La donna di Sofia Suardi e Sara Loda della 3D

Report
LA
LA DONNA
DONNA
Sara Loda e Sofia Suardi 3^D
A.S 2013/2014
La festa della donna
Le origini della festa dell’8 marzo risalgono al
lontano 1908, quando, pochi giorni prima di
questa data, a New York, le operaie dell’industria
tessile ‘Cotton’ scioperarono per protestare contro
le terribili condizioni in cui erano costrette a
lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni,
finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò
tutte le porte della fabbrica per impedire alle
operaie di uscire. Allo stabilimento venne
appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere
vennero arse dalle fiamme. Successivamente
questa data venne proposta come giornata di lotta
internazionale a favore delle donne da Rosa
Luxemburg, proprio in ricordo di questa tragedia.
Purtroppo oggi la festa è solo per fini commerciali
ma è nata proprio in onore delle donne che ancora
oggi subiscono dei soprusi.
Il simbolo della festa delle donne è la mimosa.
La donna nel passato
Uno dei fenomeni più significativi del XX secolo è stato l’emancipazione femminile. Le donne
furono considerate sottomesse al maschio (sfruttamento delle donne).
La maggior parte delle società umane aveva modellato le proprie istituzioni, sulle esigenze
degli uomini.
Con la fine dell’Ottocento la situazione cominciò a cambiare.
La parità politica con l’uomo non significò per la donna la conquista di una parità sociale,
perché nei primi decenni del Novecento non avevano ancora la possibilità di accedere alle
carriere più qualificanti, di studiare all’università o dirigere imprese e affari.
Nonostante la crescita della loro partecipazione politica, la maggior parte delle donne
rimaneva ancora legata al ruolo di madre e moglie.
La donna nella politica
Alla fine del XIII secolo le donne europee non godevano
dei diritti civili né politici , concessi solo a fasce ristrette
della popolazione.
Il messaggio di libertà e di uguaglianza della Rivoluzione
Francese introdusse la questione dell’estensione del
diritto di voto alle donne (suffragette).
Il termine SUFFRAGIO FEMMINILE indica un movimento
di riforma economico e politico avente come obbiettivo
quello di estendere il diritto di voto alle donne.
La Nuova Zelanda fu il primo stato a riconoscere il
diritto di voto.
La prima donna ad entrare in politica fu Margaret
Thatcher.
I diritti della donna
Il cammino verso il riconoscimento dei propri diritti è
stato particolarmente lungo e difficile per le donne
,perché per secoli sono state considerate diverse e
inferiori all’uomo.
Oggi nella costituzione e in molte leggi viene affermato il
diritto di parità tra uomo e donna.
Ma nonostante ciò,in alcune parti del mondo questo
diritto non è presente.
Spesso,ancora oggi, le donne sono soggette a
discriminazioni e violenze.
Il ruolo della donna nello sport
La storia dello sport tuttavia è stata a lungo caratterizzata da una netta
predominanza maschile e il campo delle attività sportive è
tutt’oggi,segnato da profonde differenze di genere:gli uomini partecipano
più delle donne alla pratica sportiva e al contempo,gli sport maschili sono
i più rilevanti sia economicamente che culturalmente.
Nell’antichità non era quindi inusuale trovare figure femminili dedite alla
pratica sportiva.
La donna partecipa alle olimpiadi,dal 1900.
Sfruttamento delle donne
In ogni tempo,le donne hanno portato il loro contributo al mantenimento della
famiglia,sia nei campi che nella città.
Ma è nel XIX secolo,con l’industrializzazione dell’Europa e dell’America del Nord
che esse entrarono in massa nel mercato del lavoro.
E’ per prima l’industria tessile inglese a richiedere un massiccio impiego di
manodopera femminile,suddivisa prima in piccoli laboratori artigianali e
successivamente in stabilimenti industriali.
Vittime dello sfruttamento,sottomesse al proprio padrone,le lavoratrici vivono
nell’angoscia del domani,guadagnando a malapena quanto basta per sopravvivere.
