SLIDE 2_Foni-fonemi-sillabe-tratti distintivi-trascrizione IPA

Report
LINGUISTICA e COMUNICAZIONE
prof.ssa Iride Valenti
a.a. 2011-2012
e-mail: [email protected]
Fonetica e fonologia
Riferimenti bibliografici
• A. Mioni, Fonematica contrastiva, Patron,
1973;
• M. Nespor, Fonologia, Il Mulino, 1993;
• G. Graffi, S. Scalise, Le lingue e il linguaggio.
Introduzione alla linguistica, Il Mulino, 2006.
Le COMPETENZE di un parlante
• Fonologica
• Morfologica
• Sintattica
livelli d’analisi relativi al significante
• Semantica
livello d’analisi relativo al significato
Primo livello di analisi
Fonetica e fonologia
Uno degli aspetti più evidenti
del linguaggio umano è la
produzione di “suoni”
FONETICA
Studio delle caratteristiche fisiche dei suoni:
• fonetica articolatoria: produzione dei suoni;
• fonetica acustica: natura fisica di un suono e
la sua propagazione nello spazio;
• fonetica uditiva o percettiva: studia l’aspetto
della ricezione del suono da parte
dell’ascoltatore.
FONOLOGIA
Studio dei FONEMI di una data lingua, cioè dei suoni aventi
valore distintivo di significato. Si divide in:
• FONOLOGIA DELLA PAROLA: una PAROLA può essere analizzata
come una composizione sonora di più suoni (casa, canne,
drago, impossibile, illegale, sgretolato);
• FONOLOGIA DELL’ENUNCIATO: differenze sistematiche quando le
parole sono concatenate in un ENUNCIATO (vado a ccasa,
ho bbevuto, che ffai?);
•
FONOLOGIA SOPRASEGMENTALE: altri ELEMENTI SONORI
(accento, l’altezza tonale) con valore contrastivo (La
vecchia maschera la stampa; Ha già comprato l’ultimo libro
di Luca. - Ha già comprato l’ultimo libro di Luca?).
Oggetti di indagine
• La FONOLOGIA (specifica di una lingua)= ELEMENTI
MENTALI DISCRETI
• La FONETICA (regole universali + specifiche)=
ELEMENTI FISICI CONTINUI (DARE FORMA FISICA ALLA
STRUTTURA FONOLOGICA).
Ciò che è discreto nella nostra mente non lo è:
1. nell’articolazione (lingua e bocca si muovono
gradualmente da una posizione all’altra);
2. nel segnale acustico (onda sonora = curva continua);
3. nella percezione (flusso continuo)
In base al modo di articolazione
• VOCALI = suoni prodotti senza ostacoli.
• CONSONANTI = suoni prodotti con ostacoli
parziali o totali.
• APPROSSIMANTI (o semivocali o semiconsonanti)
= ostacolo appena percettibile
FONETICA
Apparato fonatorio e fonazione
• il flusso d’aria può essere:
–polmonare egressivo (l’aria dall’interno
verso l’esterno);
–polmonare ingressivo (l’aria dall’esterno
all’interno);
–glottidale egressivo o ingressivo (l’aria
proviene dalla glottide).
FONETICA - APPARATO FONATORIO
Gli organi articolatori:
polmoni bronchi  trachea  laringe  glottide (=corde vocali)  faringe
(ugola)
•cavità orale (lingua, palato e velo, alveoli, denti, labbra)
•cavità nasale
Apparato
fonatorio
Nella rappresentazione fonologica
dei segmenti:
• - Livello astratto, mentale o fonemico
• - Livello concreto, fisico o fonetico
NON TUTTI I SUONI FISICAMENTE PRESENTI IN
UNA LINGUA SONO PRESENTI A LIVELLO
MENTALE
CONSONANTI: MODI E PUNTI DI ARTICOLAZIONE
1.
OCCLUSIVE (o esplosive):
BILABIALI =
DENTALI =
VELARI =
2.
<m> //
<n> //
<gn> // (sempre intensa)
mano, ramo, complesso, imbelle, impopolare
dente, nonno, nano, indagare, inverno, anfora
ragno, ogni, gnomo, pegno, compagnia
<l> //
<gl(i)> // (sempre intensa)
lama, alto, elastico
maglia, maglie, gli, aglio, agli, figlio, figli, figlie
VIBRANTI
DENTALI O ALVEOLARI=
7.
<z> // - <ẓ> //
razza-raẓẓa, azione, ẓanẓara, ecc.
<c(i)> // - <g(i)> // cielo-gelo, ciotola, cinema, ciano, giardino, gioco, giullare,
LATERALI
DENTALI O ALVEOLARI=
PALATALI =
6.
fino-vino
rósa-ròṣa
ascia, scena
NASALI
BILABIALI=
DENTALI O ALVEOLARI=
PALATALI=
5.
