Prima dell`arrivo dei colonizzatori, la popolazione

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Vengono definiti aborigeni (dal latino ab origine, "fin dall'origine") gli australiani
appartenenti alle popolazioni autoctone del continente. Originari probabilmente delle
isole dell’Asia sud-orientale, gli Aborigeni si stanziarono in Australia a partire da
50.000 anni fa.
Tra le numerose e differenti lingue aborigene, alcune delle parole utilizzate per
indicare il nativo australiano sono:
•arelhe o tyerrtye nel gruppo delle lingue arandiche
•anangu nei linguaggi dei deserti occidentali
•yapa nel gruppo linguistico ngarrkico
•koori nella tribù Awakabal vicino Newcastle (Nuovo Galles del Sud)
•murri nel Queensland meridionale
•noongar, nyungar o nyoongah nell'Australia Occidentale
•nunga nell'Australia Meridionale
•palawah in Tasmania
•yolngu in lingua Yolŋu, nell'Arnhem nordorientale
•maori in Nuova Zelanda
Il Dream Time (epoca che precede la creazione del mondo) è una dimensione metafisica e
atemporale accessibile al popolo aborigeno proprio attraverso il sogno, strumento fondamentale
per comunicare con gli spiriti, decifrare il significato di presagi e comprendere le cause di
malattie e sfortune.
I racconti del Tempo del Sogno sono volti a spiegare l'origine del mondo, le sue caratteristiche
geografiche e topografiche. Essi sono al contempo elemento comune e unificante delle numerose
e diverse tradizioni culturali aborigene e giustificazione mitica delle differenze fra di esse.
Nelle diverse lingue aborigene ci si riferisce al Tempo del Sogno con termini differenti:
 jukurrpa nel gruppo linguistico ngarrkico
 tjukurpa nel gruppo dei dialetti dei deserti occidentali
 altyerre nella famiglia arandica
Benché il Tempo del Sogno sia spesso menzionato come epoca della creazione, alcuni autori e
studiosi sottolineano che si tratta più precisamente di "miti della formazione".
Nel Dream Time il mondo esisteva già, ma era "indifferenziato". Era abitato dai TOTEM, i mitici
antenati rappresentati come gigantesche creature dalla forma di animale.
Camminando, cacciando, danzando, cantando o semplicemente sedendosi per terra, essi
lasciarono nel mondo fisico tracce delle loro azioni e segni del loro passaggio: le montagne, le
rocce, i corsi d’acqua e ogni altro oggetto presente in natura. Determinati luoghi, creati da eventi
di particolare importanza (per esempio combattimenti, morti, o altre vicende drammatiche) sono
avvolti da un’aurea di sacralità e potenza, chiamata dagli aborigeni il "sogno" del luogo.
La visione aborigena conferisce sacralità ad ogni luogo della terra, stabilendo una rete di
relazioni originarie fra ogni essere vivente e la terra stessa.
I custodi dei racconti
I diversi gruppi aborigeni conservano un gran numero di miti legati al Tempo del Sogno.
Gli anziani di ogni gruppo custodiscono e tramandano i racconti alle nuove generazioni nei
modi e nei tempi previsti dalla millenaria tradizione.
La cultura aborigena prevede anche che alcuni racconti, particolarmente importanti,
rimangano segreti a determinati gruppi o individui. Vi sono, per esempio, storie del Tempo del
Sogno che solo gli uomini conoscono, altre invece accessibili solo alle donne. A causa delle
irreparabili conseguenze della colonizzazione e della segretezza dei miti, soltanto una minima
parte della mitologia aborigena è effettivamente nota agli antropologi.
I racconti cantati
Secondo quanto riportato da Bruce Chatwin in Le vie dei canti, i racconti del Tempo del Sogno
sono tramandati in forma di canti. Ogni canto descrive il percorso seguito da una creatura
ancestrale nel suo viaggio originario ed ha una struttura musicale che corrisponde, come una
sorta di mappa, alla morfologia del territorio attraversato da tale percorso.
ORGANIZZAZIONE
SOCIALE …
Alla elementarità della vita economica ed
alla povertà del patrimonio
ergologico degli indigeni australiani fa riscontro una ricca
complessità di articolazioni parentali e sociali.
