La mafia - lavoro di Paolo Ciarfuglia / Giuseppe Germini

Report
LA MAFIA
Di Paolo Ciarfuglia, Giuseppe Germini,
Karen Mazzola, Silvia Orioli, Fabio
Seghetta e Benedetta Simonini (IV B)
STORIA
• 800’ Palermo (camorra napoletana e ‘ndrangheta calabrese) esportata
stati uniti tra prima e seconda guerra mondiale e prende nome di Cosa
Nostra
• Mafia arricchisce sfruttando vantaggi fine seconda g.m. (grazie contatti
con consorella italo-americana) compito boss e banditi mafiosi
controllare fermenti della popolazione dopo lo sbarco degli alleati 1943
LUCKY LUCIANO , SALVATORE GIULIANO
• CUPOLA mafiosa
• Anni della ricostruzione prende controllo appalti e subappalti edilizi
( “avvicinamento” e corruzione dei nuovi capi politici)
• “Nuova mafia “ diventa multinazionale del crimine
• Anni di sonno istituzionale e marcia mafia 1945-82
• Primavera di Palermo (legge La Torre, pool antimafia, ovvero gruppo
dedicato solo alle cosche mafiose composto da 4 magistrati tra cui
Falcone e Borsellino) e successo Maxi processo Mafia 1986-87
• Riorganizzazione mafiosa anni di stragi (morte Falcone e Borsellino)
• Anni novanta nuova ripresa forze ordine Giancarlo Caselli (molte
condanne e arresti)
GIOVANNI FALCONE
• Giudice e magistrato “NON EROE PER VOCAZIONE
MA SERVITORE DELLO STATO” fiducia nello stato-cosìcom’è
• Rigore matematico e precisione nella ricerca verità (
prove e verifiche continue)
• L’etichetta che gli rimarrà per sempre è quella di
“NEMICO NUMERO UNO DELLA MAFIA”
• La sua eredità rimane al sistema operativo delle forze
dell’ordine
• Uomo così scomodo solo per cercare il rispetto delle
leggi
Testo Letto
Il testo da noi scelto è «Cose di Cosa Nostra» di
Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle
Padovani. In questo libro sono raccolte venti
interviste al magistrato, e queste venti interviste
sono raccolte in sei capitoli, ed è proprio in
questo modo che abbiamo voluto strutturare il
nostro lavoro, parlando di Cosa Nostra in sei
macrocapitoli.
Violenze – 1
Cosa nostra ha a disposizione molti strumenti per l’uccisione, le tecniche per
gli attacchi sono funzionali e semplici e le operazioni compiute non attirano
attenzione poiché si sceglie sempre la via più breve e meno rischiosa
(attentato all’Addaura ’89 contro Falcone salvatosi, ‘83 morto Chinnici) .
Armi per le uccisioni:
• Una volta l’arma più usata era il fucile a canne mozze.
• Oggi si preferiscono armi a canna corta
• Gli attentati più complessi sono quelli compiuti con armi come il
kalashnikov, il bazooka e il fucile lanciagranate, perché si può essere
notati con molta facilità.
L’aggressività è ingestibile, dominano l’omertà e l’obbedienza, quindi se si
disobbedisce, si è un uomo morto.
Violenze – 2
I mafiosi lavorano razionalmente e senza grandi rischi, gli omicidi devono avvenire nel
silenzio. Per questo due tipi di omicidi sono molto frequenti:
• Lupara bianca: strangolamento della vittima e dissolvimento del suo corpo
nell’acido, quindi scomparsa della vittima senza tracce del cadavere e di sangue.
• Incaprettamento: polsi e caviglie vengono tirati dietro la schiena, la corda viene
passata intorno al collo della vittima per lo strangolamento da sè, se intende
divincolarsi. Il cadavere può essere trasportato senza problemi nel portabagagli di
una macchina.
Seconda guerra mafiosa, 1982, morte di Tommaso Buscetta organizzata dai Corleonesi
Cosa nostra opera solo all’interno dell’organizzazione, è una società a modo suo,
giuridica. Vuol fare arrivare il messaggio di avvertimento solo a chi di dovere e ricorre
alla violenza in extrema ratio.
