Emanuela Mugliarisi-GretaPieropan, Piangere e

Report
Piangere e Ridere…
“Santa Giovanna dei Macelli di
Brecht e la tragedia greca”.
“Lo spettatore del teatro antico
dice: […] Io piango con colui che
piange, io rido con colui che ride. Lo
spettatore del teatro epico dice: […]
Io rido di quello che piange, io
piango di quello che ride”
da: Brecht, Scritti Teatrali.
La struttura.
Generalmente, la tragedia greca suddivideva la
vicenda in diversi momenti:
 Prologo, che apre la vicenda per introdurci alle
vicende successive;
 Parodo, ossia l’entrata del coro che spesso
preannuncia una vicenda vicina o esprime giudizi;
 Episodi, in cui si svolge la vicenda, intervallati da
Stasimi (canti di commento del coro).
 Esodo: il finale, in cui viene espressa la morale
della vicenda e la punizione finale si compie. È
un finale con intento
Anche in “Santa Giovanna” troviamo una struttura
simile (con un coro che muta a seconda del
personaggio in scena):
Prologo: Mauler riceve una missiva da NewYork e
decide di chiudere le fabbriche;
Episodi: la lenta discesa “agli inferi” di Giovanna,
le contrattazioni alla Borsa Bestiame, lo sciopero
fallito, la caduta di Mauler.
Esodo: Mauler ricevuto tra i Cappelli Neri, e
Giovanna prende coscienza dell’inutilità delle sue
parole…è un finale senza insegnamento positivo…
Occorre però notare subito che Brecht NON RISPETTA
L’UNITÀ DI LUOGO E DI TEMPO prescritta da
Aristotele, anzi, procede per QUADRI SEPARATI.
I personaggi.
Nella tragedia classica
possiamo individuare i
seguenti personaggi
principali:
 un eroe,
 un antieroe
 i personaggi di
contorno, molti dei
quali osservano
l’azione senza parlare
 il Coro.
Anche in Santa Giovanna
troviamo questa
struttura:
 L’eroe: Giovanna
 L’antieroe: Mauler
Ma, anziché personaggi di
contorno (se
escludiamo i casi di
Marta e di alcuni
personaggi-comparsa),
abbiamo:
 3 Cori.
L’eroe: Giovanna Dark.
Giovanna ci si presenta come una figura di
speranza, che invita gli operai a sollevare
la testa dal piatto:
“Questa è la soluzione di ogni cosa:
tendere verso l’alto e non verso il basso”
Ma le risponderanno solo con delle
lamentele sulla minestra insipida…
Giovanna continua nella sua predicazione,
convinta dei suoi ideali di non violenza e
speranza. Caccia “i mercanti dal
tempio”, ma ha pronunciato già all’inizio
la frase che la condanna:
“No! Io voglio sapere!”
A nulla serve che Marta le sconsigli di
recarsi da Mauler.
È proprio in questa frase di Giovanna la
“Hybris”, il peccato di arroganza, di credere
di poter superare certi limiti imposti da forze
superiori, che condanna l’eroe tragico.
“chi troppo domanda, avrà troppe risposte”
Così Giovanna vuole conoscere chi causa tanta
miseria, e salvare sia i poveri sia i ricchi;
come Edipo, che nonostante l’indovino lo
trattenga decide di voler conoscere la verità.
E qui la figura dell’indovino, o se preferiamo,
quasi una moderna sorella di Antigone, che
sconsigliava la sorella di infrangere le regole
scritte dal re, è rappresentata da Marta.
Ma…
Giovanna non è D’Arc qui, bensì Dark:
 precipita in una serie di errori che la portano ad
aiutare i proprietari e mandare all’aria i progetti
degli scioperanti;
 si lascia convincere dai collaboratori dei macelli,
che ricordano molto i diavoli di Malebolge nel
loro tramare trabocchetti per nascondere
incidenti.
