- USR Sicilia

Report
DALLA VALUTAZIONE
AL MIGLIORAMENTO
IL RUOLO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
Dino Cristanini
Formazione Dirigenti Scolastici neoassunti
Palermo 06.05.2014
IL PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE
(art.6 DPR 80/2013)
AUTOVALUTAZIONE
VALUTAZIONE ESTERNA
AZIONI DI MIGLIORAMENTO
RENDICONTAZIONE SOCIALE
Analisi dati forniti da sistema informativo
Miur e da Invalsi
Rapporto di autovalutazione sulla base di
quadro rif. fornito da Invalsi + elementi
significativi individuati da scuola
Formulazione piano miglioramento
Individuazione scuole da verificare
Visite nuclei valutazione esterna
Ridefinizione piani miglioramento
Anche con supporto Indire, Università,
Enti di ricerca, Associazioni professionali e
culturali
Pubblicazione e diffusione risultati
raggiunti
QUALITA’ E MIGLIORAMENTO
SENZA MIGLIORAMENTO LA VALUTAZIONE È STERILE
IL PROCESSO È EFFICACE SE GENERA MIGLIORAMENTO
MIGLIORAMENTO SIGNIFICA
REALIZZAZIONE STABILE DI PERFORMANCE
SUPERIORI A QUELLE PRECEDENTI
(DIVERSO DALLA CORREZIONE DI UN PROBLEMA IMPROVVISO
CHE CAUSA UNA DIFFICOLTA’ TEMPORANEA)
VALUTAZIONE E MIGLIORAMENTO
NELLE INDICAZIONI 2012
La valutazione … assume una preminente funzione formativa,
di accompagnamento dei processi di apprendimento e di
stimolo al miglioramento continuo …
La promozione, insieme, di autovalutazione e valutazione
costituisce la condizione decisiva per il miglioramento delle
scuole e del sistema di istruzione …
La scuola … persegue con ogni mezzo il miglioramento della
qualità del sistema di istruzione …
IL MIGLIORAMENTO
AGIRE SUI PROCESSI PER MIGLIORARE I RISULTATI
CONTESTO
RISORSE
PROCESSI
RISULTATI
L’IMPORTANZA DI UNA BUONA DIAGNOSI
I RISULTATI SONO L’EFFETTO DELL’AZIONE DEGLI
ALTRI FATTORI
PER MIGLIORARE NON BASTA DESCRIVERE,
OCCORRE DIAGNOSTICARE LE CAUSE
DEI RISULTATI INSODDISFACENTI
IL QUADRO DELLE CRITICITÀ
DIMENSIONI
CONTESTO
CONTESTO
RISORSE
PRATICHE
EDUCATIVE
E DIDATTICHE
PROCESSI
AMBIENTE
ORGANIZZATIVO
PER
L’APPRENDIMENTO
SUCCESSO
SCOLASTICO
COMPETENZE
ACQUISITE
EQUITÀ
DEGLI ESITI
RISULTATI
A DISTANZA
ESITI
ASPETTI POSITIVI
PROBLEMI
RILEVATI
SU QUALI PROBLEMI INTERVENIRE?
NON È REALISTICO PENSARE DI RISOLVERE TUTTI I
PROBLEMI CONTEMPORANEAMENTE
È OPPORTUNO INDIVIDUARE DELLE PRIORITÀ
POSSIBILI CRITERI:
importanza
urgenza
fattibilità
rapporto costi/benefici
probabilità di successo
IL PROCESSO DI RISOLUZIONE
IN SINTESI
METTERE A FUOCO IL PROBLEMA
E FORMULARLO IN TERMINI CONCRETI
ANALIZZARE IL PROBLEMA
E RICERCARE/INDIVIDUARE LE CAUSE
RICERCARE/INDIVIDUARE LE SOLUZIONI
METTERE A FUOCO IL PROBLEMA
E FORMULARLO IN TERMINI CONCRETI
“I nostri alunni vanno male in matematica”
è diverso da
“Negli ultimi quattro anni una percentuale di
alunni delle classi terze compresa tra il 32 e il
35% ha ottenuto nelle prove INVALSI risultati
che si collocano nei due livelli più bassi e che le
maggiori difficoltà sono state riscontrate
nell’ambito numeri, in particolare per quanto
riguarda gli item a risposta aperta”
LE AREE DI PROCESSO ANALIZZATE
NEL PROGETTO VALES
AMBIENTE
ORGANIZZATIVO
PER L’APPRENDIMENTO
Identità strategica e capacità di
direzione della scuola
(leadership)
PRATICHE EDUCATIVE
E DIDATTICHE
Selezione dei saperi, scelte curricolari
e offerta formativa
Gestione strategica delle risorse
Progettazione della didattica e
valutazione degli studenti
Sviluppo professionale delle
risorse umane
Sviluppo della relazione educativa e
tra pari
Capacità di governo del territorio Inclusione, integrazione,
e rapporti con le famiglie
differenziazione dei percorsi
Attività di autovalutazione
Continuità e orientamento
ULTERIORI LIVELLI DI ANALISI
Per promuovere il miglioramento dei risultati di
apprendimento è necessario analizzare soprattutto le
pratiche d’aula:
- come si promuove l’acquisizione di conoscenze e
abilità nelle varie discipline?
