XI^ settimana

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L’equilibrio della gestione
 Equilibrio reddituale: il valore della produzione deve
essere in grado di remunerare tutti i fattori produttivi
impiegati, compreso il capitale (struttura
costi/ricavi);
 Equilibrio finanziario: mantenere con continuità
l’equilibrio tra i flussi di cassa in entrata ed in uscita;
l’importanza è tanto maggiore tanto più rilevante è
l’attività di trasformazione delle scadenze;
 Equilibrio patrimoniale: mantenere con continuità
un’eccedenza dell’attivo rispetto al passivo, cioè un
capitale netto positivo e commisurato ai rischi assunti
(oggetto di regolamentazione e vigilanza).
Interdipendenza
La misurazione della redditività
 Il ROE (risultato netto/capitale netto) rappresenta il
più semplice indicatore dell’equilibrio reddituale, ma
è una misura contabile (determinata con i criteri
utilizzati per la stesura del bilancio); per tali ragioni
presenta alcuni limiti:
 Poco utilizzato dall’azionista che utilizza i dividendi;
 Non può essere confrontato con il rendimento di
investimenti alternativi (es. valori mobiliari);
 I dati contenuti nei bilanci sono influenzati da norme
civilistiche, fiscali e da procedure contabili;
 Le rilevazioni di esercizio possono talvolta riflettere
fenomeni congiunturali.
 Modelli di economicità specifici per ogni
intermediario (margine di interesse, da commissione,
da plusvalenze, assicurativo).
Il margine reddituale della banca
 Margine di interesse: ricavi interessi attivi – costi
interessi passivi (valore lordo dell’intermediazione
creditizia, non è rettificato per il rischio);
 Margine da commissioni: ricavi netti da servizi (la
banca sostiene anche delle commissione passive ad
esempio nella negoziazione di valori mobiliari);
 Margine da plusvalenze: risultato netto dell’attività di
negoziazione e utile (o perdita) da cessione o
riacquisto di crediti e di altre attività e passività
finanziarie (derivante sia dalla negoziazione di valori
mobiliari sia per la cessione di crediti, es.
cartolarizzazione).
…segue
 Margine di interesse +/- margine da commissione




= margine di intermediazione di primo livello
Margine di intermediazione di primo livello +/margine da plusvalenze = margine di
intermediazione totale
Margine di intermediazione totale +/- rettifiche e
riprese di valore su crediti e altre attività
finanziarie = risultato della gestione finanziaria
Risultato della gestione finanziaria +/- costi
operativi = risultato lordo
Risultato lordo +/- imposte = risultato netto
L’equilibrio finanziario della banca
 La banca deve conseguire una sequenza di saldi di
flussi finanziari costantemente positivi (capacità di
far fronte agli impieghi di pagamento), ma non
eccessivi (impiego inefficiente delle risorse);
 I flussi finanziari non sempre producono
contropartite monetarie (es. pagamento degli
interessi attivi avviene per accredito su conto e genera
un aumento delle passività non corrispondente ad
un’entrata di cassa);
 L’equilibrio finanziario fornisce una valutazione expost sulle capacità della banca di creare le condizioni
ottimali per mantenere un equilibrio dei flussi, deve
essere accompagnato anche da tecniche previsionali
(tengono conto anche dei comportamenti della
clientela).
La misurazione prospettica
 Stato patrimoniale riclassificato per grado di
liquidità: Attività monetizzabili: moneta legale,
credito verso banche, prestiti in scadenza, presti a
scadenza indeterminata, titoli non impegnati,
Passività volatili: debiti verso banche, depositi in
scadenza depositi a vista di clientela; il saldo
rappresenta la disponibilità di liquidità disponibile;
 Rilevazione dei flussi di cassa ordinati secondo una
scalettatura temporale predefinita e crescente:
distinzione fondamentale tra attività e passività con
scadenza contrattuale o con scadenza a vista;
 Metodi ibridi
Le riserve di liquidità
 La banca deve mantenere una scorta di moneta legale
(o di attività immediatamente e certamente
convertibili in moneta) per far fronte alle situazioni
temporanee di eccedenza delle uscite di cassa;
 L’ammontare delle riserve obbligatorie è stabilita
dalla Banca Centrale Europea (in percentuale rispetto
alla dimensione e composizione delle passività), le
riserve obbligatorie possono essere mobilitate a certe
condizioni; l’ammontare delle riserve libere dipende
dai metodi di previsione dell’equilibrio finanziario
(riserve di prima e di seconda linea a seconda del loro
grado di liquidità).
