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Report
L’Azione Cattolica
di Nocera Inferiore - Sarno
È tempo di formazione!
• Per me vivere è Cristo
• Promozione e
rinnovamento della
liturgia
Sacrosanctum
Concilium
Corso
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Intervento
11
il Concilio Vaticano II
Costituzione sulla sacra liturgia
Sacrosanctum Concilium (SC)
Diocesi di Nocera Inferiore - Sarno – Azione Cattolica
Sacrosanctum
Concilium
Corso
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Intervento
22
Alcuni termini per iniziare
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Concilio: mettere insieme, convenire … condividere … può essere convocato solo dal
papa
Ecumenico: di tutto il mondo οἰκέω, "abitare“ al medio passivo οἰκουμένη (γῆ) indicava la
porzione di Terra conosciuta e abitata dall'uomo, per cui l'ecumene è "la casa dove tutti
viviamo".
Vaticano II: si è svolto in Vaticano
Costituzione dogmatica/pastorale: Costituzione indica il fondamento (l’orientamento
fondamentale della Chiesa); dogmatica: è alla base della fede; pastorale: indica l'agire
della Chiesa finalizzato a favorire l'incontro degli uomini con la Parola, incarnandola in un
determinato contesto storico-culturale.
Liturgia: Il termine “Liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte
del/e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio
partecipa all’”opera di Dio” [Cf. Gv 17,4 ]. Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e
Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della
nostra Redenzione (CCC 1069 e seguenti).
Nome del documento: le prime due parole (l’incipit) danno il nome al documento e si
presentano come l’ouverture … lasciando già trasparire il contenuto! Inoltre vengono poi
identificati con le prime due lettere in maiuscolo e senza punteggiatura. Esempio SC
(Sacrosanctum concilium); LG (Lumen gentium). Ovviamente noi leggiamo sempre la
traduzione dei testi originali che vengono scritti in latino e poi tradotti in tulle le altre lingue.
Sacrosanctum
Concilium
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Intervento
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Un po’ di storia: la Chiesa in cammino!
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Dal greco al latino (IV secolo a Roma)
Verso la fine del primo Millennio: Messale plenario e la “messa privata”.
Aumentano le richieste di messe per ottenere grazie ed esaudire voti. Si
celebrano messe su richiesta e in base alle necessità dei fedeli (messe
private). Si rende necessario moltiplicare i sacerdoti e anche le Chiese
acquistano una fisionomia particolare: altare maggiore e altari minori o
laterali (dedicati a santi). Pian piano si arriva un libro unico della
celebrazione con letture, preghiere e canti: tutte parti affidate al sacerdote!
Diminuisce la partecipazione dei fedeli: il popolo cristiano in realtà
non partecipa attivamente alla celebrazione ma assiste, anche perché il
latino non è più compreso per la nascita delle nuove lingue neolatine. «La
mensa è pronta, ma nessuno viene a mangiare» (lamentava san Giovanni
Crisostomo). Il popolo si allontana dalla celebrazione perché non
capisce. Il Concilio Lateranense IV (1215) allora introduce il precetto
universale che chi non va a messa la domenica e nelle feste comandate fa
peccato mortale. Il popolo torna a messa per obbedienza ma continua a
non capire.
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Intervento
44
Come far capire ai fedeli?
• Spiegazione allegorica della Messa: rappresentazione della vita di
Gesù. Ad ogni momento della celebrazione c’era una
corrispondenza con un evento della vita di Gesù. Esempio: fino al
Kyrie si era nell’AT; Gloria: Natale; Epistola: predicazione del
battista; Vangelo: predicazione di Gesù; svelamento del calice:
Gesù spogliato; mani allargate: crocifissione … In tutto ciò non si
parlava di Risurrezione. Siamo dinanzi a una Chiesa che
cervelloticamente interpreta la celebrazione e che si ferma al
venerdì santo
• Aumentano le devozioni: mentre il prete bisbiglia la messa, i fedeli
si organizzano magari recitando il rosario! Partecipazione passiva!
