Il senso religioso (I^ parte)

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Sintesi degli argomenti principali per le classi I liceo classico
IL SENSO RELIGIOSO
(1^ PARTE)
Prima Premessa: Realismo
«Il metodo con cui si affronta qualcosa è determinato
dall’oggetto»
Il metodo di ricerca è imposto dall'oggetto: una
riflessione sulla propria esperienza


Per un’indagine seria su qualsiasi
avvenimento o «cosa» occorre
realismo. Intendo con questo
riferirmi all'urgenza di non
privilegiare uno schema che si abbia
già presente alla mente rispetto alla
osservazione intera, appassionata,
insistente del fatto,
dell'avvenimento (cfr documento1)
L'esperienza religiosa è un fatto,
anzi il fatto statisticamente più
diffuso nell' attività umana.
L'interrogativo del senso religioso è:
«Che senso ha tutto?». Questa è la
domanda emergente nel
comportamento dell'uomo di tutti i
tempi, e che tende ad investire tutta
l'attività umana.
MICHELANGELO, Sibilla
Delfica, 1508-1512
Il metodo di ricerca è imposto dall'oggetto: una
riflessione sulla propria esperienza
 Il realismo esige che, per
osservare un oggetto in modo
tale da conoscerlo, il metodo
non sia immaginato, pensato,
organizzato o creato dal
soggetto, ma imposto
dall’oggetto
 L‘applicazione del metodo del
realismo all'esperienza
religiosa porta ad un’indagine
esistenziale.
 Siccome l'esperienza religiosa
è un fenomeno che avviene in
me, è su me stesso che devo
riflettere. Mi occorre
un'indagine su me stesso,
un'indagine esistenziale. (cfr
documento2)
MICHELANGELO, Geremia,
1508-1512
L'esperienza implica una capacità di
valutazione - Criterio pe la valutazione
 L'esperienza coincide, certo, col
«provare» qualcosa, ma
soprattutto coincide col giudizio
dato su quel che si prova. Ciò che
caratterizza l'esperienza è il
capire una cosa, lo scoprirne il
senso. L'esperienza quindi
implica intelligenza del senso
delle cose
 Il criterio per giudicare in modo
corretto l'esperienza religiosa si
deve cercare dentro di noi,
perché, se fosse mutuato da
qualcosa che è fuori di noi,
cadremmo nell'evenienza
alienante.
MICHELANGELO, Creazione di
Adamo, 1508-1512
L’esperienza elementare
 Che il criterio per valutare
l'esperienza religiosa è
immanente a n0i significa che è
attinto dalla nostra natura, vale
a dire è immanente alla struttura
originaria della persona. (cfr
documento3)
 Quando la Bibbia utilizza il
termine «cuore» si riferisce
all'esperienza elementare, a quel
complesso di esigenze
fondamentali (bellezza, bontà,
felicità, giustizia, verità …) in
forza delle quali l'essere umano
affronta e giudica ogni aspetto
della realtà. (cfr documento4)
MICHELANGELO, Gli antenati di
Cristo, 1508-1512, particolare
L'uomo, ultimo tribunale?



Solo l'anarchico e l’uomo autenticamente religioso
salvano interamente la statura dell'essere umano
perché la natura dell'uomo è rapporto con
l'infinito. Però mentre l'anarchico è l'affermazione
di sé all'infinito, l'uomo autenticamente religioso è
l'accettazione dell'infinito come significato di sé.
Realmente l'anarchia costituisce la tentazione più
affascinante, ma è tanto affascinante quanto
menzognera. E la forza di tale menzogna sta
appunto nel suo fascino, che induce a dimenticare
che l’uomo prima non c'era e poi muore. È
pertanto pura violenza ciò che può far dire: «lo mi
affermo contro tutti e contro tutto» perché l'uomo
afferma veramente se stesso solo accettando il
reale, accettando cioè qualcosa che non si è dato
da sé.
L’esigenza della bontà, della giustizia, del vero,
della felicità costituiscono il volto ultimo, l’energia
profonda con cui gli uomini di tutti i tempi e di
tutte le razze accostano tutto, al punto che essi
possono vivere tra loro un commercio di idee oltre
che di cose, possono trasmettersi l’un l’altro
ricchezze a distanza di secoli, e noi leggiamo con
emozione frasi create migliaia di anni fa dagli
antichi poeti con un’impressione di suggerimento
al nostro presente, come talvolta non deriva dai
rapporti quotidiani.
MICHELANGELO, Gli antenati di
Cristo, 1508-1512, particolare
Ascesi per una liberazione
 Per abituarsi a
paragonare tutto con
l'esperienza elementare
occorre un «lavoro
ascetico», dove con la
parola «ascesi» si indica
l'opera dell'uomo in
quanto cerca la
maturazione di sé, in
quanto è direttamente
centrato sul cammino al
destino.
MICHELANGELO,
Giudizio Universale, 15361541, particolare dei
Beati
Come questi uomini salgono
a Dio purificati. Così il lavoro
ascetico è un cammino al
destino
Documenti
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R E A L IS M O
R E A L IS M O
Il ca m m ino ve rso la co no sce nza richie d e una p o sizio ne d i re a lism o ne lla q ua le l’o sse rva zio ne co incid e co n un’a p e rtura a l
re a le in cui la p rio rità vie ne d a ta co scie nte m e nte a l d a to co sì co m e e sso e m e rg e . In q ue sta p a g ina A . C a rre l re cla m a una
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l’osserv a z ion e coin cid e con u n ’a p ertu ra a l rea le in cu i la p riorit à v ien e d a ta coscien tem en te
co m p le te zza . P e ra ltro , so tto m e tte re co ntinua m e nte la p ro p ria inte rp re ta zio ne p a rzia le a l d a to re a le co m p o rta una fa tica , un
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d a to. così com e esso em erg e. In q u esta p a g in a A . C a rrel recla m a u n a p rev a len z a
d ell’osserv a z ion e su l ra g ion a m en to n on p er sm in u ire il v a lore d ella ca p a cità log ica d ella
N e llo sne rva nte co m o d o d e lla vita m o d e rna la m a ssa d e lle re g o le che d a nno co nsiste nza a lla vita si è sp a p p o la ta ;(..) la
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E ’ m e no d uro sa lm o d ia re fo rm ule o so nne cchia re sui p rincip i che ce rca re la b o rio sa m e nte co m e so no fa tte le co se e q ua le
sia il m e to d o p e r se rvirse ne . O sse rva re è m e no fa cile che ra g io na re . E ’ risa p uto che sca rse o sse rva zio ni e m o lti
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sp iriti ca p a ci d i co struire un sillo g ism o che q ue lli che sa nno co g lie re e sa tta m e nte il co ntra rio . (..) L a no stra è un'e p o ca d i
a lla v ita si è sp a p p ola ta ;(..) la m a g g ior p a rte d elle fa tich e ch e im p on ev a il m on d o cosm ico
id e o lo g ie , ne lla q ua le inve ce che im p a ra re d a lla re a ltà in tutti i suo i d a ti co strue nd o su d i e ssa , si ce rca d i m a nip o la re la
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(A . C a rre l – R ifle ssio ni sulla co nd o tta d e lla vita )
fron tiera d el b en e e d el m a le è sv a n ita , (..) la d iv ision e reg n a ov u n q u e (..). C i sia m o con fin a ti
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q ua le e ra M icha e l F a ra d a y che ne fa a p e rta p ro fe ssio ne in una le tte ra a d A nd ré M . A m p è re .
d ell’u om o g li su g g erisce la sem p licità d ell’a stra tto a n z ich é la com p lessità d el con creto.
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en, o d u ro sa lm od ia re form u le o son n ecch ia re su i p rin cip i ch e cerca re la b oriosa m en te
(..) so no p rivo sfo rtuna ta m e nte d i co no sce nze m a te m a tiche e q uind i d e lla p o ssib ilità d i p e ne tra re ne i ra g io na m e nti a stra tti;
com
e son o fa tte le cose e q u a le sia il m etod o p er serv irsen e. O sserv a re è m en o fa cile ch e
so no d unq ue co stre tto a tro va re la m ia stra d a se g ue nd o la stre tta co nca te na zio ne d e i fa tti, co sicché a vvie ne sp e sso che
Un po’ di cinema e musica
 Vivere (Ikiru) di Akira Kurosawa – Giappone 1952
 The Truman Show (id.) di Peter Weir – Usa 1988
 Lars e una ragazza tutta sua (Lars and The Real