Non si può disobbedire agli ordini imposti da Cosa Nostra, se si ordina di uccidere, si
deve solo eseguire il lavoro senza replicare.
«Lo stato non è all’altezza di fronteggiare un fenomeno del genere, occuparsi di
indagini mafiose è come camminare in un campo minato.»
Morti
Questi sono solo sei dei nomi di morti per mafia, la cui lista è
lunga ben 20 pagine.
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Giovanni Falcone, attentato con bomba sull’autostrada;
Paolo Borsellino, attentato con autobomba;
Antonino «Ninni» Cassarà, attentato con AK-47;
Giuseppe «Beppe» Montana, ucciso da un colpo di pistola;
Francesca Morvillo, magistrato, moglie di Falcone, attentato
con bomba sull’autostrada;
• Emanuela Loi, agente di scorta del giudice Paolo Borsellino,
attentato con autobomba.
STRAGE DI CAPACI
STRAGE DI VIA D’AMELIO
Messaggi e Messaggeri – 1
Il linguaggio utilizzato dalla mafia è un linguaggio
particolare, con dei messaggi «criptati» che possono essere
compresi solo da chi fa parte dell’organizzazione stessa.
Giovanni Falcone riesce a comprendere questi messaggi
grazie all’aiuto fornitogli dal pentito Tommaso Buscetta,
paragonato dallo stesso Falcone a «un professore di lingue
che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i
gesti». È proprio grazie al Buscetta che Falcone riesce ad
interpretare un omicidio nella giusta direzione, ossia quella
mafiosa.
Messaggi e Messaggeri – 2
Nel libro, Falcone racconta un interrogatorio con il pentito
Tommaso Buscetta, a cui fece partecipare anche l’allora
procuratore della Repubblica di Palermo, per trasmettere
un segnale di considerazione a Buscetta. Infatti, per i
mafiosi, è importante essere rispettati, prima ancora di
rispettare; inoltre, un episodio significativo è quello in cui il
Buscetta dice di aver finito le sigarette; a quel punto
Falcone gli offre il suo, fissando la ripresa dell’interrogatorio
per l’indomani. Il giorno dopo il Buscetta precisa che ha
accettato il pacchetto perché era già aperto; se fosse stato
chiuso, non lo avrebbe preso, perché sarebbe stato un
segnale che Falcone intendeva umiliarlo. Da notare quindi
quanto gli uomini d’onore siano «fissati» con i dettagli.
CONTIGUITA’
Giovanni Falcone analizza la personalità di Cosa Nostra, sottolineando quella che
viene chiamata «doppia morale della mafia» che contrappone atti criminali ad
una conformità alle tradizioni cristiane, ai valori della famiglia e ai valori
fondamentali quali fedeltà o dignità. Possiamo vedere come alcune caratteristiche
della mafia seguono appunto questi valori.
Nella società mafiosa non vengono infatti accettate relazioni extraconiugali, un
uomo d’onore è sempre tenuto a difendere la propria famiglia e, se non è
contento del proprio matrimonio, deve comunque far in modo che moglie e figli
siano rispettati; ogni azione irrispettosa per la famiglia deve perciò essere fatta
con la massima discrezione.
Non è accettato nemmeno il gioco d’azzardo in quanto altro sintomo di
inaffidabilità.
E’ condannato il suicidio, poiché si dimostra di non essere capaci di affrontare la
durezza della vita. Un mafioso che dimostra insicurezza rischia di essere ucciso.
Le donne ricoprono un ruolo essenziale, sono spesso affettuose e discrete e
sostengono i propri mariti in ogni situazione.
Un’altra caratteristica importante è la riservatezza e l’abitudine a nascondere i
propri sentimenti in quanto questi appartengono alla sfera del privato e non c’è
ragione di esibirli. Questo porta anche a non immischiarsi nei fatti altrui.
Falcone aggiunge che questa doppia moralità è comune a tutti i siciliani,
e che non bisogna confondere la mafia con la mentalità mafiosa ovvero
la mafia come attività criminale e la mafia come modo di essere; in
effetti si può avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. La
causa di questa doppia moralità si può trovare in fatti storici, in quanto
si è sviluppata come un metodo di difesa per sopravvivere agli invasori
che in Sicilia, nel corso della storia, sono stati frequenti. Per questo si è
formato un temperamento fatto di apparente sottomissione alle
tradizioni, unito ad un forte orgoglio, che porta ad assimilare qualsiasi
novità ma in funzione di scelte volte ad interessi personali.
