Artù 01 Dalla storia alla letteratura Le fonti della leggenda 08-13

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Artù
Dalla storia alla letteratura
Le fonti della leggenda 08-13
08. Le fonti della leggenda
La nascita del romanzo
Re Artù entra davvero nella
letteratura, quando, nel
1155, l’anglonormanno
Robert Wace, poeta alla corte
di Eleonora d'Aquitania e
Enrico II Plantageneto,
sviluppa gli aspetti più
romanzeschi della leggenda
nel romanzo in versi, il
Roman de Brut.
Bruto sbarca sull'isola di
Albion [Gran Bretagna]
Robert Wace (1110-v.1170), Roman de
Brut
Romanzo scritto verso il 1155
Manoscritto copiato nel XIV sec.
BnF, Manuscrits, Français 1454 fol. 1
Intorno 1155, un canonico di Bayeux,
Robert Wace, adatta l’Historia Regum
Britanniae (Storia dei re di Britannia) di
Goffredo di Monmouth, in francese nel
suo Roman de Brut.
Egli racconta che il primo
conquistatore della Britannia fu l’eroe
eponimo Bruto, un discendente del
troiano Enea, a sua volta antenato di
Romolo. Bruto avrebbe trovato in
Inghilterra soltanto giganti che
avrebbe combattuto con successo e
dato, quindi, il nome ai Britannici,
diventando così l'isola di Albion la
Gran Bretagna.
Re Artù combatte contro
Frollo, guardiano di Parigi
Robert Wace (1110-v.1170), Roman de
Brut
Romanzo scritto verso il 1155
Manoscritto copiato nel XIV sec.
BnF, Manuscrits, Français 1454 fol.72
Primo a parlare della Tavola Rotonda,
Wace racconta la vita di Artù, ma
attenua la violenza del testo originale,
facendo di Artù il modello del re
cristiano, generoso e circondato da
cavalieri coraggiosi. Questa figura
ideale si ritrova quindi in tutti i testi
storici che la rievocano, come il Brut
(in anglosassone) di Layamon, o le
compilazioni di Jean de Wavrin, di
Boccaccio o di Vincenzo di Beauvais.
Inizio della storia di Uther
Pendragon
Brut en prose ou Chroniques
d'Angleterre
XV secolo
Provenienza: Henry Lowe, figlio di
Whittington, conte di Derby; Thomas
Bultheley; Samuel Pegg (1773);
acquisita dalla BnF nel 1836 (RB n.
1931)
BnF, Manuscrits, anglais 30 (p. 25)
Inizio della storia di Uther Pendragon
•
•
Scritto poco prima del 1400, il Brut inglese è una traduzione rimaneggiata del Brut anglonormanno in prosa, una raccolta di testi storici scritti dopo il 1272, che prende spunto da
numerose fonti, tra cui il Brut di Wace. La versione in medio-inglese ha avuto tre
continuazioni successive per i periodi 1333-1377, 1377-1419 e 1419-1461, che ne attestano il
grande successo. Nel 1480, William Caxton, il padre della stampa inglese ed editore di Le
Morte DArtù di Thomas Malory, ne ha dato una edizione con il titolo di The Chronicles of
England.
Questo manoscritto, comincia con il racconto di Bruto, il leggendario fondatore
dell'Inghilterra, e finisce con il regno di Enrico V (1413-1422). La storia di Artù occupa una
buona parte del manoscritto e vi si narrano soprattutto le avventure di Uther Pendragon,
padre di Artù. Dopo aver fornito una breve spiegazione dell’origine del suo nome, il cronista
racconta che Uther Pendragon, durante una festa a Londra, si innamorò di Ygerne, moglie del
duca di Cornovaglia, Gorlois, e che quest’ultimo, furioso, rinchiuse Ygerne nella sua fortezza
di Tintagel. Con l’aiuto di Merlino, Uther s’introduce nel castello, assume le sembianze di
Gorlois, e ha un figlio da Ygerne, Artù. Poco dopo, morto Gorlois, Uther sposa Ygerne, dalla
quale ha pure una figlia; poi Uther muore, avendo bevuto dell’acqua avvelenata dai Sassoni.
Artù e il gigante di MontSaint-Michel
Wace, Roman de Brut. Destruction de
Rome. Fierabras
Inghilterra (Gloucester?) o Galles del
Sud, verso il 1338-1340
Provenienza: Narciso Luttrell, verso il
1693, acquistato nel 1920 da W. C.