Ancora oggi tante persone recitano il rosario durante la messa!!!!!
• Concilio di Trento: è la Controriforma verso i protestanti (Martin
Lutero). Precisò e riaffermò la fede cattolica soprattutto nelle
presenta reale e permanente di cristo nel pane consacrato. Non ci fu
una riforma liturgica: questa venne demandata alla Sede Apostolica
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Intervento
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La genesi remota della SC
e il movimento liturgico nel XX secolo
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Alcune questioni all’inizio del XX secolo: Immobilismo e disaffezione
Movimento liturgico: nasce nel 1909. i ispira a una frase di Pio X «Tra le
sollecitudini del nostro ministero nulla ci sta più a cuore che la partecipazione attiva
del popolo cristiano alle sacre celebrazioni» (Enciclica Tra le sollecitudini)
Le osservazioni sul distacco del popolo dalla liturgia fatte da Antonio Rosmini nella
sua famosa opera Delle cinque piaghe della santa chiesa
Questo movimento nasce nei monasteri benedettini prima in Belgio, poi in Germania,
Austria e Italia. Il movimento liturgico si proponeva di rendere viva ed efficace la
celebrazione dei misteri cristiani, in modo che i riti «parlassero» agli uomini d’oggi.
Alcuni nomi: Lambert Beauduin, Odo Casel, Romano Guardini, Pius Parsch; in Italia
il Cardinale Ildefonso Schuster e l’abate Emanuele Caronti
1958: In una Istruzione la Congregazione dei Riti sollecita la partecipazione del
popolo, che, finalmente può rispondere, almeno in latino:
«Amen, Deo gratias, et cum spiritu tuo»
Si scioglie la lingua ai muti!
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Ormai tutto è pronto!
• Si era capito, cioè, che la prassi liturgica è decisiva per definire e
acquisire l’identità cristiana: «l’essenziale della verità cristiana scriveva Guardini nel 1940 - si manifesta soltanto nel mondo della
vita liturgica».
• Volendo sintetizzare il ruolo storico che tutte queste persone e le
loro iniziative ebbero nella chiesa, si possono citare le parole di Pio
XII che nel 1956 (proprio mentre sembrava raffreddare gli
entusiasmi per ulteriori riforme) aveva affermato: «Il movimento
liturgico... è apparso come un segno delle disposizioni provvidenziali
di Dio riguardo al tempo presente, come un passaggio dello Spirito
santo nella sua chiesa» (Discorso ai partecipanti al I Congresso
internazionale di Liturgia pastorale, Assisi 1956). Sono le stesse
parole che il n. 43 della SC applicherà all’intero processo di
rinnovamento della liturgia, dimostrando così l’autocoscienza dei
padri conciliari circa l’opera che stavano compiendo
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La svolta!!!
Grande evento voluto
dallo Spirito!
Sulla Chiesa soffia una
rinnovata Pentecoste
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Attenzione!!!
SVOLTA ma non ROTTURA!
 La visione storico salvifica: Il cammino della Chiesa va
avanti in maniera progressiva. La visione storico salvifica è
lineare non circolare nel senso che ci sono i famosi corsi e
ricorsi storici. La visione della nostra storia che è storia di
salvezza perché si fonda sul dialogo/alleanza tra Dio e noi, è
lineare nel senso che va avanti verso il pieno compimento,
verso l’incontro definitivo con Cristo nella sua seconda
venuta! Nell’Enciclica Spe salvi il papa Benedetto ce lo
ricorda bene!
Noi viviamo nella sicura speranza di questo incontro
definitivo con il Cristo, l’éschaton, la realtà ultima (non
futura!)
 San Tommaso d’Aquino: Fine teleologico della nostra
vita!
-τέλος il fine (non la fine!) della storia . Telos significa il
compimento perfetto.