Prima dell'arrivo dei colonizzatori, la popolazione aborigena occupava le regioni più fertili del
continente, viveva in piccole orde nomadi praticando raccolta, caccia e pesca. Abituati alla vita
nomade in un immenso territorio, gli Australiani non hanno sviluppato nel tempo né una civiltà
agricola né tecnologie evolute. L'unità fondamentale della vita interindividuale e interfamiliare
degli Aborigeni è l’orda, una piccola comunità costituita da 7-10 famiglie per un complesso di
25-50 individui di entrambi i sessi. All’interno dell’orda non vi sono autorità politiche: ogni
nucleo familiare agisce come unità economica autosufficiente; le attività comunitarie (riti e
cerimonie religiose) vengono affidate agli anziani. I diversi nuclei familiari abitano un territorio
ben determinato: il territorio dei loro antenati. Le "anime" di quest’ultimi si reincarnano nei
nuovi nati. In questo territorio gli uomini del gruppo locale si dedicano alla caccia, mentre le
donne praticano la raccolta. Il vasto territorio della tribù è perciò la vera patria spirituale ed
economica degli individui che compongono il gruppo locale. Nella tradizione aborigena i
rapporti di parentela non si basano su vincoli di consanguineità, bensì su legami mitici ed
ideologici che spesso non coincidono con i rapporti di sangue. La parentela "mistica" nasce dal
fatto che gli individui di un determinato clan riconoscono lo stesso totem (sono "carne" dello
stesso totem). Il
Il totem, l’appartenenza ad un gruppo sociale e le prerogative cerimoniali possono
essere ereditate dal padre (patrilinearità) o dalla madre (matrilinearità). In ogni orda
vige una legge di esogamia, secondo la quale i componenti di uno stesso clan
totemico, aventi cioè lo stesso totem, non possono sposarsi fra di loro; ognuno deve
cercare il coniuge tra individui appartenenti ad altri clan. Al momento del
matrimonio la sposa abbandona il proprio territorio d’origine per recarsi a vivere
nella patria dello sposo. Farà in tal modo fisicamente ed economicamente parte del
gruppo locale del marito, ma continuerà ad appartenere alla propria patria
spirituale e al proprio clan (paterno, materno ecc., a seconda delle regole di
discendenza in vigore nel suo gruppo). Ne deriva che i clan totemici intersecano
variamente le orde: ossia sono diffusi sul territorio tribale senza riguardo alcuno ai
limiti territoriali dei singoli.
Le orde sono fra loro autonome, pur essendo costituite da gruppi umani accomunati
da lingua e tradizioni. Le stirpi che hanno configurato una sorta di “nazionalità”,
rappresentata soltanto da alcune cerimonie collettive, sono ben poche. I tratti che
caratterizzano le diverse tribù aborigene sono, oltre usanze e modi di vivere comuni,
il possesso di utensili (di legno e di pietra) e beni materiali che si riaccostano a quelli
della preistoria: la clava, lo scudo ligneo, il giavellotto, l’ascia, il coltello, il bastone da
scavo ed il vestiario ridottissimo o assente.
La struttura sociale aborigena è stata oggetto di accurati studi da parte di numerosi
antropologi ed etnologi.
La tesi che ipotizzava la presenza di tre cicli culturali distinti è stata oggi abbandonata in quanto la cultura dei
vari gruppi, pur essendo complessa e ricca di implicazioni rituali e religiose, rivela una certa unità. Base della
struttura sociale è l'organizzazione totemica, che assume, da zona a zona, caratteri diversi e ricorda, dal sud
verso il nord del Paese, elementi tipici dell'area indonesiana.
•
I gruppi del sud-est e del sud (oggi in gran parte estinti), affini a quelli arcaici della Tasmania (oggi
estinti), ammettevano un toteismo sessuale (per il quale individui appartenenti alla medesima categoria
totemica non potevano avere rapporti o contrarre matrimonio); la famiglia era patrilineare; era ammessa la
poliginia e si praticavano riti d'iniziazione.
•
I gruppi del nord-est e del centro univano al totemismo la suddivisione in classi matrimoniali (fino a 8).
La famiglia era in genere matrilineare.
raggruppamenti esogamici non territoriali il cui scopo più
appariscente è quello di determinare i congiunti possibili ed
i matrimoni vietati. In Australia si incontrano popolazioni
con due, quattro e otto divisioni matrimoniali, alle quali
spesso di da il nome di “classi”
•
I gruppi del nord-ovest e dell'ovest (anch'essi quasi estinti) ammettevano la discendenza patrilineare.
•
I gruppi ancora oggi stanziati nel Territorio del Nord sono raggruppati in orde suddivise in clan totemici.
Quest’ultimi sono a loro volta organizzati in fratrie (confraternite che possiedono un capostipite comune)
divise in classi matrimoniali.
l totemismo comporta numerosi interdetti soprattutto di carattere sessuali: dato il nomadismo delle varie orde,
non è raro che un Australiano, per sposarsi, debba attraversare intere regioni alla ricerca di un'orda affine ma
non recante il medesimo totem.
