Schede Parziali di Modelli e strategie dell`intervento

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IL FAMIGLIARE – CAP 1 – FORME FAMILIARI E IDENTITÀ DEL FAMIGLIARE
La famiglia nella storia
• società primitive o semplici: la famiglia ha confini indefiniti, è
assorbita dentro la parentela, a sua volta strutturata entro sistemi tribali
• società premoderne (Grecia, Roma): nucleo familiare meglio
identificato in quanto coincide con la casa, legame di parentela fondato
su autorità patriarcale e discendenza patrilineare
• dal tardo Medioevo: Europa del Sud, dove lo stato è meno forte:
prevale la “grande famiglia” mediterranea, Europa del Nord: famiglia
nucleare
• 700-800, prima modernità, si attesta la società borghese: separazione
tra economia domestica e economia dell’impresa familiare, le unità
familiari si privatizzano e competono sul mercato come gruppo
acquistivo di prima accumulazione capitalistica, orientato al successo
economico e alla mobilità sociale ascendente → famiglia acquisitiva; alla
famiglia borghese fa da contraltare quella proletaria, che da essa
dipende per la propria sopravvivenza
• 900: diffusione del welfare state, consolidamento del modello
industriale basato sulle grandi organizzazioni, affermazione del terziario,
società dei consumi: la famiglia borghese evolve in forma “tecnocraticomanageriale”, attenua la sua connotazione acquisitiva e ne assume una
privatistica ed espressiva
• era postindustriale, dissoluzione del welfare state: la famiglia si
trasforma ulteriormente, diventando rete informale di servizi primari di
vita quotidiana; l’intensità relazionale diventa un fattore cruciale di
qualità di vita delle famiglie, ovvero le famiglie si diversificano in base
all’ampiezza delle reti di relazioni in cui sono inserite, nonché alla
capacità di accedere agli strumenti tecnologici in grado di ampliare e
consolidare tali reti
Definizioni della famiglia
• Lévi Strauss: “l’unione durevole, socialmente approvata, di un uomo e di una donna
e dei loro figli”
• forma sociale primaria, in quanto luogo che garantisce il processo generativo da un
punto di vista biologico, psicologico, sociale e culturale
• ingroup primario, permette quindi di rappresentarsi per differenza anche l’outgroup,
ovvero il sociale
• la specificità della famiglia consiste nel fatto che essa organizza relazioni
primarie che connettono e legano le differenze cruciali della natura umana: la
differenza di genere e la differenza di generazioni; essa ha come obiettivo e
progetto intrinseco la generatività, ovvero dà luogo ad un bene relazionale (le
nuove generazioni e la loro educazione) essenziale per la comunità umana
• l’asse relazionale coniugale si basa sulla differenza fra generi e (attualmente) non dà
luogo ad una gerarchia ma ad un patto di reciprocità
• l’asse relazionale parentale-filiale si basa sulla differenza di generazione e la
responsabilità di quella che precede verso quella che segue, in esso è cruciale il
riconoscimento dei figli, dà luogo ad una gerarchia,
• il carattere simbolico-culturale che la generatività riveste per l’uomo (il fatto
generativo è teso alla continuazione non solo della specie ma anche e soprattutto
della storia familiare e sociale) fa sì che negli esseri umani la relazione parentalefiliale sia una relazione intergenerazionale lunga; il legame generativo è quindi da
intendersi nella duplice valenza dell’essere generati (le radici proprie e della famiglia
nel passato, gli antenati) e del generare (la proiezione propria e della famiglia nel
futuro), esso riattualizza (= rende di nuovo vivo) il legame fra i vivi e i morti
• infine la terza differenza che le relazioni familiari connettono è la differenza di
stirpi, rappresentate dalle famiglie di origine della coppia: questo 3° tipo di legame,
molto importante in passato (storicamente proprio su di esso spesso si fondava il
matrimonio e quindi la famiglia), è stato oscurato nel XX secolo dall’accento posto
sulla dimensione privata, affettiva della coppia; oggi nella società multietnica
ritorna ad avere visibilità
L’approccio relazionale-simbolico alla famiglia: relazionale è il punto di osservazione e comprensione dell’oggetto famiglia; simbolico definisce le categorie di senso
fondamentali che qualificano il famigliare
• il paradigma relazionale permette il superamento sia del vecchio paradigma individualista, sia di quello sistemico che non tiene conto dell’agenticità individuale
• si pone come livello d’analisi sovraordinato rispetto a quello dell’approccio interazionista e costruttivista: la relazione è infatti ciò che lega, anche
incosapevolmente, i soggetti tra loro, ovvero la loro specifica storia familiare a sua volta inserita nella sub-cultura di appartenenza, e delimita il campo delle
interazioni e delle narrazioni possibili; ovvero, l’aspetto costruttivo -regno dell’interazione- è condizionato dai tipi e dalla qualità delle relazioni che si sono venute
strutturando nella famiglia: la figura della relazione è verticale, e incide e influenza l’interazione che si dispone invece su un piano orizzontale (gli interazionisti
invece direbbero che è la successione delle interazioni concrete a costruire la relazione.... ovvero siamo in area di uovo e gallina!)
