Il nostro - Orto Botanico

Report
ANNO SCOLASTICO
2013/2014
IL NOSTRO ORTO BOTANICO…
LABORATORIO ORTO BOTANICO
a.s.2013/2014
Il progetto laboratoriale-didattico-naturalistico vede coinvolti gli alunni dell’Istituto
Comprensivo “A.M.Ricci”, provenienti da più classi e intende trasmettere loro un
atteggiamento più responsabile nei confronti del patrimonio naturale comune. Inoltre si
configura a pieno con tutti gli interventi e i progetti che il nostro Istituto mette in atto ai fini di
una piena e reale Inclusione. Si articola su più interventi educativi, che si effettueranno
all’interno della scuola e propone una rilettura, nonché studio del parco scolastico, il suo
utilizzo didattico in campo scientifico-naturalistico, la sua valorizzazione ed il suo rispetto.
Durante le fasi della sua realizzazione sono previste lezioni pratiche di giardinaggio
(calendario stagionale delle colture, uso degli attrezzi fondamentali, etc). Il progetto prevede
anche una collaborazione con l’Istituto Superiore di Agraria di Cittaducale, sia a fini didattici
che dell’orientamento. Tale collaborazione consisterà in alcuni incontri, nell’ambito del nostro
orto botanico, con allievi ed insegnanti dell’Istituto superiore che terranno lezioni pratiche e
teoriche agli alunni coinvolti nel progetto. Saranno, inoltre, organizzate una o due visite,
durante l’anno scolastico, alle serre e ai giardini dell’Istituto di Agraria. Al termine dell’anno
scolastico sarà allestita una mostra con cartelloni che illustrano il percorso effettuato per la
realizzazione del lavoro attraverso le schede sulle piante conosciute e la collaborazione con
l’Istituto di Agraria, sarà realizzato anche un piccolo libricino e una presentazione in Power
Point che sarà inserita nel sito online della scuola.
Il laboratorio prevede due fasi:
a) Conoscenza di erbe aromatiche e spezie attraverso il laboratorio informatico di
botanica "Le erbe aromatiche"
Durante tale fase saranno presentate numerose erbe aromatiche e spezie, alcune più
conosciute e già patrimonio del giardino botanico dell’Istituto, altre meno note: l'allievo
dopo essere entrato in contatto con la pianta dal vivo, dopo averla osservata, toccata e
stropicciata, per poterne sentire il profumo e memorizzare l’aspetto botanico, in aula
informatica potrà realizzare delle schede informative grazie alle quali consolidare le
proprie conoscenze.
Per ciascuna pianta sarà
- Ritratto o foto della pianta
- Nome volgare
- Nome scientifico
- Famiglia
- Descrizione
- Esigenze ambientali
- Epoca di raccolta
predisposta una
scheda di presentazione che riguarderà:
-Conservazione o coltivazione
- Parti utilizzate
- Impiego in cucina
- Proprietà medicinali
- Curiosità
- Ricette
b) Laboratorio pratico di botanica "OFFICINA DELLE ERBE”
Tale fase sarà essenzialmente pratica, al momento teorico della parte precedente si
alternerà un momento di lavoro effettivo, si darà vita ad un piccolo orto in vaso o in
terreno presso il giardino botanico della nostra scuola media,
attraverso la
collocazione, coltivazione e moltiplicazione delle piante aromatiche e di alcuni fiori
stagionali.
Programma
Realizzazione di una piantina in scala della zona destinata all’orto.
Allestimento di un piccolo orto in terra o in vaso: preparazione e coltivazione del
terreno, cura e manutenzione.
Coltivazione delle erbe aromatiche.
Materiale utilizzato
Zappe- Vanghe - Rastrelli - Carriola
Forbici potatrici - Innaffiatoi e nebulizzatori
Raffia- legacci
Tubo irriguo
Guanti (diverse misure )
Terra – vasi - vasetti
contenitori per piantine
Tempo di realizzazione:
ottobre-maggio
Classi
classi seconde- laboratorio lunedì
classi terze – laboratorio venerdì
Autori
Baldin Gianluca
Belfiori Aurora
Caloisi Confalone Marika
Campogiani Alice
Cervelli Martina
Chiarinelli Giovanni
Cianelli Francesco
Ciogli Francesco
Davis Celona Semi di papavero
Fogo Mattia
Lelli Leonardo
Manzia Giulia
Mattia Dalila
Moretti Rachele
Panarelli Riccardo
Paprica
Rocco Patrizio
Rossi Sara
Spoletini Marica
Docenti
Petroni Donatella – I quadrimestre
Petrangeli Antonietta - II quadrimestre
Carone Angela
Dineve Francesca
INDICE DELLE SPEZIE
Anice stellato
Cannella
Chiodi di garofano
Coriandolo
Cumino nero
Curcuma
Finocchio selvatico
Ginepro
Paprika
Pepe nero
Peperoncino
Senape
Semi di papavero
Vaniglia
Zafferano
Zenzero
La cannella
Nome volgare:
Cannella
Nome scientifico: Cinnamomum zeylanicum
Famiglia:
Lauraceae
Descrizione: La cannella è un piccolo albero sempreverde alto circa 10–15 m, della famiglia delle
Lauraceae. Le foglie sono opposte, di forma ovale e allungata, possono raggiungere i 18 cm di
lunghezza e i 5 cm di larghezza. I fiori, bianchi, sono riuniti in infiorescenze. Il frutto è una drupa
che contiene un seme privo di albume.
Esigenze ambientali: L’albero gradisce temperature miti anche durante le stagioni più fredde,
poiché non sostiene bruschi attacchi di freddo o gelate. La cannella, in genere, cresce in maniera
selvatica nei boschi e nelle foreste a clima tropicale
Epoca di raccolta: viene raccolta due volte l’anno, in autunno e in primavera
Conservazione: in barattolini di vetro sigillati e lontani dalla luce e dal calore.
