Modulo B1- Turtura

Report
Organizzazione del lavoro e introduzione ai rischi specifici
Dr. Pierluigi Turtura
ASL della Provincia di Varese
Direzione Sanitaria
Dipartimento di Prevenzione Medico
UOC Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro
U.O. Igiene Industriale e Coordinamento Prevenzione
UST VARESE - Gallarate, 12 febbraio 2014
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
L’ORGANIZZAZIONE DI UN AMBIENTE DI LAVORO DI QUALUNQUE
TIPO, STORICAMENTE, SI ISPIRA A QUELLA ADOTTATA DAGLI
ESERCITI DI TUTTO IL MONDO NEL TRASCORRERE DEI SECOLI
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
ALLA FINE DELL’OTTOCENTO VENNE RIADATTATA DA
TAYLOR (ECONOMISTA AMERICANO) ED ADOTTATA
DALLE FABBRICHE FORD (AUTOMOBILI)
PER LA CATENA DI MONTAGGIO
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...dato che il problema principale può essere
costituito dal dare per scontate alcune
cose…PROVIAMO A VEDERE QUAL’E’
L’ELEMENTO RITENUTO DA VOI PIU’
IMPORTANTE NEL DETERMINARE UNA
CORRETTA ORGANIZZAZIONE DEL
LAVORO
OVVERO:
CONSIDERATO CHE IL TUTTO DEVE ESSERE GESTITO DA PERSONE , QUAL’E’
L’ELEMENTO ESSENZIALE IN ASSENZA O IN CARENZA DEL QUALE
L’ORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI LAVORO NON PUO’ CONSIDERARSI DEL
COMPLETAMENTE EFFICACE ED EFFICIENTE ?
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RISCHI - ORGANIZZAZIONE - LAVORO
i tre elementi costituenti il tema in questione sono:
1) IL LAVORO
2) L’ ORGANIZZAZIONE
3) IL RISCHIO
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1) LAVORO (varie definizioni):
Trasferimento di energia che si produce quando una forza agisce su
un corpo; è pari al prodotto tra l'intensità della forza e lo spostamento
del corpo lungo la direzione della forza stessa (fisica)
Impiego di un'energia per raggiungere uno determinato scopo
Attività umana volta a una produzione o a un servizio
Occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di
sostentamento; esercizio di un mestiere o di una professione
L'insieme delle attività produttive come fenomeno sociale con i suoi
rapporti economici e giuridici
L'insieme delle attività effettuate da gruppi di persone
Fatica, sforzo (nel lessico familiare)
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2) ORGANIZZAZIONE (varie definizioni):
L'attività volta a organizzare e il modo in cui si organizza o è
organizzato qualcosa
(organizzare: formare, disporre, coordinare qualcuno in modo
funzionale, preparare il necessario per l'esecuzione di qualcosa)
Complesso di persone organizzate per uno scopo
La struttura anatomica e funzionale di un organismo
Organizzazione a livello aziendale:
Un insieme complesso di persone associate per uno scopo
unitario fra cui si dividono le attività da svolgere, secondo certe
norme, stabilendo dei ruoli collegati tra loro in modo gerarchico,
in rapporto con un certo ambiente esterno
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3) RISCHIO (varie definizioni):
Possibilità di conseguenze dannose o negative a seguito di
circostanze non sempre prevedibili (generico)
Il rischio rappresenta la probabilità che un evento in grado di
produrre danni si verifichi e l'entità dei danni che ne possono
derivare (campo assicurativo)
La probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno,
cioè che si verifichi un evento dannoso e/o nocivo, nelle
condizioni di impiego e/o di esposizione (campo lavorativo)
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L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
necessita di alcuni requisiti essenziali:
1) Richiede modelli , sia riduttivi che esplicativi, in grado di
mettere in luce le variabili e principali caratteristiche
dell’attività svolta
2) Richiede persone , perché comporta scelte sul grado di
autonomia di comportamenti rispetto al grado di conformità a
norme prescrittive e richiede persone associate per uno scopo
unitario nella ricerca della coerenza tra obiettivi dell’individuo
e dell’organizzazione
3) Richiede che si distribuiscano le attività da svolgere
4) Richiede esigenze di coordinamento tra le attività distribuite
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5) Richiede certe norme: procedure scritte, prassi, deleghe…
6) Richiede di stabilire dei ruoli in termini di scelta delle
assegnazioni di autorità, responsabilità e controllo
7) Richiede una struttura gerarchica in termini di
accentramento e/o decentramento decisionale, anche in
relazione alle dimensioni dell’organizzazione
CREARE UN’ORGANIZZAZIONE SIGNIFICA
ESSENZIALMENTE:
SCEGLIERE IL LIVELLO DI COMPROMESSO
SUI VARI PUNTI PRECEDENTI
e vediamo allora quali devono esserne gli attori fondamentali:
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1) Chi conduce l’attività: DATORE DI LAVORO
definisce l’obbiettivo strategico di fondo dell’attività
2) Chi distribuisce l’attività: DIRIGENTE
definisce il carico di lavoro secondo le risorse disponibili
3) Chi controlla l’esecuzione dell’attività: PREPOSTO
controlla che il lavoro venga svolto
4) Chi svolge l’attività: LAVORATORE
esegue materialmente il lavoro
5) Chi verifica l’esistenza di procedure di lavoro: RSPP
verifica che qualcuno abbia definito le procedure di lavoro
E POI CHI CONTROLLA TUTTO QUESTO?
