CDR e Termovalorizzatori - Dipartimento di Chimica

Report
L’inquinamento atmosferico
La principale fonte di inquinanti atmosferici è costituita dai
processi di combustione che si verificano nei generatori di
vapore delle centrali termoelettriche, negli impianti di
riscaldamento e dai fumi prodotti dagli impianti industriali.
Rifiuti
I rifiuti urbani sono una quantità
sempre crescente,infatti la
media della produzione tra i
paesi dell’U.E. hanno raggiunto
un valore procapite di530
kg/abitante per anno. I rifiuti
pericolosi hanno un andamento
diversificato da paese a paese
anche a causa delle diverse
definizioni di pericolosità
esistenti nei paesi europei . E’
opinione generale che senza
nuove misure politiche la
produzione di rifiuti dell’U.E.
continuerà ad aumentare
raggiungendo un procapite di
640 kg per anno
Il conferimento dei rifiuti in discarica
L’attuale sistema di
gestione dei rifiuti, che
vede nel conferimento in
discarica la modalità di
trattamento dei rifiuti più
frequentemente
adottata,deve essere
cambiato.
Il conferimento in discarica
rappresenta una minaccia
alla salute e al nostro
modo di vivere.
Una soluzione alternativa alla
discarica: “ l’incenerimento”
L’incenerimento risulta essere una soluzione molto
efficace per lo smaltimento dei rifiuti solidi ,
attraverso l’utilizzo di opportune tecniche di
abbattimento degli inquinanti negli effluenti prima
della loro immissione nell’ambiente esterno .
Un inceneritore è costituito
da:
 Sezione di accumulo e
stoccaggio
 Sezione di combustione
 Sezione di postcombustione
 Sezione di
raffreddamento fumi
 Sezione di trattamento
fumi
Impianti di selezione: un particolare
metodo per il recupero dell’RSU
Un tipico impianto di
selezione è costituito da una
serie di macchinari che
consentono una discreta
selezione del materiale
entrante mirata in particolar
modo al recupero della
frazione umida del RSU per
poterne effettuare una
spremitura rilasciando le
sostanze recuperabili con
ulteriori trattamenti. Il residuo
solido della spremitura è
pressoché secco e,insieme
alla frazione secca che esce
dalla fase di combustione ,
verrà inviato al recupero
energetico negli impianti di
termovalorizzazione.
CDR- Pirelli
Il CDR –P si ottiene miscelando
la frazione secca a limitato
potere calorifico, ottenuta dai
rifiuti solidi, con componenti ad
elevato potere calorifico quali
pneumatici fuori uso e plastiche
non clorurate; il risultato è un
vero e proprio combustibile
solido alternativo, ché può
essere utilizzato nei cementifici
o nelle centrali termoelettriche,
sostituendo fino al 40% dei
combustibili fossili (carbone e
petrolio
RSU
Le caratteristiche chimico-fisiche
dei RSU impongono processi di
conversione ad hoc, sia per problemi
tecnologici legati all’elevato tenore di
umidità e inerti o alla corrosione degli
elementi metallici, che per problemi
ambientali concernenti la generazione di
prodotti estremamente tossici. Tali
processi possono seguire due filosofie:
la trasformazione dei RSU in un
combustibile intermedio attraverso
tecnologie di pirolisi e gassificazione, o
il recupero diretto di energia mediante
combustione. Il principale motivo di
interesse dell’applicazione dei processi
di pirolisi e gassificazione ai rifiuti solidi
urbani e ai prodotti derivati è legato alla
possibilità di trasformare materiali a
base organica, disomogenei e difficili da
stoccare, in prodotti con buone proprietà
combustibili, caratteristiche qualitative
costanti e maggior flessibilità di utilizzo.
Vari tipi di forno per la combustione
La tecnologia più diffusa per
recuperare energia dai RSU è il forno a
griglia.
FORNO A GRIGLIA
I rifiuti vengono caricati in una
tramoggia e distribuiti su una griglia,
costituita da elementi mobili (barrotti,
cilindri, etc.) che facilitano la
combustione movimentando il materiale
combustibile. Questa tecnologia è
caratterizzata da una elevata affidabilità
pratica e da una notevole flessibilità,
che ne permette l’applicazione per un
ampio intervallo di potenzialità,
compreso tra le 40 – 50 t g-1 degli
impianti più piccoli e le 800 – 1000 t g-1
degli impianti di maggiori dimensioni. Il
controllo della combustione viene
generalmente effettuato tramite l’analisi
di temperatura, ossigeno e monossido
di carbonio all’uscita dalla camera di
combustione e/o di post – combustione.