Pendarves
The British Library, ms. Egerton 3028
(f. 49)
Artù e il gigante di Mont-Saint-Michel
•
Il manoscritto Egerton 3028 occupa un posto speciale nell’illustrazione inglese a causa
dell’eccezionale numero di miniature (53 per il Brut, 65 per gli altri due testi). Coprendo una
mezza pagina, esse conferiscono un aspetto molto particolare allo svolgimento della storia
d'Inghilterra. Il manoscritto contiene una versione condensata del Brut di Wace, seguita dalle
continuazioni, fino al regno di Edoardo III e all'inizio della guerra dei Cent'anni. Questo
manoscritto è legato alle leggende continentali, grazie alla presenza della Destruction de
Rome e di Fierabras. L’assemblaggio di questi testi sembra esprimere il desiderio, quando
inizia la guerra dei Cent'anni, nel 1338, di mantenere una presenza inglese in Francia. La
storia di Artù si occupa i fogli 24-53.
Artù e il gigante di Mont-Saint-Michel 2
•
I disegni a inchiostro, con un leggero acquerello di colore, si trovano difficilmente nella
pittura inglese dell’inizio del XIV secolo, a causa del loro aspetto rustico e della mancanza di
raffinatezza che contrasta con la pittura della corte di Londra o delle istituzioni ecclesiastiche
nell’East Anglia. Tuttavia, la presenza di molte scene insolite presentate vividamente, fa di
questo raccolta un libro a modo suo interessante. Il confronto tra Artù e il gigante di MontSaint-Michel, che ha rapito la figlia del duca di Bretagna, Helen (che ha dato il nome
all'isolotto di Tombelaine, dove sarebbe stata sepolta), inizia alla miniatura del folio 49, che
costituisce una sorta di preambolo. Arthur arriva davanti all’enorme gigante, visto di profilo e
mezzo nascosto dalla collina, mentre cerca di arrostire un cinghiale. Il mostro è spaventoso
per la sua smisurata grandezza, per le folte sopracciglia, barba e capelli rossi, per le orecchie a
punta e pelose, per la sua lingua come quella di un serpente e per gli occhi gonfi: tutti
attributi diabolici. La battaglia del re e del gigante è un classico tema folklorico, che fa
riferimento ai più antichi racconti gallesi dedicata ad Artù. Esso è comune nei manoscritti
della Suite du Merlin del Lancelot-Graal e appare anche nella Historia di Goffredo di
Monmouth, dove le immagini sono rare: nella famosa copia conservata a Douai, viene
rappresentato proprio il combattimento, mentre nel manoscritto di Bonn ULB 526 il gigante
fugge davanti ad Artù. Il manoscritto di Londra BL, Add. 10292, mostra il trionfo di Artù
davanti al gigante che sta per uccidere.
09. Le fonti della leggenda
Con il Roman de Brut
compare la Tavola
Rotonda e la regola
che tutte le feste
iniziano solo dopo il
racconto di
un'avventura.
Il Roman de Brut
Robert Wace (1110-1170)
Roman de Brut
Romanzo scritto verso il 1155
Manoscritto copiato verso il XIII sec.
BnF, Manuscrits, Français 1450 ,fol.
112v
Il Roman de Brut
•
Intorno al 1155, un canonico di Bayeux, Robert Wace, adatta la storia dei re di Bretagna di
Goffredo di Monmouth, in francese nel suo Roman de Brut. Primo a parlare della Tavola
Rotonda, Wace racconta la vita di Artù, facendo di lui il modello di re cristiano, generoso e
circondato di cavalieri coraggiosi. Questa figura ideale è stata poi trovata in tutti i testi storici
che evocano, come il Brut (in anglo-sassone) di Layamon, o le compilazioni di Jean de Wavrin,
di Boccaccio o di Vincenzo di Beauvais.
Wace racconta tutta la vita di Artù, della sua infanzia nella foresta al trasporto nell'Isola di
Avalon, dopo la sua lotta nella piana di Salisbury contro suo figlio illegittimo Mordred. Ma egli
attenua la violenza del testo originale, presenta la figura della regina Ginevra (probabilmente
per compiacere Eleonora d'Aquitania) e fa di Artù un modello di sovrano cortese, come il re
Enrico II.