Liquidità e solvibilità
 Liquidità: capacità della banca di far fronte
continuamente e tempestivamente alle
obbligazione assunte verso i suoi creditori:
 Lato del passivo: depositanti (senza scadenza),
titolari di derivati (esempio opzioni put vendute dalla
banca);
 Lato dell’attivo: contratti di apertura di credito (di
solito c’è la possibilità di revoca incondizionata).
 Solvibilità: il bilancio della banca deve evidenziare
che il valore complessivo delle attività possedute sia
superiore a quello delle passività (patrimonio netto
contabile positivo).
I rischi caratteristici della banca
 Rischio di insolvenza della controparte: la parte
obbligata a fornire una certa controprestazione si
rivela insolvente cioè non disposta o non capace di
adempiere;
 Rischio di mercato: possibilità che le variazioni dei
prezzi di mercato influenzino il risultato reddituale;
 Rischio operativo: possibilità che l’organizzazione
aziendale presenti disfunzionalità e determini o
subisca dei danni;
 Rischio di variazione del livello generale dei prezzi:
possibilità che l’inflazione influenzi la redditività
della gestione.
Il rischio di credito
Il rischio di credito fa parte dei rischi di insolvenza; il
cliente finanziato alle scadenze previste si rivela
insolvente in misura totale o parziale. Lo stato di
insolvenza non consente di valutare immediatamente
la perdita effettiva poiché prima devono essere svolte
le attività di recupero credito o di realizzo delle
eventuali garanzie. La perdita definitiva può essere
determinata solo in tempi non brevi. Al fine di
prevenire il più possibile il rischio di credito gli
intermediari attuano una specifica politica dei
prestiti che determina sia la dimensione che la
composizione del portafoglio prestiti. Per il controllo
sono rilevanti quattro profili:
 Tasso di sviluppo dei prestiti in essere: si definisce una
soglia massima di accettazione del rischio per ciascuna
posizione di affidamento; se la politica di sviluppo del
portafoglio prestiti prevede tassi di crescita aggressivi è
inevitabile avvicinarsi molto alla soglia stabilita.
 Composizione del portafoglio prestiti: diversificare le
diverse posizioni di affidamento in funzione ad esempio del
settore di appartenenza, della localizzazione geografica e
anche delle forme tecnico-contrattuali.
 Metodi di valutazione e selezione dei singoli affidamenti:
l’attenzione va concentrata soprattutto sulle valutazione
svolte prima della concessione degli affidamenti e non nei
casi di revoca. L’obiettivo è migliorare l’efficienza allocativa
ex-ante.
 Determinazione del prezzo del credito: il prezzo applicato
al credito deve remunerare dia le risorse finanziarie
impiegate, sia i costi operativi, sia il rischio di perdita
implicito nella concessione del credito.
Il processo di concessione del credito
 Ricerca di nuovi clienti richiedenti;
 Raccolta e analisi delle informazioni;
 Valutazione dei risultati delle analisi;
 Attribuzione al cliente della relativa classe di rischio;
 Selezione delle richieste sulla base dei criteri stabiliti;
 Definizione dei profili tecnici e contrattuali del
finanziamento;
 Determinazione del prezzo e contrattualizzazione;
 Concessione e utilizzo;
 Monitoraggio (rinegoziazione, revoca/recupero).
Il rischio di regolamento
 Si configura come rischio di insolvenza della
controparte obbligata a consegnare una certa
somma di denaro in contropartita di determinati
strumenti finanziari;
 Nel caso di contestualità tra prestazione e
controprestazione il rischi di regolamento è
limitato, è maggiore nel caso di contratto a
termine;
 Nella maggior parte dei casi la contestualità è
impossibile, anche per motivi tecnici; il rischio di
regolamento è a carico della parte che per prima
ha dato corso alla prestazione.