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TUTTE LE FIGURE PROFESSIONALI COINVOLTE!
La norma (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.) ha, infatti, formalmente:
•individuato le figure aziendali di riferimento,
•le ha definite,
•ha attribuito compiti e responsabilità
•ha individuato i mezzi di controllo (sopralluogo nell’ambiente di
lavoro, verifica del documento di valutazione dei rischi, verifica della
conformità di attrezzature di lavoro ed impianti) e gli strumenti di
comunicazione (riunione periodica, relazione sui risultati della
sorveglianza sanitaria, scambio di informazioni in caso di superamento
dei limiti di esposizione o in caso di eventi accidentali, o in caso di
incidenti mancati).
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AZIENDA
Pierangelo Reguzzoni – CPT Varese
il complesso della struttura organizzata dal
datore di lavoro pubblico o privato
DATORE DI LAVORO
DIRIGENTE
PREPOSTO
LAVORATORE
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE
E DI GESTIONE
modello organizzativo e gestionale per la
definizione e l’attuazione di una politica
aziendale per la salute e sicurezza
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LE 4 DOMANDE PRINCIPALI:
1) QUAL E’L’ELEMENTO ESSENZIALE IN ASSENZA O IN
CARENZA DEL QUALE L’ORGANIZZAZIONE
DELL’ATTIVITA’ DI LAVORO NON PUO’ CONSIDERARSI
EFFICACE ED EFFICIENTE ?
2) QUALI SONO LE PRINCIPALI CONSEGUENZE CHE
NE POSSONO DERIVARE ?
3) QUALI SONO GLI INTERVENTI CORRETTIVI CHE
POSSONO ESSERE MESSI IN ATTO PER OVVIARE ALLA
CARENZA ?
4) QUAL E’ LO STRUMENTO INDISPENSABILE PERCHE’
CIO’ POSSA ESSERE REALIZZATO ?
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1) LA COMUNICAZIONE
2) INFORTUNI SUL LAVORO, MALATTIE
PROFESSIONALI, DANNI AGLI IMPIANTI, DANNI
AMBIENTALI, DIMINUZIONE DELLA PRODUTTIVITA’ E
DELLA COMPETITIVITA’, PERDITA DEL LAVORO,
ALTERAZIONE DEL BENESSERE PSICO-FISICO DELLA
PERSONA
3) L’ATTIVAZIONE DI MECCANISMI SINERGICI DI
AZIONE TRA LE FIGURE DI RIFERIMENTO
INDIVIDUATE E DEFINITE DALLA NORMA
4) UN CRONOPROGRAMMA RIGIDAMENTE
PRESTABILITO E RISPETTATO, LA SUA VERIFICA
NONCHE’ LA DETERMINAZIONE FONDAMENTALE DI
“CHI FA COSA”
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“NUOVI” FATTORI DI RISCHIO PSICOSOCIALE ED
EFFETTI SULLA SALUTE
PROGRESSIVO SPOSTAMENTO DELL’OCCUPAZIONE DAI
SETTORE PRIMARIO E SECONDARIO VERSO IL TERZIARIO
AVVENTO DI NUOVE TECNOLOGIE (ELETTRONICA,
AUTOMAZIONE,
INFORMATICA)
E
PROGRESSIVA
RIDUZIONE DEI TRADIZIONALI FATTORI DI RISCHIO DI
CARATTERE CHIMICO-FISICO CON LA RIDUZIONE DELLE
ATTIVITA’ INDUSTRIALI, RILEVANZA DEL CARICO
MENTALE E DELLE MODALITA’ DI RAPPORTO E
RELAZIONE INTERPERSONALE
GLOBALIZZAZIONE E FLESSIBILITA’ DEI MERCATI CON
MODIFICAZIONI IN FORMA E DURATA DEI CONTRATTI DI
LAVORO
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RAPIDA ESPANSIONE DELLA COSIDDETTA “SOCIETA’
DELLE 24 ORE” CON NECESSITA’ DI INTERAZIONE IN
TEMPO REALE ED ESTENSIONE DEGLI ORARI DI LAVORO
ALLE ORE SERALI, NOTTURNE ED AI GIORNI FESTIVI
PROGRESSIVO INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE
GENERALE E, QUINDI, ANCHE DI QUELLA LAVORATIVA
AUMENTO DEL TASSO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE (IN
MISURA DI 7 VOLTE SUPERIORE NEGLI ULTIMI 15 ANNI)
CRESCENTE
DOMANDA
DI
INSERIMENTO
E
REINSERIMENTO LAVORATIVO PER PERSONE CON
DISABILITA’ E RIDOTTE CAPACITA’ LAVORATIVE
ESTENSIONE DEI BISOGNI E DELLE ASPETTATIVE
PROFESSIONALI DELLE GIOVANI GENERAZIONI IN
RELAZIONE AI TITOLI ACQUISITI
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“BUSINESS ON DEMAND”: SI PRODUCE SOLO SU
DOMANDA, TUTTO DEVE ARRIVARE/ACCADERE IN
TEMPO GIUSTO
CRESCENTE IMMIGRAZIONE E OCCUPAZIONE DI
PERSONE PROVENIENTI DALL’ESTERNO DELL’UNIONE
EUROPEA CHE IMPONE UNA DIVERSA VALUTAZIONE
DELLE CONDIZIONI DI VULNERABILITA’ AI FATTORI DI
RISCHIO
MARCATA CRISI ECONOMICA NEL MERCATO DEL
LAVORO OCCIDENTALE
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LA NORMA
“L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO NEL TESTO
UNICO (D.LGS. 81/2008 e s.m.i.)”