<f> // - <v> //
<s> // - <ṣ> //
<sc(i)> // (sempre intensa)- Ø (// francese)
AFFRICATE:
DENTALI=
PALATOALVEOLARI=
giro
4.
banda-panda
dare-tare
callo-gallo, chele, ghiro
FRICATIVE (o continue o costrittive o spiranti):
LABIODENTALI =
DENTALI O ALVEOLARI =
PALATOALVEOLARI=
3.
<b> // - <p> //
<d> // - <t> //
<c(h)> e <q> // - <g(h)> //
<r> / /
ramo, rete, ramarro, chitarra, avarìa, aria
APPROSSIMANTI
PALATALI =
<i> //
iena, pieno, varie, iodio, miagolìo
CONSONANTI:
PUNTI DI ARTICOLAZIONE
1.
2.
3.
4.
LABBRA: bilabiali [p, b, m]
DENTI + LABBRA: labiodentali [f, v];
DENTI +PUNTA della LINGUA: dentali [t, d];
PUNTA della LINGUA+ALVEOLI : alveolari [s, z, ts,
dz, n, l, r];
5. zona tra l’ALVEOLO e il PALATO DURO + LAMA
DELLA LINGUA: palatoalveolari [ ,
,
];
6. PALATO DURO +DORSO DELLA LINGUA: palatali o
anteriori [ , , ];
7. VELO + PARTE POSTERIORE della lingua: velari [k, g,
w];
VOCALI
• le LABBRA: arrotondate (ò, o, u) o distese (a, è, e, i)
• LINGUA sull’asse VERTICALE:
 vocali medio-alte: é-ó
 vocali medio-basse: è-ò
 vocali alte: i-u
 vocali basse: a
• LINGUA sulla posizione ORIZZONTALE:
– CENTRALI: a
– ANTERIORI: è, e, i
– POSTERIORI: ò, o, u
Per comprendere il sistema vocalico dell’italiano si deve
guardare a quello latino, da cui il nostro deriva:
Il sistema vocalico tonico del latino
classico (10 vocali)
Dal latino all’italiano (toscano)
7 vocali
Ī
Ĭ
i/ /
Ē
é/ /
Ĕ
è
/ /
Ā
Ă
a/ /
Ŏ
ò
/ /
Ō
Ŭ
ó/ /
Ū
u
/ /
Immaginando di tracciare una linea di congiunzione tra le
vocali all’interno della cavità orale, in base al loro punto di
articolazione, si ottiene un triangolo rovesciato:
Sistema vocalico tonico italiano
Dal latino al siciliano (5 vocali)
Ī
Ĭ
i/ /
Ē
Ĕ
è
/ /
Ā
Ă
a/ /
Ŏ
ò
Ō
Ŭ
u/ /
/ /
Nel siciliano non esistono
le vocali medioalte e-o
Ū
La trascrizione fonetica
I diversi sistemi di scrittura utilizzati dalle diverse lingue
rendono in varia maniera nel mezzo grafico la realtà
fonica della produzione verbale.
Le grafie alfabetiche formatesi storicamente per
convenzione e accumulo di abitudini grafiche non sono
però univoche e coerenti.
Per ovviare alle incongruenze delle grafie tradizionali e
avere uno strumento di rappresentazione grafica dei
suoni del linguaggio, i linguisti hanno elaborato sistemi
di trascrizione fonetica, in cui c’è corrispondenza
biunivoca fra suoni e segni grafici. Il più diffuso è
L’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA).
L’ALFABETO LATINO
• Applicato alla lingua di Roma, forniva un numero di segni sufficiente
da permettere una quasi assoluta aderenza al principio della
corrispondenza uno a uno tra grafema e fonema (non veniva notata
solo la lunghezza vocalica e /k/ era notato con c, q e tavolta k).
• Quando lo stesso alfabeto fu adattato a trascrivere altre lingue con
sistema e inventario fonematico assai diversi, non aveva in alcuni casi
un numero di lettere sufficiente per notare tutti i fonemi in questione
e fu necessario:
• aggiungere nuove lettere (come nelle lingue germaniche ) o
• impiegare digrammi o trigrammi
NELL’EVOLUZIONE DAL LATINO:
• alcuni fonemi si sono persi del tutto (defonologizzazione) come la /h/ di habere;
• altri fonemi si sono formati:
–
–
–
–
–
la / /, la / /, la / / ( (fra il I e il III sec. d. C.),
la /
/ e la /
/ (varianti già esistenti nel III sec.);
la /
/, la / / (attorno al IV sec.),
la /
/ (fra il II e il V sec. d. C.),
le vocali [ ] e [ ] sono già formate come varianti nel latino parlato tra I e III sec. d. C e
diventano fonemi distinti entro il V sec.