• con il termine “storia familiare” si intendono sia le influenze che le generazioni precedenti hanno su quelle successive, sia le influenze che fasi precedenti del ciclo
familiare (ad es il costituirsi del legame coniugale) hanno su quelle successive (l’evolversi del legame coniugale in legame genitoriale): a livello relazionale
l’ambizione è quindi collegare fra loro le generazioni e connettere il passato con il presente e con il futuro
• la relazione familiare non è rilevabile direttamente (a differenza delle interazioni, che sono invece osservabili qui ed ora) ma si manifesta in particolare durante le
transizioni o crisi. E’ in questi passaggi cruciali che emerge la struttura relazionale della famiglia con i suoi aspetti di forza (resilienza familiare) e di debolezza
• il livello relazionale è indagabile dando rilievo a tre dimensioni-chiave: la temporalità, ovvero il modo con cui le famiglie connettono passato, presente e futuro, la
qualità dei legami che connettono i soggetti (legami tra coniugi, tra generazioni e tra famiglie di origine ovvero stirpi di appartenenza), e i valori, o visione del
mondo, che sono propri della famiglia
IL FAMIGLIARE – SEGUE CAP 1
Lo specifico della relazione familiare
LEGAME
INTERGENERAZIONALE
(tra famiglia d’origine e
nuova famiglia, tra
genitori e figli)
RELAZION
E
LEGAME DI
LEGAME
INTERPERSONALE
(tra coniugi e tra
fratelli)
LEGAME TRA
STIRPI
(transgenerazio
nale)
INTERMEDIAZIONE
(tra famiglia e
comunità)
Famiglia e comunità: scambio generativo e
scambio degenerativo
• nello scambio fra generazioni familiari, la
generatività (o degeneratività) della famiglia
si estende nel sociale
• parallelamente il sociale è visto come frutto
dello scambio fra generazioni sociali, che può
seguire una logica generativa (riconoscimento
reciproco) o degenerativa
• i due processi sono interdipendenti: lo
scambio tra generazioni nelle famiglie
influenza quello tra generazioni nella sociatà,
e viceversa → es rapporto fra disoccupazione
giovanile e tempi di permanenza in famiglia
Il legame coniugale come crocevia della trasmissione intergenerazionale: il processo di distinzione della coppia
• la coppia coniugale-genitoriale è vista come sottosistema specifico della famiglia che svolge una funzione di
mediazione generazionale cruciale
• attraverso un processo di differenziazione-distinzione (analogo a quello di individuazione nel campo dello sviluppo
personale), la coppia e la nuova famiglia acquista la propria identità differenziandosi e distinguendosi dalle famiglie di
origine, attuando un nuovo tipo di legame con esse e rilanciando il legame con la generazione successiva: il processo
inizia con la costituzione della coppia, si consolida con il patto coniugale e ha uno snodo cruciale con la nascita dei figli
• è all’opera un processo generativo quando la coppia riconosce nella rete parentale una fonte identificatoria benefica
dalla quale partire per differenziarsi
• la neocoppia si confronta con le famiglie di origine sia al livello della relazione coniugale, cioè come altra coppia
coniugale, sia al livello della funzione genitoriale, cioè come altra coppia genitoriale: in entrambi gli ambiti la
neocoppia è chiamata a costruire un proprio specifico stile relazionale a partire dalle modalità apprese e interiorizzate
nelle famiglie d’origine, evitando sia la ripetizione, sia la rottura, a favore invece di una “continuità innovativa”
Il legame fraterno: creare legami unici