Art. 2.
(Definizioni)
1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto
legislativo si intende per:
a) lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia
contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito
dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato (…),
b) datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il
lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto
dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria
attività (…), ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o
dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa
(…),
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c) azienda: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro
pubblico o privato;
d) dirigente: persona che, in ragione delle competenze professionali e di
poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico
conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività
lavorativa e vigilando su di essa;
q) valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i
rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito
dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività,
v) buone prassi: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la
normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate
volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui
luoghi di lavoro,
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Art. 3, comma 12-bis.
Nei confronti dei volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e dei
volontari che effettuano servizio civile (…). Ove il volontario svolga la
propria prestazione nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro…
Art. 6. comma 8
(Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro)
n) indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui
all’articolo 30.
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Art. 15.
(Misure generali di tutela)
1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei
luoghi di lavoro sono:
a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;
b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in
modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda
nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro
(…);
d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella
concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione
dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti
sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
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Art. 16.
(Delega di funzioni)
La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente
esclusa, é ammessa con i seguenti limiti e condizioni:
(…) c) che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione,
gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
Art. 18.
(Obblighi del datore di lavoro e del dirigente)
Comma 1.
z) aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti
organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza
del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della
prevenzione e della protezione;
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Comma 2. Il datore di lavoro fornisce al servizio di prevenzione e protezione
ed al medico competente informazioni
in merito a:
a) la natura dei rischi;
b) l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure
preventive e protettive (…);
Art. 28.
(Oggetto della valutazione dei rischi)
Comma 2.
d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da
realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono
provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di
adeguate competenze e poteri
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Art. 29.
(Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi)
Comma 3.
La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, nel rispetto
delle modalità di cui ai commi 1 e 2, in occasione di modifiche del processo
produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e
sicurezza dei lavoratori
Art. 30.
(Modelli di organizzazione e di gestione)
Comma 1.
Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle
associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8
giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando
un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi
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Comma 3.
Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto richiesto dalla
natura e dimensioni dell’organizzazione e dal tipo di attività svolta,
un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri
necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché
un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure
indicate nel modello.
Comma 4.
Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo
sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle
condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l’eventuale modifica
del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte
violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e
all’igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e
nell’attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.
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Comma 5.
In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti
conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della
salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard
OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo
per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e
gestione aziendale possono essere indicati dalla Commissione di cui all’articolo 6.
Comma 5-bis.
La commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro
elabora procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli
di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali
procedure sono recepite con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali.
Comma 6.
L’adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al presente articolo
nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi
dell’articolo 11.
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Servizio di Prevenzione e Protezione
Art. 31.
Comma 1.
Salvo quanto previsto dall’articolo 34, il datore di lavoro organizza il servizio di
prevenzione e protezione all’interno della azienda o della unità produttiva, o
incarica persone o servizi esterni costituiti anche presso le associazioni dei datori
di lavoro o gli organismi paritetici, secondo le regole di cui al presente articolo.
Art. 32.
Comma 10.
Nei casi di cui al comma 8 il datore di lavoro che si avvale di un esperto esterno
per ricoprire l’incarico di responsabile del servizio deve comunque organizzare
un servizio di prevenzione e protezione con un adeguato numero di addetti.
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Art. 33. (Compiti del servizio di prevenzione e protezione)
Comma 1. Il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali
provvede:
a) all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e
all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di
lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza
dell’organizzazione aziendale;
Art. 37. (Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti)
Comma 7.