La donna nel
passato
Il ruolo della donna in famiglia
Fino a non molto tempo fa la famiglia era totalmente diversa da come appare oggi, c’era una rigida separazione
dei ruoli tra marito e moglie, il marito si rivolgeva alla moglie con il “tu” e lei doveva rispondere dandogli del
“lei”. Il potere era nelle mani del “padre padrone” che decideva su tutto. La condizione della donna nella vita
famigliare gli assegnava il ruolo “tradizionale” di essere per natura destinata alla procreazione e alla vita
domestica, occupandosi della casa e dell’educazione dei figli, non era certo semplice, anche perché si trattava di
famiglie numerose, ci si alzava alla mattina all’alba e fino a sera si lavorava senza mai fermarsi un attimo.
Con i movimenti di emancipazione femminile portano indubbiamente nella famiglie numerosi cambiamenti e alla
crisi del modello “patriarcale”. C’è una maggiore libertà nell’espressione di idee all’interno della famiglia e della
coppia, la donna comincia a farsi riconoscere il diritto di essere una lavoratrice e quindi a potersi svincolare dal
potere dell’uomo “padre o marito”, conquista la sua libertà e indipendenza economica. Asse portante della
famiglia, brava a gestire casa e lavoro, eppure oggi se ancora ben lontani dalla rivendicazione di quei diritti di
uguaglianza e parità. Una cultura maschilista tendente a svalutare la donna e le sue competenze fa si che essa
occupi un ruolo solo in apparenza paritario. Una posizione sociale inferiore, è più facile che scattino soprusi e
maltrattamenti e molto frequente tra le mura domestiche è il femminicidio.
Mimosa
La mimosa è stata adottata come fiore simbolo della festa della donna dalle femministe
italiane. Era il 1946 quando l’UDI (Unione donne italiane) stava preparando il primo ‘8
marzo’ del dopoguerra. Si cercava un fiore che potesse contraddistinguere e
simboleggiare la giornata. E furono le donne italiane a trovare nelle palline morbide e
accese che costituiscono la profumata mimosa il simbolo della festa delle donne. In più
questi fiori hanno il grande vantaggio di fiorire proprio nel periodo della festa e di non
essere troppo costosi.
La festa della
donna
Suffragette
Con il termine SUFFRAGETTE si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per
ottenere il diritto di voto per le donne. In seguito la parola “Suffragetta” ha finito per indicare, la donna che
lotta per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte con il termine
FEMMINISTA .
Il movimento delle suffragette, nasce come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile che
nacque nel Regno Unito nel 1872. E’ da questa data che si può parlare di suffragette perché solo allora ebbe
vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò nel 1897 alla
formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women’s suffrage) . La
fondatrice Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli in
quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo.
I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si
protrasse fino al 1903. Inoltre le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi alle ringhiere,
incendiando cassette postali, rompendo finestre e cosi via. Infatti una suffragetta, Emily Davison, morì in uno di
questi scontri.
La donna
nella
politica
Margaret Thatcher
Margaret Thatcher, è per molti un mito, per tanti un esempio, per altri un odiosa
esperienza, ma per tutti è la Lady di Ferro, è stata la prima donna Primo
Ministro in Inghilterra e, ed è il Primo Ministro che ha vinto ben tre elezioni
consecutive (1979-1983-1987) fu inoltre leader del partito conservatore inglese.