Girl) di Craig Gillespie - Usa 2007
Inception (id.) di Christopher Nolan - Usa 2010
****
Simple Man, Lynyrd Skynyrd, 1973
Sunday Bloody Sunday, U2, 1983
Via con me, Paolo Conte, 1981
Seconda Premessa: Ragionevolezza
“Preoccupazione ed amore ad una razionalità”
La ragionevolezza: esigenza
strutturale dell’uomo



Con il termine «ragionevolezza» si
indica l'attuarsi del valore della
ragione nell'agire umano, con il
termine «ragione» il fattore
distintivo di quel livello della natura
che chiamiamo uomo, e cioè la
capacità di rendersi conto del reale
secondo la totalità dei suoi fattori.
Nell'esperienza il «ragionevole»
appare tale non solo quando
l'atteggiamento dell'uomo si palesa
con delle ragioni: occorre che esse
siano adeguate.
Se la ragione è rendersi conto della
realtà, il rapporto col reale si deve
sviluppare in modo ragionevole,
perché è la natura del soggetto a
determinare le modalità di questo
rapporto. E la natura del soggetto è
quella di avere la ragione!
CLAUDE MONET,
a) Il Portale e la Torre Saint-Romain. Armonia bianca.
Effetto-Mattino. 1894; b) Il Portale. Armonia blu. Sole
mattutino, 1894; c) Il Portale visto di fronte. Armonia
bruna, 1894; d) Il Portale. Armonia Grigia. Tempo
grigio, 1894
Uso riduttivo della ragione –
Diveristà di procedimenti

La capacità di dimostrare (ripercorrere, cioè, tutti i passi di un
procedimento che pone in essere qualcosa ) è un aspetto della
ragionevolezza, ma il ragionevole non coincide con la capacità di
dimostrare perché proprio gli aspetti originali più interessanti della
realtà non sono dimostrabili.
 Il ragionevole non si identifica nemmeno con la logica perché la logica è
un ideale di coerenza: ipotizzate delle premesse, svolgetele
coerentemente e avrete una «logica». Però se le premesse sono errate,
la logica perfetta darà un risultato sbagliato. (cfr documento3)
 La ragione è apertura alla realtà, capacità di afferrarla e affermarla nella
totalità dei suoi fattori. Ma vi è anche chi la intende come «misura» delle
cose (fenomeno che si avvera quando c'è una diretta dimostrabilità). (cfr
documento1)
 Non è giusto ridurre la ragione al metodo logico-dimostrativo perché
così viene anchilosata e rattrappita, come ha fatto tanta filosofia
moderna. La ragione invece è molto più vasta, agile, ricca, polivalente,
va da tutte le parti, percorre tante strade, sviluppa cammini diversi a
seconda dell'oggetto cui si riferisce. (cfr documento2 e 4)
Un procedimento particolarmente
importante


Il metodo logico-dimostrativo esaurisce non la capacità della conoscenza
umana. Vi sono delle realtà, dei valori, la cui conoscenza non rientra nell’ambito
del metodo logico-dimostrativo. È il campo delle realtà o verità «morali», quelle
che riguardano il comportamento umano.
La ragione arriva a certezze sul comportamento umano con un metodo che è
più paragonabile a quello del genio e dell'artista. Come il genio e l'artista
arrivano alla percezione del vero da segni, così la dimostrazione per una certezza
morale è un complesso di indizi il cui unico senso adeguato è la certezza sul
comportamento dell' altro. (cfr documento5)

Due rilievi importanti:


Il primo. lo sarò tanto più abilitato ad aver certezza su di te, quanto più sto attento alla tua
vita, cioè condivido la tua vita.