I dirigenti e i preposti ricevono a cura del datore di lavoro, un’adeguata e
specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti
in materia di salute e sicurezza del lavoro. I
contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono: (…)
d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di
prevenzione e protezione.
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Art. 50.
(Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza)
Comma 1. Fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: (…)
e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla
valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle
inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti,
alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie
professionali;
Art. 51.
(Organismi paritetici)
Comma 3. Gli organismi paritetici possono supportare le imprese
nell’individuazione di soluzioni tecniche e organizzative dirette a garantire e
migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
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Art. 71.
(Obblighi del datore di lavoro)
Comma 3.
Il datore di lavoro, al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle
attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere
utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte,
adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle
dell’allegato VI (uso delle attrezzature di lavoro).
Art. 75.
(Obbligo di uso dei DPI)
Comma 1.
I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o
sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di
protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del
lavoro.
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Art. 100.!!!!!!!!!!!!! (100 di 306 articoli + i 50 allegati che lo compongono)
(Piano di sicurezza e di coordinamento)
Comma 1.
Il piano é costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla
complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo
di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei
lavoratori, ivi compresi i rischi particolari di cui all’allegato XI, nonché la
stima dei costi di cui al punto 4 dell’allegato XV. Il piano di sicurezza e
coordinamento (PSC) é corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli
aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria
sull’organizzazione del cantiere (…)
Etc..etc..etc..
In definitiva:
GLI OBBLIGHI DI LEGGE CHE HANNO COME OGGETTO, o come
ARGOMENTO, L’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, INTERESSANO, IN
SOSTANZA, TUTTI I TITOLI CHE COMPONGONO IL D.Lgs. 81/2008
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DI SICUREZZA SUL LAVORO
Pierangelo Reguzzoni – CPT Varese
IL D. LGS. 81/2008
D. LGS. 81/2008
(TESTO UNICO
PER LA SICUREZZA
PREVEDE L’UTILIZZO DI TECNICHE E
STRATEGIE TIPICHE DEI SISTEMI DI
GESTIONE DELLA QUALITÀ
QUINDI
MIGLIORAMENTO
CONTINUO
PROCESSI PRODUTTIVI
SVILUPPATI IN OTTICA
SISTEMICA
RESPONSABILIZZAZIONE DI
OGNI SINGOLO “ATTORE”
DEL PROCESSO
PRODUTTIVO
COINVOLGIMENTO
EMOTIVO DEL
LAVORATORE
QUINDI
PREVEDE
LAVORO DI GRUPPO
CON L’OBIETTIVO DI
... USO DELLA “TESTA” E NON
SOLO DELLA FORZA FISICA
MIGLIORARE IL LIVELL O DI
COLLABORAZIONE, STIMOLARE LA
CREATIVITÀ, FAVORIRE LA
COMUNICAZIONE
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IL BENESSERE ORGANIZZATIVO
“La moderna organizzazione del lavoro
nelle
aziende
e
nella
pubblica
amministrazione deve, oggigiorno, tenere
in particolare considerazione gli aspetti
relazionali e di convivenza nell’ambiente
ove i lavoratori trascorrono gran parte della
parte di vita attiva del proprio quotidiano”.
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“la realizzazione di un ambiente di lavoro
confortevole e sicuro, la costruzione di rapporti
interpersonali positivi, ‘la voglia di fare bene’ il
proprio lavoro e la realizzazione del singolo
anche tramite l’ottenimento di buoni risultati di
gruppo fa sì che il cosiddetto benessere
organizzativo
costituisca
requisito
indispensabile e fondamentale anche in
funzione di una migliore produttività volta non
solo all’interesse dell’azienda, ma, anche e di
conseguenza, alla qualità fornita al cliente “
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
Anche le recenti legislazioni europee e nazionali hanno
emanato direttive e regole per concretizzare ed
implementare una condizione di lavoro che garantisca
soddisfazione, efficienza e benessere psico-fisico tra i
lavoratori.
Il Benessere Organizzativo, inteso come l’insieme dei
nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative
che animano la dinamica della convivenza nei contesti di
lavoro, promovendo, mantenendo e migliorando la qualità
della vita e il grado di benessere fisico, psicologico e
sociale della comunità lavorativa.
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
Quando si verificano condizioni di scarso benessere organizzativo si
determinano, sul piano concreto, fenomeni quali diminuzione della
produttività, assenteismo, bassi livelli di motivazione, distress e
burn out, ridotta disponibilità al lavoro, carenza di fiducia,
mancanza di impegno ed un aumento di reclami da parte del cliente,
sia in ambito privato che in ambito pubblico. Questi e altri sono
indicatori di malessere e rappresentano il riflesso di uno stato di
disagio.