– il dittongamento di / / e / / (più tardi: metà VII sec.),
– la monottongazione di /aw/ in / / (fine VII sec.);
– la palatalizzazione dei nessi consonante + /l/ (clamare, flore: seconda metà X-inizi XI
sec.).
Tutto ciò ha modificato, quindi, l’inventario dei fonemi.
• altri fonemi hanno subito modificazioni (ad es. /t/ > /d/ e /k/ > /g/ in alcuni
contesti) senza che ciò ne cambiasse l’inventario (rifonologizzando fonemi
precedenti), come per STRATAM > strada o LACUM > lago.
La -s- intervocalica
• Inoltre, in latino la -s- intervocalica in latino era sempre
sorda (cfr. quaestor/quaero; esse/ eram). Dopo il IV secolo
a. C., come dimostrano alcuni nomi propri (es. Valesii >
Valerii, Fusii > Furii) l’originaria sorda intervocalica si
trasformò prima in sonora, poi in -r- (per rotacismo:
*ausosa > aurora, *cinesis > cineris, *ama-se > ama-re): la
fase intermedia tra /s/ e /r/ del rotacismo fu /z/ (la s sonora
di esame); abbiamo perciò il mutamento /s/ > /z/ > /r/. Tale
-r- frutto di rotacismo poté talora estendersi, per analogia,
a posizioni non intervocaliche (es. arbor < arbos, labor <
labos, honor < honos).
[da: A. Traina, G. Bernardi Perini, Propedeutica al latino
universitario, Pàtron, 1982].
Suoni e grafia
• Un sistema grafico è coerente quando a un suono corrisponde un
segno e viceversa (relazione biunivoca):
[b]  b
suono segno
• L’italiano ha, ad es., diverse incoerenze, per es.:
–
–
–
–
due simboli diversi per un solo suono:
due suoni diversi per lo stesso simbolo:
due simboli per un solo suono:
tre simboli per un solo suono:
24
cuore/quando [k]
sera [s] / rosa [z]
maghe gh per [g]
sciocco sci per [ʃ]
I 45 fonemi dell’italiano standard
» 15 CONSONANTI TENUI : /p/, /b/, /m/, /t/, /d/, /n/, /k/, /g/,
/f/, /v/, /s/, /r/, /l/, /
/, / /
» le rispettive 15 CONSONANTI INTENSE (rappresentabili come
doppie o seguite dal “cronema” [ ]): /p /, /b /, /m /, /t /,
/d /, /n /, /k /, /g /, /f /, /v /, /s /, /r /, /l /, /
/,
/
/
» 1 CONSONANTE sempre di grado TENUE: /z/ (rosa, naso ecc.)
» 3 CONSONANTI SEMPRE INTENSE (per lo più in posizione
intervocalica): / / (aglio, maglia), / / (ragno, ma anche
gnomo), / / (ascia, scena, sciupato)
» 2 CONSONANTI INTENSE in posizione intervocalica: / /
/ / (anche se la grafia presenta una sola <z>: nazione,
azoto);
Foni e fonemi
• Tra i suoni che l’apparato fonatorio può produrre, ogni lingua
ne sceglie un certo numero
– questi suoni saranno chiamati foni:
suoni/rumori del linguaggio articolato
• I foni hanno valore linguistico quando sono distintivi, quando
cioè contribuiscono a differenziare dei significati
– [p] e [t] non sono soltanto foni dell’italiano, ma contribuiscono anche a
formare coppie minime
– coppia minima: coppia di parole che si differenziano solo per un suono
nella stessa posizione (nello stesso contesto)
pare/tare
carpa/carta
ripa/Rita
(#___V),
(r___a),
(V__V),
premo/tremo
tappo/tatto
top/tot
26
(#___r)
(V__V)
(___#)
Foni e fonemi
• Due foni che hanno valore distintivo sono detti
fonemi
– Un fonema non «ha» significato in sé, ma contribuisce a
differenziare dei significati
• Un fonema è un segmento fonico che:
– ha funzione distintiva
– non può essere scomposto in una successione fonemi
– è definito solo dai caratteri che hanno valore distintivo
• tali caratteri si dicono «pertinenti»
– i fonemi si rappresentano tra barre oblique (p. es. /t/)
– i foni si rappresentano tra parentesi quadre (p. es. [t])
• Il fonema è una unità che si colloca a un livello «astratto»;
i foni si collocano a un livello «concreto»:
Langue/Competenza 27 Fonema
/t/
Parole/Esecuzione
Fono
[t]
Le regole di Trubeckoj (1939):
servono a stabilire se due foni abbiano valore distintivo e
siano quindi fonemi di una determinata lingua
• Prima regola:
quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non
possono essere scambiati fra loro senza con ciò mutare il
significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi
due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi
varo - faro
[v] e [f] in italiano sono fonemi,
sono in distribuzione contrastiva
• Seconda regola:
quando due suoni compaiono nelle stesse posizioni e si possono
scambiare fra loro senza causare variazione di significato della
parola, questi due suoni sono soltanto varianti fonetiche
facoltative di un unico fonema
rema - Rema
[r] alveolare e [R] uvulare in italiano
sono due varianti libere di un 28
solo fonema
Le regole di Trubeckoj (1939)
• Terza regola:
quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista
articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi
sono due varianti combinatorie dello stesso fonema
naso - ancora
['nazo] - ['aŋkora])
[n] alveolare e [ŋ] velare in italiano
sono varianti combinatorie dello stesso fonema
– Le varianti combinatorie di un fonema sono anche dette
allofoni (sono in distribuzione complementare)
29
Opposizioni fonologiche
• In un sistema ogni unità si definisce in relazione a tutte le altre
unità
• I fonemi di una lingua intrattengono tra loro rapporti di
opposizione:
– una /p/ funziona in quanto si oppone e si distingue da /b/, /k/ ecc.,
dando luogo a dei contrasti (pare/bare/care ecc.)