Nata nel 1925 a Grantham, si laureò in chimica presso il Somerville College
dell’università di Oxford, fin dall’università si occupò di politica diventando
presidente di un’associazione studentesca conservatrice. Per seguire i suoi impegni
politici si trasferì a Dartford nel Kent dove partecipò alle elezione del 1950
senza riuscire a sconfiggere il candidato laburista, ma conquistando comunque
molti consensi. Nel 1951 si sposò e nel 1953 ebbe due figli gemelli (Mark e
Carol), nello stesso anno completò gli studi e divenne avvocato fiscalista di
professione. Tra la Thatcher e la famiglia reale non correva buon sangue, la
regina Elisabetta II una volta si lasciò scappare un sarcastico “la detesto
cordialmente”, mentre suo marito il principe Filippo la definì “la figlia del
droghiere” alludendo alle sue umili origini. Anche con il Pontefice i rapporti non
furono mai idilliaci, infatti nel 1981 la Thatcher proibì a Giovanni Paolo II di
tenere un discorso nel parlamento britannico, in quanto la chiesa ufficiale del
Regno Unito non aveva come capo il Papa. Nel 1983 sull’onda del successo vinse
per la seconda volta le elezioni, nel 1984 l’IRA (Irish Repubblican Army)
movimento dell’Irlanda del Nord fa esplodere una bomba nel Grand Hotel di
Brighton in Inghilterra in cui è in corso il congresso del Partito Conservatore,
l’attentato che costa la vita a cinque persone manca il suo obbiettivo Margaret
Thatcher, la quale a poche ore del drammatico evento mostra tutta la sua grinta
e prende la parola allo stesso congresso. Nel 1940 le fu dato il titolo nobiliare di
Baronessa di Kesteven. Muore l’8 aprile del 2013 all’età di 87 anni a causa di un
ictus.
La donna
nella politica
Olimpiadi
Alle olimpiadi Greche le donne non potevano partecipare, ma potevano
farlo solo gli uomini. Il Movimento Olimpico moderno, nato alla fine del
XIX secolo, considera lo sport un’attività aperta a tutti. Ciononostante
De Coubertin, il barone francese principale artefice del movimento, si
opponeva all’agonismo femminile, certamente per l’influsso della società
del suo tempo, ma anche per l’adesione incondizionata all’ideale olimpico
greco. De Coubertin sosteneva che la differente fisiologia della donna e
il diverso ruolo nella società la rendevano inadatta all’attività sportiva.
Nonostante i pregiudizi, però, le donne riuscirono a partecipare già alla
seconda Olimpiade, celebrata a Parigi nel 1900, anche se in modo non
ufficiale, in gare di tennis, vela e golf. Nel 1908 a Londra
parteciparono 36 donne su un totale di 2008 atleti, sempre in modo non
ufficiale, in gare di tiro con l’arco, pattinaggio, vela, tennis e gare con
imbarcazioni a motore. Nelle Olimpiadi del 1912 a Stoccolma, le donne furono ammesse anche alle competizioni
di nuoto: l’australiana Fanni Durack vinse i 100 m stile libero eguagliando il tempo realizzato ad Atene (1896)
dalla medaglia d’oro maschie. Dopo la Prima Guerra Mondiale ad Anversa, nel 1920 le donne parteciparono per
la prima volta in forma ufficiale alle Olimpiadi. Nonostante le prime presenze femminili, bisognerà aspettare le
Olimpiadi del 1936 per considerare la donna come un’atleta, queste Olimpiadi sono anche un evento nella storia
dello sport, come prova della buona volontà dei nazisti, sarà consentita la presenza di un’atleta di origine
ebrea nella squadra tedesca. Anche le Olimpiadi di Atlanta nel 1996 si annunciano come un avvenimento storico
per lo sport femminile, per la prima volta una donna musulmana parteciperà ai Giochi rappresentando la sua
nazione; gareggerà nel tiro a segno una delle poche discipline sportive che le iraniane hanno il permesso di
praticare. Arriviamo agli anni 2000 precisamente al 2004 ai Giochi Olimpici di Atene, quando una giovanissima
Federica Pellegrini “la donna che vola sull’acqua” appena sedicenne vince la sua prima medaglia olimpica
(l’argento nei 200 m stile libero), la più giovane atleta italiana a salire su un podio olimpico individuale.