Quindi, accanto allo studio dei classici rischi legati al tema della
sicurezza lavorativa (biologico, fisico, chimico, etc..), è necessario
affiancare quello del rischio psicosociale che riguarda variabili
legate al clima organizzativo ed agli stili di vita e convivenza
sociale nell’ottica di una logica di giustizia.
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
Il benessere di una organizzazione è definibile in termini
delle variabili che concorrono a determinarlo.
Una condizione ottimale è quella in cui:
Si allestisce un ambiente di lavoro salubre, confortevole
e accogliente
Si pone nel concreto con obiettivi espliciti e chiari ed è
coerente tra enunciati e prassi operative
Si riconosce, valorizza le competenze e gli apporti dei
dipendenti e stimola nuove potenzialità
Si ascolta attivamente il personale
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Si mettono a disposizione le informazioni pertinenti al
lavoro
Vengono adottate le azioni per prevenire gli infortuni e
i rischi professionali
Si stimola un ambiente
comunicativo, collaborativo
relazionale
franco,
Si assicura la scorrevolezza operativa e si supporta
l'azione verso gli obiettivi
Viene assicurata equità di trattamento a livello
retributivo, di assegnazione di responsabilità, di
promozione del personale
Si apre all‘ innovazione tecnologica e culturale
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Si mantengono livelli tollerabili di stress
Si definiscono i compiti dei singoli e dei gruppi
garantendone la sostenibilità
Si è in grado di governare l'espressione della
conflittualità entro livelli tollerabili di convivenza
COME FACCIAMO A VALUTARE SE
CONDIZIONE DI LAVORO E’ OTTIMALE?
LA
PER QUESTO SONO STATI DETERMINATI
INDICATORI DI BENESSERE ORGANIZZATIVO E
INDICATORI DI MALESSERE ORGANIZZATIVO
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INDICATORI DI BENESSERE ORGANIZZATIVO
Soddisfazione ed impegno per l’organizzazione
Sensazione di far parte di un team
Voglia di andare al lavoro
Coinvolgimento nelle decisioni
Convinzione che si possano superare le difficoltà
Fiducia nelle capacità gestionali e professionali della
dirigenza
Rapporto tra vita lavorativa e privata (percezione di
un giusto equilibrio tra lavoro e “tempo libero”)
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INDICATORI DI MALESSERE ORGANIZZATIVO
Insofferenza nell’andare al lavoro
Assenteismo
Disinteresse per il lavoro
Desiderio di cambiare lavoro
Alto livello di pettegolezzo (a livelli eccessivi, può diventare quasi un sostituto
dell’attività lavorativa)
Risentimento verso la Direzione aziendale e l’organizzazione del lavoro
Permanenza di irritabilità e disturbi psicosomatici
Sentimento di irrilevanza e di disconoscimento
Lentezza nelle performance
Confusione organizzativa, in termini di ruoli e compiti
Aderenza formale alle regole con “anaffettività lavorativa”
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LE INDAGINI DI CLIMA
Possono essere svolte somministrando appositi questionari
attraverso i quali si possono rilevare i rischi rispetto ad aspetti quali,
ad esempio, la comunicazione, i rapporti interpersonali, il ruolo
ricoperto, l'ergonomia e l’ambiente.
Si possono inoltre rilevare sintomi fisici e psicologici associati a
stati di malessere e disagio dei lavoratori.
La Legge 123 del 2 agosto 2007 promuove, tra l’altro, la
valorizzazione di accordi aziendali, territoriali e nazionali nonché
dei codici di condotta ed etici e delle buone prassi, che orientino i
comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della
responsabilità sociale dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai
fini del miglioramento dei livelli di tutela stabiliti dalla norma.
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
Con uno specifico riguardo al Pubblico Impiego, va menzionata la
Direttiva del Ministro della Funzione Pubblica emanata il 24 marzo
2004.
Con questa direttiva si demanda alle Pubbliche Amministrazioni di
attivarsi, oltre che per raggiungere obiettivi di efficacia e di
produttività, anche per realizzare e mantenere il benessere fisico e
psicologico delle persone, attraverso la costruzione di ambienti e
relazioni di lavoro che contribuiscano al miglioramento della qualità
della vita dei lavoratori e delle loro prestazioni. Si afferma infatti che
per lo sviluppo e l'efficienza delle amministrazioni, le condizioni
emotive dell'ambiente in cui si lavora, la sussistenza di un clima
organizzativo che stimoli la creatività e l'apprendimento, l'ergonomia
- oltre che la sicurezza - degli ambienti di lavoro, costituiscono
elementi di fondamentale importanza ai fini dello sviluppo e
dell'efficienza delle amministrazioni pubbliche.
