storia di un volto - Istituto Comprensivo "Don Giuseppe Dossetti

Report
I ragazzi della classe 2° E
I.C. Don G. Dossetti di
Cavriago (RE)
presentano
STORIA DI UN VOLTO
a cura dell’ Insegnante di Religione
Patrizia Acquatici
Il volto di Cristo
Per molti secoli i Cristiani rappresentano il volto di Cristo nell’arte
attraverso Simboli, condizionati sia dall’Ebraismo che vietava l’uso delle
immagini, sia dal timore delle persecuzioni.
Le prime rappresentazioni di Gesù come uomo, le troviamo nei dipinti del
Buon Pastore.
Con l’affermarsi del culto cristiano si diffondono immagini di
Gesù giovane e imberbe, ma contemporaneamente compare anche un Gesù
barbuto, con i capelli lunghi. Le due raffigurazioni coesisteranno fino al VI
secolo.
In seguito, nelle immagini del Cristo Pantocratore, e del Cristo in Maestà
noteremo una predominanza del Cristo con la barba più vicino al volto
sindonico.
Il Cristo Crocifisso compare verso il XII sec. e intorno alla fine del
Duecento, si diffondo i grandi cicli di affreschi che ritraggono episodi
della vita pubblica di Gesù.
I Simboli
La figura di Gesù, inizialmente viene rappresentata sempre attraverso
immagini simboliche, che diventano portatrici di significati che vanno
oltre ciò che rappresentano.
Il Buon Pastore
E’ la prima rappresentazione di Cristo come uomo e si ispira alle divinità pagane.
Gesù viene raffigurato con i capelli corti senza la barba, con un agnello sulle
spalle e l’abbigliamento tipico dei romani.
Catacombe di Santa Priscilla, III Sec. Roma
Catacombe di San Callisto, III Sec. Roma
Il Buon Pastore, V sec. Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna.
Il Cristo imberbe
Nel Cristo docente, imberbe del Sarcofago di Stilicone del IV sec. in
Sant’Ambrogio a Milano, permane ancora una somiglianza con le divinità
pagane.
Il Cristo barbuto
Nelle Catacombe di Commodilla a Roma, verso il tardo IV secolo,
compare un’immagine del Cristo con la barba.
Il Mandylion di Edessa
Il Mandylion era un telo che raffigurava il volto di Gesù.
L’immagine era detta acheropita, cioè "non fatta da mano
d’uomo“.
Ritenuta miracolosa, era venerata dalle Comunità cristiane
Orientali.
Conservata inizialmente a Edessa, nel 1204 a Costantinopoli se
ne persero le tracce in seguito alla quarta crociata.
Alcuni studiosi ritengono che essa sia il telo che noi oggi
chiamiamo Sindone.
Immagini ispirate al Mandylion di
Edessa
Il Mandylion tra storia e leggenda
Si racconta che a Edessa il re Abgar,
gravemente ammalato di lebbra
mandò il suo servo Anania da Gesù
perchè disegnasse il suo volto e lo
riportasse a Edessa, non riuscendo,
Gesù prese il telo lo passò sul suo
viso e l’immagine del volto di Cristo
vi rimase impressa.
Il telo fu portato al re Abgar che
guarì dalla lebbra.
Proprio a Edessa, l’odierna città di
Urfa, venne ritrovato nascosto
dentro le mura, in occasione della
loro ricostruzione, un antico telo che
portava i segni della passione di
Cristo, la Sindone, esposta in certe
ricorrenze, a tutto il popolo.
Oltre al Mandylion di Edessa …
Il Mandylion di Genova
XIV sec.
Il Mandylion di Roma
XVII sec.
Il Mandylion di Manoppello
di incerta datazione
Il Cristo di S. Caterina sul Sinai
Nella prima metà del VI secolo, si afferma un nuovo modello del
volto di Gesù. Nel Cristo Pantocratore del Sinai, non notiamo più
la stretta sudditanza con l’arte pagana, ma è piuttosto evidente
una somiglianza con l'uomo della Sindone.
Il volto della Sindone
Il percorso della Sindone nei secoli
Il Cristo Pantocratore
La principale raffigurazione bizantina di Gesù, è quella del
Cristo Pantocratore, che significa: “Colui che ha potere su tutto
l’universo”.
Gesù viene rappresentato come creatore e giudice del mondo, in
abiti regali e atteggiamento maestoso e severo.
Con la mano sinistra regge il libro della Vita.
Con la mano destra impartisce la benedizione.
Le tre dita indicano la trinità,
le altre due indicano l’umanità e la divinità di Gesù.
Il Cristo Pantocratore XII sec. Duomo di Cefalù, Palermo.
Il Cristo Pantocratore XII-XIII Sec. Duomo di Monreale, Palermo.
Il Cristo Pantocratore, XI sec. di Sant’Angelo in Formis Capua.
Il Cristo in Maestà, XII Sec. Abbazia di Novalesa, Torino.