I rischi di mercato
 Rischio che le variazioni dei prezzi nei mercati
finanziari influenzino il risultato reddituale,
tipicamente: tasso di interesse, tasso di cambio,
prezzi dei valori mobiliari o altre attività negoziabili;
 Riguardano tutti gli intermediari, sia creditizi che
mobiliari;
 La composizione del portafoglio di attività
dell’intermediario può determinare una
compensazione tra i rischi di mercato;
 L’evoluzione dinamica del portafoglio di attività
dell’intermediario ricerca una minimizzazione del
rischio di mercato complessivo (tecniche di risk
management).
Il rischio di interesse
 Le variazione dei tassi si interesse influenzano sia
l’attività creditizia, che il prezzo delle
obbligazioni e degli altri titoli di debito;
 Il rischio di interesse dipende da :
 Esistenza di un disallineamento tra le scadenze
delle attività e delle passività;
 Esistenza di attività e passività con tassi rivedibili
prima della scadenza;
 Per misurare l’esposizione al rischio di tasso
bisogna analizzare le condizioni contrattuali che
regolano la rinegoziabilità dei tassi degli impegni
e della raccolta in essere (riclassificazione di
bilancio che tiene conto di questa caratteristica).
Il rischio di cambio
 L’esposizione al rischio di cambio deriva




dall’operatività in moneta diversa da quella nazionale;
Bisogna analizzare la posizione netta in cambi, cioè la
differenza tra attività e passività in valuta;
Le plusvalenze/minusvalenze realizzate sulle
posizioni in valuta sono potenziali e non realizzate:
solo l’estinzione e conversione in euro determina i
guadagni/perdite;
Contribuiscono alla definizione della posizione netta
anche gli strumenti di impegno (swap, future);
Le attività e passività in valuta possono essere
fruttifere di interessi quindi la gestione del rischio di
cambio si combina con quella del rischio di interesse.
Il rischio di prezzo
 L’attività di negoziazione in proprio di valori mobiliari
produce profitti o perdite a seconda dell’andamento del
prezzo di vendita rispetto a quello di acquisto;
 La posizione netta, relativa ad uno specifico titolo, si
calcola come somma tra:
 Valore complessivo dell’investimento nel titolo;
 Valore totale degli impegni a ricevere il medesimo titolo;
 Meno il valore totale degli impegni a consegnare il medesimo
titolo;
 Le variazione dei prezzi possono essere dovute a
mutamenti generali delle condizioni di mercato o a
circostanze particolari riguardanti il singolo emittente.
Il rischio operativo
 Non è un rischio caratteristico dell’intermediazione
finanziaria, ma si manifesta per tutte le imprese;
 Il rischio operativo può derivare da:
 Profili interni all’organizzazione aziendale
(inadeguatezza procedure, delle risorse umane, dei
sistemi informatici);
 Responsabilità aziendale verso i clienti (performance
dei servizi e prodotti offerti, frodi a carico dei clienti);
 Rischio reputazionale;
 Eventi esogeni che mettono a repentaglio il
funzionamento dell’azienda (frodi informatiche, eventi
catastrofici).
Il rischio di inflazione
 Rischio di variazione del livello generale dei prezzi: la
stessa quantità di moneta consente di comprare, in
periodi successivi, quantità minori di beni e servizi;
 I crediti ed i debiti nominali subiscono, a scadenza, la
svalutazione del potere di acquisto della moneta in
caso di inflazione;
 L’esposizione dell’intermediario dipende dalla
differenza tra attività fruttifere di interessi e passività
onerose di interessi; di norma tale differenza e
positiva quindi diventa cruciale che il tasso di
interesse attivo sia superiore del tasso di inflazione.