 Anche se rifiuta di accettare il denaro di Mauler,
la sua morte diventerà strumento di propaganda
per i ricchi, che la copriranno con le loro
bandiere da morta come da viva la fecero coprire
dalle voci dei Cappelli Neri.
L’antieroe: Mauler.
È il ricco ed egoista proprietario dei macelli
Non esita a mandare in rovina gli altri
produttori
Gli strilloni lo definiscono “filantropo”, ma
sviene davanti ai poveri.

Ma alla fine rinuncia a tutto e
diventa uno dei Cappelli Neri… Da questo
suo cambiamento però arriverà la vera
rovina di tutti gli altri…
Il coro…
Nella tradizione greca, il
coro è formato da
cittadini o membri
comuni della corte, che
fanno delle previsioni su
ciò che sta per accadere,
oppure esprimono il loro
giudizio sui fatti accaduti
in base a una morale
comune, che lo
spettatore di solito già
condivideva o che
comunque doveva
apprendere.
…oppure i cori?
Nell’opera di Brecht possiamo individuare
TRE cori:
1) Il coro dei poveri, che cerca solo il cibo.
2) Il coro dei proprietari (allevatori,
speculatori di borsa, industriali della
carne), che si preoccupa solo dei profitti
3) I Cappelli Neri, che tentano di fare da
mediatori tra le parti.
Sono i cappelli neri il coro
tragico che stiamo cercando?
No. Essi non rappresentano il punto di vista
della città, ma la realizzazione della
teoria marxiana secondo cui la religione è
l’“oppio dei popoli”, e infatti, alla fine
viene loro proposto un compenso in
cambio del mantenimento dell’ordine
prestabilito.
Il Coro in “Santa Giovanna”:
Potremmo quindi osservare il nuovo uso che
del coro fa Brecht:
1. Ogni diverso coro rappresenta una morale
comune sì, ma comune a una classe
sociale; e paradossalmente all’interno di
esso ognuno pensa al proprio bene.
2. Fa previsioni:
“"Nero vediamo il tuo destino, è preda
della lotta che si mischia a contese
terrene, perde la sua purezza e il suo
calore chi s'avvicina al gelo onnipotente.
Di gradino in gradino, teso l'animo in
basso, ricolmerà sozzure le bocche
imprudenti che interrogano risposte
troppo grandi".
Parte I, scena II.
Il coro nel Novecento.
Secondo M. Apollonio,
In Brecht, il coro
ritorna sulla scena,
già da prima del
ma come personaggio
Novecento il coro
occasionale, che ha
tende a sparire dalla
funzione di
scena e sparisce
premonitore oppure
ovviamente da un
di espressione di una
secolo di
morale soggettiva; e
sperimentazioni
spesso è l’esecutore
teatrali come il XX.
delle canzoni.
Eppure resta un coro:
è il pubblico.
Un nuovo contrasto:
Catarsi vs. Straniamento
La “Catarsi” tragica:
Lo “Straniamento”:
Il teatro era uno
Il teatro deve insegnare
strumento per vedere
allo spettatore, che
le conseguenze di
deve mantenersi
azioni estreme.
DISTACCATO e CRITICO.
Attraverso
Così, inserendo soluzioni
l’IMMEDESIMAZIONE
inaspettate, lo
(mimesis) lo spettatore
spettatore non si
si liberava dai
identificava nei
sentimenti troppo forti
personaggi e poteva
e imparava la morale
GIUDICARLI.
da seguire.