Il secondo. Inversamente, quanto più uno è potentemente uomo, tanto più è capace da
pochi indizi di raggiungere certezze sull'altro
Quanto più uno è veramente uomo tanto più è capace di fidarsi, perché intuisce i
motivi adeguati per credere in un altro. (cfr documento6)
Un'applicazione del metodo della
certezza morale: la fede
 La fede è aderire a quello che afferma un altro.
 Posso raggiungere la certezza che una persona
sa quel che dice e non mi inganna, tanto che
ripetere con certezza ciò che essa dice è
coerenza con me stesso, attraverso il
procedimento della certezza morale. (cfr
documento7)
 In questo senso il problema della certezza
morale è il problema capitale della vita come
esistenza, ma attraverso essa anche della vita
come civiltà e cultura
Documenti
DO CUM ENTO 1
L A R A G IO N E A P R E A L L A R E A L T A ’
Il b ra n o d el teolog o J. Z v erin a ch ia risce il sig n ifica to d el term in e « ra g ion e» e sottolin ea com e
ca ra tteristica fon d a m en ta le d ella ra g ion e sia 1 'a p ertu ra a tu tta la rea ltà .
« S ia m o d u n q u e in g ra d o d i con tin u a re, p er in tra p ren d ere a n a log h e con sid era z ion i su l
secon d o term in e, l'a p rire. A p rire la fin estra sig n ifica p erm ettere a lla lu ce d i fa rci v ed ere g li
og g etti in u n a sta n z a . A p rire la p orta sig n ifica a su a v olta in v ita re q u a lcu n o a d en tra re, p er
con d iv id ere la n ostra in tim ità , a ccog liere la p resen z a , ren d ere p ossib ile il con fron to e il
d ia log o. A p rire n on sig n ifica crea re o p rod u rre u n og g etto, m a a ccetta re l'a ltro com e d on o,
com e seg n o d i ca rità : ch i en tra d a in v ita to d iv en ta u n a p erson a rea le, u n essere a p erto a lla
con d iv ision e. N a sce così la com u n ica z ion e e la com u n ion e. L e p a role ra g g iu n g on o il loro
v ero scop o, la v erità trov a u n n u ov o sp a z io, la ca rità si a p re a lla g ioia . E cco p erch é si d ice
ch e D io h a "le m a n i a p erte"; ecco p erch é si ch ied e a ll'u om o d i a v ere "il cu ore a p erto". C osì la
ra g ion e si a p re, fu n z ion a com e m en te, d iv ien e sa g g ez z a , log os. L 'u ltim o p a sso v erso il
m istero è g ià v isib ile. "L a v era ra g ion e è u n a fin estra ch e si sp a la n ca v erso il v a sto m on d o",
h a scritto L . G iu ssa n i. Il m istero n on è n é u n p rob lem a d a risolv ere n é u ri en ig m a in solu b ile.
P iù ch e u n a p a rola , m istero è tu tta la rea ltà . L a p a rola n on è ca p a ce d i in terp reta rlo;
s'a v v icin a a d esso sen z a p oterlo ra g g iu n g ere m a i, sen z a p oterlo d efin ire m a i, sen z a p otere
Un po’ di cinema e musica
 Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird) di
Robert Mulligan – Usa 1962
 Solaris (Soljaris) di Andrej Tarkovskij –
U.R.S.S. 1971
12 (id.) di Nikita Mikhalkov - Russia 2007
Terza premessa: Incidenza della moralità sulla
dinamica del conoscere
“come si fa a fidarsi di una persona?”
La ragione inscindibile
dall’unità dell’io
Lorenzo Lotto, Fra Gregorio
 C'è una «unità profonda», una
relazione organica fra lo
strumento della ragione e il
resto della nostra persona. L'
uomo è uno, e la ragione non è
una macchina che si può
disarcionare dal resto della
personalità per farla agire da
sola come il meccanismo a molla
di un giocattolo. La ragione è
immanente a tutta l'unità del
nostro io, è organicamente
relata. Per questo non la si
utilizza bene in presenza di un
dolore o in presenza di rabbia o
delusione per l'incomprensione
altrui
Belo, 1547
L'intensità profonda dello sguardo
e la decisione del gesto ci
suggeriscono come nell'uomo c'è
profonda unità tra la ragione e il
resto della persona
La ragione legata al sentimento – L’ipotesi di
una ragione senza interferenze – Una questione
esistenziale e una questione di metodo




La ragione non è un meccanismo disarticolabile dal resto del nostro io, essa è
legata al sentimento, ne è condizionata, la ragione per conoscere l'oggetto deve
fare i conti col sentimento, con lo stato d'animo. È filtrata dallo stato d'animo, ne
è comunque implicata
L'ipotesi di una ragione senza interferenze nasce dalla concezione razionalistica
e illuministica, che considera la ragione come una capacità di conoscenza che si
sviluppa nei confronti dell'oggetto senza che niente debba interferire. Con
oggetti di conoscenza come il problema del destino, il problema affettivo, il
problema politico, la cultura razionalistica sostiene che non si può raggiungere la
certezza obiettiva, perché vi gioca troppo la posizione personale nel suo aspetto
di sentimento.
Le conclusioni sull'uso della ragione a cui perviene la cultura razionalistica sono
che solo nel campo scientifico e matematico può essere percepita e affermata la
verità sull'oggetto.
L'ipotesi di una ragione senza interferenze non risponde adeguatamente
all'esigenza di conoscenza dell'essere


in primo luogo perché è contraddittorio che la natura, quanto più mi fa interessare ad una
cosa, tanto più mi impedisce di conoscerla e quindi prima di giungere a tale conclusione è
ragionevole cercare qualche altra soluzione.
In secondo luogo perché un principio esplicativo che per risolvere la questione debba avere la
necessità di eliminare un fattore in gioco è un principio non adatto.
Un altro punto di vista
Lorenzo Lotto, Nozze mistiche di santa Caterina
con santi, 1524