-Così il termine indica ad esempio anche il grado più alto di
felicità.
-Tutto converge verso il fine buono che è Cristo!
“Haec est autem vita aeterna:
Ut cognoscant te, solum Deum verum,
et quem misisti Jesum Christum...” (Gv 17, 3)
•
•
•
•
•
La ritualità appartiene alla
natura dell’uomo: ne abbiamo
bisogno
In questa visione progressiva
nella storia della Chiesa,
dunque, non ci sono mai rotture
ma rinnovamento!
Dunque, anche nel rito liturgico
la Chiesa va avanti adattando la
ritualità alle esigenze della
storia nella lettura sapiente dei
segni dei tempi.
Ad esempio: La SC ha portato
al nuovo rito della messa che
è, badate bene, in latino e
tradotto in tutte le lingue (36 ss)
Ancora, questo rito non abolisce
il precedente!
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Intervento
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il Concilio Ecumenico Vaticano II
• Il Concilio ecumenico
Vaticano II è stato il
ventunesimo e ultimo dei
Concili della Chiesa
cattolica.
• Si svolse in nove sessioni e
in quattro periodi, dal 1962
al 1965, sotto i pontificati di
Giovanni XXIII e Paolo VI.
Promulgò quattro
Costituzioni, tre
Dichiarazioni e nove
Decreti.
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Concilium
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1° Intervento
10
10
L'apertura
•
Il Concilio fu dunque aperto ufficialmente l'11
ottobre 1962 da papa Giovanni XXIII
all'interno della basilica di San Pietro in
Vaticano con cerimonia solenne. In tale
occasione pronunciò il celebre discorso
Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la Madre
Chiesa) nel quale indicò quale fosse lo scopo
principale del concilio:
«[...] occorre che questa dottrina certa ed
immutabile, alla quale si deve prestare un
assenso fedele, sia approfondita ed esposta
secondo quanto è richiesto dai nostri tempi.
Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le
verità che sono contenute nella nostra
veneranda dottrina, altro è il modo con il quale
esse sono annunziate, sempre però nello
stesso senso e nella stessa accezione. » (Papa
Giovanni XXIII – Discorso per la solenne
apertura del SS. Concilio, 11 ottobre 1962[6])
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Concilium
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11
Concilio Vaticano II
Data
Accettato da
Concilio precedente
1962-1965
cattolici
Concilio Vaticano I
Concilio successivo
Convocato da
nessuno
papa Giovanni XXIII
Presieduto da
papa Giovanni XXIII, papa Paolo VI
Partecipanti
circa 2450
La Chiesa nel mondo moderno,
Ecumenismo, Ispirazione della
Bibbia, Liturgia
Argomenti in discussione
quattro costituzioni, nove decreti e
Documenti e pronunciamenti tre dichiarazioni (vedi Documenti
del Concilio Vaticano II)
Gruppi scismatici
Lefebvriani
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Concilium
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12
La discussione
• La SC fu il primo
documento
promulgato dal
Concilio il 4-12-1963,
esso aprì di fatto un
epoca nuova in un
campo così
fondamentale per la
vita della chiesa
quale è la liturgia.
•
•
•
•
Si pensò di mettere subito a tema la
questione della liturgia perché sembrava
più facile iniziare i lavori del concilio con
argomenti pastorali e pratici, fu un
documento che servì anche da rodaggio
per gli altri.
Paure: i conservatori avevano paura che
la Chiesa dirottasse sul protestantesimo.
I progressisti che si restasse ancora
fermi ai precedenti schemi!
I padri conciliari capirono che prima di
tutto era necessario eliminare quel
distacco deleterio tra la liturgia e il
popolo cristiano per favorire una
partecipazione attiva dei fedeli.
Si lavorò, in particolare, attorno a due
piste: la questione della lingua e una
migliore comprensione dei riti che poteva
essere favorita dalla semplificazione di
un cerimoniale barocco che ormai mal si
adattava ai tempi, pur preservando il
senso del maestoso e del solenne, ma a
caro prezzo.