• il legame fraterno si costruisce a partire dal potenziale differenziante della famiglia, cioè dalla sua capacità di
creare legami unici con ciascun nuovo nato e identità differenziate (analogia con l’attenzione all’ambiente non
condiviso che maggiormente spiega le caratteristiche individuali)
• la matrice ideale del legame fraterno positivo è l’attribuzione di valore a ciascun figlio senza negarne le differenze
rispetto agli altri - a queste variabili che chiamano in causa il ruolo dei genitori e delle generazioni precedenti
nell’influenzare la relazione fra fratelli, vanno poi accoppiate anche le variabili personali, ovvero le modalità con cui i
figli-fratelli si pongono rispetto alla matrice e gestiscono la relazione fra loro - infine anche il caso fa la differenza
• di tutti i legami familiari quello fraterno è quello che ha più lunga durata e, in età adulta, quello più aperto alla
scelta-decisione personale perché, pur risentendo della storia familiare e dei suoi vincoli, in esso è meno forte l’aspetto
di obbligo: gli allontanamenti fra fratelli sono tipicamente “distacchi revocabili”, soprattutto in caso di bisogno
• nell’età anziana anche la sola consapevolezza dell’esistenza di fratelli costituisce una risorsa di sicurezza
L’asse simbolico (simbolo = struttura latente di senso che
connette fra loro gli aspetti basilari delle relazioni familiari)
POLO AFFETTIVO
POLO ETICO
FIDUCIA
SPERANZA
GIUSTIZIA
LEALTA’
DONO
DEBITO (positivo)
Qualità simboliche della:
* “caring of” & “caring about”
Relazione Coniugale
Relazione Genitoriale
Relazione tra Stirpi
PATTO
CURA *
CURA *
FIDUCIARIO
RESPONSABILE
DELLE EREDITA’
Le transizioni familiari come epifania del relazionale
• sono i momenti in cui il relazionale si manifesta, viene agito, ritualizzato, quindi può essere colto e, se dà il caso, terapeuticamente compreso /
indirizzato
• nella società attuale alcune transizioni (es nascite, morti, separazioni) mantengono ritualità/visibilità ed un carattere di “soglia”, altre (es transizione
all’età adulta) sono “nascoste” e diluite nel tempo
• ogni transizione implica l’abbandono di uno stato precedente e il raggiungimento di uno nuovo: ha quindi un’obiettivo – concetto mutuato dai “compiti
di sviluppo” (individuali) di Erikson
• necessità di tenere separato il processo di transizione, che per definizione c’è, dal suo obiettivo, che invece può essere più o meno raggiunto
IL FAMIGLIARE – CAP 6 – LA TRANSIZIONE DEL DIVORZIO
• Obiettivo della transizione: sapere affrontare la fine del
patto portando in salvo il legame → tenere viva la fiducia
nel valore del legame (se “quel” legame è fallito è comunque
valsa la pena di viverlo e vale la pena nella vita dare cura ed
energia ai legami) e in se stessi come degni di legame
• Non un processo di conservazione ma un vero e proprio
lavoro psichico di ricostruzione e revisione delle vicende del
rapporto di coppia
• Ovvero affrontare la decisione di infrangere il patto
risalendo alle origini del medesimo e alle modalità attraverso
le quali è stato stipulato
FRATTURA
(riconoscimento di delusione e fine)
LEGAME
(ricerca di ciò che il patto ha dato ai partner)
OBIETTIVO DELLA TRANSIZIONE:
PORTARE IN SALVO IL LEGAME
PROCESSO (ITINERARIO) DELLA TRANSIZIONE:
Ritorno all’origine
Riflessione sulla propria storia
familiare e sul patto di coppia
Rilancio del legame
Nel corso del matrimonio la discordia è sostenuta dal bisogno
Nel deprezzamento del patto dichiarato (dovuto