Parti utilizzate in cucina: Si utilizza la parte interna della corteccia dei rami più giovani o più
frequentemente si taglia la pianta di due anni di età appena sopra il livello del suolo
Proprietà medicinali: Questa spezia ha un potere antiossidante tra i più elevati, un indice di
valore di circa 62 volte quello della mela. Usata tradizionalmente contro le infreddature e come
antibatterico e antispastico,viene oggi riconosciuta scientificamente la sua capacità di abbassare il
colesterolo, inoltre esercita una funzione antisettica sui disturbi dell'apparato respiratorio.
Curiosità: La cannella vanta una storia millenaria, era già citata nella Bibbia, nel libro
dell'Esodo, era usata dagli antichi Egizi per le imbalsamazioni e citata anche nel mondo
greco e latino. Importata in occidente con le carovane durante il medioevo, portò gli
Olandesi a impiantare un traffico stabile con lo Sri Lanka nella prima metà del 1600, per
divenirne i principali importatori d'Europa.
Ricette
Torta alla cannella
Ingredienti:480 g di mandorle, 270 g di zucchero, 2 limoni, farina, uova, cannella, 2 chiodi
di garofano, burro
Preparazione:
Impastate 240 g di mandorle, sbucciate e tritate, con 90 g di zucchero, la scorsa grattugiata
di un limone, farina quanto basta e un albume. Con la pasta che si ottiene, e che deve
essere abbastanza dura, si fanno due sfoglie; quindi si pestano 240 g di mandorle
sbucciate con 180 g di zucchero, la scorza grattugiata di un limone, un pizzico di cannella
in polvere, 2 chiodi di garofano pestati e uova: quante ne bastano per ottenere una pasta
tenera e chiara. A questo punto si dispone sulla placca del forno imburrata la prima sfoglia,
sopra si mette l’impasto di ripieno, poi si ricopre con la seconda sfoglia. Con le dita si
premono i bordi delle due sfoglie e si cuoce in forno a temperatura moderata.
Lasciata intiepidire, la torta può essere ricoperta con la glassa.
Cumino nero
Nome volgare:
Cumino nero
Nome scientifico: Bunium Persicum
Famiglia:
Ombrellifere
Descrizione: il Cumino Nero (Nigella sativa) originario della regione mediterranea del nord Africa, è
una pianta annuale, con fusto eretto e foglie pennatosette lunghe circa 5 cm. I fiori, che si sviluppano
in estate, sono di colore bianco, con sfumature azzurre, seguiti da frutti rigonfi, contenenti piccoli
semi neri.
Esigenze ambientali: La nigella si semina a inizio primavera, ha una profondità di non più di 1 cm,
direttamente a dimora, con una distanza di impianto di 20-25 cm (la pianta si sviluppa soprattutto in
altezza).
La pianta cresce fino a circa 40 cm, con graziosi fiori bianchi, larghi 2-3 cm,
che diventano azzurri il giorno dopo.
Epoca di raccolta: tre-quattro mesi dalla semina.
Conservazione: si conservano i semi in bustine di carta.
Parti utilizzate in cucina: i semi
Proprietà medicinali: Il frutto è una ricca fonte di timolo.
Si tratta di uno stimolante, che stimola la diuresi e allevia la flatulenza.
Curiosità: In Egitto, al tempo dei Faraoni, rivestiva grande importanza ed era conosciuto come
rimedio universale. Era usanza, ad esempio, metterlo in anfore mortuarie (è stato trovato nella
tomba del famoso Tutankamon) affinchè lo spirito della persona deceduta potesse portarlo con sé.
In Cina e in India l'olio di Cumino nero viene usato come un "antibiotico naturale».
Ricette
Naan indiani alla nigella e
sesamo
Ingredienti
200g farina 00
200g farina di grano duro
7g lievito in polvere
150 ml acqua calda
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino nigella
5 cucchiai di latte
2 cucchiai di yogurt
30ml olio di semi
burro
semi di nigella e di sesamo
Preparazione
Sciogliere lo zucchero e il lievito in acqua calda e lasciare
riposare 10 minuti.
Mescolare le due farine, il sale e la nigella, quindi
impastarli con il latte, lo yogurt e l'olio. Unire il composto
di lievito, impastare bene e lasciare lievitare per un'ora e
mezza in un luogo caldo.
Dividere in otto parti e formare con ciascuna una palla.
Schiacciarla fino a ottenere un disco di 10 cm di diametro,
spennellare con burro fuso e cospargere di semi di nigella
e di sesamo. Schiacciare delicatamente i semi, quindi
procedere con una nuova palla di impasto.
Lasciare riposare per 15 minuti.
Scaldare la pietra ollare nel forno a 200°. Poggiarvi due o
tre naan, quindi chiudere il forno e fare cuocere 7-8
minuti, finchè non iniziano a dorare in superficie.
Nome volgare
Chiodi di garofano
Nome scientifico
Eugenia caryophyllata
Famiglia
Myrtaceae
Descrizione: la chioma è a forma tondeggiante e le foglie sono ovatolanceolate, opposte, di color rossastro da giovani che man mano diventano di
una tonalità verde scuro che, se viste in trasparenza, presentano numerosi
puntini traslucidi ricchi di olio essenziale. Le infiorescenze a pannocchia
sono composte da numerosi fiori ciascuna che variano dal cremisi al giallo
Esigenze ambientali: i chiodi di garofano si sono velocemente diffusi in tutti i
paesi a clima tropicale. Va innaffiata regolarmente.
Epoca di raccolta: i chiodi di garofano sono colti ed essiccati due volte
all'anno; sono colti quando sono ancora solo dei boccioli, quando sono
ancora immaturi e fatti essiccare al sole.
Conservazione: vanno conservati in un barattolo a chiusura ermetica, in un
luogo fresco e asciutto.
Parti utilizzate in cucina: le parti della pianta utilizzate sono i bottoni floreali
o Chiodi.
Impiego in cucina: si usano sia nel dolce sia nel salato. Tra i piatti più noti
alcuni dolci di frutta, specie di mele, pandolci e panpepati.
Proprietà medicinali: l'infuso di chiodi di garofano oggi viene utilizzato per
attenuare la nausea, l'indigestione ed i disturbi intestinali.