Il sentimento va immaginato come una
lente: l'oggetto da questa lente viene
convogliato più vicino all'energia
conoscitiva dell'uomo; la ragione lo può
conoscere più facilmente e più
sicuramente. Allora il sentimento è una
condizione importante per la conoscenza, è
un fattore essenziale alla visione. Non nel
senso che sia esso a vedere, ma nel senso
che rappresenta la condizione per cui
l'occhio o la ragione vedono secondo la loro
natura.
Il problema non è che il sentimento venga
eliminato, ma che il sentimento sia al suo
posto giusto. Tale problema non è un
problema scientifico, ma è un problema di
atteggiamento, è cioè un problema
«morale», un problema che riguarda il
modo di porsi di fronte alla realtà.
Il centro del problema conoscitivo umano è
una posizione giusta del cuore, un
atteggiamento esatto, un sentimento al
suo posto, una moralità, e non una
particolare capacità di intelligenza.
Quanto più una cosa interessa, cioè è valore, e
quanto più è vitale, tanto più genera 'sentimento'
come in santa Caterina davanti a Gesù"
La moralità nel conoscere




Nell'applicazione al campo della
conoscenza questa è la regola morale:
l'amore alla verità dell'oggetto più di
quanto si sia attaccati alle opinioni che già
ci siamo fatti su di esso. Sinteticamente si
potrebbe dire: «Amare la verità più di se
stessi».
Amare la verità più dell'idea che su di essa
già ci siamo fatti, vuol dire essere liberi dai
preconcetti . (cfr documento1)
Per amare la verità più di se stessi, per
amare la verità dell'oggetto più
dell'immagine che ci siamo fatti su di esso,
occorre un processo e un lavoro. Questo
processo faticoso si chiama «ascesi»,
cammino personale che l'uomo intraprende
verso la verità.
Ciò che può persuadere l'uomo a
intraprendere la via dell'ascesi è l'amore al
suo destino, cioè al suo compimento, alla
sua realizzazione piena. È questa
commozione ultima, è questa mossa
suprema del cuore che persuade alla virtù
vera.
Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori, 1524
L’atteggiamento del povero, come nei pastori, è
fondamentale nella dinamica del conoscere
Documenti
D O C U M E N TO 1
A M A R E L A V E R ITA ’ P IU ' D I S E S TE S S I
G e s ù ha sp e sso rico rd a to q ua nto sia im p o rta nte a m a re la ve rità p iù d i se ste ssi, e sp rim e nd o si co n a ffe rm a zio ni m o lto
sinte tiche e d e cise . N e rip o rtia m o a lc une .
« B e a ti i p o ve ri in sp irito ,
p e rché d i e ssi è il re g no d e i cie li.
B e a ti g li a fflitti,
p e rché sa ra nno co nso la ti.
B e a ti i m iti,
p e rché e re d ite ra nno la te rra .
B e a ti q ue lli che ha nno fa m e e se te d e lla g iustizia ,
p e rché sa ra nno sa zia ti.
B e a ti i m ise rico rd io si,
p e rché tro ve ra nno m ise rico rd ia .
B e a ti i p uri d i cuo re ,
p e rché ve d ra nno D io .
B e a ti g li o p e ra to ri d i p a ce ,
p e rché sa ra nno chia m a ti fig li d i D io .
B e a ti i p e rse g uita ti p e r ca usa d e lla g iustizia ,
p e rché d i e ssi è il re g no d e i cie li» .
(M t 5 ,3 -1 0 )
« C hi p a rla d a se ste sso , ce rca la p ro p ria g lo ria ; m a chi ce rca la g lo ria d i co lui che l'ha m a nd a to è ve ritie ro , e in lui no n c'è
ing iustizia » .
(G v 7 ,1 8 )
« In ve rità vi d ico : se no n vi co nve rtire te e no n d ive nte re te co m e i b a m b ini no n e ntre re te ne l re g no d e i cie li» .
(M t 1 8 ,3 )
Un po’ di cinema e musica
 Nel nome del padre (In the Name of Father)
di Jim Sheridan – Gran Bretagna/Irlanada
1993
 The next three days (id.) di Paul Haggis Usa 2010
 Senna (id.) di Asif Kapadia - Gran
Bretagna 2010
Il senso religioso
Vincent Van Gogh, Notte
stellata e cipresso, 1889
Partire da se stessi
 Poiché quella religiosa è
un'esperienza umana,
per comprenderne gli
aspetti essenziali è
necessario partire da se
stessi
 Partire da se stessi
significa partire dalla
propria persona
osservata in azione
dentro la vita quotidiana.
(cfr documento1)
VINCENT VAN GOGH, Camera di
Van Gogh ad Arles, 1889
Partire da sé è osservarsi
nell'esperienza quotidiana
L’io-in-azione – L’impegno con la vita

San Tommaso nel De Veritate dice:
«Un uomo capisce di avere
un'anima, di vivere e di essere dal
fatto che pensa, sente e compie
altre attività dello stesso tipo». Vale
a dire: uno capisce di esistere dal
fatto che pensa, sente e compie
altre simili attività. (cfr
documento2).