Tipologie di transizioni
di attaccare il legame e dalla ricerca, dolorosa e che diffonde
all’angoscia relativa al legame) si ha la dominanza,
dolore, del legame stesso (si odia il legame e si vive
anche a livello sociale, del registro emozionale e
nell’inferno della sua mancanza). Se uno dei due parner riesce
narcisistico. Basta l’attribuzione all’altro di qualche
PATTO
SEGRETO
a recidere il legame, anche a seguito del divorzio si conferma
difetto o limite, o il sentore della noia incombente,
la strategia dell’attacco al punto debole altrui per
perché il patto salti. Il divorzio viene
salvaguardare se stessi: far provare l’inferno in terra all’altro
conseguentemente vissuto come un annullamento del
Impraticabile
è la strategia comune. Maschi e e femmine
patto, nei confronti dei figli può prendere il
DESOLAZIONE = area dell’anti-patto
ANNULLAMENTO
utilizzano modalità differenti per affermare
sopravvento l’indifferenza generativa
la stessa logica: il legame è maligno, da esso non può venire
che il male e il male va riversato sull’altro. I figli entrano in
deprezzamento
discordia
tale dinamica (spesso utilizzati “contro” il partner) e sono
avviluppati in una relazione desolante.
Patto segreto
praticabile,
Formale
PATTO DICHIARATO
Fragile
patto dichiarato
assunto
La coppia da un lato ha essaurito il suo compito d’origine,
povertà legame
crollo legame
dall’altro non è in grado né di rilanciare il patto, né di
accettare la sua fine. Domina il sentimento del fallimento.
Il senso del valore di sé riceve un grave attacco e
LEGAME
ABBANDONO
l’altro diventa oggetto sia di odio, sia di imploranti
DISPERANTE
richieste perché torni sui suoi passi. I figli vivono in una
Sembrerebbe il tipo di transizione più benigna
Rigido (no evoluzione da “io sposo
condizione di sospensione. Sono facilmente vissuti dai
questo in te” a “io sposo te”)
genitori come partner sostitutivi o come vittime da
= area del pericolo
proteggere, o anche come fonte di pericolo (potrebbero a
loro volta abbandonare e preferire il parner)
Compiti di sviluppo della coppia separata (dalla frattura del patto al rilancio della generatività)
• In quanto ex coniugi: trattare la fine del patto, elaborandola. Impegnarsi nella gestione del conflitto ridefinendo i confini coniugali e familiari
• In quanto genitori: legittimare l’altro, ovvero mettere in atto forme di collaborazione con l’ex coniuge per garantire l’esercizio della funzione genitoriale. Consentire
al figlio l’accesso alle storie di entrambe le famiglie d’origine
• In quanto figli: realizzare un interscambio supportivo con le famiglie d’origine, non appiattirsi in una relazione esclusivamente filiale (regressione)
IL FAMIGLIARE – CAP 7 – LA FAMIGLIA ADOTTIVA (UNA TRANSIZIONE PER LEGITTIMAZIONE)
L’adozione nei secoli ha avuto funzione patrimoniale (diritto di eredità ai figli nati fuori del matrimonio, discendenza). A questa si è venuta affiancando nel XX secolo
una funzione legittimante che garantisce al minore il legame affettivo di appartenenza alla famiglia adottiva → aspetto di “riparazione affettiva” in linea con l’attuale
enfasi del codice materno su quello paterno
Elementi generativi possono coesistere con altri riparativi (ferita narcisistica dell’infecondità), i problemi nascono quando questi ultimi prendono il sopravvento. Occorre
che il “bisogno di un figlio” venga elaborato in “desiderio di un figlio”, che segnala la capacità di accogliere il bisogno del bambino in uno scambio proficuo.