Curiosità: Il nome "chiodi di garofano" deriva dal fatto che una volta essiccati ricordano
dei chiodi, mentre la loro essenza ricorda il profumo del garofano comune.
.ricette
Biscotti di Pan di zenzero
Ingredienti
Farina 00
350 gr
Zucchero
160 gr
Burro
150 gr
Uova
1
Sale
1 pizzico
Miele
150 gr
Cannella
2 cucchiaini rasi
Noce moscata 1/4 di cucchiaino
Zenzero
2 cucchiaini rasi
Chiodi di garofano 1/2 cucchiaino
Bicarbonato
1/2 cucchiaino
Procedimento
In un recipiente setacciate la farina e unite tutte le spezie in polvere, il bicarbonato e il
sale. In un’altra ciotola invece sbattete il burro con lo zucchero, aggiungendo l’uovo e
alla fine il miele. A poco a poco unite a quest’ultimo composto la farina con le spezie.
Lavorate per bene l’impasto fino ad ottenere un composto omogeneo. Formate una
palla e avvolgetela nella pellicola trasparente. Mettetela a riposare in frigorifero per
qualche ora. Trascorso il tempo di riposo, aiutandovi con della farina per non far
attaccare l’impasto al piano, stendete la pasta col mattarello fino a formare una sfoglia
di 5 mm di altezza. A questo punto siamo pronti per formare i nostri biscotti con le
nostre formine ad omino. Una volta tagliati i vostri omini di pasta, infornateli in forno
preriscaldato a 180° per circa 8-10 minuti. Devono venire leggermente dorati.
FINOCCHIO SELVATICO
Nome volgare:
Finocchio selvatico
Nome scientifico: Foeniculum Vulgare
Famiglia:
Ombrelliferae
Descrizione: Pianta erbacea perenne, a volte biennale, rizomatosa, con fusti eretti,
ramificati, alti fino a 150 cm. Le foglie sono 3-4 pennatosette, divise in lacinie quasi
capillari. I fiori gialli sono riuniti in ampie ombrelle. Il frutto è un achenio molto aromatico.
Epoca di raccolta: Le foglie e i rametti verdi già teneri vanno raccolti in primavera. I semi
e i frutti si raccolgono in autunno. Il finocchietto si raccoglie a fine inverno.
Conservazione: Tagliare le ombrelle quando i frutti sono quasi maturi e farle essiccare
all'ombra. Batterle poi delicatamente per raccogliere i frutti maturi.
Parti utilizzate: i frutti (detti semi), i giovani getti e le foglie fresche, la parte tenera del
finocchietto selvatico.
Impiego in cucina: In cucina, i frutti (detti semi) si abbinano con la porchetta e tutte le
carni grasse. I giovani getti e le foglie fresche sono indicate per aromatizzare insalate,
piatti di pesce, salse e aceti aromatici. Il finocchietto selvatico (raccolto a fine inverno,
utilizzando solo la parte tenera e le foglie filiformi) si usa in Sicilia per la preparazione della
pasta con le sarde.
Proprietà medicinali: depurative, tonico-aperitive, carminative, antispasmodiche.
Curiosità: L’essenza di questa pianta erbacea usata in erboristeria rende gli animali
timorosi.
Il finocchio era un tempo considerato una pianta erbacea antivelenosa da cinesi e
indù ed era usata contro i morsi di serpente, le punture di ragni e scorpioni.
Questa pianta erbacea era considerata un eccellente medicamento oftalmico ed era
utilizzata come fattore dimagrante.
Nei casi di sordità veniva un tempo consigliato di dirigere con un imbuto il vapore del
decotto nel condotto uditivo.
L’espressione “lasciarsi infinocchiare” deriva dall’abitudine degli osti dell’antichità di
“correggere” il vino scadente aromatizzandolo con la base carnosa delle foglie o i
frutti o altre parti del finocchio e dal fatto che spesso i frutti del finocchio, assieme ad
altre piante aromatiche, venivano usati per conservare e insaporire la carne
scadente e un po’ andata, specie quella di maiale ed i salumi da essa prodotti.
Ricette:
Filetti di merluzzo all'arancia:
Ingredienti: 2 filetti di merluzzo(surgelati), olio, sale, finocchietto selvatico, 1 arancia.
Preparazione: In una teglia rivestita con carta forno adagiare i filetti di merluzzo
ancora surgelati e salare; aggiungere un filo d'olio e mezza arancia spremuta e
qualche ciuffetto di finocchietto selvatico; infornare a 160° per 15 minuti circa.
Servire il pesce adagiato su fette di arancia (la metà rimasta) e con delle carotine.
Spaghetti alle sarde:
Ingredienti: 20 sarde, 1 spicchio d'aglio, prezzemolo, finocchietto selvatico,
peperoncino, olio d'oliva, 300 gr di spaghetti,sale.
Preparazione: Pulire le sarde raschiando le squame e togliendo le pinne, svuotare le
interiora praticando un taglio nella pancia, poi staccare la testa assieme alla lisca e
alla coda. Lavarle in acqua corrente e raccoglierle in un scolapasta. Mettere a bollire
l'acqua per la pasta.Scaldare un dl di olio d'oliva con mezzo spicchio d'aglio tritato in
un salta pasta e unire metàsarde tritate finemente. Rosolarle per 3 o 4 minuti poi
bagnarle con mezzo bicchiere di vino bianco e continuare la cottura per altri 5 minuti
finchè il pesce si sarà spappolato. Tagliare a pezzi le sarde rimaste ed unirle al fondo
già preparato aggiungendo un po' di sale e mezzo peperoncino piccante, cuocere
ancora per 10'. Lessare gli spaghetti poi scolarli e versarli nel sugo di sardine
assieme ad una spolverata di prezzemolo tritato e ad un ciuffo di finocchietto
selvatico spezzettato con le mani.Mantecare con un po' di acqua di cottura della
pasta, condire con ancora un giro d'olio e servire.
LA CURCUMA
Nome volgare:
Zafferano delle Indie.