FORNI A TAMBURO ROTANTE
sono costituiti da un cilindro
rotante inclinato sull’asse
orizzontale per facilitare
l’avanzamento dei rifiuti.
Sono adatti a rifiuti con poteri
calorifici costanti ed elevati e
caratterizzati da una elevata
flessibilità di utilizzo, che
permette loro di trattare
solidi, fanghi e liquidi, ma
anche da una bassa
efficienza di recupero
termico.
FORNI A LETTO FLUIDO
sono formati da un cilindro
verticale al cui interno un letto
di materiale inerte, costituito
da sabbia e ceneri di
combustione, è mantenuto in
sospensione (fluidizzazione)
da un flusso d’aria
proveniente da una piastra
perforata alla base del
cilindro. Questi forni sono
caratterizzati da un’elevata
efficienza di combustione e
da un basso tenore di
incombusti nelle scorie. Tra
gli aspetti problematici vi è la
necessità di realizzare un
pretrattamento spinto dei
rifiuti al fine di ridurre la
pezzatura e omogeneizzare le
caratteristiche del materiale
da trattare.
Sistemi impiantistici per il recupero
energetico
Per la parte di rifiuto
indifferenziata
residuale che contiene
potere calorifico (CDR)
alla discarica è
preferibile un recupero
energetico (sia di
energia che di calore)
effettuato oggi con i
termovalorizzatori .
Il termovalorizzatore
Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di
rifiuti che aggiunge al trattamento termico degli
stessi la funzione di produzione di energia elettrica
e calore. Con questo sistema si risparmiano delle
risorse energetiche non rinnovabili, ad esempio
metano, petrolio e carbone che oggi vengono
utilizzati per produrre l’80% dell’energia che
consumiamo .
Come funziona un termovalorizzatore!
Nei forni a griglia il materiale
bruciato in caldaia deve
essere precedentemente
trattato in modo da ridurre la
parte umida del rifiuto
originario e togliere eventuali
materiali ferrosi. Il sistema
prevede l’utilizzo di una
griglia che consente una
combustione più completa
possibile, con la possibilità di
variare la quantità d’aria di
combustione in funzione della
pezzatura del materiale da
bruciare.
L’energia termica prodotta dalla
combustione, è trasmessa
attraverso le pareti del forno
all’acqua. Questa si trasforma in
vapore e viene inviata ad una
turbina che la trasforma in energia
meccanica e successivamente
trasformata, tramite un generatore,
in energia elettrica.
L’energia termica prodotta in un
anno è pari a circa 800 milioni
Kwh/anno.
La caldaia in questo tipo d’impianti
è costituita da più camere e
contiene una sezione convettiva per
raffreddare i fumi in modo da
ridurre la temperatura dei gas e
delle ceneri al momento dell’
ingresso nella camera dove avviene
il trattamento dei fumi.
Schema termovalorizzatore
Termovalorizzatore Fusina




Il termovalorizzatore di Fusina è formato da quattro sezioni:
Conferimento rifiuti( essi vengono portati all’interno di biocelle
dentro la quale subiscono un ciclo di trattamento:deumidificazione del materiale , che porta ad una riduzione in
peso del rifiuto di circa il 27 %; - stabilizzazione della frazione
organica in esso contenuta; - igienizzazione ad una temperatura
compresa tra i 50°C e 60°C. )
Forno
Recupero energetico
Depurazione dei fumi
Prodotti della termovalorizzazione:
Ceneri
Scorie
Diossine e furani
Metalli pesanti (cadmio,piombo,mercurio )
Idrocarburi
Gas acidi ( HCl,HF )
Anidridi solforiche ed ossido d’azoto
polveri
Ceneri
Si tratta di un residuo estremamente
pericoloso, dal momento che
contengono rilevanti quantità di
metalli pesanti, come il piombo, lo
zinco ed il cromo, insieme ad una
frazione organica, all’interno della
quale è possibile trovare diossine e
furani. Lo smaltimento e la gestione di
questo materiale presenta dei problemi
particolari, perché gli inquinanti non si
degradano e sono necessari processi
di inertizzazione piuttosto complessi .