Destino, necessità e limite…
Sono tre elementi fondamentali nella tragedia
classica, motori di tutta la vicenda:
1. Il destino è visto come qualcosa di superiore
perfino agli dei e inevitabile;
2. Il limite è il posto assegnato all’uomo, che
l’eroe tragico vuole sempre superare
(peccando di “Hybris”, superbia, tracotanza)
3. La necessità (Ananche) è un insieme di
limite e destino, imperscrutabile ma
regolata da giustizia…
…destino, necessità e limite…
Chiaramente, anche per la sua formazione
culturale un autore come Brecht non può
accettare l’idea di “destino”:
“Il limite dell’uomo è l’uomo”
Ci sono però degli elementi che richiamano
queste categorie fondamentali della
tragedia classica
Il “destino” imperscrutabile qui esiste, ma
non è regolato da una divinità, almeno non
una divinità intesa nel senso classico:
“Immutabili sopra di noi, stanno le leggi
economiche, ignote.”
Sono le lettere che Mauler riceve da Wall
Street a regolare tutte le sue azioni e le sue
emozioni, proprio come un destinoburattinaio che gli uomini non possono
comprendere e devono accettare.
Chi non le accetta è, solitamente, l’eroe
tragico, e qui è proprio la nostra Giovanna,
che come i grandi personaggi classici
procede tutta d’un pezzo convinta dei suoi
ideali…
…ma proprio perché parliamo di un’opera di
Brecht e non di una grande tragedia attica,
Giovanna ne uscirà sconfitta soprattutto
negli ideali;
Lasciando lo spettatore nella mancanza di un
giudizio almeno suggerito, che viene invece
totalmente rimesso a lui.
Uno sguardo d’insieme…
TEATRO DRAMMATICO
 Sentimenti forti
 Coinvolge lo spettatore
 Provoca sentimenti
 Viene immesso in
un’azione
 Presenta un uomo
immutabile
 Tensione verso l’esito
 Scene utili l’una all’altra
 Il pensiero determina
l’esistenza
TEATRO EPICO
 Ragione critica
 Spettatore-osservatore
 Sollecita decisioni
 Viene posto di fronte a
un’azione
 Presenta un uomo
mutabile
 Attesa per l’andamento
 Scene indipendenti
 L’esistenza sociale
determina il pensiero.
Un teatro del Novecento che riprende e adatta quello dell’antichità
classica, ponendosi in confronto e contrasto continuo con esso, poiché,
come direbbe la regista Serena Sinigallia: “Le tragedie greche mi vengono
sempre in soccorso, come diceva Calvino, I classici ti servono per definire
te stesso in rapporto o magari in contrasto con essi”.
Ora che anche Brecht è considerato un “classico” è inevitabile che un
dialogo di rapporto/contrasto si sia svolto anche tra Brecht e Ronconi, che
porta in scena Santa Giovanna dei Macelli nel 2012…
Un teatro ancora attuale?
Questa forma di teatro didattico non fu subito
accolto benevolmente, ecco cosa ne pensa il
comico di cabaret Valentin:
“Come mai i teatri sono vuoti? Solo perché il
pubblico non ci va. […] Perché non si istituisce il
teatro dell’obbligo? Se ognuno sarà costretto ad
andare a teatro, le cose cambieranno
immediatamente. Perché credete che abbiano
istituito la scuola dell’obbligo?Nessun scolaro
andrebbe a scuola se non fosse costretto ad
andarci. Per il teatro, anche se non è facile,
forse si potrebbe fare lo stesso.”
…Un teatro ancora attuale?...
Con teatro didattico Brecht non intendeva un metodo
per riempire la sala, ma un modo per formare
spettatori consapevoli e critici, che potessero
imparare dallo spettacolo non immedesimandosi
nel personaggio e condividendo i suoi sentimenti
forti, in modo da liberarsene nella vita quotidiana
(come accadeva nel teatro greco), bensì creando
un pubblico che comprendesse il mondo attraverso
lo spettacolo e trovasse la forza di cambiarlo.
Il problema del dramma classico era il fatto che il
mondo non era personaggio principale, bensì
elemento riconosciuto solo in base al rapporto che
l’eroe stabiliva con esso.
…Un teatro ancora attuale?...
“Il teatro rimane teatro,
anche se è teatro
d’insegnamento; e, nella
misura in cui è un buon
teatro, è anche divertente”

similar documents