- come si promuove lo sviluppo dei processi cognitivi e
metacognitivi?
- come si promuove la formazione degli atteggiamenti?
- come si favorisce la mobilitazione e l’orchestrazione
delle risorse per lo sviluppo delle competenze?
TECNICHE PER L’ANALISI DELLE CAUSE
IL DIAGRAMMA DI ISHIKAWA
causa 3
causa 1
sub causa 1.1.
PROBLEMA
causa 4
causa 2
ALTRE TECNICHE PER L’ANALISI DELLE
CAUSE
MAPPE MENTALI
DIAGRAMMI DI AFFINITÀ
CINQUE PERCHÉ
……
SU QUALI CAUSE INTERVENIRE?
LE PIÙ PROBABILI
QUELLE SU CUI SI PUÒ
REALMENTE INTERVENIRE
QUELLE CHE POSSONO ESSERE
ALL’ORIGINE DI PIÙ PROBLEMI
SU QUALI CAUSE INTERVENIRE?
PROBLEMA
DA
RISOLVERE
CAUSE
PIÙ PROBABILI
AREE
DI INDAGINE
SULLE CAUSE
CAUSE SULLE
QUALI È
CONCRETAMENTE
POSSIBILE
INTERVENIRE
CAUSE
POSSIBILI
CAUSE
PIÙ
PROBABILI
CAUSE SULLE QUALI AGIRE
MEDIANTE IL PIANO DI
MIGLIORAMENTO
LA RICERCA DELLE SOLUZIONI
ESPERIENZA?
BRAINSTORMING?
RIFLESSIONE GUIDATA?
RICERCA TEORIE ED ESPERIENZE ESTERNE?
CONSULENZA ESPERTI?
LA PROGETTAZIONE
PER L’ATTUAZIONE DELLE SOLUZIONI
UN PROGETTO È
UN INSIEME COERENTE DI ATTIVITÀ
PER RAGGIUNGERE DETERMINATI OBIETTIVI
CON RISORSE DEFINITE
IN UN TEMPO STABILITO
LA PROGETTAZIONE
PER L’ATTUAZIONE DELLE SOLUZIONI
DEFINIRE CON ESATTEZZA E IN MODO CONCRETO I
RISULTATI DA RAGGIUNGERE
DEFINIRE LE AZIONI E PER OGNI AZIONE LE OPERAZIONI
STABILIRE CHI FA CHE COSA ENTRO QUANDO
CALCOLARE LE RISORSE OCCORRENTI E VERIFICARE LA
LORO EFFETTIVA DISPONIBILITÀ
MONITORARE L’ANDAMENTO IN ITINERE ED
EFFETTUARE GLI EVENTUALI INTERVENTI REGOLATIVI
IN ITINERE
VERIFICARE I RISULTATI FINALI RAGGIUNTI
PROBLEMI DEL CAMBIAMENTO
T
E
M
P
O
COMPORTAMENTO DI GRUPPO
COMPORTAMENTO INDIVIDUALE
ATTEGGIAMENTI
CONOSCENZE
DIFFICOLTÀ
PROBLEMI DEL CAMBIAMENTO
LE PERSONE CAMBIANO SE:
 SONO CONVINTE CHE CI SIANO BUONE RAGIONI PER
CAMBIARE
VOLER FARE
 SANNO COME FARE
SAPER FARE
 CI SONO LE CONDIZIONI PER FARLO
POTER FARE
IL MIGLIORAMENTO COME SFIDA
CULTURALE
TECNICA
ORGANIZZATIVA
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
E IL MIGLIORAMENTO
DELL’ AZIONE DIDATTICA
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
nell’art. 25 del D.L.gs 30 marzo 2001, n.165
• RISPONDE IN ORDINE AI RISULTATI,
TENUTO CONTO DELLA SPECIFICITÀ DELLE FUNZIONI
• ASSICURA LA GESTIONE UNITARIA DELL’ISTITUZIONE
• HA LA LEGALE RAPPRESENTANZA DELL’ISTITUZIONE
• È RESPONSABILE DELLA GESTIONE
DELLE RISORSE FINANZIARIE E STRUMENTALI
• HA AUTONOMI POTERI DI DIREZIONE, COORDINAMENTO
E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE
NEL RISPETTO DELLE COMPETENZE DEGLI ORGANI COLLEGIALI
• ORGANIZZA L’ ATTIVITÀ SCOLASTICA
SECONDO CRITERI DI EFFICIENZA E DI EFFICACIA FORMATIVE
• È TITOLARE DELLE RELAZIONI SINDACALI
• ADOTTA I PROVVEDIMENTI DI GESTIONE DELLE RISORSE
E DEL PERSONALE
CENTRALITA’ DELL’APPRENDIMENTO PER
LA COSTRUZIONE DEL FUTURO
•
Rapporto UNESCO 1996: Learning: the treasure within
•
Libro bianco Commissione UE 1996: Teaching and learning: towards the learning society
•
EQF (European Qualification Framework) 2008: per ogni livello indicatori di learning outcomes