Il ruolo della
donna nello sport
Federica Pellegrini
Federica Pellegrini nasce nel 1988, inizia a nuotare ne 1995 e
nel 2004 emerge a livello Nazionale tanto da essere inserita
nella squadra olimpica che volerà ad Atene. Ai giochi olimpici
vince una medaglia d’argento nei 200 m stile libero, si tratta
del ritorno sul podio olimpico di una nuotatrice italiana dopo
trentadue anni. Festeggia i vent’anni nel 2008 alle olimpiadi di
Pechino, ed è medaglia d’oro con un nuovo record del mondo.
Dopo una deludente esperienza alle Olimpiadi di Londra,
Federica torna sul podio ai mondiali di Barcellona nel 2013
vincendo la medaglia d’argento, mentre nei campionati europei
del 2013 in Danimarca arriva prima. Solare e piena d’energia
nonostante la sua giovane età ha già una lunga carriera
costellata di clamorosi successi che sicuramente sono stati
ottenuti con duri allenamenti e una rigida disciplina. Ma non è
sempre stato cosi, in passato ha trascorso periodi molto
difficili a 15 anni ha iniziato ad avere problemi di bulimia. Solo
con grande fatica e forza di volontà è riuscita ad emergere dal
tunnel e a sconfiggere da sola quel mostro che è la bulimia.
Cresciuta e più serena ora si appresta a mettere alla prova la
sua forma fisica e la sua forza di carattere.
Olimpiadi
Discriminazioni
La discriminazione a cui la donna è sottoposta nel mondo ha raggiunto il culmine. Ciò la rende
inferiore a livello economico, culturale e persino sociale. In una società cosi evoluta come la
nostra, tale situazione è inaccettabile. Il 70% delle donne vivono in condizioni di povertà, e la
situazione è ancora più grave nei Paesi del Terzo Mondo. Si è verificato il fenomeno della
“femminilizzazione della povertà”. Il 50% della popolazione femminile vive sotto la soglia di
povertà, e questo è dovuto all’ingiusto trattamento riservato alle donne sul mercato del lavoro. In
tutti i paesi il salario medio femminile è inferiore a quello maschile. Nelle nazioni sottosviluppate
il bilancio s’aggrava ulteriormente, e in alcuni casi la mano d’opera femminile non è nemmeno
retribuita. Infatti in questi paesi le ragazze vengono sfruttate e discriminate e a volte non hanno
la possibilità di andare a scuola. Quindi il livello di analfabetismo aumenta ulteriormente.
E ci vorrà ancora del tempo per vedere un’effettiva uguaglianza nel mondo tra uomo e donna
sempre se ci sarà, perché in un mondo maschilista la donna è considerata sempre un gradino sotto
all’uomo.
I diritti
della donna
Chi dice donna dice “danno” ed
è vero perché:
- Danno la vita
- Danno la speranza
- Danno il coraggio
- Danno il conforto
- Danno se stesse per amore
Femminicidio
La parola FEMMINICIDIO è un neologismo con il quale si nomina ogni forma di discriminazione e violenza
contro la donna “in quanto donna”. E’ la violenza di genere in ogni sua forma. E’ l’esercizio di potere che
l’uomo e la società esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e
della società patriarcale.
Il femminicidio è la punizione quotidiana per ogni donna che non accetta di ricoprire il proprio ruolo sociale, è
il principale ostacolo alla autodeterminazione e al godimento dei diritti fondamentali di più di metà della
popolazione mondiale. Questo “fenomeno” attraversa ogni epoca, ogni cultura e ogni luogo.
Inoltre anche le Nazioni Unite tuttavia non sono rimasta insensibili a questa macroviolazione dei diritti umani.
Già il Comitato per l’attuazione della Convenzione ONU per l’eliminazione nei confronti delle donne aveva
chiesto a vari Stati, di adottare misure specifiche per il contrasto, evidenziando come l’aumento dei casi
potesse evidenziare un fallimento delle Autorità nel proteggere le donne dalla violenza, soprattutto quella
domestica.