Nome scientifico: Curcuma longa.
Famiglia:
Zingiberaceae.
Descrizione: Comprende diverse specie erbacee ed arbustive,
rizomatose ed aromatiche, originarie dell'Estremo Oriente e dell'Australia.
Sono piante caratterizzate da un grosso rizoma, variamente ramificato. Le foglie sono
allungate e con i fiori riuniti in infiorescenza a spiga, variamente colorati dal giallo
all'arancione, a seconda della specie e della varietà che spuntano da delle vistose
brattee.
Epoca di raccolta: La raccolta dei suoi rizomi avviene in autunno.
Conservazione: Conservare la curcuma in un barattolo a chiusura ermetica per non
disperdere l'aroma.
Impiego in cucina: Si trova nella composizione del curry (a base di curcuma,
coriandolo,cannella, peperoncino, garofano, noce moscata, zenzero). È ampiamente
impiegata in molti prodotti alimentari per il colore ed il suo aroma, tra cui i prodotti da
forno, carne, condimenti,sottaceti, grassi, olii, riso, zuppe e salse (mostarda).
Si impiega come colorante alimentare atossico (giallo), stabile al calore (sigla E-100).
Proprietà medicinali: Si ritiene abbia notevoli proprietà antiossidanti.
È antiflogistica e antinfiammatoria; digestiva, epatoprotettiva dei tessuti del fegato.
Previene le cardiopatie; la curcuma aiuta a ridurre il colesterolo nel sangue e a
prevenire la formazione di emboli che determinano attacchi cardiaci ; è antifungina.
Curiosità: Il vivace colore giallo della radice polverizzata viene utilizzato come
colorante alimentare del tutto innocuo; se ne segnala l'uso anche per i tessuti ma
sbiadisce rapidamente.In certe regioni dell'India una radice di curcuma appesa al collo
della ragazza fa parte del rito della promessa matrimoniale.
Ricette:
Risotto con la curcuma
Ingredienti: 1 porro (o 1 cipolla), 320 grammi di riso, 1 litro e mezzo di brodo vegetale,
panna (o panna vegetale, di soia, avena o riso) 2 cucchiaini di curcuma, olio e pepe
Quanto basta.
Preparazione: Preparare il brodo vegetale. Soffriggere in una casseruola il porro o la
Cipolla conl’olio, poi versare dentro il riso e lasciarlo rosolare per qualche minuto.
Versare, piano piano, nella casseruola il brodo vegetale per fare in modo che il riso si
cuocia, girandolo ogni tanto. Una volta cotto il riso e asciugato quasi tutto il brodo,
aggiungere la panna piacimento e infine spolverare con la curcuma e il pepe.
Cracker alla curcuma
Ingredienti: 300 g di farina di tipo 1 o 2; 70 ml di olio extra vergine di oliva; 50 ml di
acqua; 50 ml di vino (bianco o rosso); 2 cucchiaini di curcuma; 2 prese di sale; 1 pizzico
di paprika piccante1 pizzico di pepe; una manciata di semi di sesamo; 2 cucchiaini di
erbette miste Mediterranee.
Preparazione: in una terrina capiente versare la farina setacciata; aggiungere, l'acqua,
l'olio e il vino,mescolare tutti gli ingredienti, quindi aggiungere la curcuma, il sesamo, il
sale, la paprika piccante, il pepe e le erbette. Impastare bene, per qualche
minuto,quando l’ impasto sarà omogeneo e liscio,
coprire la pasta con una pellicola trasparente e lasciarla riposare per 15-20 minuti in un
Luogo asciutto e non troppo caldo. Nel frattempo, far riscaldare il forno a 180 gradi, poi
Riprendere l'impasto, adagiarlo su un foglio di carta da forno spolverizzato con della
farina e – con l'aiuto di un mattarello – stendere l'impasto fino ad ottenere uno strato
rettangolare (delle stesse dimensioni della placca da forno) dello spessore di 3-4
millimetri; poi – con una rotella dentellata – tagliare il rettangolo in tanti quadrati o
rettangoli, della dimensione preferita, quindi trasferire il foglio sulla placca (facendo
attenzione a non far cadere l'impasto) e infornare per 20 minuti. Quando i cracker
saranno ben dorati, sfornarli, lasciarli freddare completamente e servirli!
Zafferano
Nome scientifico: Crocus Sativus / L.. Zafferano.
Famiglia:
Iridaceae
Descrizione: E' una pianta erbacea provvista di un bulbo abbastanza grande di forma sferica, di
3-5 cm di diametro, e circa 2 cm di altezza dal quale spuntano le foglie lunghe, lineari e prive di
picciolo, di colore verde molto intenso,raccolte in ciuffi da delle guaine fogliari. I fiori dello
zafferano sono di colore violetto, in numero di 3-5 per pianta, con uno stilo fragile, molto lungo di
colore giallastro, che termina con uno stimma diviso in alto in tre parti, di colore arancione dai
quali si ottiene la tanto preziosa spezia. Fiorisce verso la fine di ottobre, periodo in cui vengono
raccolti, rigorosamente a mano, gli stimmi fiorali.
Esigenze ambientali: le zone nelle quali si coltiva lo zafferano sono molto diverse tra loro. Non
è una pianta particolarmente esigente grazie al fatto che la calura estiva e la siccità sono
superate in quanto la pianta è in stasi vegetativa. L'unica cosa che potrebbe disturbarla sono le
gelate improvvise e le eccessive piogge autunnali che potrebbero ostacolare la fioritura.
Epoca di raccolta: la raccolta avviene la mattina molto presto per un periodo di circa 15 gg., a
novembre
Conservazione : i fiori si raccolgono ancora chiusi appena liberati dalla spata bianca. Quindi gli
stigmi vengono subito recuperati e fatti essiccare su stracci di tela con braci di carbone.
Nome volgare:
Parti utilizzate in cucina: gli stimmi dei fiori
Proprietà medicinali: le sue proprietà sono: stimolante, toniche, sedative,
emmenagoghe ed ipnotiche.