/p/
(occlusiva bilabiale sorda)
/b/
(occlusiva bilabiale sonora)
/p/
(occlusiva bilabiale sorda)
/k/
(occlusiva velare sorda)
• Esistono vari tipi di opposizioni fonologiche:
– Bilaterale: /p/ ~ /b/
(sono le uniche 2 occlusive bilabiali in italiano)
– Multilaterale: /p/ ~ /k/ ~ /t/ (occlusive sorde)
• Il numero dei fonemi varia da lingua a lingua:
– ci sono lingue con poco più di una decina di fonemi, altre
superano il centinaio, l’italiano ne ha quarantacinque
30
Varianti libere
• Se due suoni foneticamente simili si possono trovare
nello stesso contesto, ci sono due possibilità:
– se danno luogo a due parole con significato diverso:
i due foni sono realizzazioni di due fonemi
– se il significato non cambia:
sono varianti libere dello stesso fonema
31
Allofoni: il caso della fricativa alveolare
•
Due o più foni che coesistono in distribuzione complementare sono allofoni di uno
stesso fonema.
Ad esempio, nell’italiano, a proposito della fricativa alveolare si osserva che l’opposizione
fonologica tra /s/ sorda e /z/ sonora ha un rendimento funzionale assai basso (poche
le coppie minime del tipo fuso-fuzo). Oggi si tende a riconoscere un solo fonema /s/
con due allofoni [s] e [z]. In particolare:
il fono [s] ricorre:
•
In posizione iniziale di parola prima di vocale #___V
[s]era, [s]emplice, [s]orriso
•
In posizione finale di parola
lapi[s], note[s], ribe[s]
___#
•
prima di una consonante sorda (variante combinatoria) ___Csorda
[s]paurito [s]tupido [s]cavare [s]pirito
•
tra due vocali, nell’it. merid. (variante libera),
ro[s]a, ri[s]o, corro[s]o, a[z]ola, a[s]ino
V___V
Il fono [z] ricorre invece:
•
prima di una consonante sonora (variante combinatoria)
[z]dentato, [z]modato, [z]gocciolare, [z]naturato, [z]bagliare
•
nell’it. sett., tra due vocali (variante libera)
V___V
ro[z]a, ri[z]o, corro[z]o, a[z]ola, a[z]ino
___Csonora
Come si vede, in posizione intervocalica [s]32può realizzarsi come sorda o sonora a
seconda della varietà regionale di appartenenza dei parlanti.
Allofoni: la nasale dentale
Altro caso significativo di allofonia in italiano è quello della nasale
dentale /n/ che può manifestarsi con diversi allofoni (quattro) in
relazione a diverse possibilità combinatorie:
1.
[n]: vento, nano, mangiare, in testa, un dente
2.
[ ]: ancora, incudine, ingordo, in gamba, un cumulo, con garbo
3.
[ ]: anfibio, inverno, un fuoco, con fiducia, in vita
4.
[m]: impossibile, in barba, un mare, un popolo
Le varianti combinatorie (allofoni) si spiegano
come casi di assimilazione [v. infra].
Il segmento viene modificato in ordine ad alcuni
tratti (ad es. il punto di articolazione).
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Tratti distintivi
• Ogni fonema può essere analizzato in un insieme di tratti
distintivi che lo definiscono in opposizione a tutti gli altri
fonemi:
34
Tratti distintivi: vocali
• I tratti distintivi usati per definire le vocali
dell’italiano sono i seguenti :
1.
2.
3.
4.
5.