VINCENT VAN GOGH,
a) Sien che cuce, 1883I
b) Contadino che zappa, 1885
c) Contadino con la falce, 1885
d) Il seminatore, 1882
e) Taglialegna, 1885
f) Bottega del fabbro, 1882
g) Tessitore, 1884
Un uomo pigro in modo grave e serio nel senso che potendo fare 10 fa 0 o 1 -,
quest'uomo è in condizioni tali da non
poter capire se stesso, o da poterlo fare
con molta più difficoltà.
Ciò che caratterizza l’azione dell’io
dentro la vita quotidiana è
l’impegno con la vita intera e non
con l'uno o l'altro dei suoi aspetti.
Tanto più l'uomo è impegnato con
tutta la vita, tanto più nella singola
esperienza coglie i fattori
fondamentali della vita stessa.
I fattori costitutivi dell’umano si percepiscono
quando l’uomo è in azione
Aspetti dell’impegno


La tradizione è il primo aspetto
dell'impegno dell'uomo con la vita. Essa è
quella complessa dote di valori, di immagini
di vita, di ricchezza del passato con cui la
natura mette l'uomo dentro l'esistenza e
che funge da ipotesi di lavoro
nell'affrontare la realtà (cfr documento3).
Perché la tradizione possa realizzarsi come
ipotesi di lavoro davvero attiva, occorre che
la ricchezza tradizionale sia applicata alla
problematica della vita attraverso il vaglio
critico di quella che chiamiamo «esperienza
elementare», vale a dire quel complesso di
esigenze ed evidenze con cui l'uomo è
proiettato dentro il confronto con tutto ciò
che esiste (esigenze di felicità, di verità, di
giustizia ... )
Un secondo aspetto fondamentale
dell'impegno dell'io, per scoprire i fattori di
cui è costituito, è il valore del presente.
Tanto più uno è uomo, quanto più abbraccia
e vive nell'istante presente tutto ciò che l'ha
preceduto e lo circonda (cfr documento4).
MASACCIO, Distribuzione dei beni e la
morte di Anania, 1424-1427
VINCENT VAN GOGH, Donna con bambino in
grembo, 1882
La tradizione è quella dote con cui la natura
ci mette nel grande cantiere della vita
Duplice realtà

L'osservazione che il soggetto fa di
se stesso in azione gli rivela che il
suo io è fatto di due realtà diverse,
una misura bile e modificabile, l'altra
non quantificabile e permanente;
tentare di ridurre l'una all' altra
sarebbe negare l'evidenza
dell'esperienza che le presenta
diverse. Queste due realtà, con
caratteristiche irriducibili, potevano
essere chiamate in molti modi: le
hanno chiamate «materia» e
«spirito», «corpo» e «anima». Quello
che è importante è tenere ben
ferma l'irriducibilità dell'una all'altra
(cfr documento5).

COSTITUZIONE ITALIANA

Art. 3.



Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e
sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese.
Art. 4.


La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il
diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere,
secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, un'attività o una funzione che concorra
al progresso materiale o spirituale della
società.
Il senso religioso: sua natura1
 L’aspetto fondamentale
della realtà spirituale è il
senso religioso, in
quanto definisce la
natura dell'impegno
dell'uomo con la vita
intera.
 Il senso religioso
definisce la natura
dell'uomo, in quanto
esprime le domande sul
senso ultimo della vita.
(cfr documento6 e 7)
VINCENT VAN G OGH,
Cielo stellato sul Rodano, 1888
"A che tante facelle? I Che fa l'aria infinita,
e quel profondo infinito seren?
[…] ed io che sono?"
Il senso religioso: sua natura2
 Le domande che costituiscono il
MASOLINO E MASACCIO ,
La predica di san Pietro,
1425-1427
senso religioso sono inestirpabili
perché costituiscono la stoffa di
cui è fatto l’essere umano
 In quelle domande l'aspetto
decisivo è offerto dagli aggettivi
e dagli avverbi: qual è il senso
ultimo della vita? In fondo di che
cosa è fatta la realtà? Per che
cosa vale veramente la pena che
io sia, che la realtà sia? Sono
domande che esauriscono tutta
l'energia di ricerca della ragione.
Sono domande che esigono una
risposta totale. (cfr documento6
e 7)
"Qual è il senso ultimo della
vita? Per cosa vale la pena
ch 'io sia?"
Il senso religioso: sua natura3

Quanto più uno s'addentra nel tentativo di
rispondere a quelle domande, tanto più ne
percepisce la potenza, e tanto più scopre la
propria sproporzione alla risposta totale.
L'inesauribilità della risposta alle esigenze
costitutive del nostro io è strutturale. Fra un
milione d'anni la questione posta da quelle
domande sarà caso mai esasperata, ma non
risposta.
«Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una ,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mia greggia,
più felice sarei, candida luna».
(G. Leopardi, «Canto notturno .. .», vv 133 -13 8)
 Centocinquanta anni dopo Leopardi,
l'uomo «erra come tuono di giogo in giogo»
con i suoi jet; e «novera le stelle ad una ad
una» coi suoi satelliti. Ma si può dire che nel
frattempo l'uomo sia diventato un briciolo
solo più felice? (cfr documento9)
MASACCIO, San Pietro risana gli
infermi con la propria ombra, 14251427, particolare
I mendicanti raffigurati vogliono sottolineare
che, quanto più l'uomo tenta di rispondere alla
domanda di essere, tanto più percepisce la
propria sproporzione
Il senso religioso: sua natura4

La coscienza della sproporzione dell'uomo di fronte alla risposta totale conduce
a riconoscere che la risposta alle domande del senso religioso è una «x»
incommensurabile, un «insondabile mistero». (cfr documento10 e 11)