Curiosità: Lo zafferano, chiamato anche Croco o castagnola, nell'antichità era conosciuto più per
le sue proprietà medicamentose che culinarie infatti è citato, nel Cantico dei Cantici, nei papiri
egiziani e nell'Iliade. Nel Medioevo e nel Rinascimento era considerato quasi una panacea.
Ricetta:
LA PASTA ALLA MONZESE
Ingredienti
Sale q.b.
Pasta: penne rigate 350 gr
Salsiccia luganega 250 gr
Panna fresca liquida 250 ml
Zafferano 1 bustina
Parmigiano Reggiano grattugiato 60 gr
Pepe q.b.
•
Per preparare la pasta alla monzese, per prima cosa incidete con la punta di un coltello affilato
la pelle della salsiccia, ed eliminatela. Sgranate la salsiccia e formate dei bocconcini di eguali
dimensioni. In una padella antiaderente preriscaldata su fuoco medio, ponete i bocconcini di
salsiccia senza versare olio perchè si cuocerà nel suo grasso . Appena risulterà dorata e ben
rosolata, aggiungete direttamente nella padella la panna fresca e fate cuocere per un paio di
minuti fino a che la panna non si insaporisca con il grasso della salsiccia . Nel frattempo
cuocete le penne in abbondante acqua bollente salata per il tempo indicato sulla confezione .
Prelevate un mestolo di acqua di cottura della pasta e scioglietevi dentro lo zafferano quindi
aggiungetelo al sugo di panna e salsiccia in padella- Mescolate per amalgamare lo zafferano
alla panna; scolate la pasta al dente (circa due minuti prima della normale cottura) tenendo da
parte l'acqua di cottura che servirà per "risottare" la pasta, e unitela al sugo. Insaporite con sale
se necessario. Fate saltare le penne a fuoco medio per 2 minuti mantecandole con il
parmigiano grattugiato e versando a filo acqua di cottura della pasta, quanto basta per non far
asciugare il condimento.
LA PAPRICA
Nome volgare:
Paprica
Nome scientifico: Paprika
Famiglia:
Solanacee
Descrizione: la paprica è una delle spezie comunemente usate nella preparazione dei cibi. Si ottiene dal
peperone
fatto
seccare,
liberato
dalla
parte
interna
bianca
e
macinato.
Epoca di raccolta: la raccolta si effettua in estate e in autunno, ad una temperatura sui 25 gradi.
Conservazione: la paprica va conservata in contenitori ben chiusi e al buio; va consumata in un tempo
molto breve, in quanto tende a scurirsi presto e ad acquistare un sapore sgradevole.
Parti utilizzate: si utilizzano la parte interna del peperoncino e i semi.
Impiego in cucina: viene comunemente utilizzata con la carne, i formaggi, la panna, il pomodoro, la
cipolla, spesso in abbinamento ad altre spezie.
Proprietà medicinali: La paprica ha proprietà toniche, stimola l’apparato digerente e facilita la digestione,
rinforza l’apparato circolatorio ed è antisettica.
Curiosità: Una leggenda dice che una giovane contadina ungherese che era stata costretta con la forza a
vivere nell'harem di un pascià turco a Buda, avesse spiato a lungo i giardini del palazzo mentre
coltivavano i peperoni e che, una volta liberata, avesse insegnato ai contadini del suo villaggio a coltivarli.
Ricette: Una leggera alternativa alle adorate patate fritte. Questa proposta diminuisce i grassi saturi della
frittura ma non sacrifica il gusto. Ingredienti:
4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
4 patate grandi
2 cucchiai di pane grattugiato
1 cucchiaino di paprika dolce
sale marino q.b.
IL PEPE NERO
Nome volgare:
Pepe nero
Nome scientifico: Piper nigrum
Famiglia:
Piperaceae
Descrizione: La pianta del pepe è una liana legnosa perenne che raggiunge i quattro metri di
altezza. L'albero del pepe cresce in terreni né troppo secchi né allagati, quindi in terreni umidi e ben
concimati con materiali organici.
Epoca di raccolta: La raccolta inizia appena una o due bacche alla base del peduncolo diventano
rosse e prima che i frutti arrivano a maturazione. I frutti che restano sulla pianta cadono da soli. Le
drupe raccolte vengono messe al sole per l’essiccazione e quindi vengono sgranate per estrarre i
frutti.
Coltivazione: Le piante non devono essere molto folte ma tali da favorire l'ombra e permettere la
ventilazione. Le radici vanno coperte di strame ed i germogli vanno potati due volte l'anno. Su suoli
secchi le piante devono essere irrigate ogni due giorni, per i primi tre anni, nella stagione calda. Le
piante producono frutti dal quarto/quinto anno e continuano a fruttificare per circa sette anni.
Parti utilizzate: Germogli, frutti e radici.
Impiego in cucina: Serve per aromatizzare gli alimenti e condire.
Proprietà medicinali: Il pepe ha la capacità di migliorare la funzione dell'apparato digestivo.
Un altro vantaggio del pepe nero è la sua capacità di diminuire la quantità di gas nel tratto
intestinale. Inoltre è in grado di aumentare l'acido nello stomaco.
Il pepe nero è noto per avere una grande quantità di proprietà antiossidanti.
Ha effetti benefici anche contro la proliferazione batterica, in particolare nel tratto intestinale.
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Curiosità: Il pepe nero è una delle spezie più diffuse, le piccole perle nere sono custodite negli
armadietti di tutte le cucine del mondo e compaiono in moltissimi piatti. Ai tempi dell'Impero
Romano i grani di pepe nero si pagavano a peso d'oro.
Ricette:
Ingredienti
4 braciole di maiale
. 5 cucchiai di olio d'oliva extra-vergine
200 g di castagne sbollentate pelate
. Pepe nero in grani
200 g di patate
. Sale
2 cucchiaini di miele
. 1 cucchiaio di aceto di vino
Salvia
Rosmarino
Braciole di maiale al pepe nero
Alloro
4 chiodi di garofano
Lessate le castagne in acqua già bollente, salata, aromatizzata da 1 foglia di alloro.