ABITAZIONI e TECNOLOGIE
Dispersi su un territorio vastissimo e in gran parte desertico, gli Aborigeni non possiedono villaggi né
vere e proprie capanne.
Durante il periodo delle piogge abitano nei wurlies, ripari provvisori contro il vento, realizzati con
frasche e cortecce, oppure nei gunyash, primitive capanne a cupola coperte di corteccia. Nella restante
parte dell’anno i nativi australiani vivono all’aperto dietro a paraventi.
L’Aborigeno ignora molti aspetti del campo
tecnologico, come la lavorazione del suolo,
l’estrazione e l’uso dei metalli, l’arte del vasaio, l’arco
e le frecce.
L’attività principale è la ricerca di cibo attraverso la
raccolta dei prodotti spontanei del suolo e del mare, la
caccia e la pesca.
Le donne, accompagnate dai ragazzi, cercano frutta,
bulbi e radici utilizzando bastoni appuntiti e piatti,
chiamati digging stick. Catturano piccoli animali,
quali serpenti, lucertole, insetti e larve.
Gli uomini cacciano opossum, canguri, uccelli e
selvaggina con l’aiuto del dingo (una specie di cane),
l’unico animale domestico da loro conosciuto.
Gli Aborigeni sono abili a costruire armi e altri
utensili ricavati da legno, pietra e materiali
animali, che utilizzano per procacciarsi cibo,
acqua e altri beni necessari. L’arma più usata è il
boomerang. Si tratta di un’asticella piatta in
legno duro di eucalipto o di acacia lunga al
massimo un metro, piegata ad angolo in modo
da formare due bracci o pale lavorate in diverso
modo. Una volta lanciato, il boomerang descrive
in aria uno o più cerchi per poi ricadere vicino
al lanciatore. La sua forza d’urto è poderosa,
con lanci sino a 200 m. Fu il Capitano Cook, nel
1770, ad assegnare a questo strumento il nome
di boomerang, mutandolo dal dialetto della tribù
locale Turaval, che lo chiamava "bu-mar-rang".
Una parte degli aborigeni dell’Australia
continentale usava un lancia-dardi chiamato
woomera a cui spesso viene associata la lancia. Le
woomera rappresentavano l’estensione del
braccio del cacciatore e agivano come una leva
dotata di grande stabilità. Nella caccia i nativi
australiani si servono di lance e giavellotti con
una punta di pietra, sulla quale talvolta, vengono
fissate con la resina delle schegge di quarzo.
Gli aborigeni sono abili costruttori di barche
in legno. Lunghe dai 3 ai 6 metri, sono
ricavate da un unico pezzo di corteccia,
strappato da un grande albero (un eucalipto)
e sagomato a forma di scafo mediante
l'azione del fuoco.
Possiedono conoscenze e capacità delle
quali si servono per ottimizzare le risorse
offerte dalla natura: utilizzano il fuoco per
facilitare la ricrescita delle piante;
immergono la corteggia e le foglie di varie
piante nell’acqua di piccoli laghi o stagni
per stordire i pesci; impiegano cestini o reti
nella pesca o per prendere piccoli uccelli;
costruiscono nei fiumi sbarramenti con dei
rami per catturare pesci; seguono con abilità
le tracce delle loro prede. Quando un
cacciatore scopre delle orme fresche le
insegue per giorni interi finché non avvista
l'animale. Fin dall’infanzia, a tutti i membri
della società è insegnato a leggere i segni sul
terreno.
Le lingue australiane aborigene comprendono diverse famiglie linguistiche e lingue
isolate originarie dell'Australia e di alcune isole vicine, sebbene da queste sia esclusa per
convenzione la Tasmania. La parentela fra queste lingue non è al momento ben chiara,
anche se studi svolti negli ultimi anni hanno permesso di chiarire parecchi lati oscuri.
La maggior parte delle lingue australiane sono estinte o in serio pericolo.
Tra quelle sopravvissute solo il 10% vengono apprese dai bambini.