Una nota. Una dittatura non ha mai interesse che la ricerca sull'uomo sia libera, perché una
ricerca libera sull'uomo è il limite più pericoloso al potere, è sorgente incontrollabile di
possibilità d'opposizione.
Il carattere fondamentale di una persona consapevole della sproporzione di
fronte alla risposta totale è la tristezza, ossia la coscienza drammatica della
sproporzione tra il destino ideale dell'uomo e tutto ciò che si fa per raggiungerlo.
Se la tristezza è scintilla che scatta dalla vissuta «differenza di potenziale» tra la
destinazione ideale e l'incompiutezza storica, l'appiattimento di quella
«differenza» - comunque avvenuto - crea l'opposto logico della tristezza, la
disperazione. (cfr documento12 e 13)
Dalla coscienza della sproporzione tra le domande ultime e la possibilità di una
risposta deriva che la natura dell’io è promessa in quanto la vita e le sue esigenze
non sono volute dall’uomo, ma date. L’essere umano porta dentro fin dall’origine
la promessa di una risposta soddisfacente alle sue domande ultime, così che la
vita diventa attesa che questa promessa si compia. (cfr documento14)
Il senso religioso: sua natura5
MASACCIO, San Pietro risana gli
infermi con la propria ombra, 1425-1427



Il senso religioso definisce la natura
dell'uomo come domanda di un significato
totale. Questa domanda, che vibra nella
solitudine, pone la radice di una compagnia
ancor più originaria, in quanto la vita e le
sue esigenze non sono generate dal volere
dell'uomo, ma sono date.
Se l'uomo è domanda del senso ultimo della
vita e della realtà può rispondere solo con
l'ipotesi di Dio, in quanto solo l’esistenza del
mistero come realtà è adeguata al livello
delle domande con cui si esprime il senso
religioso. (cfr documento15)
Il senso religioso non può rimanere una
domanda senza risposta perché, per ciò
stesso che un uomo vive, pone la domanda
sul perché vivere. E non solo pone la
domanda, ma vi risponde, affermando un
significato «ultimo»: perché per ciò stesso
che uno vive cinque minuti, afferma
l'esistenza di un quid per cui valga la pena in
fondo in fondo vivere quei cinque minuti.
(cfr documento16)
II passo deciso di Pietro rivela come il senso religioso è l’ardore
radicale da cui si sprigiona l'inesauribile mossa umana
Documenti
DO CUM ENTO 1
L A V IT A E ’ R IC E R C A D I S E S T E S S I
L o scrittore C esa re P a v ese esp rim e in q u esto b ra n o d el su o d ia rio la ricerca fon d a m en ta le
ch e sta sotto tu tte le esp erien z e u m a n e. M olti secoli p rim a sa n t'A g ostin o a v ev a g i à scop erto
la stessa d in a m ica e in siem e a essa a n ch e la risp osta ricev u ta n ella fed e cristia n a .
« 8 A g osto.
L a v ita n on è ricerca d i esp erien z e, m a d i se stessi. S cop erto il p rop rio stra to fon d a m en ta le ci
si a ccorg e ch e esso com b a cia col p rop rio d estin o e si trov a la p a ce» .
(C . P a v ese, Il m estiere d i v iv ere, op , cit)
« E p p u re l'u om o, u n a p a rticella d el tu o crea to, v u ole lod a rti. S ei tu ch e lo stim oli a d iletta rsi
d elle tu e lod i, p erch é ci h a i fa tto p er te, e il n ostro cu ore n on h a p osa fin ch é rip osa in te» .
(S a n t'A g ostin o, L e con fession i, ca p , 1 )
DO CUM ENTO 2
L ’IM P E G N O C O N L A V IT A
L o scop o d ella v ita u m a n a ch e G esù d efin isce con la su a p resen z a e la su a p a rola riv ela la
Un po’ di cinema e musica
 La strada (id) di Federico Fellini – Italia 1954
 Blade Runner (id) di Ridley Scott – Usa 1982
 Hereafter (id.) di Clint Eastwood - Usa 2010
 ****
 Blowin’ in the wind, Bob Dylan, 1963
I principali atteggiamenti
irragionevoli
Edvard Munch, Il grido,
1893
Negazione teoretica delle domande

Vorrei adesso elencare, sia pure
sommariamente, le principali posizioni
«irragionevoli» nell’approccio a quelle
domande che costituiscono il senso
religioso. Sono posizioni irragionevoli
perché affrontano gli interrogativi ultimi
senza considerare tutti i fattori in gioco,
dimenticandone o escludendone alcuni.
Faccio un elenco di sei posizioni:

La «negazione teoretica delle domande»
è quell'atteggiamento che definisce
«senza senso» le domande ultime, così
che diventa inutile porsele, in quanto
non vi è possibilità di darvi risposta. (cfr
documento1 e 2)

Nel Disegno storico della Letteratura Italiana
Natalino Sapegno esprime questa posizione
scrivendo: «Le domande in cui si condensa
la confusa e indiscriminata velleità riflessiva
degli adolescenti, la loro primitiva e
sommaria filosofia (che cosa è la vita? a che
giova? quale il fine dell'universo? e perché il
dolore?), quelle domande che il filosofo
vero ed adulto allontana da sé come
assurde e prive di un autentico valore
speculativo e tali che non comportano
risposta alcuna né possibilità di
svolgimento, proprio quelle diventarono
l'ossessione di Leopardi, il contenuto
esclusivo della sua filosofia». Quindi
Leopardi e, con lui, Omero, Sofocle, Virgilio,
Dante, Dostoevskij, Beethoven sarebbero
degli adolescenti, perché tutta la loro
espressione è determinata da quelle
domande, grida quelle esigenze che - come
diceva Thomas, Mann - danno «fuoco e
tensione a ogni nostra parola, urgenza a
ogni nostro problema»
Sostituzione volontaristica
delle domande
 Per sostituzione volontaristica della domanda
s’intende quell'atteggiamento che, avendo svuotato
di contenuto le domande ultime, finalizza l'energia di
ogni azione umana all'affermazione di sé. Lo
strumento di questa affermazione è la volontà. (cfr
documento3)
 Essa può prendere spunto:
 da un modo di vivere interamente fondato su un proprio
gusto personale;
 da un sentimento utopico per cui l'energia della volontà
non è attivata da una meta riconosciuta, ma da una meta
che essa stessa pone;
 da un progetto sociale che dimentica il contenuto più
autentico e personale dell'esistenza.
Negazione pratica delle domande