Uno di questi si pone come obiettivo
l’utilizzo delle ceneri per la produzione
di fibre tessili vetrose per isolamento.
Scorie
Le scorie di fondo costituiscono
altri materiali, che andrebbero
riutilizzati e invece sono
destinati alla discarica a volte
dopo una deferrizzazione per
recuperare i residui ferrosi. In
Francia è stato avviato da
tempo un programma per il loro
recupero: attualmente, il 70%
delle scorie prodotte viene
inviato ad impianti di
trattamento e maturazione, dove
avvengono le reazioni chimicofisiche che permettono di
ottenere delle scorie adatte al
riutilizzo, principalmente per la
realizzazione di terrapieni,
massicciate ed altre opere
simili.
Diossine
Il termine diossina fa riferimento ad un gruppo di 210 composti
chimici aromatici policlorurati divisi in due famiglie simili per
struttura, e formati da elementi chimici quali carbonio, idrogeno,
ossigeno e cloro. Alcune diossine hanno struttura chimica simile
a quella della policlorodibenzo-diossina (PCDD) mentre altre a
quella del policlorodibenzo-furano (PCDF). Solo alcuni composti
hanno un livello di tossicità rilevante. Sono sostanze inodori,
termostabili, fortemente liposolubili.
LE DIOSSINE E GLI
ALTRI POP SONO
BIOACCUMULABILI
NEGLI ORGANISMI
VIVENTI E QUINDI
HANNO LA CAPACITA’ DI
RISALIRE LA CATENA
ALIMENTARE,
GIUNGENDO FINO
ALL’UOMO.
ESPOSIZIONE ALLE DIOSSINE E AGLI ALTRI POP
…INIZIA DAL CONCEPIMENTO E CONTINUA DURANTE
LA GESTAZIONE E L’ALLATTAMENTO!
Fonti di Diossine:
 COMBUSTIONE DI RIFIUTI
 PRODUZIONE DI METALLI
FERROSI E NON-FERROSI
C
L
O
R
O
X
 PRODUZIONE DI ENERGIA E
CALORE
 TRASPORTO
 COMBUSTIONE INCONTROLLATA
 PRODUZIONE CHIMICA
 SMALTIMENTO/DISCARICA
D
I
X
O
S
S
I
N
E
Effetti sanitari delle diossine
• Effetti neurocomportamentali: ridotta funzione cognitiva,
aumentato comportamento iperattivo, effetti avversi
sull’attenzione, aumentata depressione
• Alterata funzione del sistema immunitario
• Disturbi del sistema nervoso centrale
• Cloracne ed altre alterazioni epidermiche
• Disturbi della funzione epatica e renale
• Alterati livelli degli ormoni: tiroide, testosterone ed estrogeni
• Effetti sul sistema riproduttivo: rapporto dei sessi alterato,
ridotta fertilità
• Difetti alla nascita: ipospadia (malformazione delle vie urinarie
dell’uomo)
• Endometriosi: presenza di tessuto che riveste l’utero in sedi
differenti dalla cavità uterina.
Furani
Recentemente, la US Food and Drug Administration
(FDA) ha pubblicato alcuni dati relativi
alla presenza di furano negli alimenti.
Il furano è stato riscontrato in numerose
derrate alimentari trasformate e riscaldate
in quantità che variano da irrilevanti a 125
microgrammi/kg.
Nell'ambito di esperimenti su animali,
questo composto organico, molto
volatile e insolubile nell'acqua, è all'origine
di tumori, presumibilmente a causa del danneggiamento
del materiale genetico (tossicità genetica).
Pertanto, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul
cancro (IARC) classifica il furano tra gli agenti
potenzialmente cancerogeni per l'uomo.
Resta da chiarire in che modo la sostanza entri nelle
derrate alimentari.
Metalli pesanti
Cadmio:
Mercurio:
I composti del cadmio
sono classificati come
tossici con un possibile
rischio di effetti
irreversibili sulla salute
umana. L'Organizzazione
mondiale della sanità
(OMS) ha stabilito per il
cadmio una dose
settimanale tollerabile di
pari a 7 µg/kg peso
corporeo
Secondo alcune stime
circa l’80% del mercurio
immesso nell’ambiente
deriva da fonti naturali, il
rimanente 20% deriva dalla
combustione di petrolio e
carbone nelle centrali
elettriche, da inceneritori e
da perdite in processi
industriali .
