Saussure (lezione 5)

Report
Ferdinand de Saussure (lezione 5)
Arbitrarietà radicale e valore linguistico
Dott.ssa Filomena Diodato
([email protected])
Problema della delimitazione del TEMPO e dello SPAZIO (v. anche Parte
quarta – Linguistica geografica).
"la nozione di stato di lingua non può essere che approssimativa: in
linguistica statica, come nella maggior parte delle scienze, nessuna
dimostrazione è possibile senza una semplificazione convenzionale dei
dati" (CLG, p. 124).
I segni linguistici sono entità concrete.
Le entità concrete sono associazioni di significante e significato. Ciascuna
delle due facce, presa isolatamente, non è oggetto della linguistica (v. Natura
del segno linguistico);
Le entità sono delimitate nella catena fonica (v. principio della linearità del
significante). Le entità delimitate si oppongono nel meccanismo della lingua.
L'entità – denominata monema, morfema o iposema (v. nota 207) - è "una
porzione di sonorità che è, ad esclusione di ciò che precede e di ciò che segue
nella catena parlata, il significante di un certo concetto" (CLG, p. 126).
"Ma, proprio come nel gioco degli scacchi tutto sta nella combinazione dei
differenti pezzi, così la lingua è un sistema [sincronico] basato
completamente sull'opposizione delle sue unità concrete".
"La lingua presenta dunque questo carattere strano e stupefacente di non
offrire entità percepibili immediatamente, senza che si possa dubitare
tuttavia che esse esistono e che proprio il loro gioco costituisce la lingua. In
ciò vi è senza dubbio un tratto che la distingue da tutte le altre istituzioni
semiologiche". (CLG, p. 130)
(Sulla non convergenza tra la distinzione tradizionale delle parti del discorso
e la nozione saussuriana, v. nota 219)
Due treni Ginevra-Parigi delle 20,45 che partono a 24 ore di distanza sono
per noi lo "stesso" treno, anche se locomotiva, vagoni, personale ecc.
completamente diversi.
Non sono, quindi, le sue caratteristiche materiali che fanno l'entità linguistica,
quanto ciò che la distingue dalle altre. Ciò nonostante le entità sono
concrete, anche se non definite (solo) dalla loro realizzazione materiale.
Gli impieghi della 'stessa' parola non poggiano né sull'identità materiale, né
sull'esatta somiglianza dei sensi. (v. es. La guerre, je vous dit la guerre –
distinzione langue/parole, nota 216).
Su quali basi, però, identifichiamo due diverse manifestazioni (varianti) come
realizzazione della medesima entità (invariante)?
Unità = entità concreta = valore
(sempre scacchi) "Prendiamo il cavallo: da solo è forse un elemento del
gioco? Certo no, poiché nella sua materialità pura, fuori della sua casella e
delle altre condizioni del gioco, non rappresenta niente per il giocatore e
diventa elemento reale e concreto solo quando sia rivestito del suo valore e
faccia corpo con esso" (CLG, 134)
La formazione della lingua discende dalla
facoltà del linguaggio, dalla capacità
umana di selezionare liberamente la
sostanza fonica e la sostanza semantica, di
associare un significante con un
significato e di operare, altrettanto
liberamente, su queste classi.
La lingua consiste in una serie di
suddivisioni
radicalmente
arbitrarie
proiettate simultaneamente sul piano
indefinito delle idee confuse (A) e sul
piano indistinto dei suoni (B).
"Il pensiero, caotico per sua natura, è forzato a precisarsi decomponendosi.
Non vi è dunque né materializzazione dei pensieri, né spiritualizzazione dei
suoni, ma si tratta del fatto, in qualche misura misterioso, per cui il «pensierosuono» implica divisioni e per cui la lingua elabora le sue unità costituendosi
tra due masse amorfe. Ci si rappresenti l’aria in contatto con una estensione
d’acqua: se la pressione atmosferica cambia, la superficie dell’acqua si
decompone in una serie di divisioni, vale a dire di increspature; appunto
queste ondulazioni daranno una idea dell’unione e, per dir così,
dell’accoppiamento del pensiero con la materia fonica. Si potrebbe chiamare
la lingua il regno delle articolazioni (…)".