La negazione pratica delle domande
ultime corrisponde con l’impostare e
affrontare la vita in modo che esse
non siano nemmeno percepite. Nell'
esperienza quotidiana la negazione
delle domande si manifesta in tre
modi:




HIERONYMUS BOSCH, Trittico del
fieno, 1485-1490
il primo è non pensarci,
il secondo è identificabile negli interessi
che la società crea per oscurate la
domanda di senso,
il terzo è l'ideale stoico dell’atarassia
(un ideale di controllo di sé, di
imperturbabilità di fronte alle domande
ultime che nasce dal fatto che si ritiene
impossibile darvi risposta). (cfr
documento4, 5, e 6)
Ciò che accomuna gli atteggiamenti di
negazione teoretica, sostituzione
volontaristica e negazione Pratica
delle domande ultime è il tentativo di
vuotare e rendere insignificanti gli
interrogativi ultimi della vita.
La società, come rappresentata nel
Trittico del fieno, crea degli
interessi per oscurare
l'Interrogativo essenziale
Evasione estetica o sentimentale
 L'uomo accetta le
domande, le misura e le
calibra con il sentimento,
ma non c'è impegno
personale dell'io. Non c'è
un impegno della propria
libertà nella ricerca della
risposta; ma soltanto
compiacimento
espressivo del riverbero
emotivo che
l'interrogativo suscita.
(cfr documento7)
HIERONYMUS BOSCH, I sette
peccati capitali, 1470-1480
L’uomo riduce le domande al loro
riverbero emotivo
La negazione disperata
EDVARD MUNCH, Autoritratto (uomo che
passeggia di notte), 1923-1924
 Di tutti gli atteggiamenti
questo è il più
drammatico. La
negazione disperata è
l’atteggiamento di chi
prende sul serio le
domande ultime, ma, a
causa delle difficoltà a
rispondervi arriva in
modo sofferto a dire che
non c'è possibilità di
risposta (cfr
documento8).
La disperazione impressa su questo
volto fa percepire come sia difficile per
l'uomo affermare la possibilità di una
risposta positiva per sé
L’alienazione

L’alienazione di fronte agli interrogativi ultimi consiste nel far risiedere il
significato della vita in una ipotetica evoluzione nel futuro, a che tutti gli
uomini dovrebbero concorrere come unico significato del vivere, senza
che questo abbia senso per ognuno di loro personalmente (cfr
documento9, 10 e 11).

Dopo questa serie analitica di posizioni mi preme ricordare che il valore
dialettico della nostra denuncia è uno: esse non corrispondono
interamente ai fattori che l'esperienza ci mostra in gioco. Sono sogni
dimentichi di ciò che sta prima, di ciò da cui si parte, sono errori in cui la
tensione o passione per il fine fa dimenticare i dati originali e perciò fa
impazzire. Tutte hanno un aspetto giusto, o un pretesto verosimile, cui
però si è dato sproporzionato rilievo. La verità più evidente è quella di
Dostoevskij: «L'ape conosce la formula del suo alveare, la formica
conosce la formula del suo formicaio, ma l'uomo non conosce la propria
formula». Perché la formula dell'uomo è rapporto libero con l'infinito, e
perciò non sta in nessuna misura e sfonda le pareti di qualsiasi dimora in
cui la si voglia arrestare.
Conseguenze degli atteggiamenti irragionevoli di
fronte all’interrogativo ultimo

Lo smarrimento del significato,
come conseguenza dello
svuotamento o della riduzione delle
domande, porta conseguenze
culturalmente gravi.

La prima conseguenza è la rottura
col passato. Perché laddove l'uomo
ha smarrito il significato della sua
vita, il criterio del rapporto con la
realtà diventa la pura reazione
dell'istante, con la conseguenza che
si tagliano i ponti con la ricchezza
del passato, con la tradizione.
Ma, se si sfuoca il senso del passato
e il presente appare e si afferma
come pura reattività, si inaridisce
anche la fecondità del fu turo . senza
tradizione, senza storia, senza
passato non vi sono fondamenta su
cui costruire.

EDVARD MUNCH,
Disperazione, 1892
Se viene meno il rapporto con Il
passato l'uomo non sa dare
direzione precisa al suo presente
Incomunicabilità e…
 Lo sfocarsi del senso del
passato riduce il dialogo e la
comunicazione umana
perché le persone non
impegnate con la vita in tutti i
suoi fattori non hanno nulla di
importante di cui parlare,
tanto che riducono il dialogo
a chiacchiera superficiale.
 I fattori che generano la
comunicazione sono la
memoria come capacità di
custodire la ricchezza dell'
esperienza e il giudizio dato
sull'esperienza.
EDVARD MUNCH, Morte nella camera
della malata, 1895
Senza significato, l'uomo non può
comunicare
… solitudine



La solitudine non è essere
fisicamente da soli, ma è l' assenza
di un significato. Si può anche stare
in mezzo a milioni di persone ed
essere soli, quando non vi è un
significato che unisce. (cfr
documento12).
L'attrattiva consistente del presente
viene dalla ricchezza di cui è pieno,
perciò viene dalla eredità del
passato, altrimenti si assottiglia
enormemente, come è sottile e
arida l'attrattiva di una pura
reattività. La vecchiaia a vent' anni e
anche prima, la vecchiaia a quindici
anni, questa è la caratteristica del
mondo d'oggi.
In tale situazione l'individuo si trova
sempre più vulnerabi1e dentro il
tessuto sociale. È l'esito più
pericoloso della solitudine.
EDVARD MUNCH, Sera sulla via Karl
Johan, 1892
L’incomunicabilità aumenta il senso
tragico di solitudine
Perdita della libertà