Obiettivo della transizione: costruire il patto adottivo
→ l’adozione trae la sue origine in una “doppia mancanza” ed ha successo nella misura
in cui entrambe queste mancanze sono elaborate e incanalate in un comune patto
generativo
→ reciprocità della “scelta” adottiva (adozione: dal latino optare) che si manifesta
nello “scambio di doni”: i genitori adottivi offrono al bambino una famiglia, il bambino
offre ai genitori la genitorialità e la continuità familiare. Il legame può essere ipotecato
fin dall’inizio se i genitori non colgono la reciprocità dello scambio, e il figlio rimane
imprigionato nella figura del debitore (“indebitamento distruttivo”)
→ equilibrio fra riconoscimento della differenza genetica, di stirpe e costruzione di una
comune appartenenza familiare; rispetto al tema della differenza, centrale per la
costruzione del patto adottivo, vi sono ai due poli opposti i rischi della negazione
(equiparazione del figlio adottivo al figlio biologico, di fatto disconoscimento della sua
identità) e dell’accentuazione (ostacolo all’integrazione del figlio adottivo nella storia
familiare, da differente a diverso, estraneo, fino a poter arrivare all’espulsione)
Coppia coniugale:
Mancanza di paternità e maternità
Bambino in stato di abbandono:
Mancanza di famiglia
DOPPIA
MANCANZA
OBIETTIVO DELLA TRANSIZIONE:
COSTRUIRE IL PATTO ADOTTIVO
Incastro di bisogni di due generazioni
che dà luogo ad un progetto-impegno generativo
PROCESSO (ITINERARIO) DELLA TRANSIZIONE:
Dal riconoscimento della
differenza (genetica, di stirpe)
Alla costruzione della comune
appartenenza familiare
Tipologie di adozioni
1. Patto di riconoscimento e
valorizzazione delle differenze
• l’adozione è entrata a far
parte della storia familiare ed
ha portato ricchezza per tutti
• libertà nell’esplicitare i
sentimenti, positivi e negativi,
ad essa connessi
• accoglienza “corale”
dell’adottato
• adozione vissuta dai genitori
come medium per trasmettere
in avanti ciò che hanno
ricevuto dalle famiglie
d’origine (legame fra i vivi e i
morti)
2. Patto di assimilazione
reciproca
• bisogno di neutralizzare
l’evento adottivo per l’alto
grado di sentimenti negativi
relativi alla differenza
d’origine
• assimilazione del figlio
adottivo al figlio biologico
• buona accoglienza
dell’adottato da parte della
famiglia estesa
• da parte dei genitori, spesso
eccessiva vicinanza emotiva
alle famiglie di origine e
mancanza di una
rielaborazione originale di
quanto da esse ricevuto
3. Patto imperfetto
• mancanza di reciprocità
da parte del figlio
(distanza dal patto di
assimilazione offerto dai
genitori)
• figlio ben accolto dalla
famiglia estesa
• buone modalità di
scambio da parte dei
genitori con le generazioni
precedenti
4. Patto di negazione
• negazione della storia
dell’adozione, da parte sia dei
genitori che del figlio, da
entrambi vissuta come troppo
dolorosa
• cattive relazioni dei genitori
con le famiglie d’origine,
l’adozione stessa può essere una
mossa per marcare la differenza
rispetto a loro
• bisogno della coppia di essere
“totalmente all’origine”, cioè
senza né passato familiare, né
differenze rispetto al figlio da
dover gestire
5. Patto impossibile
• figlio vissuto
sostanzialmetne come un
estraneo, aspetti negativi
del suo comportamento
imputati alle sue origini
• il figlio da parte sua
conferma l’estraneità alle
relazioni familiari
• difficoltà della coppia
genitoriale nel processo di
separazione dalle famiglie
d’origine (dall’estremo della
frattura a quello opposto
del mantenimento di un
legame troppo forte)
Compiti di sviluppo della famiglia adottiva
• Per le generazioni precedenti: sostenere i figli adulti nella transizione adottiva, e accogliere il nipote come continuatore della storia familiare
• Per i genitori: costruire la genitorialità adottiva e legare fra loro le generazioni inserendo nella famiglia un’origine diversa (ruolo cruciale del padre: a differenza che
nella genitorialità biologica, qui è lui che legittima la madre e con essa la coppia); mediare con il sociale sostenendo il figlio nel processo di inserimento sociale