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1° Intervento
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13
L’approvazione
•
•
Finalmente, il 22 novembre 1963,
ebbe luogo la votazione sullo
schema nel suo insieme col il
seguente risultato: votanti 2178;
2158 a favore, 19 contrari, 1 nullo.
La via era dunque aperta per la
solenne promulgazione della
costituzione sulla sacra liturgia, il
primo documento conciliare
portato a termine.
La discussione, iniziatasi con
Giovanni XXIII, era stata guidata a
conclusione da Paolo VI: entrambi
i pontefici videro come fatto
provvidenziale l’aver iniziato i
lavori del Concilio con lo schema
della liturgia. «Noi vi ravvisiamo
l’ossequio alla scala dei valori e
dei doveri: Dio al primo posto; la
preghiera prima nostra
obbligazione; la liturgia prima
fonte della vita divina a noi
comunicata, prima scuola della
nostra vita spirituale, primo dono
che possiamo fare al popolo
cristiano» (Paolo VI, 4 dicembre 1963,
discorso di chiusura della II sessione).
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1° Intervento
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14
SC: liturgia e vita (la liturgia è vita!)
La liturgia nel mistero
della Chiesa
2. La liturgia infatti,
mediante la quale,
specialmente nel divino
sacrificio dell'eucaristia,
«si attua l'opera della
nostra redenzione» [1],
contribuisce in sommo
grado a che i fedeli
esprimano nella loro
vita e manifestino agli
altri il mistero di Cristo e
la genuina natura della
vera Chiesa.
La liturgia attua l'opera della salvezza
propria della Chiesa
6. Pertanto, come il Cristo fu inviato dal
Padre, così anch'egli ha inviato gli
apostoli, ripieni di Spirito Santo. Essi,
predicando il Vangelo a tutti gli uomini
(Mc 16, 15) , non dovevano limitarsi ad
annunciare che il Figlio di Dio con la
sua morte e risurrezione ci ha liberati
dal potere di Satana (At 26, 28) e dalla
morte e ci ha trasferiti nel regno del
Padre, bensì dovevano anche attuare
l'opera di salvezza che annunziavano,
mediante il sacrificio e i sacramenti
attorno ai quali gravita tutta la vita
liturgica.
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Cristo è presente
nella liturgia
7. Per realizzare un'opera così grande,
Cristo è sempre presente nella sua
Chiesa, e in modo speciale nelle azioni
liturgiche. È presente nel sacrificio della
messa, sia nella persona del ministro,
essendo egli stesso che, «offertosi una
volta sulla croce [20], offre ancora se
stesso tramite il ministero dei sacerdoti»,
sia soprattutto sotto le specie
eucaristiche. È presente con la sua
virtù nei sacramenti, al punto che
quando uno battezza è Cristo stesso che
battezza [21].
È presente nella sua parola, giacché
è lui che parla quando nella Chiesa
si legge la sacra Scrittura. È presente
SC 7
infine quando la Chiesa prega e loda, lui
che ha promesso: «Dove sono due o tre
riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo
a loro»
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Culmen et fons (10)
Culmine
• La liturgia è il culmine
verso cui tende tutta
l’azione della Chiesa
Fonte
• La liturgia è la fonte da
cui promana tutto il suo
vigore
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17
Con quali disposizioni partecipare?
Consapevolmente
Attivamente
Fruttuosamente
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1° Intervento
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18
Necessità di promuovere l'educazione
liturgica e la partecipazione attiva
Formazione liturgica
dei fedeli
19. I pastori d'anime
curino con zelo e
con pazienza la
formazione
liturgica, come pure
la partecipazione
attiva dei fedeli, sia
interna che esterna,
secondo la loro età,
condizione, genere
di vita e cultura
religiosa.