•
STRATEGIA EUROPA 2020
Europa 2020 presenta tre priorità che si rafforzano a vicenda:
– crescita intelligente: sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione;
– crescita sostenibile: promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse,
più verde e più competitiva;
– crescita inclusiva: promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione che
favorisca la coesione sociale e territoriale.
LA SCUOLA COME ORGANIZZAZIONE PER L’APPRENDIMENTO
L’APPRENDIMENTO E’ UNA CONDIZIONE
ESSENZIALE PER LO SVILUPPO
DELLA PERSONA
(autonomia, identità, strumenti culturali per realizzare le
proprie potenzialità)
DELLA SOCIETA’
(vivere attivamente la cittadinanza, realizzare la convivenza
civile e democratica)
DELL’ECONOMIA
(il capitale umano e sociale, l’innovazione e la crescita)
CONCETTUALIZZARE CORRETTAMENTE
LA RELAZIONE TRA FINI E MEZZI
QUALITA’ DEI RISULTATI
DI EDUCAZIONE E ISTRUZIONE
SONO CONDIZIONI PER LA
COORD.
PROCESSI
PROG.NE,
ATTUAZ.,
VAL.NE
OFFERTA
FORM.
ORG.NE
GENERALE
DELL’IST.
SCOLASTICA
GESTIONE,
COORD.,
SVILUPPO
RISORSE
UMANE
GESTIONE
RISORSE
STRUMENTALI E
FINANZ.
GESTIONE
RELAZIONI
ESTERNE
ATTIVITA’
AMMINISTRATIVE
Numerose ricerche dimostrano che esiste una
relazione significativa, positiva, tra il lavoro del
dirigente scolastico e gli apprendimenti degli
studenti
La variabile “school leadership” è seconda soltanto
al fattore classe in merito ai fattori scolastici
che contribuiscono al miglioramento degli
apprendimenti
AngeloPaletta (2012), Leadership for learning,
seminari interregionali per dirigenti scolastici neo-assunti
L’impatto sugli apprendimenti è quantificabile
in 2.2 punti percentuali in più per tutti gli
studenti al test Invalsi per ogni punto in più di
abilità manageriali del dirigente scolastico e
qualità organizzativa della scuola
Adriana Di Liberto, Marco Sideri, Giovanni Sulis (Università di Cagliari),
Fabiano Schivardi (LUISS), (2013), Managerial Practices and Students’
Performance, Fondazione Giovanni Agnelli , Working Paper n.49
IL DIRIGENTE SCOLASTICO PUÒ
PRODURRE EFFETTI SUGLI APPRENDIMENTI
ATTRAVERSO:
IL DIRIGENTE PUÒ PRODURRE
LA COSTRUZIONE DELLA CULTURA ORGANIZZATIVA
L’ ORGANIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ DELLA SCUOLA
L’ AZIONE DIDATTICA DEI DOCENTI
L’ ALLEANZA CON LE FAMIGLIE E I SOGGETTI ESTERNI
CHE POSSONO CREARE CONDIZIONI FAVOREVOLI
ALL’ APPRENDIMENTO
COSTRUIRE LA CULTURA DELLA SCUOLA
CULTURA: COMPLESSO DI ASSUNTI DI BASE
(VALORI, NORME ESPLICITE E IMPLICITE, TRADIZIONI, MITI,
RITI, SIMBOLI, LEGGENDE, CREDENZE, CONVINZIONI)
CHE UNA COMUNITÀ HA SVILUPPATO E CHE ORIENTA I
COMPORTAMENTI
LE ORGANIZZAZIONI DI SUCCESSO SONO CARATTERIZZATE
DA UN COMPLESSO DI VALORI CHIAVE RISPETTO AI QUALI
TUTTI SI RESPONSABILIZZANO
(v. ad es. modello Mc Kinsey delle 7 S in Peters T.J.-Waterman R.H.Jr. , 1984,
Alla ricerca dell’eccellenza, Sperling & Kupfer, Milano)
ASPETTI DELLA “FILOSOFIA AZIENDALE”
FAVOREVOLI ALL’APPRENDIMENTO
FOCALIZZAZIONE SULL’ APPRENDIMENTO
COME COMPITO ISTITUZIONALE E PRIORITARIO DELLA SCUOLA
