Cause e conseguenze della Rivoluzione Francese

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Cause e conseguenze della Rivoluzione
Francese
La Rivoluzione del 1789 fu il risultato di una crisi latente che perdurò
durante tutto il XVIII secolo. Essa nacque dalla convergenza imprevista
degli Illuministi e dalla collera del popolo.
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Quali sono, dunque, questi avvenimenti che
ricreeranno il profilo della Francia?
Prima del 1789 la Francia era una monarchia assoluta ancora legata alla
tradizione medioevale: il Re, fiancheggiato dalle classi privilegiate, deteneva i
tre poteri; lo stato era incapace di adeguarsi ai mutamenti in atto e opprimeva
le masse, ormai vessate da sgravi fiscali. Inoltre, l'invio di aiuti militari agli
Americani in lotta contro gli Inglesi contribuì ad aggravare la situazione
economica francese già in crisi perché ancora vincolata all'agricoltura. La
tassazione nei confronti dei contadini raggiunse il limite di sopportazione.
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Il sovrano, Luigi XVI cercò
pigramente di attuare politiche che
permettessero di riformare il sistema
fiscale, altamente squilibrato, ma i
suoi tenui tentativi vennero
contrastati dalle classi sociali che
avrebbero dovuto rinunciare a buona
parte delle loro ricchezze e dei loro
privilegi. Tuttavia, non erano solo i
contadini, ma anche la media
borghesia ad avere degli obiettivi ben
definiti ed uno di questi era l'entrata
nelle decisioni politiche.
A seguito di tali obiettivi, per conseguire i quali
lo stato venne messo alle strette, Luigi XVI
convocò gli Stati Generali all’inizio di Maggio
per cercare di risolvere la grave crisi finanziaria
che affliggeva il reame. In tutta la Francia,
vennero redatte delle liste di lamentele
possedute da ciascun membro dei tre ordini
(aristocrazia, clero e terzo stato), dove venivano
registrate tutte le proteste mosse dai cittadini.
(Cahier de doléances de Vaudémont)
"Che cos'è dunque il terzo stato? Tutto, ma un tutto impedito e oppresso.
Che sarebbe senza l'ordine privilegiato? Tutto, ma un tutto libero e
fiorente.“
L'abate Sieyès
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A Versailles ciascun ordine deliberò separatamente. Il
Terzo Stato rifiutò questa segregazione e si proclamò
“Assemblea Nazionale”; i suoi membri giurarono di
non separarsi prima d’aver stabilito una costituzione. Il
re capitola. L’assemblea si proclama “Assemblea
Nazionale Costituente” il 27 giugno 1789.
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Fin dall'Assemblea Nazionale venne stilata una
"Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino" che fissò gli ideali rivoluzionari nel
motto: "Libertè, Egalitè, Fraternitè".
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Questo implicò un passaggio
verso i princìpi democratici di
sovranità popolare e
suddivisione dei poteri che i
seguito diverranno effettivi con
la Costituzione del 1791. Per
raggiungere questo obiettivo,
l'Assemblea abolì il regime
feudale eliminando le corvèes e
le decime, in un processo atto
a colpire l'aristocrazia ed il
clero.
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Il mattino del 14 luglio 1789 le truppe che Luigi XVI
concentrò attorno alla città di Parigi, erano pronte ad
attaccare. Il popolo si armò e marciò verso la Bastiglia. La
vecchia fortezza, simbolo dell'Antico Regime, cade. Fu
demolita pietra per pietra.
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Articolo 35 della Costituzione: "Quando il
governo viola i diritti del popolo,
l'insurrezione è, per il popolo e per ogni
frazione del popolo, il più sacro e il più
imprescindibile dovere"
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La genesi della monarchia costituzionale sembrò porre fine alla
rivoluzione, ma non fu così perché, sia il sovrano insoddisfatto dei poteri
limitati, sia i radicali giacobini desiderosi di partecipare attivamente alla
politica, minarono la precaria stabilità ottenuta. Diviene, inoltre, chiara la
decisione di cancellare tutto ciò che fosse legato al potere monarchico e di
iniziare un processo di "scristianizzazione": ne sono un esempio l'uccisione
di Luigi XVI in pubblica piazza e la creazione di un nuovo calendario atto
a recidere ogni legame con il passato. Le proposte radicali vennero
sostenute da Robespierre, Marat e Danton.
Il potere venne affidato al Comitato della
Salute Pubblica istituito da Danton e formato
da nove uomini energici di cui Robespierre era
l'anima. Della polizia si occupò il Comitato
della Sicurezza Generale, mentre in tutti i
dipartimenti il potere centrale fu relegato ai
comitati rivoluzionari locali. Le armate francesi
riuscirono a riportare una serie di importanti
vittorie.
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Tale Governo Rivoluzionario riuscì ad
assicurare il potere tramite una
centralizzazione estrema grazie anche a
una dittatura sanguinosa ma efficare
instaurata per prevenire qualsiasi
pericolo esterno. Tutte le libertà
furono soppresse e vennero esaltati i
concetti di uguaglianza, virtù e amore
per la Patria. Coloro che si opposero
furono ghigliottinati e perfino Danton
fu dapprima arrestato e poi
condannato a morte dall'implacabile
Robespierre. La dittatura divenne
sempre più insoportabile e il patibolo
accrebbe il malcontento; di
conseguenza, dopo un determinato
periodo di tempo, anche Robespierre e
i suoi seguaci furono condannati a
morte.
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Il 5 Ottobre 1789 migliaia di donne armate si recarono a Versailles per reclamare il
pane, mentre gli uomini al loro seguito vollero che il re rettificasse i decreti emanati
il 4 Agosto. Al rifiuto del re il popolo lo costrinse a tornare a Parigi; il sovrano fu
preso in ostaggio. Nella notte fra il 20 e il 21 Giugno 1791 il re e la sua famiglia
riuscirono a lasciare Parigi clandestinamente, dirigendosi verso l'estero;
fortunatamente vennero riconosciuti a Varennes e immediatamente ricondotti
nella capitale. In seguito, con la Costituzione de 3 Settembre 1791 il suo potere fu
ridotto considerevolmente, rendendolo responsabile solamente del potere esecutivo
e concedendogli il diritto di veto sulle leggi. Dopo il tradimento del 21 Giugno,
negli animi parigini si fece strada l'idea della Repubblica.
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