I diritti della
donna
Il ruolo della donna nel lavoro
Una delle caratteristiche più forti che contraddistinguono
il periodo contemporaneo è il profondo cambiamento che si
è verificato del ruolo svolto dalle donne nella società dei
paesi più ricchi. Per molti secoli la funzione femminile era
sempre stata ben delineata:la donna si occupava della
famiglia,il suo ruolo era quello di far crescere i figli,far
funzionare la casa e occuparsi soltanto di ciò che aveva a
che vedere con queste due realtà. Lo svolgimento di un
lavoro era compito essenziale degli uomini. Con
l'affermarsi della Rivoluzione Industriale,le donne
iniziarono a entrare nelle fabbriche e ricoprire anche
mansioni faticose. Ma i lavori offerti alle donne erano
sempre di scarso pregio,pesanti e per di più retribuiti
meno di quelli maschili. Dapprima timidamente e poi in
maniera sempre più vistosa ,le donne hanno iniziato ,a
svolgere ruoli professionali reputati un tempo
indubbiamente ''da uomini'‘ come ad esempio: il notaio, il
medico, l’avvocato, etc… è cambiata anche la mentalità
delle famiglie in generale,e oggi molte ragazze sono
incoraggiate a proseguire gli studi,e a non smettere di
lavorare nemmeno quando hanno dei bambini. Naturalmente
non è stato lo stesso ovunque: come in Islam dove molte
donne sono ancora soggette alla volontà al padre o al
marito. Inoltre occorre osservare che in quelle zone dove
è maggiore la percentuale di persone disoccupate,esse
sono per buon numero donne,segno evidente che il
progresso non va sempre con la stessa velocità.
Anoressia e Bulimia
L’anoressia e la bulimia sono le principali forme di alterati comportamenti alimentari che esprimono un disagio
psicofisico derivante da motivazioni in ordine individuale, familiare e sociale. Ogni anno si verificano in Italia
circa 55.000 nuovi casi di anoressia ed oltre 70.000 casi di bulimia, con esiti di mortaità del 10-15 per cento.
Queste malattie nervose colpiscono prevalentemente le femmine, favorite dalla società moderna che impone per
il successo modelli di bellezza magri e scattanti. La parola anoressia deriva dal greco anoreksis e significa
"completa mancanza di appetito“. L'anoressia nervosa, è una sindrome grave, che colpisce nell'85% dei casi
ragazze di età compresa tra i 12 e i 25 anni, appartenenti a qualsiasi classe sociale. La malattia ha un esordio
graduale e insidioso e può per un certo periodo di tempo passare inosservata. L'alimentazione viene
progressivamente ridotta con il pretesto di disturbi digestivi e vi è all'inizio un impulso irrefrenabile a fare
ginnastica, a muoversi in continuazione. Il motivo scatenante può essere una frase scherzosa o il commento di
qualcuno, che fa scattare l'autocritica nei confronti del proprio corpo. Il peso corporeo si riduce
drasticamente, talvolta a livelli incompatibili con la vita, ma anche se notevolmente sottopeso, questi soggetti si
vedono grassi ed hanno il terrore di riprendere peso. L'insorgere di questa malattia coincide solitamente con la
crisi puberale e adolescenziale. L'adolescente femmina subisce più del maschio una irruente e sensibile
trasformazione del fisico, spesso non accettata, soprattutto quando distante dallo schema corporeo desiderato
e proposto dai mass media. Uno degli aspetti più gravi di questa malattia è la negazione della malattia e la
resistenza al trattamento terapeutico, e per questo motivo di anoressia si può anche morire.