ATTENZIONE ALLA PERSONA/ALUNNO
accoglienza, ascolto, supporto, orientamento
ADEGUAMENTO DELL’AZIONE DIDATTICA
ALLE CARATTERISTICHE DEGLI ALUNNI
ricerca continua delle soluzioni didattiche migliori perché
ogni alunno possa imparare
USO FORMATIVO DELLA VALUTAZIONE
COSTRUIRE UNA VISIONE CONDIVISA
CONOSCERE LE MACRO TENDENZE
SOCIO-ECONOMICO-CULTURALI IN ATTO
INTERPRETARLE IN TERMINI DI BISOGNI E RISPOSTE
DI TIPO FORMATIVO
PENSARE IN TERMINI STRATEGICI
PROPORRE OBIETTIVI AMBIZIOSI
COMUNICARE LA VISION
E PORTARE GLI ALTRI A CONDIVIDERLA
(strategie di comunicazione, influenzamento, coinvolgimento)
L’ORGANIZZAZIONE DELLA SCUOLA
PROGETTAZIONE
FORMAZIONE DELLE CLASSI
ASSEGNAZIONE DEI DOCENTI ALLE CLASSI
COMMISSIONI, GRUPPI DI LAVORO, PROGETTI, INCARICHI
COMUNICAZIONE E COORDINAMENTO
VALUTAZIONE E REVISIONE
SVILUPPO PROFESSIONALE DEI DOCENTI
ELABORAZIONE/ACQUISIZIONE PRATICHE EFFICACI
LA PROGETTAZIONE
IL POF: IL LUOGO DELL’IDENTITÀ
Fare in modo che sia realmente il riferimento per l’azione
didattica
LA PROGETTAZIONE DEI DIPARTIMENTI
E DEI CONSIGLI DI CLASSE
Fornire schemi comuni, verificare che le scelte
fondamentali dichiarate nel POF trovino coerente
attuazione nella progettazione curricolare e didattica
PRESIDIARE LE RIUNIONI STRATEGICHE
LA FORMAZIONE DELLE CLASSI
Fondazione Giovanni Agnelli, rapporto sulla scuola in italia 2011
RAGGRUPPARE TUTTI GLI STUDENTI BRAVI IN UNA CLASSE SIGNIFICA
RINUNCIARE ALL’EFFETTO BENEFICO CHE QUESTI POTREBBERO AVERE
SUI COMPAGNI CON RITARDI
DIVERSE RICERCHE DIMOSTRANO CHE IN CONTESTI TROPPO SELEZIONATI
GLI ATTEGGIAMENTI COMPETITIVI PRENDONO IL SOPRAVVENTO SUGLI
ATTEGGIAMENTI COOPERATIVI, FINENDO CON LO SVANTAGGIARE GLI
STUDENTI MENO BRAVI
CONFINARE GLI STUDENTI SVANTAGGIATI IN GRUPPI-CLASSE OMOGENEI
INOLTRE PUÒ INDURRE GLI INSEGNANTI AD AVERE SCARSE ASPETTATIVE
DI SUCCESSO E A RIVEDERE AL RIBASSO GLI OBIETTIVI CURRICULARI,
LIMITANDO ULTERIORMENTE LE OPPORTUNITÀ EDUCATIVE DEGLI
STUDENTI SVANTAGGIATI
LA FORMAZIONE DELLE CLASSI
Rapporto INVALSI
Rilevazioni nazionali sugli apprendimenti 2012-2013, p.135-136
LO STATUS SOCIO-ECONOMICO-CULTURALE (ESCS) ESERCITA IL PROPRIO EFFETTO
PRINCIPALMENTE QUANDO LO SI CONSIDERA A LIVELLO AGGREGATO DI CLASSE
INFATTI, UN INCREMENTO DI UN PUNTO DELL’INDICATORE DI STATUS MEDIO DELLA
CLASSE SI ASSOCIA A VARIAZIONI POSITIVE DEL PUNTEGGIO DI ITALIANO E
MATEMATICA, DI OLTRE 13 PUNTI NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
E DI OLTRE 15 NELLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
NELLA SCUOLA PRIMARIA, INVECE, SI RISCONTRA UN INCREMENTO DI OLTRE 10
PUNTI IN ITALIANO E DI OLTRE 7 IN MATEMATICA
IL BACKGROUND FAMILIARE CONTA NON SOLO A LIVELLO INDIVIDUALE, MA ANCHE
QUANDO CONSIDERATO COME MEDIA DI CLASSE (E QUEST’ULTIMO CONTA,
ANZI, ANCHE MAGGIORMENTE)
L’ ASSEGNAZIONE DEI DOCENTI ALLE CLASSI
VALORIZZAZIONE DELLE COMPETENZE IN RAPPORTO ALLE
ESIGENZE DELLE CLASSI
COMPOSIZIONE OTTIMALE DEL GRUPPO
DOCENTE/CONSIGLIO DI CLASSE
CONOSCERE LE COMPETENZE POSSEDUTE DAL PERSONALE E
UTILIZZZARLE OPPORTUNAMENTE
