta degli impianti interni del gas combustibile;
la funzionalità ed esistenza dei dispositivi controllo fiamma.
Le verifiche previste devono essere eseguite da personale specializzato,
come riportato nella Legge 46/90 e secondo la norma UNI-CIG
n°10738; riportate sull’Allegato II al Decreto del Ministero dell’Industria
del Commercio e dell’Artigianato del 26/11/1998.
Impianti a gas installati precedentemente alla entrata in vigore
della legge n°46/90
Per gli impianti elettrici installati prima del marzo 1990 il DPR 447/91 Il
Decreto di attuazione della legge 46/90 ,stabilisce all’art. 5 comma 8. i
criteri di adeguamento degli impianti come segue:
“Per l’adeguamento degli impianti già realizzati alla data di entrata in
vigore della legge è consentita una suddivisione dei lavori in fasi operative
purché l’adeguamento complessivo avvenga comunque nel triennio
previsto dalla legge, vengano rispettati principi di progettazione
obbligatoria con riferimento alla globalità dei lavori e venga rilasciata per
ciascuna fase la dichiarazione di conformità che ne attesti l’autonoma
funzionalità e sicurezza.
Si considerano comunque adeguati gli impianti elettrici preesistenti che
presentino i seguenti requisiti:
sezionamento e protezioni contro le sovracorrenti, posti all’origine
degli impianto;
protezione contro i contatti diretti
protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale
nominale non superiore a 30 mA.
Impianti a gas installati precedentemente alla entrata in vigore
della legge n°46/90
Per questi impianti gli installatori qualificati, inscritti negli appositi
elenchi depositati presso la C.C.I.A.A., devono rilasciare, per i lavori
eseguiti a regola d’arte, adeguata dichiarazione di conformità,
come prevista dall’art. 9 della legge 46/90 - art. dell’art. 7 DPR
447/91, completa dei relativi allegati tecnici obbligatori e redatta su
modello approvato con D.M. 20.02.92 .
L’art. 5 comma 3° e 8° del DPR 06/12/1991 n° 447 (decreto di
attuazione della legge 46/90) stabilisce i requisiti di sicurezza
nell’installazione degli impianti che se realizzati in conformità alle
norme di buona tecnica dell’UNI e del CEI, nonché alla legislazione
tecnica vigente, si intendono costruiti a regola d’arte.
Le certificazioni obbligatorie costituiscono presunzione di
conformità alla regola dell’arte
devono essere rilasciate da personale abilitato ai sensi della Legge 46/90 e
successive modifiche ed integrazioni e trasmesse ai comuni, ai sensi
dell’art.13 delle legge 46/90
devono essere acquisite ed esaminate dai competenti uffici comunali,
incaricati del rilascio dell’abitabilità, agibilità dei locali .
ai sensi dell’art. 14 della legge 46/90 e dell’art. 9 del DPR 447/91, i
collaudi e l’accertamento della conformità degli impianti rientrano tra le
competenze dei comuni che hanno facoltà di avvalersi della collaborazione
di liberi professionisti, nell’ambito delle rispettive competenze.
L’obbligatorietà dei controlli sulla conformità degli impianti è stata ribadita
anche dall’art. 4 del successivo DPR 392/94 che prevede per i comuni con
più di 10.000 abitanti di effettuare i controlli sulla conformità degli impianti
nella misura del 10% dei certificati di abitabilità e agibilità rilasciati
annualmente
LA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI
D.Lgs 192/05. Periodicità della manutenzione obbligatoria (da parte dei personale qualificato
iscritto negli elenchi reperibili presso la Camera di Commercio)
i controlli di efficienza energetica, devono essere effettuati almeno
con le seguenti scadenze temporali:
a) ogni anno, normalmente all’inizio del periodo di riscaldamento, per gli
impianti alimentati a combustibile liquido o solido, indipendentemente
dalla potenza, ovvero alimentati a gas di potenza nominale del focolare
maggiore o uguale a 35 kW;
b) ogni due anni per gli impianti, diversi da quelli individuati al punto a), di
potenza nominale del focolare inferiore a 35 kW dotati di generatore di
calore con una anzianità di installazione superiore a otto anni e per gli
impianti dotati di generatore di calore ad acqua calda a focolare aperto
installati all’interno di locali abitati, in considerazione del maggior
sporcamento delle superfici di scambio dovuto ad un’aria comburente
che risente delle normali attività che sono svolte all’interno delle
abitazioni;
c) ogni quattro anni per tutti gli altri impianti di potenza nominale del
focolare inferiore a 35 kW.

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