Questo collegamento e somiglianza tra personalità e valori siciliani e
mafiosi ci permette di comprendere la contiguità presente tra
organizzazione e cittadini comuni. Lo stesso Falcone racconta di aver
conosciuto e legato da bambino con futuri mafiosi.
Questa vicinanza tra mafia e cittadini è il principale motivo che permette
alla mafia di avere protettori, complici, informatori o debitori di ogni
tipo, gente anche dell’alta società che per intimidazione o di spontanea
volontà decide di aiutare l’organizzazione mafiosa pur non facendone
effettivamente parte. La mafia appare spesso agli occhi dei cittadini come
una società di servizi che può occuparsi di ciò di cui non si occupa lo
stato, non è un caso che quanto più lo Stato si indebolisce e si
disinteressa dei problemi tanto più aumenta il potere dell’organizzazione
mafiosa. La mafia però non è un’associazione di soccorso per la società
ma un’organizzazione che agisce a spese della società. Collaborare con
attività mafiose è un reato chiamato “Concorso esterno in associazione di
tipo mafioso” che si realizza appunto con l'apporto di un contributo al
perseguimento degli scopi illeciti di un'associazione di tipo mafioso
senza però prender parte al sodalizio mafioso. La pena di questo reato
però è tutt’ora fonte di grandi discussioni in quanto è difficile stabilire se
chi decide di partecipare all’attività mafiosa sia una vittima o un effettivo
criminale. Comunque sia, nel migliore dei casi, implica un
riconoscimento dell’autorità mafiosa che viene posta al di sopra
dell’autorità dello stato.
Il Rito
I Comandamenti
Gerarchie
La Commissione
o «Regione»
Capo Famiglia
Famiglia (50)
Capo decina
Uomo d’onore
(10)
Paragoni Con Le Altre Mafie
Pentiti
Si sente parlare molto spesso dei pentiti di mafia e di Cosa
Nostra, ma non sempre si sa chi essi sono e cosa li ha spinti a
tornare «sulla retta via». Falcone, nel suo libro, ci racconta i
motivi del pentimento di tre «uomini d’onore», come
Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia e Salvatore
Contorno, rispettivamente per «voler pagare i propri debiti
con la giustizia», «riconoscimento di aver imboccato la strada
sbagliata nella vita» e «il voler uscire da un’associazione di
infami». Ciò ci aiuta anche a comprendere che le parole, per
gli uomini di Cosa Nostra, hanno un senso molto importante. I
pentiti sono degli uomini che mettono a repentaglio la propria
vita (in quanto possono essere uccisi in qualunque momento
dai boss) per permettere alle forze dell’ordine di catturare gli
appartenenti a Cosa Nostra.
All’inizio la mafia cerca di arricchirsi con l’estorsione, con la
violenza, offrendo protezione in cambio di denaro, in seguito
con il consumismo ha maggior bisogno di entrate…
Inizia così la trasformazione del mafioso stesso in imprenditore:
•Investe denaro sporco in imprese illecite come il traffico di droga( no
paura di perdite)
•Allarga suo raggio affari
•Non deve più offrire le protezioni di un tempo perché il denaro
guadagnato illegalmente è direttamente suo
•Diminuzione estorsioni
Il mafioso entra nel mondo legale come lavoratore
partendo dall’illegale
Vecchia
mafia
Nuova
mafia
Per Falcone questo mafioso imprenditore è molto pericoloso:
“la criminalità organizzata, sulla quale
noi non riusciamo
ad esercitare un efficace controllo, può permettersi il lusso
di passare ad attività più lucrose e apparentemente lecite
mentre noi continuiamo a batterla nel vecchio terreno
( diminuzione del pizzo in realtà rivela dove la mafia è più
forte)”
Estorsione o racket ( in gergo
mafioso americano letteralmente
“chiasso”) mezzo efficace per il
controllo del territorio e il
riconoscimento dell’autorità
Inizio: si chiedeva contributo
negoziante per mantenere
carcerati in cambio di protezione
(Rapporto mafia e criminalità
comune avverso)
Ora: rappresenta solo un costo supplemanetare al
negoziante poiché le famiglie mafiose hanno il dominio
sul terreno e di conseguenza non serve più offrire una
protezione in cambio ( rapporti con ladruncoli di città
favorevoli, distolgono attenzione da loro crimini )
Parassitismo secondo falcone:
” in Sicilia per quanto uno sia intelligente e
lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è
detto che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha
fatto del clientelismo una regola di vita e la mafia
finisce per far apparire come un favore quello che è il
diritto di ogni cittadino.”