Scolatele quando saranno morbide ma ancora intere.
Lessate la patata con la buccia, mettendola in acqua inizialmente fredda, scolatela un poco al
dente (per essere certi della cottura, pungete la patata con una forchetta che dovrà penetrare
con una certa resistenza), quindi pelatela e tagliatela a tocchetti. Pestate in un mortaio una
cucchiaiata di grani di pepe, senza frantumarli eccessivamente. Cospargete le braciole di
maiale con il pepe pestato, un pizzico di sale, alcune foglioline di salvia, rametti di rosmarino, i
chiodi di garofano, poi fatele rosolare a fuoco vivo in una larga padella con l'olio caldo.
Quando saranno ben colorite da ambedue i lati, stemperate nel fondo di cottura il miele,
mescolate, spegnete e tenete in caldo.Separatamente, fate insaporire nel restante olio le
castagne e i pezzi di patata; condite l'insieme con sale, una macinata di pepe e l'aceto, poi
riunite in un unico tegame le braciole di maiale e il contorno.Servite subito ben caldo.
Oltre alle patate si accompagnano bene con le castagne le carote o il cavolfiore, verdure che
vanno prima leggermente lessate.
Nome volgare:
Peperoncino
Nome scientifico: Capsicum
Famiglia:
Solanaceae
Descrizione: le piante di Capsicum annuum si presentano sotto forma di cespuglio alti da
40 a 80 cm (a seconda della specie) con foglie di colore verde chiaro. I fiori hanno la
corolla bianca avente da 5 a 7 petali con stami giallo tenue.
Esigenze ambientali: nelle zone del sud può essere coltivato all’aperto, nelle zone più
fredde deve essere portato al riparo ai primi di ottobre. In primavera-estate richiede una
temperatura compresa tra 15 e 21°C. In autunno-inverno necessita di temperatura al di
sopra dei 10 °C. Luce: molta luce diffusa (specie nel periodo della maturazione dei frutti),
con esclusione del sole diretto. Le annaffiature dovranno essere moderate, avendo cura
di lasciare asciugare la terra tra una somministrazione e l’altra.
Substrato: composto a base di terra fibrosa da giardino.
Epoca di raccolta: I frutti del peperoncino, le bacche, maturano tra l'estate e l'autunno.
Conservazione: Essiccato, sott’olio o in altre modalità, il peperoncino raccolto in estate è
in grado di durare per tutto l’inverno e persino oltre.
Impiego in cucina: Il suo uso in cucina è noto a tutti. Dosato con saggezza, valorizza
numerosissime vivande.
Nome volgare:
Papavero selvatico
Nome scientifico: Papaver rhoeas
Famiglia
Papaveraceae
Descrizione: È una pianta erbacea alta fino a 80 - 90 cm. Il fusto è eretto, coperto di peli rigidi,
tagliato emette un liquido bianco. I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli. Il fiore è rosso
dai petali delicati e caduchi, spesso macchiato di nero alla base in corrispondenza degli stami
di colore nero. Fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio. Le foglie sono pennato partite
sparse lungo il fusto. I frutti sono delle capsule ovoidali che contengono i semi che si diffondono
in seguito a forti scosse di vento perchè i pori si trovano nella parte alta della capsula che una
volta matura non si piega.
Esigenze ambientali: In Italia si trova allo stato spontaneo in tutte le zone costiere, collinari e
di bassa montagna (fino a 1200 m), spesso infestando le zone dove la terra viene mossa per
lavori, è considerato una pianta di natura infestante per la sua ottima capacità di diffondersi
molto facilmente, nota per la sua resistenza negli ambienti più ostili.
Epoca di raccolta: Periodo di raccolta e pulizia dei semi di papavero : agosto- settembre.
Conservazione: Conservare i semi è un lavoro che richiede pazienza, è sicuramente più
veloce comprare le buste di semenza, ma non si sarà mai certi della loro provenienza, che
invece è sicura se si usano piante coltivate da se stessi, non trattate, con cui si può creare ad
una coltivazione quasi biologica nel suo piccolo.
Impiego in cucina: I semi di papavero sono utilizzati in pasticceria e per la preparazione di
numerose varietà di pane. Dai semi di papavero si estrae anche un olio alimentare.
Proprietà medicinali: A scopi medicinali e farmaceutici si usa invece il Papaver somniferum
di colore bianco da cui vengono estratte sostanze stupefacenti utili per la produzione dell’oppio
e della morfina.
*
Nome volgare: Vaniglia
Nome scientifico: Vanilla planifolia
Descrizione: Flessibile e poco ramificata, la liana di vaniglia, anche chiamata vaniller, si sviluppa
per crescita del germoglio e forma dei lunghi terminali che si arrampicano all'assalto del loro
supporto per più di dieci metri. Se il fusto è rotto, si può eseguire facilmente una talea che permette
la moltiplicazione della pianta. Le foglie sono alternate lungo i lati del gambo. Sono piatte, intere,
ovali con la punta aguzza, all'incirca tre volte più lunghe rispetto alla larghezza e possono
raggiungere la misura di quindici centimetri. Il gambo e le foglie sono verdi, carnosi, contenenti un
succo trasparente e irritante che provoca sulla pelle delle scottature e pruriti persistenti. Nelle
vicinanze dell'attaccatura delle foglie ci sono spesso delle radici aeree che permettono alla pianta di
appendersi al suo appoggio o se necessario ad una talea di radicarsi. I fiori, in gruppi di otto o dieci,
formano dei piccoli bouquet. Di colore bianco, verdastro o giallo pallido, hanno una struttura
classica di un fiore d'orchidea malgrado un'apparenza molto regolare.
Esigenze ambientali: Nelle zone tropicali umide, soprattutto nelle Antille, a Reunion, in Indonesia
e in Madagascar. Reperibile nei vivai specializzati in orchidee, si può coltivare in vaso, come le
orchidee più comuni.
Epoca di raccolta: La prima raccolta avviene tre anni dopo la semina, mentre il culmine si ottiene
dopo l’ottavo anno. Le capsule sono pronte per la raccolta quando la pianta da verde diventa gialla.