IL RUOLO DEL COORDINATORE DI CLASSE
facilitatore di relazioni tra
alunni/docenti/genitori/dirigente
COMMISSIONI, GRUPPI DI LAVORO,
PROGETTI, INCARICHI
PROGRESSIVA DIMINUZIONE FIS/MOF
FARE FUND RAISING
SELEZIONARE I CAMPI D’ INTERVENTO
UTILIZZARE IN MODO OTTIMALE IL TEMPO/DOCENTI DISPONIBILE
SECONDO IL CCNL
(orario insegnamento, ev. ore contemporaneità, orario attività
funzionali all’insegnamento/riunioni collegiali)
LAVORARE SUGLI ASPETTI MOTIVAZIONALI
COMUNICAZIONE E COORDINAMENTO
COMUNICARE IN MODO CHIARO E PRECISO
ACCERTARSI CHE LA COMUNICAZIONE RAGGIUNGA TUTTI I
DESTINATARI, IN MODO CHE VI SIA CHIAREZZA DI
OBIETTIVI E PROCEDURE
EFFETTUARE PERIODICHE RIUNIONI DI COORDINAMENTO
PER VERIFICARE L’ ANDAMENTO DELLE ATTIVITÀ E
TENERE ALLINEATI I COMPORTAMENTI INDIVIDUALI
CON GLI OBIETTIVI E LE PROCEDURE
L’ORGANIZZAZIONE DIDATTICA
TEMPI E RITMI
SPAZI E ATTREZZATURE
MODALITÀ DI RAGGRUPPAMENTO DEGLI ALUNNI
L’ORGANIZZAZIONE DIDATTICA COSTITUISCE UN VERO E
PROPRIO CURRICOLO IMPLICITO, PERCHÉ PUÒ RENDERE
POSSIBILI O IMPOSSIBILI, FACILITARE OPPURE OSTACOLARE
DETERMINATE ESPERIENZE DI APPRENDIMENTO
Fare in modo che l’organizzazione didattica sia
il più possibile favorevole all’apprendimento
LO SCENARIO DELLA DIDATTICA
SCOPI FORMATIVI
motivazioni
obiettivi personali
conoscenze spontanee, informali
modalità personali di apprendimento
validato scientificamente
SAPERE
(OGGETTO CULTURALE)
STUDENTE
(SOGGETTO IN APPRENDIMENTO)
modelli didattici
metodologie-strategie
procedure, pratiche, tecniche
strumenti
organizzzazione dei contesti
AZIONE DIDATTICA
L’AZIONE DIDATTICA
azioni
dei docenti
azioni
degli allievi
su determinati contenuti
con determinati strumenti
in determinati tempi
con determinati ritmi
in determinati spazi
con determinati gruppi
in un determinato clima relazionale
L’ AZIONE DIDATTICA
I MEDIATORI DIDATTICI
(Classificazione di Elio Damiano - 1989)
ATTIVI
ICONICI
ANALOGICI
SIMBOLICI
ESPERIENZA
DIRETTA
IMMAGINI
SIMULAZIONI
CONCETTI
TEORIE
L’ AZIONE DIDATTICA
I RAGGRUPPAMENTI DEGLI ALUNNI
(fonte Damiano E., a cura di, Guida alla didattica per concetti, Juvenilia, 1995)
DIMENSIONI GRUPPO
TIPO DI LAVORO
LAVORO INDIVIDUALE
LIBERO
LAVORO A DUE
CON MATERIALE STRUTTURATO
LAVORO IN PICCOLO GRUPPO
CON ASSISTENZA INSEGNANTE
LAVORO NEL GRUPPO CLASSE
CON GUIDA INSEGNANTE
LAVORO IN GRANDI GRUPPI
L’ AZIONE DIDATTICA - I METODI
(fonte Damiano E., a cura di, Guida alla didattica per concetti, Juvenilia, 1995)
LEZIONI
ESPLORAZIONI
Trasmissive
Dialogiche
ESERCITAZIONI
Addestrative
Applicative
Problem solving
Creative
CONVERSAZIONI
DISCUSSIONI
L’ AZIONE DIDATTICA - I METODI
(Le strategie di insegnamento/apprendimento nella ricerca IARD sulle
condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana - 2010)
LEZIONE FRONTALE E COLLETTIVA PER LA TRASMISSIONE DELLE INFORMAZIONI
LEZIONE FRONTALE PIU’ DISCUSSIONE/DOMANDE FINALI
LEZIONE DIALOGICA
LEZIONE CENTRATA SULLA DISCUSSIONE
LEZIONE BASATA SUL RINFORZO
LAVORI DI GRUPPO
DIDATTICA ATTIVA
LABORATORIO
COOPERATIVE LEARNING
L’ AZIONE DIDATTICA – I METODI