• Per il figlio: costruire la filiazione adottiva e riconoscersi come appartenente alla storia familiare, nella consapevolezza delle diverse origini (occorre che nel tempo
sia in grado di dare una risposta all’interrogativo: “perché mi hanno abbandonato” elaborando i profondi sentimenti negativi associati)
PSI GIURIDICA – CAP. 2 - LA TUTELA DEL MINORE IN CONDIZIONI DI RISCHIO EVOLUTIVO
• Concetto di rischio evolutivo: situazioni in cui il minore può perdere o vivere in modo critico o
carente la possibilità di fare riferimento a figure che lo “proteggano” e guidino di fonte ad aventuali
“ostacoli” o nodi problematici. (cmq duplice accezione di rischio: come problema, ma anche come
opportunità per attribuire nuovi significati all’ambiente ed alle proprie relazioni con esso)
• L’approccio sistemico, che prende in considerazione non tanto il soggetto in sé quanto il soggetto in
relazione, è particolarmente applicabile all’analisi delle condizioni di rischio che si generano rispetto
ai contesti familiari; la visione propugnata è che le condizioni di rischio evolutivo in cui può trovarsi un
minore non dipendano solo dalla presenza in famiglia di specifiche problematiche personali e sociali,
ma anche dalle modalità di funzionamento relazionale della famiglia stessa: soprattutto in periodi
critici per cause vuoi esterne vuoi interne, la rigidità, ovvero scarsa adattabilità, degli schemi
interattivi e percettivi del sistema-famiglia tende a produrre disfunzionalità
• La valutazione delle condizioni di rischio evelutivo in cui può trovarsi il minore deve però tenere
anche conto delle risorse di cui dispone il minore stesso, sia in termini relazionali, sia in termini di
personali capacità di far fronte alle difficoltà (resilienza, ovvero capacità adattivo-evolutiva di andare
oltre le situazioni traumatiche vissute come effetto delle capacità di coping)
• Concetto di interesse del minore: relativamente recente,
parte dalla valorizzazione delle delle risorse e delle
competenze emotivo-cognitive del minore stesso, che vengono
portate in primo piano rispetto agli aspetti “deficitari” o
problematici da lui espressi
• Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo (1989,
recepita in Italia dal 1991) e convenzione europea
sull’esercizio dei diritti dei minori (1996, recepita in Italia dal
2001) stabiliscono il diritto del minore di poter partecipare
attivamente alle scelte che lo riguardano e di essere ascoltato
in modo attivo dagli interlocutori adulti
• Perseguire attivamente l’interesse del minore vuol dire
privilegiare ove possibile la prevenzione, lavorare sul
potenziamento delle risorse piuttosto che sulla semplice
“riparazione” dei deficit, potenziare e interconnettere le
risorse ambientali esistenti
• Affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio - competenza del giudice tutelare (tribunale ordinario)
• cercare di tenere conto della volontà del minore (nuovo diritto di famiglia lo prevede espressamente a partire dal 14° anno d’età)
• scegliere il genitore affidatario nell’interesse del minore, ma aiutare il minore a mantenere ed evolvere il legame anche con l’altro genitore
• può esservi condizione di rischio evolutivo quando la separazione per i due coniugi è dolorosa, conflittuale, ed in particolare se si produce un legame di “invischiamento”
che alimenta la situazione conflittuale e impedisce alla coppia di separarsi realmente (divorzio psicologico non segue le tappe di quello effettivo); tra le principali
difficoltà può esservi proprio quella di non riuscire a scindere i due ruoli di genitore e partner precedentemente condivisi all’interno della coppia
• il minore può essere strumentalizzato all’interno del conflitto e venire coinvolto in un processo di triangolazione che lo costringe a scegliere un genitore rispetto
all’altro → rischio di deterioramento del rapporto con il genitore escluso, di colpevolizzazione del minore e cmq sostanziale inversione di ruolo poiché si ritrova a dover
assumere una posizione “genitorializzata” (è lui che deve dare cura e protezinoe al sistema parentale e non viceversa)
• Allontanamento del minore dal nucleo d’origine – competenza del tribunale dei minorenni
