Architettura della memoria

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Esistono
Luoghi per il ricordo
intimo e personale
Luoghi per il ricordo
collettivo degli
avvenimenti della
comunità
Entrambi, acquistando fisicità, rendono
visibili storie e sentimenti
I GRANDI MAUSOLEI ERETTI PER COMMEMORARE I
CADUTI IN GUERRA VENIVANO GENERALMENTE
IMPOSTATI SECONDO CRITERI RETORICI E
MONUMENTALI : SCALEE, ALTARI, ARCATE
MARMOREE …
1885-1888
1935-1938
IL PRIMO EDIFICIO CHE RAPPRESENTA UNA SVOLTA LINGUISTICA
INCARNANDO UN LINGUAGGIO DEMOCRATICO E’ IL MAUSOLEO ALLE
FOSSE ARDEATINE A ROMA , ESSO PROPONE AI VISITATORI UN
PERCORSO SPIRITUALE CHE AVVIA ALLA PERCEZIONE DELLA BARBARIE
UMANA (Mario Fiorentino, Michele Capobianco)
Come misurarsi sul tema dello
sterminio di sei milioni di
ebrei?
Comunicando con i mezzi
espressivi propri del linguaggio
architettonico, senza cadere
nella retorica
Daniel
Libeskind
FIGLIO DI DUE SUPERSTITI
DELL’OLOCAUSTO
Trascorre l’infanzia in Polonia, ma
si trasferisce a New York, infatti è considerato
tra i più grandi architetti statunitensi
Si afferma per la sua architettura
etica, dalle forme irregolari dal
grande impatto visivo
Progetta il Jüdisches Museum di Berlino
(Museo Ebraico) alla fine degli Anni
ottanta: aperto al pubblico nel 2001.
Daniel
Libeskind,
considera
l’architettura
un processo
emozionale
Per lui un
buon progetto
serve a
spiegare il
passato ma
anche per
dare voce al
futuro e per
dare speranze
IL MUSEO EBRAICO DI BERLINO è una struttura
complessa: una tipologia architettonica "parlante"
La sua pianta, che
appare dall’alto
come una sorta di
fulmine, ha una
forma derivante
dalla stella di David
disarticolata,
esplosa, quasi ad
indicare il doloroso
rapporto tra gli Ebrei
e la nazione tedesca,
ma anche la
rinascita dopo la
disfatta e
l’umiliazione.
Il rivestimento esterno è di zinco, così da
brillare e staccarsi luminosamente dal tessuto
degli edifici intorno
Non ha quasi finestre; il suo
aspetto aguzzo e tagliente
rievoca, con le poche feritoie,
i drammatici ricordi dei colpi,
dei tagli e delle cicatrici inferti
sulla pelle degli ebrei
L’ EDIFICIO E’ IRREGOLARE E SFUGGENTE, IMPOSSIBILE DA
COGLIERE NELLA SUA GLOBALITA’
Libeskind ha voluto che il visitatore entrasse nel
museo partendo da una vecchia struttura espositiva,
quasi ad indicare che l’olocausto è un prodotto della
cultura occidentale e che la storia ebraica e quella
tedesca sono strettamente collegate tra di loro
Si è costretti, poi, in
un
percorso (Between
the lines)
sotterraneo che si
articola in tre strade
(dell’olocausto,
dell’esilio e della
continuità)
terminanti
rispettivamente nella
Torre dell'olocausto,
nel Giardino
dell'esilio e
dell'emigrazione e
nelle sale espositive.
Questo cammino è una sorta di
viaggio dantesco alla ricerca della
comprensione.
La nostra fonte di conoscenza è data
dal forte impatto strutturale. Solo
lasciando che il nostro corpo venga
scosso, scombussolato da repentini
cambi direzionali, da una camminata
su maschere stridenti
(l'opera Shalechet/Fallen leaves di
Menashe Kadishman), dal silenzio di
un antro buio, possiamo acquisire la
consapevolezza di tutta la storia,
passata e presente, del popolo
ebraico.
Il giardino dell’esilio e dell’emigrazione
Il Giardino dell'Esilio, esterno al
museo, è una superficie
quadrata circondata da 49
pilastri di cemento alti sei metri,
in modo tale che dall'esterno
non si possa vedere nulla. Il
numero dei pilastri è simbolico,
infatti serve a ricordare l'anno di
nascita dello stato d’Israele, il
1948; il quarantanovesimo
pilastro, quello
centrale,rappresenta invece
Berlino ed è riempito di terreno
proveniente da Gerusalemme.
Libeskind ha voluto fare
in modo che il
visitatore percepisse la
stessa sensazione di
straniamento e disagio
che hanno provato gli
ebrei esiliati. Per
ottenere questo
risultato ha costruito il
piano di calpestio
inclinato di sei gradi,
infatti, camminando tra
i pilastri, si prova la
sensazione di
mancanza di equilibrio
Questo luogo
rappresenta la terra
dell’esilio,dove gli ebrei
hanno dovuto costruirsi
un nuovo destino
lontani dalle proprie
origini, ma verso la
quale hanno riposto
ogni speranza
La torre dell’Olocausto
E’ un’altissima torre a forma di triangolo acuto, con una feritoia
in alto che illumina lo spazio, come la lama di un coltello.
Vi si accede aprendo una porta
spessa e molto pesante. È una
struttura completamente vuota, buia,
non climatizzata (dunque fredda
d'inverno e calda d'estate), che viene
illuminata da poca luce indiretta che
penetra da una stretta feritoia posta
in alto. Impossibile vedere fuori e
capire dove si è; si sentono attutiti i
rumori provenienti dall'esterno.
Evidente il significato simbolico volto
a ricreare la condizione dei deportati
che non sapevano in quale luogo si
trovavano e non potevano avere
notizie.
Foglie cadute, Menashe Kadishman
10 000 volti in
acciaio punzonato
sono distribuiti sul
pavimento dello
Spazio Vuoto della
Memoria, l'unico
spazio vuoto
dell'edificio di
Libeskind in cui è
possibile entrare.
I visitatori sono
invitati a
camminare sui
volti e ad
ascoltare il
fragore
prodotto dalle
lastre di metallo
che sbattono
l'una contro
l'altra.
Liberskind è
riuscito a far
percepire, grazie
alla forza del
linguaggio
architettonico,
attraverso forme
materiali, luci e
rumori, quanto è
stato vissuto dal
popolo ebraico.
Il suo è un progetto
emozionale che non solo ha
spiegato il passato ma ha dato
voce alla speranza
“non esiste
architettura
senza memoria”
Daniel Libeskind

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