Apparizione del Graal
Compilation Artùienne de Micheau
Gonnot
Francia centrale, tra il 1466 e il 1470
Provenienza: Jacques d'Armagnac,
duca di Nemours, le cui arme raschiate
(f. 1) sono stati sostituite da quelle
della famiglia Montejehan
BnF, Manuscrits, Français 112 (3), f. 5
Apparizione del Graal
•
Questo volume della compilazione arturiana di Micheau Gonnot per Giacomo V d'Armagnac
è riccamente illustrato e si apre con la Ricerca del Graal. L'inizio della storia, partendo
dall'arrivo di Galaad alla corte di Artù, è sintetizzato dai quattro quadri del frontespizio e da
tre miniature. Si continua nel folio 5 con una grande composizione dedicata all'evento
soprannaturale che si verifica in Camelot, la notte della festa di Pentecoste, e sarà il punto di
partenza della Quête. Dopo il vespro, durante la cena, il re e i suoi cavalieri a tavola, sono
sorpresi dal suono di un tuono e da una luce celeste che invade la stanza, mentre appare il
Santo Graal, rappresentato nella forma di un calice portato da due angeli. La leggenda narra
che il vaso prezioso, simbolo dell'Eucarestia, passa davanti a ogni convitato per fornirgli un
nutrimento sostanzioso e abbondante. L'artista ha designato i convitati con iscrizioni in
caratteri d'oro.
10. Le fonti della leggenda
Re Artù diventa un re prestigioso dotato di tutte le virtù
della cavalleria, sovrano ideale di una corte ideale, ma
anche un personaggio messianico, il ritorno del quale
viene predetto da Merlino: non è morto, semplicemente
attende in Avalon di tornare a regnare su di una Bretagna
unificata.
Artù estrae la spada dalla
roccia
Histoire de Merlin
Romanzo del XIII sec.
Manoscritto copiato a Parigi all’inizo
del XV sec.
BnF, Manuscrits, Français 117 fol. 72
Artù estrae la spada dalla roccia
•
Figlio dell’unione soprannaturale e extraconiugale tra Uterpandragon e Yguerne, la duchessa
di Tintagel, il giovane Artù viene allevato all’oscuro della sua paternità. Così, morto
Uterpandragon apparentemente senza eredi, si pone la questione della sua successione. Il
miracolo di una spada conficcata in un incudine deve consentire a Dio la designazione del
successore. Mentre nessuno dei baroni del regno sembra in grado di venirne a capo, Artù è
l'unico in grado di estrarre la spada. Solo Merlino conosce la sua vera identità, ed i nobili, non
volendo accettare questo sconosciuto come il loro nuovo sovrano, differiscono a più riprese
l'investitura del nuovo re.
Battaglia di Artù contro i
Romani
La Mort du roi Artù
Francia centrale (Ahun), tra il 1466 e il
1470, scriptorium di Evrard Espinques
Compilazione arturiana di Micheau
Gonnot in tre volumi, realizzati per
Jacques d'Armagnac, duca di Nemours
BnF, Manuscrits, Français 112 (3)
f. 221v
Comment le roy Artus desconfit
l'empereur et les rommains et y fut
navre à mort messire Gauvain
[Come Re Artù sconfisse l'imperatore
dei Romani e venne in angustie per la
morte di Sir Gauvain.]
Artù getta Excalibur
Boccaccio, De casibus virorum
illustrium, Tradotti in francese da
Laurent de Premierfait
Lione, verso il 1435-1440
Provenienza: copiato da Bonifacio
Remen per Jean Paumier, ricevitore
delle finanze a Lione.
BnF, Manuscrits, Français 229 (f. 342
v°)
Artù si libera di Excalibur
•
•
•
«Nulla è certo in questo mondo se non ciò che è costruito sull’umiltà». Così Boccaccio
conclude il suo De casibus virorum illustrium («I casi degli uomini illustri»), la storia del
destino straordinario, ma anche tragico di Artù, re dei Bretoni. Perché, se l'organizzazione
della Tavola Rotonda e la prodezza dei suoi Cavalieri gli hanno portato grande gloria, il suo
orgoglio di conquistatore e il suo odio contro Mordred, suo figlio traditore, ne hanno causato
la perdita.