• provvedimento estremo, la nuova legge sul diritto di famiglia stabilisce che in prima istanza la famiglia d’origine in disagiate situazione economiche che non possa
provvedere al mantenimento/educazione dei figli debba essere aiutata → focus sulla prevenzione dello stato di abbandono
• l’affido eterofamiliare può essere disposto dai servizi territoriali qualora vi sia consenso della famiglia (e ascoltato il minore oltre il 12° anno d’età); diventa invece di
competenza del tribunale dei minorenni qualora i servizi territoriali lo richiedano ma la famiglia si opponga
• il minore puù essere affidato a parenti, altra famiglia o persone singole, oppure a una comunità di tipo familiare; in caso di impossinbilità di ricorrere ad un affido di
tipo familiare, con la nuova normativa l’affidamento ad un istituto di assistenza pubblico o privato non può cmq essere disposto per i bambini sotto i 6 anni
• l’affido eterofamiliare è per definizione “a tempo determinato”: suo presupposto e finalità sono il sostegno e “recupero” della famiglia d’origine, che con l’affido non
perde i propri diritti/doveri di accudimento, ma si fa solo affiancare temporaneamente in questi compiti
• persino quando vi siano situazioni di maltrattattamento/abuso del minore (tipiche quando l’affido è giudiziale) l’affido può mantenere carattere transitorio, essendo
revocabile quando le condizioni che lo hanno determinato non sussistono più
• Adozione nazionale e internazionale – competenza del tribunale dei minorenni
• quando sia rilevato lo stato di abbandono viene sancita l’adottabilità del minore, in base al presupposto che egli ha diritto ad essere inserito in un nuovo nucleo
familiare in grado di assolvere le funzioni di natura genitoriale; con la nuova normativa il focus non è piu’ il solo rimediare allo stato di abbandono, e la valutazione della
coppia viene fatta tenendo conto delle esigenze dello specifico bambino e della capacità della coppia stessa di instaurare con lui una relazione efficace; il soggetto
principale dell’iter è il bambino, non la coppia con i suoi bisogni di genitorialità
• la legge prevede che la coppia debba essere sposata e convivente da almeno tre anni (dal 2001 viene anche conteggiata la convivenza prematrimoniale), che il minore
oltre i 12 anni debba dare il proprio assenso, che un’avvocato esperto del diritto di famiglia (se da’ il caso assegnato d’ufficio) tuteli il minore e la famiglia d’origine
• Lo stato d’abbandono può essere di due tipi: coincidente con la nascita del minore (ma i genitori naturali possono riconoscerlo in un secondo momento → periodo di
collocamento provvisorio del minore presso apposite strutture o in affidamento pre-adottivo), oppure sancito dal giudice (maltrattamenti, abusi, ecc)
PROMOZIONE
DELLA SALUTE
Educazione
alla salute
Politiche
Regolamentazione
Organizzazione
FASE 6
IMPLEMENTAZIONE
(action!)
• conversione degli obiettivi del
programma in azioni concrete
• definizione di protocolli e procedure
per l’esecuzione delle strategie,
tecniche e metodi definiti
• messa a punto di un processo o
sistema per garantire
l’implementazione della qualità
• ricorso sistematico a supervisioni,
controlli e correzioni per garantire
l’appropriatezza degli obiettivi e dei
metodi del programma rispetto agli
obiettivi identificati
FASE 4
VALUTAZIONE
EDUCATIVA ED ECOLOGICA
(come si arriva ai cambiamenti auspicati?)
FASE 3
VALUTAZIONE COMPORTAMENTALE
ED AMBIENTALE
(cosa occorre cambiare per risolvere?)
Identificazioni e selezione dei fattori
prioritari che potrebbero facilitare
l’adozione/ abbandono dei comportamenti
desiderati / indesiderati:
• f.predisponenti sono psicologici e
tipicamente intraindividuali (credenze,
atteggiamenti, locus, ecc)
• f.facilitanti sono concreti e tipicamente
ambientali (disponibilità e accessibilità
servizi sociali, ecc)
• f.rinforzanti sono sia psicologici che fisici
che sociali, sia intra che interindividuali
(sostegno sociale, benefici immaginati in
termini di immagine sociale, autostima,
sollievo dal dolore, guadagno economico, ecc
Fattori
predisponenti
Fattori
rinforzanti
Fattori
facilitanti
FASE 7
VALUTAZIONE DI PROCESSO
(stiamo andando come e
dove previsto?)