L'OMS ha stabilito una
dose pari a 5g/kg peso
corporeo per il mercurio
dove non più di 3,3g
possono essere mercurio
metilato.
Piombo :
I composti del piombo sono tossici per la salute e per
l'ambiente; le caratteristiche di stabilità chimica e di
persistenza favoriscono la contaminazione di tutti i
comparti ambientali (acque, suolo, vegetali, etc.) e
l'accumulazione nella catena alimentare.
L'assorbimento del Pb, come di qualsiasi altro metallo,
può verificarsi tramite inalazione e ingestione. Il livello
di fondo presente nell'atmosfera è di 5 * 10 -5 µg/m 3 .
La legislazione italiana ha adottato per il Pb dell'aria il
valore limite della CE di 2µg/m 3 come media aritmetica
delle concentrazioni medie delle 24 ore rilevate in 1
anno (DPCM del 28 marzo 1983). La concentrazione
massima ammissibile nell'acqua destinata al consumo
umano è di 50µg/l (DPR n. 236 del 24 maggio 88, DL
152 del 11 maggio 99).
Controllo dei microinquinanti
Nelle emissioni gassose, la maggior parte dei metalli
pesanti, Cd e Pb in particolare, e i composti organici
clorurati di maggior peso molecolare si presentano
localizzati, per adsorbimento o condensazione, sulla
superficie del particolato più fine. Il mercurio e gran parte
dei composti organici a minor peso molecolare sono invece
presenti in fase vapore.
La tecnologia più utilizzata negli impianti di
termodistruzione, si basa sull’utilizzo di additivi adsorbenti,
in particolare si fa riferimento al carbone attivo,
caratterizzato da un ampio spettro di azione e da superiori
capacità adsorbenti.
Notevole interesse suscita anche la conversione catalitica,
che è in grado di degradare chimicamente l’inquinante.
Naturalmente tale tecnologia è attiva solo nei confronti
degli inquinanti organici e non dei metalli.
Microinquinanti
Trattamento
Vantaggi
Svantaggi
Buona efficacia, soprattutto per il mercurio
Efficacia subordinata al trattamento di
depolverazione
Processi a umido
(colonna di
lavaggio)
Effetti memoria per le diossine
Smaltimento reflui liquidi
Carboni attivi
Elevate efficienza
Resultant variability con la
temperature
Basso costo di gemstone
Necessity di stabilization dell plover
residue
Semplicità impiantistica
Conversion
catalytic
Degradazione chimica degli inquinanti e non
semplice trasferimento
Costo di gestione elevato
Simultaneo controllo degli NOx
Costo di installazione elevato
Elevata efficienza
Bassa resistenza e vita media
GLI IDROCARBURI POLICICLICI
AROMATICI E IL BENZO(a)PIRENE (C20H12)
Gli idrocarburi policiclici aromatici
(IPA) costituiscono una grande classe
di composti prodotti durante la
combustione incompleta di materiale
organico e sono sempre presenti in
miscela nell’atmosfera. Sono molecole
stabili e risultano perciò inerti. Tra le
fonti di natura antropica si possono
annoverare gli impianti di produzione
di alluminio, ferro e acciaio, gli
impianti di riscaldamento, gli
inceneritori e il fumo di tabacco. La
concentrazione media di singoli IPA
nelle aree urbane può variare
notevolmente: per il benzopirene ad
esempio sono stati misurati livelli
compresi tra 0.01 a 30 ng/m 3 , mentre
in zone particolarmente inquinate sono
stati misurati valori pari a 15-120 ng/m.
Benzo-pirene
Controllo dei gas acidi
Anche per il controllo degli ossidi di zolfo (SO2) e dei gas
acidi (HCl e HF) sono disponibili processi del tipo a secco
o ad umido. I processi a umido si basano sul trasferimento
in fase liquida delle componenti inquinanti. Ciò si ottiene
ponendo in contatto il gas con opportuni liquidi assorbenti,
in installazioni in grado di ottimizzare il contatto stesso.
I processi a secco si basano sull’iniezione a secco di
particelle alcaline (calce o bicarbonato di sodio) nella
corrente gassosa. La rimozione di SO2 e dei gas acidi
viene ottenuta tramite le reazioni di neutralizzazione che si
sviluppano. La Tabella 3 mostra un sintetico riepilogo delle
caratteristiche dei diversi processi finalizzati alla rimozione
dei gas acidi.