Sillabico
Arrotondato
Alto
Basso
Arretrato
• Ogni fonema viene individuato in modo univoco da un
fascio di tratti distintivi.
• L’impiego dei tratti distintivi permette di cogliere delle
generalizzazioni nei processi fonologici.
35
Tratti distintivi: consonanti
I tratti distintivi usati per definire le
consonanti dell’italiano sono i
seguenti:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
Sillabico
Consonantico
Sonorante
Sonoro
Continuo
A rilascio ritardato
Laterale
Arretrato
Anteriore
Coronale
Assimilazione e fenomeni fonologici
• I fenomeni fonologici sono modifiche totali o parziali cui i
segmenti possono andare incontro in un determinato
contesto:
– CAMBIAMENTO DI UN TRATTO: dico → dici/dice; vinco → vinci/vince
[+]  [–] / ___[+]
– INSERZIONE: in italiano vi è una sporadica inserzione di [i] dopo consonante e
prima di una parola che inizia con [s] seguita da consonante (tipica di registri
letterari o di varietà regionali): inistoria, inispagna, periscrittto
 / ___B
– INVERSIONE o METATESI: cambia l’ordine dei segmenti, nei lapsus o nei
linguaggi patologici (ad es. afasie): una pacca vezzata per una vacca pezzata,
orospoco per oroscopo, ecc.
AB  BA
– CANCELLAZIONE: vino + -aio = vinaio non *vinoaio
A  / ___B
– L’ASSIMILAZIONE
Assimilazione
• L’assimilazione è un fenomeno fonologico e può essere:
– Totale: il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato
totalmente uguale al primo: it. illegale < in + legale
– Parziale: se il segmento che causa l’assimilazione cambia l’altro segmento
solo parzialmente: it. impossibile < in + possibile
vi sono assimilazioni al tratto di sonorità, al punto di
articolazione o al modo di articolazione
– Progressiva: il segmento che causa l’assimilazione è a sinistra del
segmento che si assimila (cioè lo precede)
– Regressiva: il segmento che causa l’assimilazione è a destra del segmento
che cambia (cioè lo segue)
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Assimilazioni (di segmenti contigui)
• Assimilazione totale regressiva (punto e modo di art.)
i[n+r]agionevole  i[rr]agionevole, i[n+l]ogico  i[ll]ogico
• Assimilazione parziale regressiva
– al punto di articolazione:
i[n+p]robabile  i[mp]robabile, i[n+b]evuto  i [mb]evuto
– al tratto di sonorità:
[s+b]attere  [zb]attere, [s+r]agionare  [zb]ragionare
• Assimilazione totale progressiva:
lat. mundu  sic. mu[nn]u ‘mondo’;
ingl. wa[nt]to  wa[nn]a ‘volere’
• Assimilazione parziale progressiva:
ingl. do[g+s]  do[gz]
• Assimilazione a distanza (metafonesi o Umlaut), determinata
dall’ultima sillaba che modifica la tonica: es.
– Sic. (solo aree metafonetiche): ragusano sing. masch. viecciu, pl. viecci, ma
femm. veccia
– Umbro nero (sg.)  niri (pl.) (umbro meridionale [ne:ro]/[ni:ri],
‘nero/neri’)
39
– Veneto toso (sg.)  tusi (pl.) (veneto [to:zo]/[tu:zi], ‘ragazzo/ragazzi’)
Assimilazioni a distanza (o metafonesi o umlaut):
IL CASO DEL SICILIANO
Giorgio Piccitto nel 1951 pubblicò nell‘Archivio Storico
per la Sicilia Orientale (II), uno studio intitolato La
classificazione delle parlate siciliane e la
metafonesi in Sicilia.
In tale lavoro, mise in evidenza che il vocalismo
siciliano può essere diviso in:
a) vocalismo non metafonetico, suddiviso in:
• parlate prive di dittonghi: bbònu, bbòni, bbòna
• parlate con dittonghi incondizionati: bbuònu, bbuòna, bbuòni
(in un‘area attorno a Palermo, che si spinge lungo la costa, a est fino a Cefalù, a ovest fino a Balestrate e,
nell‘interno fino a Corleone da un alto e Roccapalumba dall‘altro).
b) vocalismo metafonetico (bbuonu, bbuoni, ma bbona)
Due vaste aree dell’isola, una a settentrione con al centro le Madonie, compresa tra le
provincie di Messina, Palermo, Enna, Caltanissetta e Agrigento, e l’altra meridionale
compresa tra le provincie di Catania e Siracusa nella loro parte meridionale, e Ragusa,
presentano il dittongo [j ] e [w ] da Ĕ ed Ŏ toniche in presenza di Ī ed Ŭ nella
postonica. […] In alcune parlate, venuto meno, all’interno di frase, l’accento della
parola, viene pure meno il dittongo. Tale fenomeno si osserva nelle parlate di Pozzallo
(RG) e di Troina (EN) (a Troina ad es.: na cosa c’abbasta a unu — abbasta a-ccièntu lett.