(Massimo Baldacci, 2012, Pedagogia, didattica e curricolo scolastico, in
L’insegnamento nella scuola secondaria, Tecnodid, Napoli)
MODELLI GENERALI DELL’INSEGNAMENTO APPRENDIMENTO
CARROL
(il tempo necessario)
AUSUBEL
(l’apprendimento significativo)
GARDNER
(l’utilizzazione del medium più congeniale all’allievo)
PROCEDURE DIDATTICHE
INDIVIDUALIZZATE
NON INDIVIDUALIZZATE
(la lezione)
LABORATORIALI
L’ AZIONE DIDATTICA
TEORIE PSICOPEDAGICHE, METODOLOGIE-STRATEGIE E PRATICHE DIDATTICHE
(Lerida Cisotto, 2005, Psicopedagogia e didattica, Carocci, Roma)
TEORIE DI RIFERIMENTO
METODOLOGIE-STRATEGIE
COGNITIVISMO
COSTRUTTIVE
TEORIE SOCIOCULTURALI
CO-COSTRUTTIVE/COLLABORATIVE
TEORIE DIALOGICO-DISCORSIVE
DIALOGICHE
DISCORSIVO/ARGOMENTATIVE
APPROCCIO NARRATIVO
NARRATIVE
TEORIE METACOGNITIVE E
DELL ’AUTOREGOLAZIONE
METACOGNITIVE E PER
L’AUTOREGOLAZIONE
TEORIE SOCIO-COSTRUTTIVISTE
SOCIO-COSTRUTTIVE
TEORIE DELLA MOTIVAZIONE
MOTIVAZIONALI
IL PROBLEMA DEL DOCENTE
GUIDARE I PROCESSI
DI APPRENDIMENTO IN RELAZIONE
ALLE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI
GESTIRE LA CLASSE
RICONOSCERE LE MODALITA’ DI APPRENDIMENTO
DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI
CONOSCERE LE STRATEGIE, LE METODOLOGIE, LE
PRATICHE DIDATTICHE (COMPRESO L’UTILIZZO DEI
NUOVI LINGUAGGI DIGITALI) E SCEGLIERE LE PIU’
ADEGUATE ALLE SITUAZIONI
COSTRUIRE L’ AMBIENTE DI APPRENDIMENTO
COSTRUIRE UN CLIMA SOCIO-RELAZIONALE
POSITIVO
MOTIVARE GLI STUDENTI
INDIVIDUARE E PREVENIRE IL DISAGIO
REGOLARE LA DISCIPLINA
IL PROBLEMA DEL DIRIGENTE
SVILUPPARE LA COMPETENZA DIDATTICA DEI DOCENTI
(IL DIRIGENTE NON RECLUTA I DOCENTI,
DEVE OTTENERE RISULTATI CON QUELLI CHE HA)
MA
LA FORMAZIONE NON È OBBLIGATORIA E LE RISORSE SONO SCARSE
PERCIÒ
FAR ACQUISIRE L’ABITUDINE DI RIFLETTERE SISTEMATICAMENTE SULLE CRITICITÀ
RISCONTRATE RIGUARDO AGLI APPRENDIMENTI, RICERCARE LE CAUSE,
INDIVIDUARE LE SOLUZIONI DIDATTICHE
DIFFONDERE MATERIALI FORMATIVI
UTILIZZARE GLI INSEGNANTI COMPETENTI E DISPONIBILI
COME FORMATORI E TRASCINATORI DEI COLLEGHI
FAVORIRE LO SCAMBIO DI CONOSCENZE TRA DOCENTI
ANCHE MEDIANTE LE NUOVE TECNOLOGIE
FAR PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI RICERCA E FORMAZIONE IN RETE
ORGANIZZARE SE POSIBILE ATTIVITÀ DI FORMAZIONE CON ESPERTI ESTERNI MA
SAPENDO VALUTARE LA QUALITÀ DELLE PROPOSTE
COSTRUIRE
LA COMUNITA’ PROFESSIONALE
Favorire la messa in comune del sapere professionale
Insegnanti esperti, competenti, si diventa attraverso la riflessione continua sulla
pratica, la ricerca di soluzioni didattiche sempre più efficaci, il confronto e lo
scambio con i colleghi e con esperti. Nella comunità professionale il sapere
esperto del singolo può essere potenziato, in quanto i membri apprendono l’uno
dall’altro, ed essere messo a disposizione di tutti. Azioni concrete, sostenute
anche dall’uso delle tecnologie attualmente a disposizione, possono essere:
impegno di tutti alla formazione continua; messa in comune delle conoscenze
acquisite dai singoli mediante la partecipazione a iniziative di formazione;