L'illustratore di questo esemplare, chiamato Maestro del Roman de la Rose di Vienne, non ha
rappresentato la Tavola Rotonda o la battaglia tra Artù e Mordred, come è usuale in questo
tipo di opere, ma la misteriosa morte di Artù, dando al racconto un alone mitico. Infatti, la
miniatura riassume in una sola immagine diversi momenti della storia della morte di Artù ne
La Mort le Roi Artù.
Ferito a morte, Artù esclama: «La sorte ha fatto del rimanente della mia vita un momento di
dolore!». Artù si libera della sua spada Excalibur, mandando il suo compagno Girflet a gettarla
nel lago. Quando scopre che una mano misteriosa l’ha ripresa, comprende che la sua ultima
ora è giunta. Una nave si avvicina, allora, per condurlo nell’Aldilà, nell’isola di Avalon.
Croce della tomba di Artù
a Glastonbury
Camden's Britannia, newly translated
into English, with large additions and
improvements, publish'd by Edmund
Gibson
Londres, printed by F. Collins for A.
Swalle and A. & J. Churchil, 1695
BnF, Réserve des livres rares, FOL-N-11
(t. 1, col. 65)
Croce della tomba di Artù a Glastonebury
•
•
L’abbazia di Glastonbury (Ynys Witrin, “isola di Vetro”, in bretone) è al centro di una serie di
leggende su Re Artù. Un trattato sull’antichità della sua chiesa, composto da Geoffroy de
Monmouth dopo il 1129, racconta di avervi scoperto la tomba di Gauvain. Nella sua Vita di
san Gilda, Caradoc de Llancarfan spiega che il re del Somerset, Melwas (il Meleagant del
Chevalier de la Charrette) vi rinchiuse Ginevra. Ma è nel 1191 che, per ordine del re Enrico II,
recentemente scomparso, i monaci di Glastonbury "ritrovano" (come si fa con un tesoro),
molte tombe e una croce di piombo con il nome di Artù, e riesumano i corpi di Artù e
Ginevra.
Il contesto ideologico di questa scoperta non lascia dubbi: i re Plantageneti avevano ogni
interesse ad esaltare la figura del loro antenato, Re Artù, al quale dicevano di risalire. Quanto
alla ricca abbazia, essa aumenta il suo prestigio, proprio in un momento in cui le grandi
abbazie benedettine del regno sono in concorrenza tra loro per attirare le donazioni dei
fedeli. Diversi autori medievali hanno riportato questa scoperta e un erudito inglese, William
Camden (1551-1623), ha composto un rilievo di quella croce, ora scomparsa. La forma delle
lettere, però, non può essere datata al V-VI secolo, ma piuttosto al X. Con ogni probabilità, si
tratta di un falso creato nel XII secolo, che avrebbe voluto far credere alla sua autenticità.
11. Le fonti della leggenda
La cristianizzazione della storia
Con Chrétien de Troyes, il re passa in secondo piano,
oscurato dai suoi cavalieri. Gauvain e Lancillotto
divengono gli eroi di avventure meravigliose. Con
Perceval le Gallois, compare per la prima volta un
oggetto misterioso, il Graal: prezioso calice in grado
di saziare la fame e curare ogni male.
Ritratto della contessa Marie
di Champagne e prologo del
Chevalier de la Charrette
Chrétien de Troyes, Érec et Énide, Le
Chevalier de la Charrette, Cligès, Le
Chevalier au Lion. Alexandre de
Bernay, Athis et Prophilias. Benoît de
Sainte-Maure, Le Roman de Troie.
Wace, Le Roman de Brut, Les
Empereurs de Rome. Chrétien de
Troyes, Le Conte du Graal
Provins, 1230-1240
Provenienza: probabilmente Thibaud
IV di Champagne; acquistato da Châtre
de Cangé alla vendita di Charles
Jerome Cisternay Du Fay nel 1725;
acquistato dalla Biblioteca del re nel
1733
BnF, Manuscrits, français 794 (f. 27)
Ritratto della contessa Marie di Champagne e prologo del
Chevalier de la Charrette
•
•
Questo manoscritto è il più famoso di quelli che conservano i romanzi di Chrétien de Troyes.
Bel libro dalla mise en page accurata, dalla scrittura regolare, è uscito dall’atelier del copista
Guiot, di Provins, residenza abituale del conte Tebaldo IV di Champagne, per il quale
probabilmente è stato realizzato. Insieme al manoscritto BnF fr. 1450, è l'unica raccolta
completa delle opere di Chrétien de Troyes. L'ordine dei testi, tuttavia, è diverso dal BnF fr.