La parola bulimia deriva dal greco bulìmia e significa "fame da bue". La bulimia nervosa è una malattia che ha la
stessa epidemiologia dell'anoressia: che comprende una fascia di età tra i 12-35 anni. E' riscontrabile in ogni
ambito sociale, ma è più frequente dell'anoressia. C'è insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, bassa
autostima, preoccupazione per gli effetti ingrassanti del cibo, desiderio intenso di essere magri. I sintomi
bulimici, difficile da sradicare, consistono in un anomalo aumento della
sensazione di fame, con frequenti abbuffate seguite dall’eliminazione del cibo
ingerito con vari metodi. Al momento della crisi il soggetto ha un irrefrenabile
desiderio di cibo e in breve ingerisce tutto ciò che gli capita, deglutisce
senza sentire i sapori, e al contrario dell’anoressico, con una perdita di
controllo sul proprio comportamento; segue un forte senso di colpa e
l’eliminazione attraverso il vomito autoindotto. Gli effetti sul peso corporeo
sono meno drastici rispetto all’anoressia, non si ha dimagrimento estremo, il
peso tende a rimanere basso, ma costante. La bulimia è una malattia meno
grave dell’anoressia, raramente mortale.
La donna nella
moda
Federica Pellegrini
La donna nella moda
La moda può essere considerata come la storia di una civiltà in un continuo cambiamento. Gli stilisti cercano di cogliere
le nuove tendenze proponendo nuove linee che condivise dalla maggioranza diventano moda. Molti sono i messaggi che un
abito può dare è come un “biglietto da visita” di colui che lo indossa. La donna cerca la rivincita per se stessa, un
modo per poter emergere ed essere accettata come individuo attraverso un indumento ed esempio come la minigonna
che è stata negli anni della contestazione femminile prima un simbolo di rivoluzione sessuale e poi oggetto di moda.
Un’inesorabile processo di emancipazione avviene dalla metà del Novecento dove la donna è libera di scegliere
l’abbigliamento più adatto allo stile che meglio la rappresenta. Oggi la moda femminile non fa riferimento a uno stile
ben preciso, ma le diverse proposte dei professionisti seguono un percorso fatto di continui rivisitamenti degli stili
precedenti. Dalle passerelle alle riviste di moda le donne vengono rappresentate come figure astratte, gelide e
inespressive, gli stilisti non rappresentano la donna come modello femminile loro hanno sono bisogno di manichini
inespressivi su cui appendere i loro abiti. Il motivo è che si fa parte di un giro di denaro talmente alto da perdere ogni
contatto con la realtà. L’unico contatto tra la realtà e la moda è il dolore fisico e la sofferenza delle top model che
affrontano ogni tipo di sacrificio pur di mantenersi belle secondo i canoni innaturali imposti dal mondo delle passerelle.
La femminilità tradizionale non è più considerata come la donna formosa degli anni ’50, ha subito un colpo decisivo con
l’anoressia e bulimia, quindi si è preferito rappresentarla in modo sempre più astratto isolata da ogni contesto sociale.
La donna nel cinema
Nella prima metà dell’Ottocento la figura di attrice era spesso paragonata a quella di prostituta, ma nella seconda
metà del scolo la donna comincia ad essere considerata con meno pregiudizi, non è più vista come oggetto da
ammirare per la sua bellezza ma come collaboratrice dell’attore. Questi anni sono caratterizzati dai film muti che
l’Italia esporta con successo in Europa ed in America, i film sono perlopiù storici e le caratteristiche fondamentali di
questi film è l’uso di scenografie sontuose e migliaia di comparse. Nei primi anni del Novecento il cinema è apparso
come la forma di spettacolo in cui la donna avrebbe potuto prevalere sull’uomo. Dagli inizi fino ai primi anni venti la
fortuna mondiale del nostro cinema è affidata soprattutto alle nostre dive che hanno avuto una grande influenza sul
costume delle donne italiane. Nei primi anni del dopoguerra il cinema che si affida ad attori presi dalla strada, non è
adatto a scoprire nuove attrici infatti i film italiani non solo non riscuotono successo in Italia e all’estero, ma
dovettero subire l’imposizione dei film esteri in particolare di quelli americani prodotti a Hollywood, anche se si deve
a Roberto Rossellini la rivelazione di Anna Magnani, l’interprete più significativa del dopoguerra. Dopo la Magnani,
sono la Lollobrigida e la Loren a dominare gli schermi italiani per tutti gli anni ‘50 e ‘60. Il cinema indissolubilmente
legato a quello dei grandi film d’amore in cui tutti riconoscono frammenti delle nostre storie, delle nostre emozioni,
dei nostri desideri, è inteso come fabbrica dei sogni e un sogno l’ha veramente realizzato, Grace Kelly colei che a
Hollywood era considerata una principessa ancor’prima di sposare un sovrano.