Si staccano con le forbici e si pongono a seccare in luogo ombroso e aerato. Si conservano intere
in barattoli di vetro al fresco e al buio.
Conservazione: La vaniglia ha bisogno di un clima caldo e umido, di un supporto d'ancoraggio e di
una certa ombra. Sono utilizzate principalmente tre tecniche di coltivazione, dalla più estensiva alla
più intensiva.
Impiego in cucina: Viene utilizzata per aromatizzare i dolci, creme, zucchero, latte cioccolato e
liquori.
Ginepro
Nome volgare:
“Ginepro”
Nome scientifico: “Juniperus Communis”
Famiglia:
“Cupressacee”
Descrizione: è una conifera comune è alta da 1 a 10 metri
Esigenze ambientali (clima,esposizione,terreno,acqua): la
coltivazione del ginepro richiede un clima temperato, delle
frequenti precipitazioni estive, esposizione a pieno sole o
mezz’ombra, suolo ricco ma sabbioso o carsico
Epoca di raccolta: Rami e sommità a novembre e i frutti a
fine secondo anno
Conservazione: sottovuoto
Parti utilizzate: coni, tronco e i rami
Proprietà medicinali: cura disturbi digestivi, malattie
respiratorie, delle vie urinarie e reumatiche
ALTRO SUL GINEPRO
Curiosità: I frutti sono detti coccole.
La pianta è il simbolo di Cristo.
Ricette: Gin, Kranewitter, estratto di Ginepro,
Gineprata, Tagliolini al salmone e bacche di
Ginepro, Branzino al forno con bacche di Ginepro,
Straccetti di vitello al Ginepro, Liquore di Ginepro,
Cervo al Ginepro, Coniglio al Ginepro, Salmone in
crosta profumato all’arancia e Ginepro, Penne al
Ginepro.
PENNE AL GINEPRO
INGREDIENTI: 1 Sedano;1 Carota; 1 Cipolla; Burro;
Olive a fettine; Bacche di Ginepro; Marsala; Salsa al
Ginepro.
Tagliare a pezzetti la costa di sedano, la carota e la
cipolla(mondati, lavati e asciugati) e fateli
soffriggere in una pentola con il burro unite le olive
e le bacche di Ginepro, poi irrorare con Marsala e
fate cuocere 20 minuti. Salate leggermente, mettere
a cuocere la pasta,condire con salsa di Ginepro e
servire caldo.
VINO CONSIGLIATO: Pinot Bianco (Trentino).
Zenzero
Nome volgare: “Zenzero”
Nome scientifico: “Zingiber officinale”
Famiglia:
“Zingiberaceae”
Descrizione: Pianta formata da uno o più fusti sterili e cavi che
partono dal rizoma.
Esigenze ambientali: Clima tropicale o sub tropicale
Conservazione: Sottovuoto
Parti utilizzate: Rizoma
Proprietà medicinali: Cura dissenteria, nausea, raffreddore
(se usato con 3-4 foglie di basilico sacro) congestione e tosse.
Curiosità:
Presso diverse civiltà e in differenti momenti storici,
lo zenzero è stato considerato un afrodisiaco.
Scalda le viscere, stimola la circolazione e il
suo aroma intenso risveglia le ghiandole olfattive.
Ricette
Salmone con lo zenzero
Ingredienti:
2 spicchi Aglio, 2 fette di Lardo, 2 cucchiai
Olio di Oliva Extravergine, qb Pomodori Maturi, 4 fette Salmone, 1 pz
Zenzero,5 n Cipolla.
Preparazione:
soffriggi 1 pezzetto di radice di zenzero fresco grattugiato, 2
spicchi d'aglio tritati e 1/2 cipolla tagliata a dadini con 2 cucchiai di
olio extravergine di oliva. Unisci 3 pomodori maturi tagliati a cubetti
e cuoci per 15 minuti circa. Taglia in 4 parti i filetti di salmone, poi
avvolgi ciascuno in 2 fettine sottili di lardo. Cuoci i trancetti di
salmone ottenuti sotto il grill del forno per una decina di minuti; poi
servili con la salsa di zenzero e pomodoro, a parte.
NOME VOLGARE: coriandolo
NOME SCIENTIFICO: coriandrumsativum
FAMIGLIA : apiceae o umbelliferae
DESCRIZIONE:I fiori sono bianchi , uniti in infiorescenze ad ombrello..I frutti sono
diacheni aromatici
ESIGENZE AMIBENTALI(clima,esposizione,terreno,acqua):necessita di clima
mediterraneo,con esposizione a umido e sole,.
EPOCA DI RACCOLTA: si raccolgono soprattutto i futti che nascono a giugno e luglio.La
raccolta delle ombrelle insieme al gambo deve avvenire al mattino presto quando il
coriandolo e’ ancora umido di rugiada
CONSERVAZIONE:I frutti si conservano in recipient di vetro e i semi si dovrebbero
conservare interi
PARTI UTILIZZATE: si utilizzano le foglie fresche ed i semi essiccati
IMPIEGO IN CUCINA: Numerosissimi sono gli impieghi culinari del coriandolo.
Entra nella preparazione di alcuni salumi, insaporisce carne, pesce e verdure, ma
profuma anche birre, biscotti, confettI e il pampepato; i semi vengono utilizzati
come spezia.
PROPRIETA MEDICINALI: il coriandolo puo essere usato come infuso contro I dolori di
stomaco,,e’ consigliato anche per I problemi di aerofagia e emicrania e aiuta la digestione.
CURIOSITA: coniosciuto anche come prezzemolo cinese o con il nome spagnolo cilantro e
una pianta annuale delle apiceae
RICETTA: Il coriandolo è usato nella cucina italiana e in quella internazionale, soprattutto
orientale: infatti è un ingrediente del Garam Masala e del Curry, due mix di spezie usati in
moltissime ricette orientali, soprattutto indiane, ma anche sud americane.