Il Cristo in Maestà, XII sec. Chiesa di San Clemente di Taül, Catalogna
Il graffito del Palatino
Per anni il Cristo è stato raffigurato
seduto in trono, risorto, mai crocifisso.
I cristiani venivano derisi dai pagani
perché adoravano un Dio morto in
croce.
Lo attesta infatti questo graffito
ritrovato sul colle Palatino, risalente al
II secolo, in cui é raffigurato un uomo
crocifisso, con la testa di asino e sotto
la croce si legge “Alexamenos adora il
suo Dio”.
Solo verso l’XI sec. abbiamo i primi
dipinti del Crocifisso.
Il Cristo sulla croce
IL CROCIFISSO DI ASSISI
.
IL CROCIFISSO DI ASSISI
Col passare del tempo notiamo una maggiore umanizzazione
della figura del Cristo, che viene sottolineata in particolare
nell’anonimo Crocifisso della chiesetta di S. Damiano ad Assisi
del XII secolo; con gli occhi aperti, come a guardare quel mondo
che in virtù del suo sacrificio, è riuscito a salvare.
Nonostante
la
morte in croce,
Cimabue,
rappresenta un
Cristo
ancora
molto
solenne,
inarcato
sinuosamente a
sinistra, che pare
nascondere
le
sofferenze della
passione.
Cimabue “Il Crocifisso” 1270, Chiesa di San Domenico ad Arezzo
Nel Crocifisso di
Giotto
invece
emerge tutto il
dolore. Il corpo
sembra
quasi
piegarsi per la
sofferenza
e
staccarsi
dalla
croce. Quello del
Cristo è un volto
sereno, che però
non nasconde il
dolore.
Giotto, “Il Crocifisso“1290 Santa Maria Novella, Firenze.
EPISODI DELLA VITA PUBBLICA
DI GESU’
Masaccio nell’affresco “Il pagamento del tributo” 1425, Cappella Brancacci a
Firenze, propone immagini del Cristo estremamente suggestive, sottolineando non
solo il risvolto umano ma anche quello storico.
Un Cristo solenne e
ieratico, che divide in
due parti il paesaggio:
a sinistra, invernale e
morente, a destra,
estivo e rigoglioso.
L’autore dormiente si
ritrae ai piedi del
sarcofago. In contrasto
il tema del sonno e
della veglia, tra la
parte inferiore e
terrena dei soldati e
quella superiore della
divinità, che sempre
vigila sull’uomo.
Piero della Francesca “Resurrezione”1465, Museo Civico di Sansepolcro Arezzo.
Per
il
Caravaggio è
la
luce,
simbolo della
Grazia divina
che
investe
ogni uomo,
la
grande
protagonista,
che
non
proviene
dalla finestra,
ma dal Cristo
stesso.
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio la “Vocazione di Matteo” 1599 San Luigi
dei Francesi, Roma.
Caravaggio “La vocazione di Matteo” Il volto di Cristo (particolare).
L’autore si ispira
al
crocifisso
ligneo
della
cappella
di
Trémalo, vicino
a Pont-Aven, ma
il volto di Cristo
è
il
suo
autoritratto,
Gauguin
si
identifica spesso
con il Cristo,
ritenendosi fuori
della società a
causa
della
“verità” delle sue
opere.
Paul Gauguin “Il Cristo giallo” 1889, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo
Il terrore e la mancanza
di umanità sono resi
ancora più evidenti dal
freddo prevalere del
colore bianco. Cristo
domina la scena, simbolo
dell’ ebreo perseguitato e
di ogni vittima innocente,
è cinto dal tallit e ha
davanti a se la menorah,
attorno a Lui tutto si
agita, il fuoco divampa
ovunque,
anche
la
Sinagoga è in fiamme e i
Rabbini in alto sono
disperati e piangono.
Marc Chagall ”La crocifissione bianca” 1938, Art Istitute di Chicago.
Senza intento
religioso,
l’autore vuole
rappresentare
la morte di un
uomo
qualunque e il
dolore dei
suoi congiunti.
Pablo Picasso “Crocifissione” 1930 – Musée Picasso , Parigi.
Nel tema della
passione, il volto di
Cristo è il simbolo
della presenza del
dolore nel mondo,
illuminato
però
dalla fede nella
Resurrezione.
Georges Rouault. “La Sainte Face” 1946, Musei Vaticani. Roma
I ragazzi della classe 2° E
Borriello Giuseppe
Botta Asia
Cantagalli Luigi
Costoli Nicole
Iemmi Arianna
Lazzarini Marianna
Magnani Gabriele
Magnani Laura
Moschin Alex
Nocera Alessandro
Nozzolino Joseph
Ognibene Gloria
Orlandini Michele
Pascali Manuel
Sidoli Alessia
Szinte Tamas
Tiricola Fabio
Trigiante Luca
Trocchia Federica

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