Bibbia e liturgia
24. Nella celebrazione liturgica la sacra
Scrittura ha una importanza estrema. Da
essa infatti si attingono le letture che vengono
poi spiegate nell'omelia e i salmi che si
cantano; del suo afflato e del suo spirito sono
permeate le preghiere, le orazioni e i carmi
liturgici; da essa infine prendono significato le
azioni e i simboli liturgici. Perciò, per
promuovere la riforma, il progresso e
l'adattamento della sacra liturgia, è necessario
che venga favorito quel gusto saporoso e
vivo della sacra Scrittura, che è attestato
dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali
che occidentali.
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2° intervento
Concilium
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1° Intervento
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Alcuni punti
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Preferenza della celebrazione comunitaria (26-27): non sono azioni private
Decoro e dignità delle celebrazioni (28-32): ciascuno vi partecipi secondo la
propria vocazione e ministero. Si osservi a tempo debito il sacro silenzio
Per favorire la partecipazione attiva: si curino le acclamazioni, la salmodia, i
canti, i movimenti del corpo (30)
•
Armonia dei riti: risplendano per nobile semplicità (34)
•
•
Grande recupero della Parola di Dio: sia abbondante! (24)
L’uso della lingua viva (54 e 63): i fedeli sappiano anche recitare o cantare le
parti fisse della messa in latino.
Il catecumenato degli adulti (64)
La riforma del rito dei sacramenti (65-82)
La Liturgia delle Ore: Orarietà! (83 – 101)
L’Anno liturgico (cap. V)
La musica sacra (cap. VI): il coro è parte dell’assemblea e ne sostiene il canto
favorendo la partecipazione attiva. Oggi notiamo che ci sono ancora
assemblee mute! La lingua ancora non si scioglie!
L’arte sacra (cap. VII)
Riforma del calendario liturgico
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Sacrosanctum
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1° Intervento
20
20
Il Messale Romano
Revisione dei libri liturgici
Sacrosanctum concilium 25
25. I libri liturgici siano riveduti quanto
prima, servendosi di persone
competenti e consultando vescovi di
diversi paesi del mondo.
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1° Intervento
21
21
I Lezionari
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1° Intervento
22
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La vita liturgica
Nella parrocchia (42)
Nella diocesi (41)
• Il vescovo è il grande
sacerdote (liturgo) del suo
gregge, dal quale dipende in
un certo modo la vita dei suoi
fedeli in Cristo
• Dare massima importanza alle
celebrazioni presiedute dal
Vescovo, soprattutto in
cattedrale: dove c’è il Vescovo
là c’è la Chiesa!
• I parroci collaboratori del
Vescovo
• Ai parroci il vescovo affida la
cura pastorale di gruppi di
fedeli tra cui hanno un posto
preminente le parrocchie che
rappresentano la chiesa
visibile su tutta la terra
• Bisogna darsi da fare perché il
senso della comunità
parrocchiale fiorisca
soprattutto nella celebrazione
comunitaria della Messa
domenicale
Sacrosanctum
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1° Intervento
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Spunti di spiritualità
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Noi celebriamo, ma cosa? Noi celebriamo sempre l’opera della nostra salvezza, il
cui centro è e rimane il triduo pasquale!
Perché si celebra? I riti non servono a Dio ma a noi! Attraverso i riti entriamo in
visibile dialogo con Dio: è l’Eucaristia che fa la Chiesa!
Questa opera (mistero secondo san Paolo) si realizza nelle varie parti della
celebrazione:
I riti di ingresso servono a formare la comunità visibilmente radunata e a prendere
coscienza di essere popolo unico. A questo popolo, disposto in religioso ascolto, Dio
parla. Nella liturgia offertoriale si prende comunitariamente coscienza che ci sono le
necessità dei fratelli poveri. Nella preghiera eucaristica lo Spirito santo trasforma la
comunità in un solo corpo e in un solo spirito e nel rito di comunione la comunità
diventa com-unità, cioè unità insieme!