In Italia, il coriandolo è usato nella preparazione di insaccati come la mortadella e alcuni
tipi di salsiccia, ma è adoperato anche nelle marinate e in ricette a base di cavoli o legumi;
talvolta il coriandolo è usato per insaporire anche carne di maiale, agnello, puré di patate e
diversi tipi di zuppe e minestre. Nei paesi anglosassoni, il coriandolo è proposto anche nei
dolci, mentre nelle aree balcaniche entra in alcune ricette di pane.
Infine, il coriandolo è usato per aromatizzare il gin e la Chartreuse, un liquore.
ESPERIENZA CON L’ISTITUTO PROFESSIONALE DI AGRARIA
Mercoledì 19 febbraio alle ore 11.00 presso l’Aula Magna del nostro Istituto Comprensivo
si è tenuto un incontro didattico con l’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Cittaducale.
Noi alunni delle classi seconde e terze del laboratorio di “Orto Botanico”abbiamo
incontrato alcuni alunni e professori dell’Istituto di Agraria per ascoltare una lezione
tecnico-scientifica. Dopo una prima fase di presentazioni, attraverso la lavagna
interattiva multimediale, i docenti ci hanno illustrato i seguenti argomenti:
- struttura e composizione del suolo
- compostaggio e concimazione
- riproduzione delle piante per “talea”.
Struttura e composizione del suolo
Il suolo è formato da 3 strati: humus, parte minerale e roccia madre.
Esistono 3 diversi tipi di suolo : argilloso, sabbioso e limoso.
Il suolo argilloso è impermeabile all’acqua. L'impermeabilità è un difetto derivante
dall'eccessiva microporosità dei terreni argillosi.
Il suolo limoso ha il 10% di sabbia,l'80% di limo e il 10% di argilla. Il suo difetto è che ha una
forte tendenza a conservarsi allo stato disperso, con effetto addensante. Un terreno
sabbioso o leggero o sciolto, è un suolo la cui tessitura è composta da oltre il
60% in sabbia sul totale della terra fine.
Compostaggio e concimazione
Il compost, detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e
dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti
di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di
macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli
elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione.
Il compost può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell'aratura.
Per avere un buon compost, bisogna ricordarsi che sono gli organismi decompositori del
suolo a produrlo. Essi, per vivere, hanno bisogno di tre parametri:
•nutrienti equilibrati composti da un misto di materie carboniose (brune-dure-secche) e di
materie azotate (verdi-molli-umide).
•umidità che proviene dalle materie azotate (umide) ed eventualmente dall'acqua piovana o
apportata manualmente.
•aria che si infiltra attraverso la porosità prodotta dalla presenza delle sostanze carboniose
strutturanti (dure).
Cumulo all'inizio del processo di compostaggio
I residui organici compostabili sono:
• rifiuti azotati: scarti vegetali, di giardino (tagli di siepi, erba del prato...), foglie verdi, rifiuti
domestici (frazione umida), limitando i residui di origine animale e mischiandoli bene a quelli
di origine vegetale. È così possibile diminuire del 30-40 % la quantità di spazzatura; inoltre
molti comuni italiani prevedono una riduzione della tassa sui rifiuti per coloro che dimostrano
di praticare il compostaggio;
• rifiuti carboniosi: rami derivanti dalla potatura (meglio se sminuzzati con un biotrituratore,
altrimenti risulteranno
poco aggredibili da parte dei microrganismi), foglie secche, paglia (si terranno da parte
accuratamente queste
materie e le si mischierà man mano ai rifiuti azotati che si produrranno di giorno in giorno);
• fondi di caffè, filtri di tè, gusci di uova, gusci di noci;
• lettiere biodegradabili di animali erbivori;
• carta, evitando quella stampata (anche se oggigiorno i giornali non contengono più sostanze
tossiche) e, soprattutto, quella patinata.
• pezzi di cartone (fungono anche da rifugio ai lombrichi);
• pezzi di tessuti 100% naturali (lana, cotone), ecc.
2 o 3 volte all'anno bisogna rigirare il materiale per riattivare il processo di compostaggio.
La riproduzione delle piante per “talea”
La talea è il frammento di una pianta appositamente tagliato e sistemato nel terreno o
nell'acqua per rigenerare le parti mancanti, dando così vita ad un nuovo esemplare. Il più
delle volte si tratta di un rametto destinato a radicarsi.
Si tratta di un sistema di riproduzione che sfrutta le enormi proprietà rigenerative dei vegetali,
in particolare quella di differenziare il tessuto radicale dal tessuto indifferenziato
(meristematico) che si trova in sottilissimi strati sottoepidermici in varie parti della pianta.
Infatti la talea può costituirsi a partire da un frammento di foglia, di ramo, di fusto o radice.
PIANTARE
CONCIMARE
CURARE
Mercoledì 26 marzo 2014 alle ore 11.30 presso il giardino della scuola A.m. Ricci si è tenuto il 3° incontro con
l’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Cittaducale.
Noi alunni delle classi seconde e terze del laboratorio di “Orto Botanico”abbiamo incontrato il professor Leonardi
Orlando che ci ha illustrato come piantare e concimare alcune piante ortive.
Abbiamo piantato: basilico, lattuga romana e insalata riccia.
Per piantare il basilico abbiamo dovuto:
- mettere del terriccio nei plateau,
- inserire i semi di basilico e ricoprirli con un leggero strato di terriccio.
Per piantare la lattuga romana e insalata riccia abbiamo dovuto:
- mettere del terriccio nei plateau,
- inserire nei rispettivi contenitori 2 o 3 semi di lattuga romana e insalata riccia, poi ricoprirli con un leggero
strato di terriccio.
Il professor Leonardi ci ha spiegato che quando sarebbero spuntate le piantine, per permettere loro di crescere,
avremmo dovuto sfoltirne alcune. Raggiunta l’altezza di 4-5 cm avremmo dovuto toglierle dai plateau e piantarle in
vasetti o nel terreno.
Terminato questo lavoro abbiamo posizionato i plateau in un luogo riparato dalle intemperie e dai raggi solari.

similar documents