Tutte le culture dipendono dalla trasmissione o comunicazione. Inoltre, tutte le società
umane hanno sviluppato lingue adeguate ad esprimere le esperienze di vita della gente e
ad riflettere la cultura del gruppo. Prima della colonizzazione dell’Australia, si presuppone
che esistessero circa 270 lingue diverse. Se consideriamo le variazioni in dialetti
all’interno di queste lingue, il numero aumentò fino a circa 600 diverse parlate. Le lingue
si distinguono all'interno delle tribù, per esempio, a della tribù Pitjantjatjara. Tale lingua
ha alcune parti comuni con altre lingue, come nomi, verbi, aggettivi, pronomi e avverbi. E’
difficile stimare il numero di parole presenti nelle lingue aborigene. Le lingue sono
soggette ai cambiamenti derivanti dalle tradizioni. Inoltre gli Aborigeni avevano
sviluppato un elaborato sistema di comunicazione molto precisa attraverso gesti con le
mani. La ragione per cui gli Aborigeni avevano sviluppato un “linguaggio” tale è da
ricercarsi nei problemi che potevano incorrere nella sfera economica, sociale o spirituale:
due uomini a caccia potevano, per esempio, condurre un discorso in silenzio a distanza
senza allarmare la preda.
La bandiera
La bandiera è formata
da due fasce
orizzontali con un
cerchio giallo al
centro.
La fascia alta è nera e
rappresenta il colore
scuro della pelle degli
aborigeni, la fascia
bassa è rossa e
rappresenta il
terreno, mentre il
disco giallo raffigura
il sole.
L'arte e la musica aborigena sono quasi sempre espressione di
messaggi spirituali, religiosi e mitologici legati al Dream Time.
STILI
La pittura aborigena è estremamente varia. Figure stilizzate, silhouette o
semplici immagini geometriche sono elementi che si trovano quasi
ovunque nell'arte tradizionale e antica del continente.
Gli stili specifici meglio noti sono tre:
 la pittura "a raggi X"
 la dot art
 lo stencil
Nella cosiddetta pittura "a raggi X", animali e uomini sono raffigurati mostrandone
lo scheletro e le viscere, come in una sorta di sezione che ricorda appunto una radiografia.
L'"arte a punti" (dot art), originariamente utilizzata nei disegni su sabbia e poi trasposta su tela
nell'arte aborigena moderna, è composta da complessi pattern geometrici realizzati attraverso
numerosi punti, equidistanti e di diversi colori.
Alla cultura occidentale le opere della dot art potrebbero apparire astratte, in realtà esse possiedono
un complesso simbolismo, nel quale alle diverse forme geometriche corrispondono significati ben
precisi. I concetti che ricorrono con maggiore frequenza sono quelli fondamentali della cultura e
della mitologia aborigena (per esempio "uomo", "pozza", "canguro", "ciotola", "bastone per scavare" e
così via). L’oggetto si presenta in forma stilizzata, per lo più vista dall’alto.
Abbastanza diffusa è la pittura stencil , associata alla tecnica a spruzzo, nella
quale predomina la riproduzione di mani umane "in negativo" (l'artista appoggiava la
mano sulla superficie da dipingere e spruzzava il colore).
Nella pittura rupestre tradizionale venivano utilizzate pareti rocciose situate all'interno di
caverne o in luoghi difficilmente accessibili, che avevano un importante significato spirituale e
religioso nella cultura locale. Spesso i dipinti venivano realizzati ricoprendo pitture più antiche,
alcuni di questi risultano infatti dalla sovrapposizione di decine di strati.
Particolarmente nota è la cosiddetta arte di Bradshaw, così chiamata in onore di Joseph Bradshaw,
che nel 1891 scoprì nella zona di Kimberley un importante sito in cui si trovano opere d'arte
rupestre, datate oltre 50 000 anni fa.
Originario della Terra di Arnhem, nel Nord dell'Australia, il didgeridoo è lo strumento musicale
sacro degli aborigeni. Si pensa abbia circa 2.000 anni, poiché sono stati rinvenuti graffiti di
quell’epoca che lo raffigurano.
I didgeridoo tradizionali sono in eucalipto decorati con motivi totemici aborigeni.
Il nome "didgeridoo" è un'interpretazione onomatopeica data dai colonizzatori inglesi che,
sbarcati sul nuovo continente, sentirono il suono ritmato "did-ge-ridoo" provenire dai rami di
eucalipto cavi suonati dagli aborigeni. Lo strumento viene però chiamato con oltre cinquanta
termini differenti a seconda del luogo e delle etnie: da djalupu, djubini, ganbag, gamalag, maluk,
a yidaki, yirago, yiraki, yigi yigi.
È un aerofono ad ancia labiale, le sue dimensioni possono variare da meno di un metro fino a
raggiungere i 4 metri, il suo diametro interno va da un minimo di 3 centimetri (all'imboccatura)
fino a 30 cm o più (nella parte finale);
Per suonare il didgeridoo si utilizza la tecnica della respirazione circolare (o del soffio continuo).