Anna
Magnani
Storia di Grace Kelly: un’attrice
diventata principessa
In soli sei anni di carriera e con undici all’attivo, ha lasciato un segno
indelebile nel cuore degli appassionati del cinema di tutto il mondo.
Grace Kelly nasce a Philadelphia nel 1929, la sua famiglia di origine
irlandese era una delle più importanti della città. Suo padre un
milionario e vincitore di tre medaglie d’oro nella specialità del
canotaggio alle Olimpiadi; mentre sua madre fu la prima donna a
insegnare educazione fisica nell’University of Pennsylvania. Nonostante
all’opposizione della famiglia al suo desiderio di lavorare nel cinema e
ritenuta una delle più belle attrici, iniziò come modella all’età di 22
anni. Nel 1955 sul set del film di Alfred Hitchcock girato nel
Principato di Monaco conobbe il suo futuro marito il principe Ranieri. Il
suo matrimonio segnò il suo ritiro dalle scene anche se a Hollywood non
si rassegnarono facilmente al suo ritiro e non smisero di mandargli i
copioni anche se lei fu obbligata a rifiutare. Un matrimonio sfarzoso e
i paparazzi sempre alle costole, il principe Ranieri e la principessa
Grace ebbero tre figli: la principessa Carolina; il principe Alberto e la
principessa Stephanie. Nel settembre del 1983 la principessa rimase
vittima di un incidente stradale, quella sfortunata mattina fu la
principessa stessa a guidare la propria auto e in corrispondenza di un
tornante perse il controllo della vettura che precipitò in una scarpata.
La figlia Stephanie che sedeva in parte a lei si salvò riportando delle
serie ferite e fratture, mentre le condizioni della madre apparvero
subito disperate, morì a 52 anni senza aver più ripreso conoscenza. La
tragica notizia venne divulgata ufficialmente il giorno successivo e
venne proclamato lutto cittadino per svariati giorni
La donna nel
cinema
La donna nella musica
Nel passato le possibilità per una donna di affermarsi nel
campo musicale erano estremamente limitate, le più fortunate
erano le nobili, le donne borghesi di famiglia colta e le figlie
d’arte. Esse potevano trovare uno spazio come cantanti alle
corti o nei teatri. Nelle corti alle fanciulle si insegnava la
danza, l’arte e la musica. Nelle famiglie borghesi a una
fanciulla che avesse la fortuna di nascere in un ambiente
intellettuale e colto era permesso di studiare musica anche se
col passare del tempo le donne erano spesso destinate a
dimenticare ciò che avevano imparato, non avendo sbocchi
professionali per esercitare il mestiere di musicista. Le poche
musiciste professioniste erano prima di tutto cantanti. Una
donna che esercitava il mestiere di musicista metteva a serio
repentaglio la propria reputazione, perché ritenuta immorale e
libertina perché la musica era considerata strumento di
perdizione, persino Papa Innocenzo XI proibisce la presenza
delle donne agli spettacoli musicali e teatrali obbligandole ad
entrare in convento. Tuttavia le donne riuscirono ad essere
interpreti e soprattutto compositrici. Nel Novecento finalmente
il ruolo della donna si afferma a tutto campo nel mondo
musicale, oggi è molto frequente incontrare donne anche sul
podio a dirigere grandi orchestre, tra le donne che animano il
panorama del Novecento non si possono dimenticare cantanti
come Maria Callas “la Divina”.