‘una cosa che basta a uno — basta a cento’, ma ogni-ccentu niènti — s’accùcchjun’ un
cantaru lett. ‘ogni cento niente — formano un quintale’, in cui il fenomeno, a proposito
di centu/cientu, è ben evidente).
l dittongo, all’interno di queste aree si realizza oltre che come ascendente, come
discendente [ie] e [uo] e può, per questa via, attraverso l’assimilazione dei due elementi
in uno solo lungo [i ] e [u ], giungere alla monottongazione. […]
La dittongazione più diffusa è quella ascendente, mentre il dittongo discendente si trova
in un’ampia area centrale che comprende le parlate di Marianopoli, Campofranco,
Milena, Bompensiere, Montedoro, Serradifalco, Delia, Sommatino, Riesi e Mazzarino in
provincia di Caltanissetta, Canicattì, Castrofilippo, Naro e Camastra in provincia di
Agrigento. Nelle parlate di Vallelunga, Villalba, Mussomeli e Sutera, tutti in provincia di
Caltanissetta, il dittongo si realizza come [ia] e [ua], mentre Canicattì accanto a [uo]
discendente ha pure [we] ascendente (cfr. Piccillo 1969: 366).
Tratto da: Salvatore C. Trovato, Sicilia, Utet, 2002.
Dialetti italiani meridionali estremi
[immagine tratta da: uk-online.uni-koeln.de/remarks/d5487/rm2177236.ppt]
42
Alcuni esempi di parole piane: che presentano il dittongo [j ] e [w ] da Ĕ ed Ŏ toniche in presenza di Ī ed
Ŭ nella postonica:
SINGOLARE
PLURALE
fierru ‘ferro’ fierri ma ferra
piettu ‘petto’
pietti
vientu ‘vento’
vienti
cuorvu ‘corvo’
cuorvi
iuocu ‘gioco’iuochi ma iòchira
puorcu ‘porco’
puorci
Nei proparossitoni è rilevante solo la vocale della sillaba postonica:
pièrsicu ‘pesca’
piècura ‘pecora’
cacuòccila ‘carciofo’
pièrsica ‘pesche’
piècuri ‘pecore’
cacuòccili ‘carciofi’
Per quel che riguarda gli aggettivi è utile vedere il funzionamento della metafonesi per i maschili e i plurali,
ma non per le forme al femminile dove -a finale non provoca la dittongazione:
SINGOLARE
PLURALE
apiertu ‘aperto’
gruossu ‘grosso’
bbièddu,
FEMMINILE
apierti ‘aperti, -e’
gruossi ‘grossi, -e’
bbièddi,
aperta ‘aperta’
grossa ‘grossa’
bbedda (e anche lièntu, liènti, ma lenta, nuòvu, nuòvi, ma nova)
Altrettanta regolarità si trova nella coniugazione dei verbi, in cui la 1ª e la 2ª persona hanno regolarmente il
dittongo, mentre la 3ª non lo ha, come negli esempi che seguono:
1ª
2ª
iu cièrcu ‘io cerco’
iu puòrtu ‘io porto’
3ª
tu cièrchi
tu puòrti
iḍḍu cerca
iḍḍu porta
Le varietà di siciliano
• Occidentale: tra le province regionali di Palermo e Trapani.
• Centrale-Occidentale: nella provincia regionale di
Agrigento.
• Metafonetica centrale: tra le province regionali di Enna e
Caltanissetta.
• Metafonetica sudorientale: provincia regionale di Ragusa.
• Non metafonetica orientale: tra le province regionali di
Siracusa e Catania.
• Messinese: nella provincia regionale di Messina.
• Pantesco (isola di Pantelleria): influenzato dall'arabo
• Eoliano: (Isole Eolie)
44
Fonologia e Fonetica = stretto rapporto
Due punti di contatto:
• Teoria dei tratti distintivi = classi naturali dei
suoni linguistici (isolano una simultaneità di
eventi nel continuum sonoro)
• Teoria dei contorni intonativi = toni (curve di
acutezze diverse)
Regole fonologiche
• Una regola fonologica collega una rappresentazione
astratta (fonematica) a una rappresentazione concreta
(fonetica)
• Una regola è un’istruzione a cambiare una data unità con
un’altra unità in un determinato contesto
– Il formato tipico delle regole fonologiche è:
A  B / ___C
(in questo caso, «A» diventa «B» nel contesto «prima di C»)
46
Regole fonologiche espresse in tratti
binari
•
Una regola fonologica può essere formulata sia
ricorrendo ai fonemi, sia utilizzando i tratti distintivi:
1.