Gas Acidi
Trattamento
S
E
C
C
O
Calce
(iniezione nella
corrente
gassosa)
Vantaggi
Svantaggi
Nessun refluo liquido
Efficienze ridotte rispetto ai sistemi
ad umido
Minor costo del reagente
Richiede maggiori quantità di
reagente
Semplicità impiantistica
Bicarbonato di
sodio (iniezione
nella corrente
gassosa)
Nessun refluo liquido
Prestazioni inferiori ai sistemi ad
umido
Efficienze paragonabili ai sistemi
ad umido
Maggior costo del reagente
Richiede minori quantità di
reagente
Minor produzione residui
Semplicità impiantistica
U
M
I
D
O
Acqua
+
Soda
(colonna di
lavaggio)
Elevata efficienza
Maggiori costi di gestione rispetto ai
sistemi a secco
Basso consumo reattivi (soda)
Presenza di reflui liquidi da smaltire
Tecnologia ampiamente
consolidata
Effetto memoria delle diossine
Controllo degli ossidi di azoto
I processi disponibili per la rimozione degli NOx fanno
riferimento a tecnologie di riduzione non catalitica (SNCR)
o catalitica (SCR). L’SNCR riduce gli NOx ad azoto
molecolare (N2) e H2O tramite l’iniezione di ammoniaca o
urea nella parte superiore della camera di combustione o
in una posizione termicamente favorevole a valle. L’SCR,
che rappresenta la migliore tecnologia disponibile per la
riduzione degli NOx, comporta l’iniezione di ammoniaca nel
gas di combustione a monte di un letto catalitico. In Tabella
2 si riportano brevemente le caratteristiche dei due
processi.
NOx
Trattamento
SNCR
(iniezione nella camera di
combustione o a valle di essa di
ammoniaca o urea)
SCR (iniezione di ammoniaca a
monte di un letto catalitico)
Vantaggi
Svantaggi
Minor complessità impiantistica
Ridotta efficienza (< 70%)
Minor costo di installazione
Elevato consumo di reagente
Minor costo di gestione
Maggiori fughe di NH3
Elevata efficienza ( > 90%)
Maggior complessità impiantistica
Efficace anche per altri inquinanti
Necessità di preriscaldamento
fumi in ingresso
Ridotto consumo di reagente
Maggior costo di installazione
Maggior costo di gestione
Controllo del particolato
Le operazioni di depolverazione rientrano in due diverse
tipologie di processo: a secco e ad umido. Nei processi
a secco si fa ricorso essenzialmente a precipitatori
elettrostatici (PES) e a filtri a manica. Nei primi le
particelle vengono introdotte in un campo elettrostatico
che, una volta caricate, le devia verso una parete di
raccolta. I filtri a manica sono borse cilindriche in
tessuto (Goretex (R), Teflon,..) racchiuse in una struttura
metallica entro cui viene immesso il flusso da trattare.
Nei processi a umido le particelle vengono raccolte
ponendo a contatto il flusso da trattare con una
superficie umida, tipicamente costituita da gocce
d’acqua, che le separa dal gas. La tabella seguente
mostra le caratteristiche dei diversi trattamenti.
Polveri
Trattamento
Vantaggi
Svantaggi
Elevata resistenza
efficienza di rimozione < 99,0 %
Ridotti costi di gestione
Efficacia ridotta per particelle con
bassa o alta resistività
PES
Limitata perdita di carico
S
E
C
C
O
efficienza di rimozione > 99,0 %
Ridotta resistenza
Favorisce i processi di rimozione dei
microinquinanti
Maggiore perdita di carico
Filtro a
maniche
Rischio di infiammabilità
Maggiori costi di gestione
Elevata resistenza
U
M
I
D
O
Scrubber
Venturi
Perdite di carico elevate
Presenza di spurghi liquidi da smaltire
Efficienze inferiori ai sistemi a secco
Agenti biologici presenti nel
particolato
Il processo di manipolazione dei rifiuti negli impianti di
produzione del CDR determina quindi, la dispersione di
particolato atmosferico nell’ambiente di lavoro, al quale
si associa una grande varietà di agenti biologici
(bioaerosol).