La liturgia è mistero e sacramento, cioè è una realtà sensibile attraverso la quale si
comunica, si manifesta, viene resa attuale la realtà invisibile della salvezza.
In altri termini, si tratta di un insieme di gesti, segni, parole, riti che diventano
strumento operativo attraverso il quale la salvezza di Gesù si comunica al
singolo.
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1° Intervento
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Alcuni passaggi:
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Dalla Pasqua di Gesù viene agli uomini la grazia che salva.
Gesù vuole la chiesa quale segno visibile del realizzarsi di tale salvezza.
La liturgia nella chiesa, attraverso i riti, principalmente i 7 sacramenti, fa
sì che tutto ciò diventi operativo per il singolo.
La risposta del fedele (il sì della fede e la coerenza delle opere) rende il
tutto efficace (la liturgia non è magia!).
Per questo Gesù ha inviato gli apostoli ad annunciare il vangelo e a
battezzare, per questo lui ha scelto una modalità nuova di presenza nel
tempo: attraverso la chiesa e i gesti che essa compie.
Frattura tra liturgia e vita
•
Spesso si sperimenta la dicotomia tra ciò che celebriamo e ciò che
facciamo nella vita quotidiana!
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1° Intervento
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C’è ancora da lavorare!
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L’auspicata riforma liturgica di SC si è realizzata nel giro di alcuni anni, si è trattato di
un opera di rinnovamento grandiosa che in qualche modo ha cambiato il volto della
chiesa, di ciò va dato atto.
7 marzo 1965 prima messa in italiano, via via in successione la riforma dei riti
La riforma ricercava un equilibrio tra la sana tradizione e un legittimo progresso, si
doveva andare oltre un rubricismo minuzioso, quasi magico, da seguire.
Non si trattava però solo di adattare meglio i riti, renderli più comprensibili, più vari,
meno ampollosi etc.
La riforma liturgica prevedeva un radicale cambiamento di mentalità, ben più difficile
da realizzarsi, data la pressante necessità di una più ampia formazione e
informazione sia per il clero che per il popolo.
Tutto ciò non si può realizzare in poco tempo!
E così gli esordi di questo lavoro sono stati più felici ed entusiasmanti degli esiti.
Sotto questo profilo si deve registrare, infatti, una certa delusione, alle buone
intenzione non è seguita un adeguato impegno e sembra ancora necessaria ed
urgente un opera di formazione.
Uno dei punti di maggior rilievo consisteva nella partecipazione attiva dei fedeli alla
Eucaristia, a volte essa sembra invece ancora relegata ad un fatto quasi privato del
sacerdote cui il fedele assiste passivamente, per non dire annoiatamente.
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1° Intervento
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Recuperare la genuinità della SC
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È necessario recuperare la verità dei segni nella liturgia, soprattutto nella celebrazione della
Messa. I segni già ci sono e vanno riscoperti! Non carichiamo le liturgie di segni che nulla hanno a
che fare con la stessa liturgia e sono frutto di una ricerca affannosa e cervellotica. A volte Liturgie
frettolose e scialbe non fanno sperimentare l’incontro con Cristo nei diversi modi della sua
presenza, ma solo il piacere dello stare insieme!
Alcuni esempi: dall’Ambone si proclama solo la Parola di Dio; l’uso dell’incenso (shekinà); la
celebrazione delle esequie (sembrano messe di serie B); la processione offertoriale (si presenta il
pane e il vino, in più il segno della comunità per la carità verso i poveri: a volte invece si porta di
tutto, sembra quasi di stare al supermercato con il carrello della spesa!); il moltiplicarsi delle
messe come se fossero proprietà privata; mancanza di attenzione alla necessaria dignità delle
celebrazioni anche nell’uso dei paramenti liturgici; ecc.
L’invito dei nostri vescovi
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I nostri vescovi, nelle indicazioni pastorali per il primo decennio del duemila (Comunicare il vangelo in un
mondo che cambia) sottolineano la centralità della domenica e dunque dell’Eucaristia per la comunità cristiana, lì
si manifesta la chiesa nella sua realtà più profonda.