• analisi delle osservazioni
sul processo (sono le prime
ad essere disponibili)
• individuazione precoce
dei problemi
• aggiustamenti progressivi
• sperimentazione
alternative, metodi nuovi
• analisi sistematica dei legami fra
comportamenti specifici e scopi /
problemi identificati nelle due fasi
precedenti (cioè delle relazioni causali
intercorrenti), selezionandoli per livelli
di importanza e modificabilità
• analisi dell’ambiente fisico e sociale
immediato (es luogo di lavoro, clima,
adeguatezza servizi) che potrebbe
essere legato causalmente al
comportamento a rischio o
direttamente agli esiti relativi alla
qualità della vita
Comportamenti
e stili di vita
(indiv. e collettivi)
DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI
DEL PROGRAMMA
Messa a punto del programma da
implementare tenendo conto:
• delle risorse disponibili vs quelle
necessarie (tempo, persone, costi vivi)
• dei fattori facilitanti e inficianti
l’implementazione del programma che
possono provenire dall’oganizzazione,
dalla sua regolamentazione e dalle sue
politiche
Modello PRECEDE-PROCEED - La prima parte del modello (PRECEDE) si propone di garantire l’appropriatezza del
programma ai bisogni e alle condizioni della popolazione,
mentre la seconda (PROCEED) mira a renderlo disponibile, accessibile, accettabile e giustificabile
DEFINIZIONE FOCUS DEGLI INTERVENTI
EDUCATIVI SPEICFICI
FASE 5
VALUTAZIONE AMMINISTRATIVA
E DELLE POLITICHE
(come e fino a che punto si possono
realizzare gli interventi identificati?)
DEFINIZIONE OBIETTIVI EDUCATIVI, METODI E
MATERIALI PER L’IMPLEMENTAZIONE
DEL PROGRAMMA
PROMOZIONE ED EDUCAZIONE ALLA SALUTE
FASE 2
VALUTAZIONE EPIDEMIOLOGICA
(quali sono i loro problemi di
salute oggettivi?)
• determinare quali sono i problemi
di salute, misurati oggettivamente
applicando gli strumenti
dell’epidemiologia (es indici di
disabilità, prevalenza, morbilità,
incidenza, mortalità, ecc), che
costituiscono la principale minaccia
alla salute e alla qualità della vita
per la popolazione target
FASE 1
VALUTAZIONE SOCIALE
(che problemi le persone
percepiscono di avere?)
• coinvolgere la comunità come
parner attivo
• identificare e valutare valori
e percezioni soggettive rispetto
alla qualità della vita
• dimostrare il legame tra tali
valori e percezioni e
consapevolezza problemi salute
/ motivazione ad affontarli
• valutare capacità e risorse
della comunità
• rendere esplicito il razionale
per la scelta dei problemi
prioritari
Salute
Qualità
della vita
Ambiente
FASE 8
VALUTAZIONE D’IMPATTO
(dove siamo arrivati?)
• misurazione degli effetti immediati del
programma (o di alcuni suoi specifici sottoinsiemi) sui comportamenti, o sui fattori
ambientali, o sui fattori predisponenti /
rinforzanti / facilitanti che ne costituivano
l’obiettivo
FASE 9
VALUTAZIONE DEL RISULTATO
(cosa abbiamo ottenuto?)
• misurazione delle variazioni
intervenute negli indicatori dello stato di
salute o della qualità della vita
identificati come rilevanti all’inizio del
processo
• la possibilità di rilevare cambiamenti
dipende: dalla specificità degli indicatori,
dalla precisione della loro misurazione,
dalla grandezza dell’effetto, dalle
dimensioni della popolazione, dal tempo
(possono essere necessari anni prima di
poter osservare cambiamenti effettivi
nella qualità della vita)

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