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
IL SISTEMA DI GESTIONE DELLA
SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL
LAVORO (SGSL)
rappresenta un elemento
dell’organizzazione
SISTEMA: “insieme di elementi coordinati
tra loro in una unità funzionale e predisposti
per funzioni particolari”
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IL SISTEMA DI GESTIONE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
Modello Organizzativo Aziendale, Sistema di Gestione della Salute e della Sicurezza e
Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR)
Questione di fondo: “Le leggi e le norme sono un problema o possono essere una risorsa ?”
nella disciplina del D.Lgs. 231/01 (responsabilità amministrativa dell’azienda) l’ambito della
salute e sicurezza sul luogo di lavoro è ampiamente normato e le aziende dovrebbero aver già
adottato una serie di disposizioni organizzative (deleghe, organigrammi, procedure, programmi
di audit, programmi di formazione etc.) per adempiere a tali disposizioni normative.
art.30 D.Lgs. 81/2008: (modelli di organizzazione e di gestione) Il modello di organizzazione e
di gestione (…)
- deve essere adottato ed efficacemente attuato (…)
- deve prevedere idonei sistemi di registrazione di attività (…)
- deve prevedere un’articolazione di funzioni ed un sistema disciplinare (…)
- deve prevedere un idoneo sistema di controllo (…)
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
È da ricordare, a margine, anche all’articolo 25 del D.Lgs 81/2008:… il medico
competente collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi
volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità
sociale
…partecipando agli interventi per il miglioramento delle condizioni ambientali
ed ergonomiche, per la migliore organizzazione del lavoro e la gestione delle
risorse umane, al fine di migliorare il benessere organizzativo ed il clima
aziendale
(Santantonio, Casciani, Bartolucci – AIDII - Giornale Italiano di Medicina del Lavoro e
Ergonomia –2008)
L’articolo 30 del D.Lgs. 81/2008, in coordinamento con lo schema di cui
al D.Lgs. 231/2001, a cui espressamente fa rinvio, prevede che laddove
l’ente abbia adottato ed efficacemente attuato un Modello di
organizzazione e gestione idoneo ad assicurare la conformità ai requisiti
ed obblighi giuridici in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro,
possa ottenere l’esclusione della sua responsabilità in caso di incidenti
(condizione c.d. esimente). Il Modello di organizzazione e di gestione ex
art. 30 del D.Lgs. 81/2008 è, pertanto, il mezzo attraverso il quale l’ente
ha l’opportunità di dimostrare la propria diligenza organizzativa.
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Il sistema di gestione della sicurezza e salute sul lavoro (SGSL) ha validità
generale e la sua applicazione va modulata tenendo conto delle
caratteristiche complessive dell’impresa/organizzazione (dimensioni,
tipologie produttive, cicli tecnologici, struttura dell’organizzazione, ecc.)
che intende adottarlo.
Il SGSL permette:
• di integrare obiettivi e politiche per la salute e sicurezza nella
progettazione e conduzione di produzione di beni o servizi;
• di definire ed individuare, all’interno della struttura organizzativa
aziendale, le responsabilità, le procedure, i processi e le risorse per la
realizzazione della politica aziendale di prevenzione, nel rispetto delle
norme di salute e sicurezza vigenti;
• il raggiungimento degli obiettivi di salute e sicurezza che
l’impresa/organizzazione si è data in un’efficace prospettiva costi/benefici.
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OGNI IMPRESA
DEVE
ADOTTARE
UN
Pierangelo Reguzzoni – CPT Varese
ADATTO
IDONEO
DEVE
ESSERE
ESSO
MODELLO DI
ORGANIZZAZIONE
OVVERO
UN SISTEMA DI
GESTIONE
AZIENDALE
EFFICACE
IN CUI SONO
DEFINITI I COMPITI E LE
RESPONSABILITÀ DI TUTTI
I SOGGETTI DELL’IMPRESA
CON OBIETTIVO
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DI ADEMPIERE A TUTTI GLI
OBBLIGHI GIURIDICI IN
TEMA DI SICUREZZA E
SALUTE SUL LAVORO
Il Sistema, di fatto, deve proporsi di:
• ridurre progressivamente i costi complessivi della salute e
sicurezza sul lavoro compresi quelli derivanti da incidenti,
infortuni e malattie correlate al lavoro, eliminando/riducendo i
rischi cui possono essere esposti i dipendenti o i terzi (clienti,
fornitori, visitatori, ecc.);
• aumentare l’efficienza e le prestazioni dell’impresa;
• contribuire a migliorare i livelli di salute e sicurezza sul
lavoro;
• migliorare l’immagine interna ed esterna dell’impresa
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Punti critici che sono stati riscontrati nel corso delle verifiche:
