DESTRA E SINISTRA hegeliana - Areté

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DESTRA E SINISTRA
hegeliana
La scuola del maestro
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1
La scuola di Hegel
Hegel muore nel 1831, al culmine della sua fama
filosofica. Dal 1827 i suoi seguaci hanno fondato
gli «Annali della critica scientifica» in cui
l’hegelismo diventa un criterio guida per lo
studio di tutte le scienze allo scopo di creare
quel compiuto sistema delle scienze o del sapere
che è il grande obiettivo dello sforzo filosofico
del professore di Stoccarda.
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2
La spaccatura
Tuttavia ben presto i seguaci di Hegel si dividono.
Complice di tale divisione è il complicato periodo
storico che stanno vivendo, con una Francia
protagonista di una nuova rivoluzione borghese
(1830) e una Prussia di Federico Guglielmo III
Hohenzoellern (1797-1840) che invece mostra di
farsi paladina della tradizionale monarchia assoluta
legittimata da un riferimento fondativo alla
religione cristiana. È ben sulla questione religiosa e
sui suoi riflessi politici che matura il distacco degli
allievi cosiddetti di destra e di quelli cosiddetti di
sinistra.
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3
Destra e sinistra
La classificazione che vede distinguersi una
destra da una sinistra hegeliana è dovuta a
David Strauss, il quale prende per essa spunto
dalla divisione interna al parlamento
rivoluzionario di Parigi. Destra sarebbe la parte
più politicamente conservatrice mentre sinistra
quella progressista e «aperta». Ma la tematica
iniziale è appunto pre-politica cioè religiosa.
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4
David Strauss
A partire dalla sua Vita di Gesù, Strauss elabora un’interpretazione
«liberale» dei Vangeli, nei quali Gesù non è altro che il riflesso delle
aspirazioni e dei modi di vedere il mondo delle prime comunità cristiane
che ne hanno fatto il criterio di come dovrebbe essere l’uomo
perfettamente realizzato in ogni suo aspetto. Sono queste comunità ad
avere espresso i Vangeli e ad aver prodotto la loro ideologia, facendo di
Gesù una sorta di simbolo della ricerca di una umanità affratellata e
pacificata, che connota in generale il cammino di tutti gli uomini e la
speranza dei primi cristiani. Così nel Cristo si assommano tutti i più alti
ideali di virtù, compreso quello di una straordinaria capacità di affrontare
la calunnia, l’ignominia e la morte a beneficio di tutti gli altri uomini. Ogni
elemento di trascendenza è confinato nel mitologico, come forma
letteraria il coi contenuto è in realtà esclusivamente morale.
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5
La polemica
Una così ardita interpretazione che destituisce i
Vangeli di ogni consistenza storica e Gesù di
ogni trascendenza suscita una vasta polemica.
Da un lato i sostenitori di Strauss che si
collocano a sinistra e vedono nell’opera del
collega un viatico al generale e definitivo
superamento della religione, dall’altro i suoi
detrattori di destra che vedono in essa un
tradimento dell’autentico spirito hegeliano.
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6
La questione della religione e del
cristianesimo
Le posizioni in campo si contrappongono in base ad una
diversa interpretazione del maestro. Come si sa, la
religione è in Hegel la penultima tappa nel cammino
della coscienza verso il sapere assoluto. Essa si oppone
all’arte, che è intuizione sensibile del vero, e coincide
invece con una rappresentazione interiore e «narrata»
della stessa verità. La filosofia tuttavia, costituendo il
terzo superiore rispetto a detta antitesi, nega la
religione e la supera nel concetto, che è il luogo di
conciliazione delle precedenti visioni unilaterali.
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7
L’Aufhebung hegeliana di arte e
religione
Il problema è che l’Aufhebung hegeliana, cioè il
terzo momento della dialettica, è al tempo
stesso superamento e negazione, da un lato, e
mantenimento e conciliazione, dall’altro.
Orbene la sinistra insiste nel sostenere che
superare significa negare e passare ad altro, cioè
ad una completa deteologizzazione della
filosofia, mentre la destra ritiene che nella
filosofia i dogmi religiosi cristiani vengano
mantenuti e giustificati sul piano razionale.
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8
Secolarizzare o scoprire l’origine
teologica dei concetti filosofici?
Bruno Bauer, noto esponente della sinistra Hegeliana rileva nel suo La
tromba del giudizio universale contro Hegel ateo e anticristo. Un
ultimatum (1841), che i concetti filosofici nel pensiero hegeliano
assumono connotati estremamente differenti rispetto alla loro
corrispondente origine teologica. La Trinità, per esempio, è reinterpretata
come lo sviluppo dialettico immanente alla storia. Lo Spirito è la stessa
realtà riconciliatasi dopo essersi scissa e alienata, così come il Padre si è
scisso e alienato nel Figlio. Così la storia sacra, da cui i concetti teologici
sono evinti, non è altro che la narrazione mitologica e fiabesca del
cammino dell’autocoscienza, una narrazione di cui l’uomo giunto alla
maggiore età della filosofia non ha più bisogno. La religione pertanto
subisce un processo di secolarizzazione filosofica che rappresenta un
definitivo progresso e il presupposto per il suo abbandono.
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Teologia e filosofia in G. A. Gabler
Gli esponenti più noti della destra sono Karl
Rosenkeranz, autore di una monumentale biografia
filosofica del maestro uscita nel 1844, i filosofi G. A.
Gabler, F. W, Carové e gli storici della filosofia K. L.
Michelet e J. E. Erdmann.