Il suonatore prende aria dal naso mentre espira quella contenuta nella bocca generando un suono
continuo, profondo ed ipnotico.
Il modo di suonare si differenzia nell'uso di voci e accenti, in ogni stile si riconoscono però tratti
comuni, come l'imitazione del verso degli animali, il pronunciare parole all’ interno dello
strumento e l'utilizzo di bastoncini (bilma) o boomerang che colpendo il didgeridoo fanno da
accompagnamento ritmico.
Il didgeridoo viene suonato durante riti sacri e celebrazioni religiose, ma anche nella vita di tutti
i giorni.
Il Tempo del Sogno è stato però distrutto dall’intenso processo di colonizzazione iniziato nel 1770
con lo sbarco del capitano inglese James Cook sulle coste australiane.
Fin dal loro primo incontro con gli Occidentali, gli Aborigeni sono stati considerati rappresentanti
di una cultura retrograda, al primo gradino dell’evoluzione sociale.
Il contatto con i coloni sotto il governo dell’Impero britannico portò alla decimazione di molti clan
aborigeni a causa di malattie, espropriazioni e veri e propri omicidi di massa.
Le confische territoriali operate dall’Impero britannico furono eseguite sotto la protezione delle
leggi inglesi. Il governo cercò di utilizzare la scienza come testimone della primitiva natura
aborigena, attribuendo a quest’ultimi caratteristici tratti di inferiorità, quali la scarsa attitudine al
lavoro e la predisposizione all’ubriachezza. Persino dopo che l’Australia venne dichiarata
indipendente nel 1901, gli Aborigeni furono emarginati dalla nuova nazione e fu impedito loro di
diventare cittadini in base alla costituzione stipulata nel 1902.
Nella cultura Aborigena non è contemplata l’idea di colonizzazione: per i nativi australiani
conquistare significa conoscere, e poiché per vivere bisogna entrare in intima relazione con la
propria terra che è ecologicamente diversa dalle altre, non è possibile che altre persone, per di più
non indigene, prendano possesso di un territorio a loro sconosciuto. Un capo tribù ha detto di
recente: «Quando si distruggono i luoghi sacri, noi diventiamo niente perché i nostri spiriti
ancestrali abitano ogni roccia, ogni albero, ogni lembo di terra». Ma questa terra tanto amata,
ritenuta sacra per la vita stessa della tribù, immaginata dall’Aborigeno senza confini e senza
frontiere, è stata loro brutalmente sottratta.
I membri delle tribù aborigene vissero da cacciatori-raccoglitori finché non dovettero adattarsi al
sistema capitalistico industriale prima europeo e successivamente americano.
Intorno agli anni ’30 gli Aborigeni sopravissuti all’arrivo degli Occidentali vennero riuniti ai
confini delle città e all’interno di missioni e riserve. Nel 1939 il Dipartimento per gli Affari
Aborigeni avanzò una proposta di legge che prevedeva il raggruppamento degli stessi nelle
riserve e l’assorbimento dei “mezzosangue” (coloro nati dall’unione di bianchi e nativi)
all’interno della comunità bianca. Questa operazione era volta ad emarginare ulteriormente e a
condannare all’estinzione programmata coloro che non avessero avuto almeno una parte di
“sangue bianco” nelle vene.
Nel 1951 una conferenza del Ministero degli Affari Aborigeni approvò definitivamente la legge
sull’Assimilazione, il cui fine era quello di garantire l’integrazione di tutti i nativi. Come
conseguenza diretta di tale legge, i diritti al lavoro e alla proprietà degli Aborigeni vennero
fortemente limitati, mentre venne dato allo Stato pieno potere di togliere i bambini alle famiglie
di origine nel caso in cui ci fosse il sospetto che entrambi i genitori fossero Aborigeni. Migliaia di
bambini vennero strappati al proprio gruppo per essere inseriti in istituti di accoglienza o
all’interno di famiglie adottive bianche per indottrinarli alla cultura occidentale. Questo crimine
prese il nome di “Stolen Generation” (generazione rubata) e si protrasse fino agli anni ’60, ma
giunse all’attenzione internazionale soltanto nei tardi anni ’90.
La cittadinanza fu concessa loro solo nel 1967, mentre nel 1982, in seguito all’insurrezione
dell’isolano aborigeno Mabo, iniziò il movimento per il diritto alla terra.
L’Australian Labour Party è il partito politico che si è battuto e si sta battendo per il
riconoscimento dei diritti degli Aborigeni, ancora oggi vittime di ingiustizie e soprusi.

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