ORGANIZZAZIONE E PERSONALE
(Ruoli e responsabilità)
IDENTIFICAZIONE E VALUTAZIONE DEI RISCHI
(Procedure per l’identificazione dei pericoli)
CONTROLLO OPERATIVO
(Adozione e applicazione di procedure di sicurezza)
GESTIONE DELLE MODIFICHE
(Programmazione e distinzione in temporanee o permanenti)
PIANIFICAZIONE DELLE EMERGENZE
(Corretta informazione sulle procedure ed addestramento)
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CONTROLLO DELLE PRESTAZIONI
(Procedure per la verifica continuativa del
perseguimento degli obiettivi)
L’iniziativa migliore per una concreta attuazione può
senz’altro essere:
Costituire un Sistema di Gestione della Salute e della
Sicurezza sul Lavoro che comprenda e coordini i due
principali servizi che si occupano di verifiche e controlli in
azienda
1) Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi
2) Servizio Supervisione Qualità (Certificazioni ISO 9000…)
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Alcuni possibili riferimenti per una concreta
applicazione
- Norme UNI-INAIL 2001
- Linee Guida per un sistema di gestione della
salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)
- (Guida operativa INAIL,Ottobre 2003)
- British Standard OHSAS 18001:2007, (SGSSISPESL
- Linea
Guida
SGSL,
punto
E.5:
COMUNICAZIONE, FLUSSO INFORMATIVO E
COOPERAZIONE
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data la definizione di Sistema ed il Ruolo delle
Competenze analizziamo un aspetto del Sistema di
Gestione, ad esempio alcune delle componenti del
Sistema:
un esempio che può rendere l’idea è lo studio
realizzato da HSE - Health & Safety Executive e
University of Glasgow (2004) che individua i seguenti
elementi
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ELEMENTI CONSIDERATI
[LAW] conoscenza degli aspetti normativi
[HAZARDS] partecipazione alla valutazione dei rischi
[FITNESS] gestione della idoneità psico-fisica al lavoro
[COMUNICATION] capacità di comunicazione
[EXPOSURES] conoscenza dei fattori di esposizione ai rischi
[RESEARCH] attività ricerca
[PROMOTION] interventi ed azioni di promozione
[MANAGEMENT] capacità di gestione di risorse e di
situazioni
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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE IN RELAZIONE AI
RISCHI LEGATI ALL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
IL LAVORO DEVE ESSERE ORGANIZZATO
L’ORGANIZZAZIONE DEVE AVERE UN SISTEMA
IL SISTEMA DEVE PREVEDERE RUOLI,
RESPONSABILITA’ E PROCEDURE FORMALIZZATE E
DEVE COMPRENDERE TUTTI I PRINCIPALI ATTORI
DELLA PREVENZIONE (DL, RSPP, RLS,MC)
DEVE ESSERE FORMALIZZATA ED ATTUATA ANCHE
UNA SPECIFICA PROCEDURA DI VERIFICA PERIODICA
DELL’EFFICIENZA E DELL’ EFFICACIA DEL SISTEMA
TANTO PIU’ CARENTE SARA’ L’ORGANIZZAZIONE DEL
LAVORO, TANTO PIU’ ALTA SARA’ L’INCIDENZA DI
EVENTI INFORTUNISTICI E DI TECNOPATIE
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Introduzione alla valutazione dei rischi
Premessa: seppur permangono elevati i dati sulla
sottonotifica delle malattie professionali (o lavorocorrelate), negli ultimi anni si è assistito ad un incremento
di segnalazioni di alcune patologie sicuramente
riconducibili ad attività lavorativa:
• Patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori
(sindromi del tunnel carpale, malattia di De Quervain,
tenosinoviti, epicondiliti, conflitti acromio-claveari, etc…)
• Patologie da sovraccarico del rachide (discopatie degli
anelli vertebrali, protrusioni, ernie discali)
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Principali metodi di valutazione di tali
rischi
• Analisi con Metodo OCRA (per i
movimenti ripetitivi degli arti superiori)
• Analisi con Metodo NIOSH (per il
sovraccarico
del
rachide
e
la
movimentazione manuali di carichi)
• Analisi con Metodo Snook e Ciriello (per le
azioni di traino, spinta e trasporto)
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Possibili soluzioni
1 - organizzative
• Alternanza/diversificazione della mansione
• Rotazione del personale addetto
• Introduzione/implementazione di pause di
lavoro
• Razionalizzazione del carico di lavoro
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A tali soluzioni di tipo organizzativo si
possono abbinare soluzioni di tipo
2 - tecnico
•
•
•
•
Aumento del numero degli addetti (!?!?)
Specifiche procedure di lavoro
Utilizzo di attrezzature ed ausili specifici
Miglioramenti di tipo ergonomico per le
postazioni di lavoro e le mansioni
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Quale altra valutazione di rischio ci può
aiutare per suffragare la scelta degli
interventi migliorativi nei rischi
soprariportati?