Gabler in particolare, nella prolusione De verae
philosophiae erga religionem Christianam pietate,
con cui inaugura il suo insegnamento alla cattedra
berlinese di filosofia che era stata di Hegel, sostiene
che la filosofia non può prescindere dalla religione.
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La filosofia non può prescindere dalla
religione
«Ac verum est quod iam Hegelius pronuntiavit, cum
Germanam sive Christianam philosophiam toto
genere disiungens ab antiqua haec fere diceret:
«Quod ita in generis humani consuetudinem
evaluisset, ut omnium conscientiam teneret, sensus
omnes atque animus repleret, vita hominum publice
privatimque regeret, ingenia, mores, cogitationes
formaret, ab eo nec philosophiam ita potuisse
recedere, ut aliud sequeretur aliudque vel insitum
sibi vel subiectum haberet».
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L’identità di filosofia e religione quanto
ai concetti e al contenuto
La filosofia, trattando delle cose più importanti
della vita umana, non può prescindere dalla
religione che queste cose ha sempre
approfondito. Ciò avviene in modo tale che, se ci
badiamo, la filosofia finisce coll’esibire la radice
interamente teologica dei propri concetti - si
veda in special modo quello hegeliano di Spirito
- e col coincidere con una più estesa esposizione
delle sue verità.
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La questione politica: Hegel
Così come in religione, anche in politica, si riproduce un
vivace dibattito. Il problema è se accettare l’ordine
politico esistente. C’è stata anche qui una certa ambiguità
nella riflessione del maestro, che ha consacrato la
monarchia costituzionale prussiana come la più alta
forma di governo, da un lato, e dall’altro ha dimostrato
simpatia verso quel movimento rivoluzionario che ha
impresso da Parigi nel 1789 una svolta alla storia
dell’umanità e un’accelerazione del tutto coerente con il
principio della storia come processo di continuo
rinnovamento e divenire delle forme, anche politiche.
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Dialettica e conservazione
Peraltro l’ambiguità potrebbe essere notata nel
profondo della riflessione hegeliana. Infatti se si
concepisce anzitutto la dialettica come
dinamica che conduce alla conciliazione e
pacificazione degli opposti, si avranno dottrine
che politicamente saranno inclini a considerare
l’esistente come la condizione ottimale della
società. Quindi si otterrà, come esito, una
prospettiva conservatrice.
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Dialettica e rivoluzione
Viceversa, se si considera la dialettica come fluidificazione di
ogni staticità, come negazione dinamica dell’essere per
produrre moti e cambiamenti, si otterrà una posizione politica
tendenzialmente rivoluzionaria. Così avviene nel caso di Arnold
Ruge (1802-1880). Egli arriva a determinare in Hegel la
contraddizione tra metodo dialettico e sistema. Il metodo
dialettico è ritrovare nella realtà una logica del divenire che la
apre continuamente verso nuove configurazioni. Dialettica è
allora negazione dell’esistente e fondamento di una critica
rivoluzionaria alla società contemporanea. Essa implica la
dissoluzione di ogni sistema chiuso, fosse anche la chiusura cui si
perviene con la conciliazione degli opposti.
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La conciliazione a venire
In effetti la conciliazione e l’identità hegeliana di reale e razionale
non vanno in questa logica considerati come la giustificazione dello
stato presente delle cose. Infatti razionale non è il reale così come si
presenta qui ed ora, ma «il nocciolo sostanziale di ciò che è»
(Strauss), cioè la meta che lo sviluppo vuole conseguire, la verità
verso cui tende lo sviluppo. Così la conciliazione non è un riposarsi
sugli allori di ciò che è di volta in volta raggiunto, ma cogliere la
contraddizione dello stato presente - per esempio le ingiustizie, le
sperequazioni, le istituzioni oppressive – per vedere la necessità di
un loro superamento. Dialettica vuol dire lottare per il
superamento futuro delle contraddizioni che si dà solo nella
trasformazione rivoluzionaria della realtà.
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Destra e sinistra un’opposizione
epocale
Se la destra hegeliana va esaurendosi in una scolastica sostanzialmente infeconda,
essa tuttavia rimane importante per ricordare il cattivo infinito secolarizzato e
nichilista in cui il rivoluzionarismo della sinistra rischia di cadere. Una rivoluzione che
attinge all’energia anti-adattiva nascosta nelle pieghe della stessa razionalità storica, e
che rappresenta una straordinaria potenza modellatrice dei tempi – come
dimostreranno Marx, ma anche Gentile – rischia nondimeno di dare sfogo ad una
«tracotanza» contro lo spirituale e l’ideale che finiscono per trascinare l’uomo nelle
spire di una concezione puramente biologica e tecnica della vita. A forza di liberare, a
forza di negare si giunge a quella furia del dileguare che è la cifra dell’odierno
capitalismo, contro il quale non la laïcité di sinistra, ma la ferma religiosità della destra
risulta veramente efficace. L’una e l’altra risultano essere al tempo stesso ricche e
unilaterali: ricca di energia propulsiva la sinistra ma povera quanto a concezione
antropologica; ricca di trascendenza e energia spirituale la destra, ma storicamente
acquiescente e politicamente statica la destra.
Se dunque l’opposizione di destra e sinistra molto ha influito sulla storia europea del
8-900, sovrapponendosi all’omonima dicotomia politica, è perché ha il carattere di
qualcosa di profondamente radicato nello spirito del nostro tempo. Nel suo
superamento sta forse il segreto per uscire dalla sua crisi e dalla sclerosi delle sue
istituzioni.
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