"La linguistica lavora dunque sul terreno limitrofo in cui gli elementi dei due
ordini si combinano; questa combinazione produce una forma, non una
sostanza". (CLG, p. 137, nota 227)
"Il linguaggio è l’organo formativo del pensiero. L’attività dell’intelletto, del tutto
spirituale, del tutto interiore, che quasi svanisce senza lasciare traccia, si
estrinseca mediante il suono nel discorso e diviene percepibile ai sensi.
Quest’attività è pertanto tutt’uno con il linguaggio, essi sono inseparabili l’una
dall’altro. Ma, anche considerata in sé, tale attività è legata alla necessità di
contrarre un’alleanza con i suoni del linguaggio, poiché altrimenti il pensiero
non potrebbe pervenire a chiarezza, né la rappresentazione potrebbe divenire
concetto. L’alleanza indissolubile che unisce il pensiero, gli organi vocali e
l’udito al linguaggio risiede in modo irrevocabile nella costituzione originaria,
non ulteriormente esplicabile, della natura umana. È così anche
immediatamente evidente la concordanza del suono con il pensiero. Come il
pensiero, simile a un lampo o a un tuono, riunisce in un sol punto l’intera forza
rappresentativa, escludendo tutto ciò che vi è di simultaneo, così il suono
riecheggia con precisa nettezza nella sua unità. Come il pensiero afferra l’animo
intero, così il suono ha la prerogativa di possedere una forza capace di penetrare
e scuotere tutte le fibre". (Humboldt 1936, trad. it. 2000:42).
Hjelmslev, nel saggio La stratification du Langage (1954), alla dicotomia
forma/sostanza, aggiunge lo strato della materia (v. nota 225).
PIANO DELL'ESPRESSIONE
PIANO DEL CONTENUTO
Forma dell'Espressione
Forma del Contenuto
Sostanza dell'Espressione
Sostanza del Contenuto
Materia dell'Espressione
Materia del Contenuto
I due strati della forma costituiscono il sistema dei significanti e dei significati, ovvero
le classi astratte dei segni linguistici. La forma dell’espressione manifesta il modo in
cui le lingue ritagliano il continuum amorfo dei suoni; mentre quella del contenuto
rappresenta il modo in cui i parlanti organizzano la loro ‘esperienza’ del mondo,
intesa nel senso più ampio.
I due strati della sostanza rappresentano la materia formata da una particolare lingua
o da altri sistemi semiotici. In generale, i sistemi semiotici sfruttano una molteplicità
di sostanze; difatti,nelle lingue una stessa forma dell’espressione può essere
manifestata da sostanze differenti (forma fonica, forma grafica, segnali con bandiere
ecc.).
Infine, i due strati della materia (ingl. purport) coincidono con la sostanza saussuriana,
ovvero con l’insieme amorfo del pensiero (ciò che una particolare semiotica può
comunicare) e dei possibili suoni o grafie o gesti (ovvero il supporto fisico di una
particolare semiotica).
La materia in sé, fattore comune a tutte le lingue, non è oggetto della linguistica,
poiché, essendo amorfa, è inaccessibile alla conoscenza. Ciò che interessa allo
studioso del linguaggio è la sostanza o materia formata.
Il segno è arbitrario. Se così non fosse, la nozione di VALORE risulterebbe
imposta dall'esterno, ancorata alla realtà esterna alla lingua. Invece, il valore
linguistico è un fatto interno al sistema; i valori sono interamente relativi, per
questo il segno è radicalmente arbitrario.