La gestione del rischio di interesse
 Le tecniche di gestione del rischio di interesse da
parte della Banca fanno parte dell’area dell’Asset and
Liability Management (ALM);
 La più diffusa è la Gap Analysis: individua il
differenziale (gap) tra attività e passività sensibili al
tasso di interesse;
 La banca può decidere di adeguare il gap in base ad un
predefinito livello di esposizione al rischio;
 Limiti: misura la sensibilità del margine di interesse
al rischio, ma non considera l’impatto patrimoniale
della variazione dei tassi (ci sono titoli a cedola fissa il
cui corso risente dell’andamento dei tassi);
…segue
 Una tecnica alternativa è il duration gap: la
variabile controllata è il valore di mercato del
patrimonio della banca espresso come differenza
tra i valori di mercato dell’attivo e del passivo;
 Il gap in questo caso è la differenza in termini di
durata temporale tra le poste dell’attivo e del
passivo dello stato patrimoniale.
 Calcolato il duration gap è possibile evidenziare e
prevedere l’effetto sul patrimonio della banca di
una variazione dei tassi di interesse.
Il Risk Management
 Le banche percepiscono l’importanza del capitale,
non solo come garanzia, ma come risorsa che
condiziona lo sviluppo dell’attività; aumenta la
complessità delle tecniche di valutazione dei
rischi; nasce la necessità di strumenti di sintesi in
gradi di misurare l’esposizione complessiva.
 Nasce il metodo del Value at risk (VAR): il VAR di
un’attività è definito su un dato orizzonte
temporale come la perdita massima di valore
dell’attività che non sarà ecceduta con un certo
livello di confidenza. (es. titolo con Var
giornaliero di 10.000 euro e confidenza 95%)
Il calcolo del VAR
 Ipotesi di basa: le variazioni percentuali dei fattori di
mercato (tassi, corsi azionari,…) seguono una
distribuzione normale, l’analisi delle serie storiche
consente quindi di stimare i parametri di tale
distribuzione e quindi il valore del VAR;
 I VAR delle singole posizioni devono essere aggregati
in un VAR complessivo di portafoglio (bisogna non
sommare i valori, ma tenere conto delle correlazione
tra i diversi elementi del mercato).
 Limiti: nasce per le attività di negoziazione,
difficilmente applicabile in altri ambiti; non dà
informazioni sulle perdite che eccedono il VAR al di
fuori dell’intervallo di confidenza.
Gli indicatori di redditività corretta
per il rischio
 RAROC (Risk-Adjusted Return on Capital): la




correzione riguarda il reddito;
RORAC (Return on Risk-Adjusted Capital): la
correzione riguarda il capitale allocato;
RARORAC (Risk-Adjusted Return on Risk-Adjusted
Capital): la correzione riguarda sia il reddito che il
capitale impiegato;
Eterogeneità di calcolo dovuta alle diverse tecniche di
correzione per il rischio utilizzate.
Necessità di un sistema informativo capillare e
articolato e risorse umane con competenze specifiche,
applicazione di un’ottica di portafoglio (interazione
tra i vari strumenti).
La cartolarizzazione
 E’ una tecnica finanziaria, che da origine ad uno
strumento finanziario complesso, progettata per
trasformare strumenti finanziari non trasferibili
in strumenti finanziari trasferibili; si compone
dei seguenti elementi:
 Individuazione di pool di strumenti finanziari non
trasferibili omogenei (ad es. per forma tecnica o per
stato di solvibilità);
 Il proprietario, detto originator, ne effettua la
cessione pro soluto per un dato prezzo (stima del
valore attuale dei crediti) ad una società veicolo
(SPV);
…segue
 a fronte dell’acquisto la SVP emette titoli
obbligazionari (Asset Backed Securities) che sono
collocate sul mercato mobiliare, l’entrato
corrispettiva copre il pagamento del prezzo di
acquisto del pacchetto di strumenti.
NB: il rischio viene trasferito agli acquirenti delle
ABS.
Gli effetti positivi della cartolarizzazione sono:
 Opportunità di smobilizzo di attività non liquide;
 Contributo al processo di diversificazione degli
strumenti finanziari.

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