Prima: “guardiana” estorto
denaro da imprese altrui
Ora:denaro proprio
dell’imprenditore
mafioso
La Mafia e Cosa Nostra dagli anni 80’ cominciarono a dominare tutti gli
affari illeciti che era possibile condurre al mondo in tutti i settori
dell’economia: agricoltura, industria( trasformare oppio orientale in
eroina), servizi(necessità di protezione nel mercato reso insicuro da loro
stessi e nel commercio di droga e armi) e anche nella finanza
RICICLAGGIO: OPERAZIONE DI
PULIZIA DEL COSIDDETTO DENARO
SPORCO
VARI E DIFFICILE METODI:
•Portare denaro illegale verso paradisi fiscali
•roulette
Grazie al riciclaggio di questo denaro Falcone è
riuscito ad indagare e a vedere come moltissimi stati
sono coinvolti nei vari traffici illegali. Egli si è servito di
referenti per le sue indagini ( Banche Elvetiche,
Francia e paesi europei)
Grande movimento di capitali e
spostamento continuo didenaro
sporco ( es. pag.140)
“raramente i grandi flussi di denaro sporco
coinvolgono un solo paese”
Cosa Nostra si specializzò nel traffico in assoluto più
lucroso, quello della DROGA creando un ponte tra
Palermo e New York.
Inizio mafia commercio droga come privato( 83-85 quasi
dominio assoluto), poi coinvolgimento con Stati Uniti, ed
ora il traffico di droga è sempre più vasto e confuso; si
vedono molto coinvolti anche cinesi portoricani, turchi,
curdi e armeni. ORA COSA NOSTRA NON NE DETIENE IL
MONOPOLIO NE IN ITALIA NE ALTROVE (pag 136)
Perché clandestina?
•Affare illegale
•Restrizioni dei capitali per esportazioni
•Prudenza maggiore di spedizioneri e destinatari
Anni ricostruzione dopoguerra, grazie al metodo di
“avvicinamento “ ai nuovi capi politici, la mafia prese il controllo
assoluto delle gare di appalto.
Gli imprenditori mafiosi:
•Scoraggiano con violenza qualsiasi tipo di concorrente
•Non hanno norme di lavoro che li vincolano
•Controllano tutte le fasi di lavoro:”Chiunque si occupi di
lavori pubblici, in Sicilia e nel Mezzogiorno in genere, sa
benissimo di dover acquistare il materiale da tal fornitore e
non dal talaltro”.
Es. impresa Graci
“La Sicilia
è una terra con una
struttura statale deficitaria, e la
mafia riempito il vuoto a suo
vantaggio.”
“ siamo giunti al punto che
qualsiasi intervento economico
dello Stato rischia soltanto di
offrire altri spazi di
speculazione alla mafia e di
allargare il divario tra nord e
sud.”
“la mafia è riuscita ad innestarsi nello
sviluppo socioeconomico Siciliano
deviandone gli effetti”
Per Falcone l’unico modo per una convivenza
civile è seguire e far rispettare le leggi , sennò è
inutile rifugiarsi nell’illusione che lo sviluppo possa
cancellare come per magia la mafia.
“…soltanto dopo la sconfitta della mafia che, ripristinando le
condizioni minime per un’accettabile convivenza civile,
permetterà di gettare le basi dello sviluppo futuro.”
•Per i partiti il Mezzogiorno è spesso solo un serbatoio di voti
•Il sud è condannato dalla Cee per innumerevoli danni e frodi
es. agrumeti
«CI IMPEGNIAMO A EDUCARE I NOSTRI FIGLI NEL RISPETTO
DEGLI ALTRI, AL SENSO DEL DOVERE E AL SENSO DELLA
GIUSTIZIA.