passaggio di conoscenze, abilità e competenze mediante corsi interni tenuti da
insegnanti esperti; creazione di repertori di percorsi didattici e pratiche di vario
genere da depositare nella piattaforma di scuola; attivazione di servizi di
consulenza interna; segnalazione di articoli, libri, siti utili; agevolazione degli
scambi continui, anche informali, tra i membri della comunità.
(Dino Cristanini, Comunità scolastica e comunità professionale, in Scuola Italiana
Moderna, La Scuola, Brescia, anno 120, n.1 settembre 2012, inserto
Progettazione)
CLIMA E MOTIVAZIONE
COMUNICARE L’IDEA DI AVERE UN COMPITO SOCIALE FONDAMENTALE, DI FAR PARTE DI UN
PROGETTO IMPORTANTE, SVILUPPARE IDENTIFICAZIONE E SENSO DI APPARTENENZA
(ASSUMERE IL FUTURO COME PROSPETTIVA, AVERE UNA IDEA FORTE E UN PROGETTO SULLA
SCUOLA E FARNE PARTECIPI GLI ALTRI)
GARANTIRE LA LEGALITÀ, L’IMPARZIALITÀ, LA TRASPARENZA
(LA CORRETTEZZA GIURIDICA È UN ASPETTO MOLTO APPREZZATO DAL PERSONALE)
PROMUOVERE IL SENSO DI AUTOEFFICACIA DI CIASCUN DOCENTE
(SVILUPPARE LA CONVINZIONE DI POTERE AGIRE IN MODO DA RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI)
CURARE LA RAPPRESENTAZIONE ESTERNA DELLE ATTIVITÀ DELLA SCUOLA, COSTRUIRE UNA
BUONA REPUTAZIONE DELLA SCUOLA
(ALL’ESTERNO È UTILE PER STABILIRE BUONE ALLEANZE, ALL’INTERNO RENDE LE PERSONE
ORGOGLIOSE DI APPARTENERE A UNA ORGANIZZAZIONE APPREZZATA)
CREDERCI PER PRIMI, ESSERCI, DARE L’ESEMPIO
(LA SCUOLA HA BISOGNO DI VISIONE E DI CURA QUOTIDIANA)
CONOSCERE LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DEI SINGOLI
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGICHE
Gianluca Argentin, “Scegliere” di insegnare:vocazione, vantaggi e caso, in Cavalli A.-Argentin G,
2010, Gli insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola, Terza indagine IARD sulle
condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, Il Mulino, Bologna
MOTIVAZIONI ALLA SCELTA DELLA PROFESSIONE DOCENTE
STRUMENTALI – Lavoro sicuro, possibilità di mantenersi, tipo di orario,
assenza di prospettive migliori
VOCAZIONALI – Desiderio di lavorare con i giovani, interesse per
l’insegnamento, interesse per la disciplina, idea che l’insegnamento
possa contribuire a migliorare la società
CASUALI – Iniziato con supplenze e poi proseguito
CONOSCERE LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DEI SINGOLI
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGICHE
Gianluca Argentin, “Scegliere” di insegnare:vocazione, vantaggi e caso, in Cavalli A.-Argentin G,
2010, Gli insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola, Terza indagine IARD sulle
condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, Il Mulino, Bologna
MOTIVAZIONI ALLA SCELTA DELLA PROFESSIONE DOCENTE
STRUMENTALI – Lavoro sicuro, possibilità di mantenersi, tipo di orario,
assenza di prospettive migliori
VOCAZIONALI – Desiderio di lavorare con i giovani, interesse per
l’insegnamento, interesse per la disciplina, idea che l’insegnamento
possa contribuire a migliorare la società
CASUALI – Iniziato con supplenze e poi proseguito