I vescovi affermano perciò l’assoluta necessità dell’approfondimento del senso della festa e della liturgia.
Si comunica oggi il vangelo anche aiutando a comprendere il senso e la centralità della liturgia.
Per i vescovi il problema oggi non è più costituito dalla riforma liturgica, ormai completata formalmente, bensì dalla
trasmissione del vero senso della liturgia cristiana.
Si constata, prosegue il documento, stanchezza e la tentazione di tornare a vecchi formalismi o di tentare vie
spettacolari, due estremi, francamente, da evitare.
Si rilanci invece la liturgia come il luogo in cui la fede dei credenti viene educata, del resto per molti cristiani la
messa è l’unico momento religioso della settimana.
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CHIUSURA DEL CONCILIO VATICANO II
8 dicembre 1965
Paolo VI ai giovani
•
Infine, è a voi, giovani uomini e donne di tutto il mondo, che il Concilio vuole rivolgere
il suo ultimo messaggio. Perché siete voi che raccoglierete la fiaccola dalle mani
dei vostri padri e vivrete nel mondo nel momento delle più gigantesche
trasformazioni realizzate nella sua storia. Siete voi che , raccogliendo il meglio
dell’esempio e dell’insegnamento dei vostri genitori e dei vostri maestri, formerete la
società di domeni: voi vi salverete o perirete con essa.
•
La Chiesa guarda a voi con fiducia e con amore. Ricca di un lungo passato
sempre in essa vivente, e camminando verso la perfezione umana nel tempo e verso
i destini ultimi della storia e della vita, la Chiesa è la vera giovinezza del mondo.
Essa possiede ciò che fa la forza e la bellezza dei giovani, vale a dire la capacità di
rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovare se stessi e di
ripartire per nuove conquiste. Guardatela, e voi ritroverete in essa il volto di
Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell'amore, il compagno e
amico dei giovani. È in nome di Cristo che noi salutiamo, che noi vi esortiamo e vi
benedico.
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1° Intervento
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28
Tantum aurora est!
• Siamo ancora all’alba! 50
anni per un Concilio sono
pochi! Ma il nostro impegno
perché spunti presto il sole
sia fattivo e responsabile!
• Tantum aurora est! Siamo
all’aurora e dall’aurora non
si può che passare
all’accoglienza del sole che
spunta!
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1° Intervento
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29
• Grazie per la
vostra attenta
partecipazione e,
come spero, attiva,
consapevole e
fruttuosa
don @ntò Cuomo
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1° Intervento
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30
Bibliografia
Le Costituzioni del Vaticano II, EDB, 2012
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, Parte Seconda: La celebrazione
del Mistero cristiano
GIOVANNI PAOLO II: LETTERA APOSTOLICA SPIRITUS ET SPONSA NEL XL
ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE SACROSANCTUM CONCILIUM
SULLA SACRA LITURGIA
BENEDETTO XVI, Pensieri sull’Eucaristia, LEV, 2009
DIOCESI di ROMA, Ufficio Liturgico, l’Eucaristia fa la Chiesa. Itinerario di
catechesi sulla Messa a cura di padre Ildebrando Scicolone, Coletti a San Pietro,
2012
ENZO BIANCHI, Collana “Testi di meditazione”, Ed. Qiqaion, Monastero di Bose:
Santificazione e liturgia, n. 125
Eucaristia e tempo, n. 128
Eucaristia e chiesa, n. 132
La liturgia, scuola di preghiera, n. 133
Liturgia e trasmissione della fede oggi, n. 143
Dal Mistero rivelato al Mistero celebrato, n. 150.
Liturgia e amore per i poveri, n. 152 (di G. Boselli, stessa collana)
Sacrosanctum
Corso
per lettori Concilium
1° Intervento
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