Che il segno sia radicalmente arbitrario deriva dalla natura sociale della
lingua: "La collettività è necessaria per stabilire dei valori la cui unica
ragione d'essere è nell'uso e nel consenso generale; l'individuo da solo è
incapace di fissarne alcuno" (CLG, p. 138 - v. anche mutabilità/immutabilità
del segno, nota 226)
"Inoltre, l'idea di valore, così determinata, mostra che è una grande
illusione considerare un termine soltanto come l'unione d'un certo
suono con un certo concetto. Definirlo così, sarebbe isolarlo dal
sistema di cui fa parte; sarebbe credere che si possa cominciare con i
termini e costruire il sistema facendone la somma, mentre, al contrario,
è dalla totalità solidale che occorre partire per ottenere, mercè
l'analisi, gli elementi che contiene" (CLG, p. 138, nota 231)
- Gestaltpsychologie – prospettiva olistica
Il valore di un’unità linguistica coincide con il posto che essa occupa nel
sistema della lingua: l’unità linguistica è definibile attraverso la rete di relazioni
che intrattiene con le altre unità simultaneamente presenti nel sistema.
Il valore linguistico è relazionale, oppositivo e differenziale; infatti esso dipende
interamente «dal concorso di ciò che esiste al di fuori», poiché, facendo parte di
un sistema, la singola parola acquista, oltre che una significazione, anche un
valore determinato dalla sua ‘scambiabilità’ con le parole che vi si oppongono.
"nella lingua non vi sono che differenze senza termini positivi. Si prenda il
significante o il significato, la lingua non comporta né delle idee né dei suoni
che preesistano al sistema linguistico, ma soltanto delle differenze
concettuali e delle differenze foniche uscite da questo sistema". (CLG, p. 145)
Dibattito sulla nozione di FATTORE o TRATTO DISTINTIVO
Hjelmslev (1943) – nozione di 'figura' dell'espressione/del contenuto.
Questione della 'simmetria' del segno.
"Un sistema linguistico è una serie di differenze di suoni combinate con una
serie di differenze di idee; ma questo mettere di faccia un certo numero di
segni acustici con altrettante sezioni fatte nella massa del pensiero genera un
sistema di valori; ed è questo sistema che costituisce il legame effettivo tra
gli elementi fonici e psichici all'interno di ciascun segno. Benché il
significato e il significante siano, ciascuno preso a parte, puramente
differenziali e negativi, la loro combinazione è un fatto positivo; è altresì la
stessa specie di fatti che comporti la lingua, perché il proprio dell'istituzione
linguistica è per l'appunto mantenere il parallelismo tra questi due ordini di
differenze" (CLG, p. 146, note 242, 243)
Definita la lingua in termini di sistema e il significato in termini di valore, Saussure
esamina i rapporti che le unità linguistiche intrattengono nel sistema, distinguendo i
rapporti sintagmatici (in presentia) dai rapporti associativi (in absentia), che
«corrispondono a due forme della nostra attività mentale, entrambe indispensabili
alla vita della lingua».
I rapporti sintagmatici sono quelli che le unità linguistiche intrattengono nella
concatenazione del discorso, in virtù del principio della linearità del significante
«che esclude la possibilità di pronunziare due elementi alla volta» (CLG, p. 149).
I rapporti associativi o paradigmatici sono invece meno osservabili poiché
occorrono nella mente (esprit) del soggetto.
Questi rapporti appartengono alla langue o alla parole? (v. nota 251 Teoria della
frase – nota 253 Teoria dei campi semantici-lesicali))
Le serie associative sono create sulla base di un qualche elemento che accomuna
le parole (identità della radice, identità del suffisso, analogia dei significati,
comunanza delle immagini acustiche ecc.), ma questo «qualche cosa di comune»
prescinde dalla posizione dei termini all’interno del sistema linguistico poiché
«una parola qualsiasi può evocare sempre tutto ciò che è suscettibile di esserle
associato in una maniera o in un’altra» (CLG, p. 152). Infatti, la famiglia associativa
si costruisce intorno a una parola che funge da centro di una «costellazione» dalla
somma indefinita.
«Così, la parola enseignement farà sorgere inconsciamente nello spirito una folla
d’altre parole (enseigner, renseigner, ecc. oppure armement, changement, ecc., o
ancora éducation, apprentissage, ecc.); per qualche aspetto, tutti hanno qualche
cosa di comune tra loro» (CLG, pp. 149-150).

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