CONOSCERE LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DEI SINGOLI
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGICHE
Lorenzo Fischer, L’immagine della professione di insegnante, in Cavalli A.-Argentin G, 2010,
Gli insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola, Terza indagine IARD sulle
condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, Il Mulino, Bologna
SCUOLA
PRIMARIA
SCUOLA
SEC. I GRADO
SCUOLA
SEC. II GRADO
VOCAZIONALI
IMPEGNATI
51
47
36
NON VOCAZIONALI
IMPEGNATI
16
12
14
VOCAZIONALI
NON IMPEGNATI
24
28
28
NON VOCAZIONALI
NON IMPEGNATI
9
13
22
CONOSCERE LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DEI SINGOLI
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGICHE
Laura Bonica-Viviana Sappa, Le metodologie didattiche, in Cavalli A.-Argentin G, 2010, Gli
insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola, Terza indagine IARD sulle
condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, Il Mulino, Bologna
Tradizionalisti
Tradizionalisti
flessibili
Innovatori
cauti
Innovatori
coraggiosi
PRIMARIA
8,5
37,1
24,9
29,6
SEC. I GRADO
12,3
50,6
22
15,1
LICEO
18,6
53,4
19,5
8,5
IST. TECNICO
15,5
54,6
17,9
12,0
IST. PROF.LE
18,6
47,9
20,9
12,6
CONOSCERE LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DEI SINGOLI
RAPPRESENTAZIONI TIPOLOGICHE
Atteggiamenti verso il cambiamento, studio citato da Michael Schratz in Selezione
degli atti del Convegno-Seminario sulla leadership collaborativa, 17-18 febbraio
2003, CSA Massa Carrara
MISSIONARI
FAUTORI CONVINTI
SOSTENITORI A PAROLE
Votati anima e corpo al cambiamento
Partecipano a tutte le innovazioni
Credono criticamente nelle innovazioni
Agiscono per realizzarle
Fanno finta di fare
OPPOSITORI OCCULTI
Lavorano sotto traccia per far fallire le innovazioni
FRANCHI OPPOSITORI
Non credono nelle innovazioni e si oppongono
apertamente
EMIGRANTI
Non ne vogliono sapere delle novità
Cercano in tutti i modi di evitarle
Emigrano nel loro privato
L’USO DEL TEMPO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
EFFETTIVO
DICHIARATO
DESIDERATO
DIDATTICA
38,43
47,82
AMMINISTRAZIONE
25,02
19,16
RELAZIONI PUBBLICHE
21,19
21,92
EMERGENZE
15,42
11,19
Adriana Di Liberto, Marco Sideri, Giovanni Sulis (Università di
Cagliari), Fabiano Schivardi (LUISS), (2013), Le competenze
manageriali dei dirigenti scolastici italiani, Fondazione Giovanni
Agnelli , Working Paper n.48
COSA FA REALMENTE IL DIRIGENTE SCOLASTICO?
(ricerca empirica Cristanini 2006)
•
PROGETTARE, PROGRAMMARE, ORGANIZZARE
PRESIEDERE RIUNIONI ORGANI COLLEGIALI
COORDINARE PROGETTI E GRUPPI
GESTIRE RELAZIONI ISTITUZIONALI
PRODURRE ATTI AMMINISTRATIVI
GESTIRE L’ ATTIVITA’ NEGOZIALE
GESTIRE RELAZIONI SINDACALI
VIGILARE E CONTROLLARE
ASCOLTARE PERSONE
GESTIRE EMERGENZE
FORNIRE CONSULENZA E SUPPORTO AI DOCENTI
CURARE LA PROPRIA FORMAZIONE
……
L’USO DEL TEMPO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
VALUTARE
LA DISTRIBUZIONE OTTIMALE
DEL PROPRIO TEMPO

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