[s]torto, [s]posto, [s]carso, [s]fortuna
2.
[z]baglio, [z]degno, [z]garbo, [z]vogliato, [z]gelare, [z]litta,
[z]nodare, [z]regolato
47
Dalla parola ai tratti distintivi
• Riassumendo:
48
Trascrizione fonetica: l’IPA
• L’alfabeto fonetico internazionale (IPA) permette di usare gli
stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue del mondo:
– suoni semplici
[o] [a] [e][t] [d] [k] [dz] ecc.
– suoni geminati
[t ] [d ] [k ] [d z] [o ] [a ] ecc.
(anche [tt] [dd] [kk] [ddz])
– La lunghezza di un fonema consonantico si indica con il cronema,
costituito da due triangolini rovesciati [ ]:
[t ] [d ] [k ] [d z] [s ] [g ] ecc.
(anche [tt] [dd] [kk] [ddz] [ss] [gg])
– anche la lunghezza vocalica si indica con il cronema:
[o] [a] ecc.
vocali brevi
[o ] [a ]
vocali lunghe
(anche [oo] [aa])
– l’accento [ ' ] si scrive prima della sillaba accentata:
cane ['kane], lampione [lam'pjone], intimità [intimi'ta]
• sui monosillabi l’accento può non essere segnato
– in IPA non esistono le maiuscole:
Asdrubale
[az'drubale]
– in IPA non si indicano i segni ortografici con valore diacritico: la h (ad
es. in chiodo, ha, ghiro) e la i dei digrammi e dei trigrammi (ad es. in
ciao, gioco, sciocco, aglio, sciame, sciocco, gioco ecc.).
49
La sillaba
Per una trascrizione fonetica adeguata, che dia conto dei suoni e non dei
fatti grafici, è opportuno procedere prima di tutto al riconoscimento
delle sillabe, fondamentali costituenti fonologici del segno linguistico.
• Definizione fonetica:
la sillaba rappresenta un’unità prosodica costituita da uno o più foni
agglomerati intorno a un picco di intensità
(Albano Leoni e Maturi 1998: 70)
– Nella parola [pa'ta:ta] si osservano tre picchi in corrispondenza delle tre
vocali, a ogni «picco» corrisponde una sillaba: [pa.ta.ta]
• Definizione fonologica:
unità prosodica di organizzazione dei suoni
• si assume una correlazione tra sillaba e parola e che le restrizioni sulle
sequenze possibili all’inizio/fine di sillaba valgano anche per l’inizio/fine di
parola
• Costituenti:
– la sillaba minima è costituita, in italiano, da una VOCALE, il nucleo
sillabico
– il nucleo può essere preceduto da un attacco e seguito da una coda
– nucleo più coda costituiscono la rima
50
La sillaba
– Una sillaba è aperta o libera se è priva di coda e finisce, dunque, in vocale
(a, ma, so, li, e ecc.)
– Altrimenti, se una sillaba finisce in consonante è chiusa o implicata (con,
an, sol, men ecc.)
– In alcune lingue il nucleo può essere costituito da sonoranti come [r, l, n,
m]:
• sloveno Trst [trst] ‘Trieste’, inglese americano bottle [botl] ‘bottiglia’, svedese
vatten [vatn] ‘acqua’, tedesco haben [ha:bm] ‘avere’
51
La sillaba
Ricapitolando:
la sillaba è costituita da uno o più foni agglomerati intorno a un picco di intensità
La SILLABA MINIMA (σ) = vocale (nucleo), preceduto da un attacco e seguito da una coda (nucleo + coda = rima).
Una sillaba può essere aperta o libera se non ha la coda, chiusa se ha la coda.
NUCLEO = sempre e solo da una vocale (nel caso di un dittongo ascendente [v. infra] è meglio pensare che la
semiconsonante si lega all’attacco);
L’ATTACCO = due o più consonanti come di seguito indicato:
 qualsiasi tipo di consonante scempia
 due consonanti: la prima è una ostruente e la seconda è sempre una sonorante liquida [r] o [l];
 due consonanti, ma la prima è sempre e solo una [s] e solo così la seconda può essere un’ostruente
(storto, astio, sdentato, spalla, sbornia, asparagi, scarpa, sguattero, vascolare) o una sonorante liquida
(slegato, srotolare, smettere, snodare);
 tre consonanti, ma la prima è sempre e solo una [s], la seconda è un’ostruente e la terza una sonorante
liquida (strano, estremo, sbrodolare, screpolato; esclamare, sclerosi, escludere).