Maria Callas: La donna che ha fatto la
storia della musica
Maria Callas regina indiscussa della lirica, appellata di volta in volta come Diva,
Divina, Dea nasce a New York il 2 dicembre 1923 dove abita con i genitori di
origine greca. Quando la madre di Maria apprese di aver dato alla luce una
bambina per i primi giorni non volle nemmeno vederla, mentre il padre non si
curò nemmeno di registrarla all’anagrafe, tutto questo perché loro desideravano
un maschio per rimediare alla perdita del primo genito morto durante
un’epidemia di tifo a soli tre anni. La sua infanzia fu tranquilla, anche se a soli
cinque anni fu investita da un’auto rimanendo in coma per venti giorni prima di
riprendersi. Maria aveva anche una sorella maggiore che era la prediletta in
famiglia che godeva di ogni privilegio, come quello di prendere lezioni di canto e
di pianoforte, lezioni che Maria era costretta solo ad ascoltare dietro alla porta.
con la differenza che lei riusciva ad imparare subito, non a caso a soli undici anni partecipò a una trasmissione
radiofonica vincendo il secondo premio. Coltiva la passione per il canto anche quando la madre dopo il divorzio
decide di ritornare in Grecia riportandola con sé. Nel 1937 entra nel conservatorio di Atene ma non saranno anni
facili a causa della miseria e della fame. I primi successi arrivano proprio in Grecia “Cavalleria Rusticana” e poi
“Tosca”, suo cavallo di battaglia. La Callas desidera tornare a New York dal padre ma saranno anni non
particolarmente felici che spingono la Callas a trasferirsi in Italia, dove conoscerà il suo futuro marito, Giovanni
Battista Meneghini di 37 anni più grande che sposerà nell’aprile del 1949. L’Italia, alla Callas porta fortuna nascono
amicizie importanti per la sua carriera e per la sua vita, come i nuovi amori con il regista Luchino Visconti, Pier
Paolo Pasolini, Zeffirelli. La sua voce incanta e commuove tutto il mondo, nel 1959 dopo la rottura con il marito
conosce l’armatore greco Aristotele Onassis, il loro sarà un amore distruttivo, dopo anni di passione di lusso e
sregolatezza nel 1964 incomincia il declino della cantante, anche Aristotele l’abbandona per Jacqueline Kennedy e
da quel momento sarà una continua discesa. La sua voce comincia a perdere d’intensità così la Divina si ritira dal
mondo e si rifugia a Parigi. Muore nel settembre 1977 a soli 53 anni. Di lei non rimane nulla anche le ceneri sono
La donna nella musica
state disperse nell’Egeo, resta solo il ricordo della sua voce incisa.
La donna in Islam
La condizione della donna nell’Islam è una delle realtà che più sconcertano l’Occidente, poiché dal punto di
vista religioso non sembrano esserci problemi, infatti per il Corano la donna è uguale all’uomo di fronte a
Dio, ha gli stessi doveri e non c’è alcuna discriminazione nella vita eterna che l’attende dopo la morte.
Eppure ancora oggi, le donne islamiche non vivono una condizione di libertà uguale in tutti i Paesi. In alcuni
Stati esse hanno ottenuto parecchi privilegi una volta destinati esclusivamente agli uomini. Mentre negli
Stati più tradizionalisti le donne vengono cresciute nella convinzione di essere inferiori agli uomini, in
quanto il maschio è il prediletto da Allah, non sono libere finché rimangono in famiglia sono sottoposte
all’autorità del padre e dopo quando si sposano passano sotto l’autorità del marito, inoltre ci sono
minorenni obbligate dalle famiglie in cambio di soldi a sposare uomini anche su di età, sono obbligate ad
indossare il burqa (un capo di abbigliamento tradizionale, una sorta di veli che copre l’intera testa
lasciando scoperti solamente gli occhi), altrimenti vengono uccise dai loro padri solo perché vogliono
“vestire all’occidentale”.
Il ruolo della
donna nel lavoro

similar documents