Le Trincee-Prima Guerra Mondiale

Report
LE TRINCEE
INTRODUZIONE
• Le trincee, lunghi corridoi, profondi poco
meno di due metri:
– sono state uno dei simboli della Prima
Guerra Mondiale;
– sono le tracce più significative di quanto
successe tra il 1915 ed il 1918;
– furono la "casa" dei soldati, il luogo dove
i militari impegnati al fronte vissero per
settimane (se non addirittura mesi) tra
una battaglia e l'altra.
• I vari governi europei, compreso quello
italiano di Salandra insieme al generale Luigi
Cadorna, erano convinti che si sarebbe
trattata di una guerra veloce in cui era
essenziale sfruttare il fattore temporale.
• Invece, i diversi fronti europei si
stabilizzarono ed iniziarono ad essere
scavate centinaia di chilometri di trincee, dal
nord della Francia fino all'Europa orientale,
nell'attuale Polonia e nei Balcani.
• Comparvero anche sul fronte italiano,
in pianura, sull'altopiano carsico e in alta
montagna, in mezzo alla neve.
STRUTTURA
• Le trincee seguivano una linea a zig
zag, che divideva la trincea in settori.
• Non esistevano tratti rettilinei di
lunghezza maggiore di 10 metri, per
essere più protetti in caso di conquista
da parte del nemico.
• Il lato della trincea rivolto al nemico
era chiamato parapetto → munito di
un gradino per sporgersi oltre il bordo
della trincea.
• I fianchi erano rinforzati con sacchi di
sabbia, tavole, filo di ferro; il fondo era
ricoperto di tavole in legno.
• Feritoie: nel parapetto, per osservare la
linea nemica, talvolta protette da una
lastra d'acciaio. I tiratori scelti
impiegavano munizioni speciali per
forare queste piastre. A Gallipoli i
soldati alleati svilupparono un
particolare "fucile a periscopio" → per
colpire il nemico senza esporsi al fuoco
avversario.
• Tre metodi per lo scavo delle trincee:
– scavare la trincea, contemporaneamente, in
tutta la sua lunghezza: era un metodo veloce
perché si impiegavano molti uomini che
erano però lasciati allo scoperto di fronte al
fuoco nemico; veniva impiegato solo lontano
dalla prima linea o di notte.
– allungare una trincea già esistente: solo 1 o 2
uomini a scavare, ad un estremo della
trincea e chi scavava era sufficientemente
coperto, ma si procedeva con lentezza.
– scavare una sorta di tunnel, di cui alla fine si
faceva crollare la copertura.
• La trincea necessitava di una continua
manutenzione → per rimediare ai danni
provocati dalle intemperie e dal fuoco nemico.
LA VITA DENTRO LA TRINCEA
• Vita difficile → molti gli appostamenti
in alta montagna, a oltre 3000 metri
d’altezza, anche nei pressi dei ghiacciai.
Molti uomini svilupparono malattie
mentali durante la guerra o appena
tornati nelle proprie case (in Italia si
usava l’espressione “scemo di guerra”).
• La preparazione dell'esercito fu
assolutamente insufficiente.
• Nessuno, all'inizio, spiegò ai soldati
italiani di restare accovacciati nelle
trincee e di non sporgersi.
• Certi che Trieste sarebbe stata
conquistata nel giro di poche
settimane, i soldati si ritrovarono con le
sole dotazioni estive e
con strumenti tutt'altro che moderni.
• Imbarazzante fu la mancanza di pinze
tagliafili in grado di creare
velocemente dei varchi tra i reticolati
nemici.
• Molti soldati, nel primo anno di guerra,
combatterono con in testa dei
semplici berretti, certamente insufficienti
a fermare le pallottole sparate dalle
trincee nemiche o dai cecchini.
• I vestiti di lana erano pochi e molti
dovettero costruirsi degli occhiali da
sole (utilizzando dell'alluminio) per
prevenire i danni dei raggi solari.
• Le scarpe erano inadatte per resistere al
fango o al terreno pietroso del Carso o
delle montagne.