La valutazione del rischio
stress lavoro-correlato
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LO STRESS (non è una malattia , ma una condizione)
E’ DEFINITO COME:
UN RAPPORTO TRA LA DOMANDA DI PRESTAZIONI
RICHIESTE E LA CAPACITA’ DI RISPOSTA DEL
SINGOLO
DOMANDA DI PRESTAZIONE
STRESS = --------------------------------------------RISPOSTA DEL SINGOLO
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1) Accordo Europeo sullo stress del 8 ottobre 2004 (come
trasposto in Italia dell’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008)
2) D.Lgs. 81/2008 - Articolo 28 - Oggetto della valutazione dei rischi
Comma 1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella
scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici
impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i
rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti
gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo
stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre
2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto
previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle
differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi. “e quelli connessi
alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di
lavoro”.
N.B.: Il D.Lgs. 81/2008 art. 17, comma 1, prevede che questo sia un obbligo non
delegabile da parte del datore di lavoro.
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Definizione di stress lavorativo
“Lo stress dovuto al lavoro può essere definito
come un insieme di reazioni fisiche ed emotive
dannose che si manifesta quando le richieste
poste dal lavoro non sono commisurate alle
capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo
stress connesso al lavoro può influire
negativamente sulle condizioni di salute e
provocare infortuni”
National Institute for Occupational Safety and Health - NIOSH (1999)
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Cos’e’ lo stress lavoro correlato ?
CAUSE
MECCANISMO DI
INTERAZIONE
EFFETTI
RUMORE
INDUSTRIALE
STRESSORS
LAVORATIVI
MECCANISMO
FISIOPATOLOGICO
STRESS
LAVORO-CORRELATO
(a livello dell’orecchio interno e
del sistema neurovegetativo)
DANNI UDITIVI
(ipoacusia da rumore)
(frutto della interazione fra
stressors lavorativi e persona)
DISTURBI STRESS
LAVORO-CORRELATI
ED EXTRAUDITIVI
(ipertensione, tachicardia)
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(fisici, psico-emozionali,
comportamentali)
CRITERI DA SEGUIRE
PER EFFETTUARE UNA CORRETTA VALUTAZIONE
SISTEMA DI GESTIONE DELLA SALUTE
E SICUREZZA SUL LAVORO
VALUTAZIONE DEL RISCHIO GENERALE
VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS
LAVORO-CORRELATO
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INDICATORI AZIENDALI
•
•
•
•
•
•
•
•
•
INFORTUNI / MALATTIE PROFESSIONALI
ASSENZA PER MALATTIA
ASSENZA DAL LAVORO
FERIE NON GODUTE
ROTAZIONE DEL PERSONALE
TURN-OVER
PROCEDIMENTI / SANZIONI DISCIPLINARI
RICHIESTE VISITE STRAORDINARIE
ISTANZE GIUDIZIARIE
SEGNALAZIONI CASI DI STRESS LAVORO-CORRELATO
LINEE GUIDA ISPESL
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CONTENUTO DEL LAVORO
European Angency for Safety and Health at Work (2000)
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CONTESTO DEL LAVORO
European Angency for Safety and Health at Work (2000)
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SOLUZIONI DI PREVENZIONE COLLETTIVA
INTERVENTI DI INTERFACCIA CON L’ORGANIZZAZIONE
MISURE TECNICHE
(potenziamento automatismi tecnologici, interventi tecnici di
miglioramento delle condizioni di sicurezza)
MISURE ORGANIZZATIVE RIFERITE ALL’ATTIVITA’ LAVORATIVA
(orario sostenibile, alternanza di mansioni nei limiti di legge e contratti)
MISURE PROCEDURALI
(definizione di procedure operative, definizione di
procedure di emergenza, ecc.)
MISURE ORGANIZZATIVE ERGONOMICHE
(design ergonomico del lavoro,
dell’ambiente fisico, dei processi di lavoro)
REVISIONE DELLE POLITICHE AZIENDALI
(azioni di miglioramento della
gestione dei processi lavorativi e della sicurezza, azioni di miglioramento della
comunicazione interna, ecc.)
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SINTESI SU VALUTAZIONE E GESTIONE DEL
RISCHIO STRESS LAVORO-CORRELATO
COSA FARE?
- SENSIBILIZZAZIONE E PROMOZIONE
- RESPONSABILIZZAZIONE DEL MANAGMENT
- PERCORSO CONDIVISO DATORE DI LAVORO-LAVORATORI-RSPP
MC ATTRAVERSO L’UTILIZZO DI METODI E STRUMENTI IDONEI
- INTERVENTO PREVENTIVO IN UNA LOGICA PERMANENTE
COSE EVITARE DI FARE ?
INFORMAZIONE GENERICA
MECCANISMO DI DELEGA DA PARTE DEL MANAGMENT
INTERVENTO MECCANICISTICO(STRUMENTO PRECONFEZIONATO)
INTERVENTO PREVENTIVO OCCASIONALE LEGATO AI DETTAMI Di
LEGGE
- MEDICALIZZAZIONE DEL PROBLEMA
-
Dr. Pierluigi Turtura - UOC PSAL
GRAZIE
PER
L’ATTENZIONE
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