Studi e ricerche effettuati in impianti per il trattamento e
la manipolazione di rifiuti solidi urbani hanno dimostrato
la presenza di carica batterica totale > 20.000 UFC/m3 ,
concentrazione di batteri Gram-negativi > 6.000 UFC/m3
e concentrazione di funghi > 10.000 UFC/m3 . Per dare
invece un’ indicazione delle possibili concentrazioni di
agenti microbiologici nell’aria di impianti di trattamento di
rifiuti (affini per problematica ,a quelli di manipolazione
del CDR ), la tabella sintetizza i risultati di una serie di
lavori relativi alla contaminazione microbiologica dell’aria
rivelata nell’ambiente di lavoro all’interno e all’esterno di
strutture destinate a questo tipo di attività .
Per fornire un’idea delle possibili relazioni tra l’esposizione a
range diversi di concentrazione di agenti microbiologici in aria ed
effetti sulla salute umana ,nella tabella sono riportati i risultati di
un’ampia ricerca bibliografica relativa ai problemi sanitari ed alle
loro possibili cause, che possono insorgere nel personale di
impianti per lo smistamento ed il riciclaggio di rifiuti domestici.
Controllo e misurazione delle
emissioni
Per misurare quindi le
emissioni,in generale, fino
a qualche anno fa venivano
installati sistemi di
misurazione in continuo
( per monitorare una serie
di inquinanti nello stesso
momento, utilizzando la
stessa piattaforma di
registrazione ed
elaborazione dei dati), ma
grazie agli ultimi sviluppi in
fatto di sensori è adesso
possibile effettuare più
misurazioni con lo stesso
hardware, riducendo
quindi i costi sia di
installazione che di
gestione del sistema.
Le tecnologie utilizzate normalmente sono:
- la spettroscopia infrarossa non dispersiva, utilizzata
per il monitoraggio dell’anidride carbonica
- la chemilumiscenza, utilizzata per il monitoraggio
per basse concentrazioni di ossidi di azoto
- la gascromatografia con rivelatori a ionizzazione di
fiamma (FID) per la misura degli idrocarburi
incombusti
- la suscettibilità paramagnetica, utilizzata per la
rivelazione dell’ossigeno
 - la spettroscopia ultravioletta, utilizzata per biossido
di azoto e ossidi di azoto
Con l’evoluzione delle tecnologie di depurazione e
combustione dei fumi, però i termovalorizzatori di
nuova generazione producono, delle emissioni
meno nocive e quindi anche le ricadute nelle zone
circostanti all’impianto sono minori rispetto alla
qualità dell’ambiente, dell’aria e del suolo.
Linee e direttive sui termovalorizzatori
 Non si propone di incenerire il rifiuto tal quale.
 Limiti restrittivi alle emissioni e definizioni delle classi di
inquinanti in termini di tossicità equivalente.
 Recupero energetico e migliore utilizzo delle diverse
tipologie di rifiuti avviati ad incenerimento, grazie anche alla
raccolta differenziata.
 Controllo in continuo delle emissioni e dei parametri di
funzionamento.
 La collocazione di un impianto, fatte salve tutte le verifiche
di impatto ambientale tra più siti, dovrebbe tenere conto
della possibilità primaria di utilizzazione in zona dell’energia
termoprodotta.
 Ricerca della migliore resa ambientale secondo lo spirito
della direttiva 96/61 CEE del 1996 sulla prevenzione e
riduzione integrata dell’inquinamento.
PRO E CONTRO IL TERMOVALORIZZATORE
 Chi è contrario alla costruzione del termodistruttore
afferma che è pericoloso perché i fumi contengono veleni
quali: diossine, furani, metalli pesanti (cadmio, piombo,
arsenico, cromo, ecc..) e idrocarburi . Che se impianto
funzionasse male, potrebbero uscire emissioni velenose
che provocano cancro, malformazioni e cloracne.
 Gli ambientalisti del WWF non sono d'accordo di costruire
ora il termodistruttore perché si può perdere l'abitudine di
fare la raccolta differenziata, infatti c'è il rischio che buttino
tutto nel forno a bruciare.
 Altro argomento di chi è contrario è che le ceneri prodotte
da questo impianto sono nocive perché vanno a finire nelle
discariche.
 Quelli a favore dicono che il termodistruttore produce
energia elettrica che potrebbe essere distribuita alle case
circostanti;
che in futuro il calore proveniente dall'impianto potrebbe
essere utilizzato per riscaldare.

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