• Inoltre per tutto il 1915 i soldati combatterono con
le loro uniformi grigio-verdi → in mezzo al manto
nevoso, erano facilmente individuabili dai nemici.
• Solamente l'anno successivo nuove dotazioni
contribuirono a rendere meno dura la vita sul
fronte:
– furono distribuite le prime tute bianche → una
maggiore mimetizzazione;
– apparvero i primi elmetti, consegnati
inizialmente ai reparti addetti a tagliare i fili dei
reticolati e poi anche alle sentinelle;
– le calzature furono più moderne e robuste ed i
reparti impegnati in montagna ricevettero
scarponi chiodati → molto più adatti per gli
spostamenti. Entro l'inverno comparvero anche
i primi sovrascarpe pesanti ed i primi cappotti.
• Le ferite e i congelamenti erano molto frequenti,
curati con lo stesso grasso che doveva servire per
lucidare le calzature.
• Le borracce per l'acqua erano di legno
(assolutamente anti-igieniche).
• Le tende per dormire (quando c'erano) erano
inutilizzabili con la pioggia. Molto spesso i soldati
dormivano in buche coperte da un semplice telo,
gli uni attaccati agli altri per disperdere il meno
calore possibile.
• La sola fonte di riscaldamento erano i piccoli
fornelletti per le vivande.
• Oltre ai soldati in prima linea, la guerra in
montagna ebbe anche come protagonisti i
cosiddetti portatori, che si arruolavano
volontariamente per trasportare (su pesanti ceste)
armi, munizioni, materiale e cibo ai soldati in cima
alle montagne. Poiché la maggior parte degli
uomini erano impegnati in guerra, spesso questo
ruolo fu ricoperto dalle donne.
LA CUCINA IN TRINCEA
• L’alimentazione: uno dei grandi
problemi sia per la popolazione civile
che per i militari, perché le battaglie, la
militarizzazione dei territori e le razzie
(specie nel Friuli e Veneto orientale
dopo Caporetto) → devastazioni nei
raccolti e svuotamento dei
magazzini. Le famiglie furono vittime di
carestie e di malattie dovute a carenze
alimentari gravi (come la pellagra),
mentre il rancio dei soldati diventava
ogni giorno più esiguo e scadente.
• I pasti venivano cucinati nelle retrovie
e trasportati durante la notte verso le
linee avanzate. La pasta o il riso,
contenuti nelle grandi casseruole,
arrivavano in trincea come blocchi
collosi; il brodo si raffreddava e spesso
si trasformava in gelatina mentre la
carne ed il pane erano duri come
pietre.
• La qualità era scarsa, ma, a differenza del
rancio austro-ungarico (molto più scarso),
l'esercito italiano forniva ogni giorno ai suoi
soldati 600 grammi di pane, 100 grammi di
carne e pasta (o riso), frutta e verdura (a
volte), un quarto di vino e del caffè. L'acqua
potabile invece era un problema e raramente
superava il mezzo litro al giorno.
In prima linea la quantità era
leggermente superiore. Prima degli assalti
inoltre le dosi erano più consistenti con
l'aggiunta di gallette, scatole di carne,
cioccolato e liquori.
FUGGIRE DALLA TRINCEA
• Guerra ebbe disertori e renitenti → coloro che,
pur di non entrare nell'esercito e combattere,
scelsero di scappare.
• La maggior parte dei renitenti dovette fuggire
all'estero, possibilmente oltreoceano, dove le
possibilità di essere catturati erano minori. In
Meridione, invece, dove le zone rurali erano
più abbondanti e lo Stato era meno presente, i
ragazzi sfuggiti alla leva si organizzarono nelle
campagne sopravvivendo tramite degli
espedienti.
• Disertare invece spesso coincideva
col consegnarsi al nemico, sperando di trovare
nei campi di prigionia austro-ungarici (e poi
tedeschi) delle condizioni di vita migliori
rispetto a quelle in trincea.