CI IMPEGNIAMO A NON ADEGUARCI AL MALCOSTUME
CORRENTE, PRESTANDOVI TACITO CONSENSO, PERCHÈ “ COSÌ
FAN TUTTI”.
CI IMPEGNIAMO A RINUNZIARE AI PRIVILEGI CHE CI
POSSONO DERIVARE DA CONOSCENZE E AIUTI “
QUALIFICATI”.
CI IMPEGNIAMO A RICONOSCERE IL VALORE DELLA
GIUSTIZIA ”PER TUTTI”, SUPERIORE AL NOSTRO INTERESSE
PARTICOLARE.
CI IMPEGNIAMO A NON CHIEDERE COME FAVORE CIÒ CHE CI
È DOVUTO PER DIRITTO.
CI IMPEGNIAMO A NON VENDERE IL NOSTRO VOTO
ELETTORALE PER NESSUN COMPENSO.
CI IMPEGNIAMO A RESISTERE, PONENDO FIDUCIA NELLA
GIUSTIZIA , ALLE SOPRAFFAZIONI MAFIOSE.
CI IMPEGNIAMO A NON DIMENTICARE GIOVANNI FALCONE
E TUTTI I MORTI NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA E A
RICORDARLI COME NOSTRI FAMILIARI PER NOI CADUTI.»
Testo letto dai
cittadini
palermitani al
funerale di
Giovanni Falcone
Il Potere Di Cosa Nostra
“E ora cosa ci possiamo inventare
per placare l’ allarme del paese?”
Ecco un quadro realistico dell’ impegno
dello Stato nella lotta alla criminalità
organizzata:
emotivo, episodico e fluttuante.
“Cosa Nostra ha la forza di una Chiesa
e le sue azioni sono frutto di una
subcultura.”
Spesso si sono adottate tecniche palliative, in
grado di calmare l’ opinione pubblica con un
arresto magari, che per però nel grande
sistema mafioso non sono riuscite a lasciare
alcun segno.
Non si sconfigge la mafia con grandi ed eclatanti
mosse, spesso la lotta migliore è la più
silenziosa:
va cambiata la mentalità delle persone; è la
società che dal basso deve cambiare, adottando
armi meno consuete ma più efficaci
come la cultura.
“Impegno duro, continuo e quotidiano,
senza bluff.”
“Affrontiamo la mafia in modo
tipicamente italiano, attraverso una
proliferazione incontrollata di leggi
ispirate alla logica dell’ emergenza.”
“Mai darsi per vinti. Perché quando i condannati
verranno rimessi in libetà rimarrà comunque
acquisito un risultato: la mafia può essere
condannata e i suoi capi possono essere
condannati.”
Dunque la mafia è vulnerabile. Questa
dimostrazione da una forza agli investigatori
nella misura in cui dà la consapevolezza che i
mafiosi sono uomini come gli altri.
“Serietà e dignità, fondamentali per la
lotta alla criminalità organizzata.”
“ Professionalità significa anche avere la
consapevolezza che le indagini non possono
essere monopolio di un’ unica persona, ma
frutto di un lavoro di gruppo.
L’ eccesso di personalizzazione è il pericolo
maggiore delle forze antimafia, dopo la
sottovalutazione dei rischi.
Bisogna essere invulnerabili.”
“È evidente che sia la mafia ad imporre le sue
condizioni ai politici, e non viceversa. Essa
infatti non prova, per definizione, alcuna
sensibilità per un tipo di attività, quella
politica, che è finalizzata alla cura di interessi
generali. Ciò che importa a Cosa Nostra è la
propria sopravvivenza e niente altro. Essa non
ha mai pensato di prendere o di gestire il
potere, non è il suo mestiere.”
“Non bisogna tuttavia credere che Cosa Nostra
non sappia, in caso di bisogno, fare politica. L’
ha fatta alla sua maniera, violenta e spiccia,
assassinando gli uomini che le davano
fastidio.”
“Si muore generalmente perché si è soli o
perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Si muore spesso perché non si dispone delle
necessarie alleanze, perché si è privi di
sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori
dello Stato che lo Stato non è riuscito a
proteggere.”
GRAZIE DELL’ATTENZIONE

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