 Una consonante e una semiconsonante: radiato, fieno, niente
la CODA = sempre e solo di una consonante:
 una sonorante (liquide [r] e [l], nasali [m], [n], [ ]): al.to, sol.co, mar.mo, cor.no, man.to, cam.bio, ran.go,
man.care
 una ostruente a condizione che la sillaba seguente abbia lo stesso incipit (cioè che siano geminate): fat.to,
mac.co ecc.
 eccezionalmente la [s] come in lapis
Combinazioni di suoni: vocali e approssimanti
• La combinazione di vocali e approssimanti in una
medesima sillaba dà luogo ai dittonghi:
– dittonghi ascendenti (approssimante seguita da vocale accentata)
a . j+V (piede, fienile, piacere),
b. w+V (questo, quasi)
– dittonghi discendenti (vocale accentata seguita da approssimante)
c. V+i (fai, noi),
d. V+u (cauto, euro)
• Esistono anche dei trittonghi:
– miei [ mjei], aiuola [a jw la]
• Le combinazioni di due vocali appartenenti a sillabe diverse
danno luogo a uno iato (follia, idea, beato)
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Combinazioni di suoni: le consonanti
• Le consonanti possono combinarsi insieme in nessi
consonantici, soggetti a restrizioni; in italiano, per
esempio:
– sono nessi consonantici possibili
[pr] [tr] [fr]
• prendere, treno, francese
– non sono possibili
*[fts] *[gv] *[gf]
– [p+r] è possibile sia in posizione iniziale di parola, sia in
posizione interna
• prendi, apri
– [r+p] possibile in posizione interna di parola (in sillabe
diverse), ma non in posizione iniziale
• arpa
– se una parola inizia con tre consonanti, la prima deve essere
una [s] oppure [z]
• strano, sbrodolarsi
54
Scala di forza (o di sonorità)
LE CONSONANTI CHE FANNO PARTE DI UNA SILLABA non possono apparire in qualsiasi ordine, ma sono
ORGANIZZATE SECONDO una GERARCHIA DI FORZA o SCALA DI SONORITÀ di valore universale: le consonanti
[+sonoranti] devono stare più vicine al nucleo rispetto alle consonanti con sonorità minore (tale
scala vale anche tra due vocali coadiacenti, predice cioè quale possa essere cancellata).
La SONORITÀ MASSIMA si ha nel NUCLEO e DA QUI PUÒ DISCENDERE IN AMBEDUE LE DIREZIONI: [prarp] è una
sillaba predicibile visto che [a] ha una sonorità maggiore di [r] e [r] ha una sonorità maggiore di
[p], mentre [rpapr] non è una sillaba possibile dato che [p] ha un valore inferiore di [r].
La SCALA DI FORZA (detta anche DI SONORITÀ) procede da:
–FORZA
+SONORITÀ
SONORANTI:
 VOCALI
•
•
•
basse
medie
alte
 SEMICONSONANTI
 LIQUIDE
 NASALI
OSTRUENTI
 FRICATIVE
•
•
sonore
sorde
 AFFRICATE
•
•
sonore
sorde
 OCCLUSIVE
•
•
+FORZA
sonore
sorde
–SONORITÀ
Contesto
• Ogni suono ha una sua distribuzione: certi contesti o
posizioni in cui può comparire.
• Per esempio, [r] in italiano può comparire:
–
–
–
–
–
tra due vocali
ora
V__V
dopo [t]
tra
t___
dopo [p]
prima p___
dopo [b]
bravo b___
all’inizio di parola prima di vocale
rana
#___V
– in posizione finale di parola
bar
____#
• Ma [r] non può comparire:
– all’inizio di parola prima di consonante
*rt...
#___C
– tra due consonanti *trf
C___C
– dopo [m]
*amr... m___
56
Confini
• Nelle trascrizioni può essere importante indicare vari
tipi di confine:
– il confine di sillaba viene rappresentato con un punto (.)
ie.ri vir.tù ve.lo.ce.men.te
i.na.bi.li.tà
– il confine di morfema è rappresentato con il simbolo (+); la
divisione in morfemi non coincide con la divisione in sillabe
ieri
virtù veloce+-mente
in-+abil-+-ità
– il confine di parola, rappresentato con il simbolo (#), marca
l’inizio e la fine della parola:
#ieri# #virtù#
#velocemente#
#inabilità#
57
L’alfabeto fonetico internazionale (IPA)
Le consonanti
L’alfabeto fonetico internazionale (IPA)
Le vocali
Il sistema fonologico dell’inglese
60
Fonemi inglesi
e u eo
ouo
i  eii
ii e
ui
e i u
o
ieuo
 i  u
o 
ii e
ii
u o uo
cchi e
iii
e uoe
uio i
e i
uo oi
i  i
ii
 u o 
e ee u
eio
62
u o
Prove di trascrizione fonetica:
Il giorno ad urlapicchio di Fosco Maraini
Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo
infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e
zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un
festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per
davvero”.
Trascrizione fonetica:
francese e inglese
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