Altri modi per cercare di fuggire era fingere di
essere malati, pazzi oppure autoinfliggersi
delle ferite da arma da fuoco su un piede o su
una mano in modo da ottenere almeno una
licenza dalla prima linea di alcune settimane. Ci
furono casi più gravi come bruciature, lesioni
agli occhi e alle orecchie, gonfiori provocati da
iniezioni sottopelle e l'assunzione di medicinali
che potevano provocare delle reazioni
allergiche.
• Le commissioni mediche si fecero più severe
negando le licenze e quindi la malattia mentale
diventò lo strumento più facile per ingannare i
medici.
IL DURO TRATTAMENTO DI CADORNA
• Gli uomini di comando decidevano con
crudeltà della sorte dei propri uomini.
• Cadorna: convinto che l'unico modo per
condurre una guerra fosse l'attacco ad ogni
costo, senza badare alle conseguenze. Esigeva
la massima severità per il mantenimento della
disciplina e il rispetto dell'autorità fino a
raggiungere una spietata crudeltà.
• I soldati dovevano uscire dalle trincee appena
giungeva l'ordine.
• Chi esitava o si rifiutava, veniva colpito dagli
spari dei carabinieri posizionati alle loro
spalle.
• All'interno dell'esercito c’era la censura: i
soldati potevano leggere solo giornali
autorizzati → non far pervenire le opinioni
critiche.
• Le lettere scritte ai propri familiari venivano
controllate:
→ per evitare che si diffondesse l'idea che la
guerra non stesse andando secondo i piani;
→ si doveva trasmettere entusiasmo per la
guerra.
• Venivano ridotti al minimo anche i periodi di
licenza.
• Chi non rispettava le indicazioni rischiava la
condanna al carcere militare.
Inizialmente furono condannati a morte solo i
disertori o le spie, poi si estese la pena per
motivi molto meno gravi. Un soldato poteva
essere fucilato per essere ritornato in ritardo
dopo una licenza oppure per essere stato
sorpreso a riferire o scrivere una frase
ingiuriosa contro un suo superiore o per aver
dubitato della tattica imposta dal Comando
Supremo.
Nei casi di un reato commesso da un gruppo di
soldati (come una brigata), la strada prescelta
era quella della decimazione.
LA MORTE IN TRINCEA
• Per un soldato della prima linea la
possibilità di superare la guerra senza
rimediare una ferita o essere ucciso era
molto bassa. Particolarmente temute
erano le ferite al volto, che sfiguravano
per sempre chi ne fosse colpito.
• L'assistenza medica era rudimentale.
Non esistevano antibiotici e anche
ferite relativamente leggere potevano
essere mortali.
• Le condizioni sanitarie nelle trincee
erano catastrofiche. Molte erano le
malattie infettive come dissenteria, tifo
e colera e numerose erano quelle
provocate da parassiti.
• I cadaveri spesso rimanevano insepolti
e ancora oggi, in occasione di scavi
lungo le linee del fronte della prima
Guerra Mondiale, vengono rinvenuti
dei corpi.
LA RELIGIONE IN TRINCEA
•
•
•
•
La vita sul fronte costrinse gli uomini
a convivere con la presenza della
morte, perché in qualsiasi momento
del giorno e della notte,
all'improvviso, un proiettile o una
scheggia di granata avrebbero potuto
togliere la vita.
La fede, diventata una necessità nella
vita dei soldati, fu risolta con la
presenza dei cappellani
militari nell'esercito e la massiccia
distribuzione di santini e materiale
vario.
In tutto le presenze religiose sul
fronte ammontarono a circa 20000
uomini.
I più scaramantici appendevano,
all'altezza del cuore, un cartoncino
con scritto "Fermati!". Si trattava di
una sorta di supplica (e speranza)
rivolta all'eventuale pallottola
nemica.
Ho scelto questo argomento perché
sono stato incuriosito da come si
potesse vivere in una trincea, simbolo
della prima Guerra Mondiale.
FONTI:
- Internet (www.itinerarigrandeguerra.it
e Wikipedia )
THE END

similar documents