L’uomo può definire la libertà partendo
dall’esperienza che ha del sentirsi libero,
altrimenti assume come definizioni
quelle della mentalità dominante, che
sono alienanti, in quanto non pertinenti
all’io e alle sue esigenze
Sperimentalmente l’uomo si sente libero
per la soddisfazione di un desiderio. Però
non solo la libertà di un momento, o
anche di mille occasioni, può soddisfare
il desiderio dell’uomo; essere libero
significa esserlo sempre
La libertà è il compimento totale dell’io.
Siccome un Altro è la realizzazione piena
dell’uomo, allora la libertà e la capacità
di Dio. L’uomo sarà libero quando la sua
adesione a Dio sarà piena e totale, per
questo esistenzialmente la libertà non è
ancora compiuta, ma è tensione al
compimento

Se Dio è la verità, posso dire a Dio: la mia
verità sei tu, il mio io sei tu, secondo la formula
di Shakespeare, in Romeo e Giulietta

ROMEO - Oh, vuoi lasciarmi così insoddisfatto?

GIULIETTA - Insoddisfatto? E qual
soddisfazione pensavi tu d’aver da me stasera?

ROMEO - Sentirmi ricambiar dalla tua bocca il
mio voto d’amore.

GIULIETTA - Te l’ho dato, ancor prima che tu
me lo chiedessi; se pur vorrei che fosse ancor
da dare.

ROMEO - Vorresti ritirarlo? E perché, amore?

GIULIETTA - Per potermi mostrare generosa, e
dartelo di nuovo, a piene mani. Io non desidero
che quel che ho. La mia voglia di dare è come il
mare, sconfinata, e profondo come il mare è
l’amor mio: più ne concedo a te, più ne
possiedo io stessa, perché infiniti sono l’una e
l’altro.
Precarietà della libertà
 L’origine della libertà si spiega
facendo riferimento all’origine
dell’uomo
 Se l’uomo fosse l’esito dei suoi
antecedenti fisico-biologici e
dipendesse dal loro flusso
materiale la sua condizione si
troverebbe a dipendere dalla
realtà, che a livello umano si
chiama «umanità» e più
concretamente «società». La
società poi è un ordine
determinato dal potere, per cui,
se l’uomo fosse l’esito dei suoi
antecedenti materiali, si
troverebbe a dipendere dal
potere.
EDVARD MUNCH, La danza della
vita, 1899-1900
Nelle figure che danzano in modo
meccanico e indifferente fra loro, sì vuole
evidenziare come l'uomo in balia del
potere è totalmente alienato·
Fondamento della libertà



L'unico caso in cui l'uomo è libero è il
caso in cui si suppone che l'uomo
non derivi dalla tradizione biologica
dei suoi antecedenti, ma sia diretto
rapporto con l'infinito.
La libertà sta nella religiosità.
L'uomo o dipende dal flusso dei suoi
antecedenti materiali, ed è schiavo
del potere, o dipende da ciò che sta
all'origine del flusso delle cose, oltre
esse, cioè da Dio.
L'unica obiezione al potere è la
religiosità. Solo concependo l’uomo
come rapporto con l'infinito si pone
un limite al possesso che incombe in
ogni rapporto umano. Infatti
l'antipotere è l'amore, e il divino, in
quanto affermazione dell'uomo
come capacità di libertà, è amore
(cfr documento13).
HIERONYMUS BOSCH, Cristo
portacroce, 1515-1516
Il volto di Cristo attorniato dai ghigni
e dagli aguzzini chiarisce come chi
ha Il potere è tentato di odiare la
vera religiosità
Documenti
DO CUM ENTO 1
N E G A Z IO N E T E O R E T IC A D E L L E D O M A N D E
L o z oolog o R ich a rd D a w k in s, illu stre ricerca tore in g lese, in u n a rticolo a p p a rso su lla riv ista
« L e S cien z e» , esp rim e con p reoccu p a n te lu cid ità l'a tteg g ia m en to d i n eg a z ion e teoretica
d elle d om a n d e in op p osiz ion e a ll' esig en z a ch e ca ra tteriz z a la n a tu ra d ella ra g ion e. In
q u esto m od o si esp rim e il n oto scien z ia to:
« È g iu sto ch ied ersi "a ch e scop o" a p rop osito d ei p a ra fa n g h i d i u n a b icicletta o d ella d ig a d i
K a rib a ; m a n on si d ev e cred ere ch e la stessa d om a n d a a b b ia sen so q u a n d o la si p on g a a
p rop osito d i u n m a sso, d i u n a d isg ra z ia , d el m on te E v erest o d ell'u n iv erso. C erte d om a n d e
son o sem p licem en te a ssu rd e, p er q u a n to b en in ten z ion a to sia ch i le form u la . [...] P rim a d i
D a rw in a n ch e le p erson e colte, ch e n on si d om a n d a v a n o p iù "a ch e scop o" d i fron te a rocce,
torren ti ed eclissi, riten ev a n o com u n q u e leg ittim o p orre q u esta d om a n d a a p rop osito d eg li
esseri v iv en ti. O g g i solo ch i n on a b b ia cu ltu ra scien tifica p otreb b e n u trire u n a cu riosità d el
g en ere» .
(R . D a w k in s, L a n a tu ra : u n u n iv erso d i d ifferen z a , in « L e S cien z e» , g en n a io 1 9 9 6 )
L a n eg a z ion e teoretica d ella d om a n d a su l sig n ifica to d ella v ita è p resen te tra g li u om in i d el
n ostro tem p o sop ra ttu tto tra coloro ch e si occu p a n o d i scien z a e tra a lcu n i in tellettu a li e
g iorn a listi ch e d iv u lg a n o u n a m en ta lità d om in a n te p iù ch e a p p rofon d irn e le ra g ion i. C iò
Un po’ di cinema e musica
 Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany) di
Blake Edwards – Usa 1961
 Braveheart (id.) di Mel Gibson – Usa 1995
 ****
 Francesco Guccini, Stelle
 Enrico Ruggeri, Senza terra

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