1450 e il manoscritto comprende diverse altre opere, tra le quali solo una (il Roman de Brut
di Wace) si riferisce alla materia di Bretagna. Un indice in versi si riferisce ai segnalibri cuciti
sul foglio iniziale di ogni libro, per facilitare la consultazione: prova di una particolare
attenzione nella realizzazione di questa raccolta, questa pratica, inusuale per le opere
letterarie, è normalmente riservata ai libri liturgici.
Il testo, con alcune sfumature dialettali caratteristiche della Champagne, è stato
probabilmente oggetto di un lavoro editoriale che lo ha in qualche modo distanziato dalla
versione originale di Chrétien de Troyes.Una miniatura sola orna il manoscritto. Si trova
all'inizio del Cavaliere della carretta, e rappresenta una dama vestita di una tunica rossa e un
mantello blu, stilisticamente simile a un’immagine di David in un commento ai Salmi,
anch’esso della Champagne (BnF fr. 22892). Si tratta della Contessa Maria di Champagne,
moglie di Enrico I il Liberale, che Chrétien nel suo prologo designa come committente e
ispiratrice del romanzo.
Processione del Graal
Chrétien de Troyes, Conte du Graal,
suivi des trois premières continuations
Parigi, verso il 1330
Provenienza: Condé
BnF, Manuscrits, français 12577 (f. 18v)
Processione del Graal
•
L’incompletezza del Conte du Graal lascia aperta la questione delle intenzioni finali di
Chrétien e, relativamente, il significato dei tre oggetti portati in processione al castello del Re
Pescatore: la lancia che sanguina, il Graal e il piatto d'argento. Questo mistero produce nel
nord della Francia, diverse continuazioni, composte tra il 1200 e il 1230. Chretien aveva
scritto il Conte du Graal per Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra, probabilmente quando questi
sperava di sposare la contessa Maria di Champagne, e due continuatori hanno lavorato per la
sua pronipote, la contessa Giovanna di Fiandra: Wauchier Denain, al quale è attribuita la
Seconde Continuation, e Manessier, che le dedica il suo lavoro. Gerbert de Montreuil, il quale
scrive che i discendenti di Perceval conquistarono Gerusalemme (ovviamente riferendosi a
Goffredo di Buglione e ai suoi fratelli) potrebbe aver composto la sua continuazione per i
conti di Boulogne.
Processione del Graal 2
•
•
Chretien de Troyes, che morì prima di completare il suo romanzo, ha lasciato due indici: il
titolo, in primo luogo (ce est li contes del Graal, v. 66), chiara indicazione del tema della
narrazione; l’altra informazione importante, data a Perceval da suo zio l'eremita, è che il Graal
contiene un’ostia che tiene in vita il padre del Re Pescatore. Su questa base, che dà al Graal
una funzione sacra, i continuatori di Chrétien e di Robert de Boron elaboreranno la leggenda
del Santo Graal, la coppa in cui Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo sulla croce e
che ricopre con il piatto d’argento. Anche se i testi non lo dicono esplicitamente, il Graal e il
piatto sono descritti in modo da suggerire un calice sormontato dalla sua patena. Quanto alla
lancia che sanguina, è stata identificata con quella di Longino che trafisse il costato del Cristo.
Il manoscritto BnF fr. 12577 semplifica un po’, rispetto al testo, la processione che illustra il
romanzo di Chrétien, dal momento che non si vede il piatto e che una regina, non
menzionata dall'autore, ha preso per errore il posto di Perceval. Coerentemente con la sua
funzione, il Graal è raffigurato come un ciborio.
12. Le fonti della leggenda
In Chrétien de Troyes, il Graal è un piatto
d'oro ornato di pietre preziose per il
nutrimento di una personaggio invisibile,
portato da una damigella e conservato in un
castello incantato: Perceval non osa fare
domande e questo silenzio lo perderà.
Giuseppe d'Arimatea ed i
suoi compagni portano il
Graal dalla Palestina
Estoire del Saint Graal, roman du cycle
Lancelot-Graal
Romanzo del ciclo Lancelot-Graal
composto nel XIII sec.
Manoscritto composto nella
Champagne o nella Francia centrale
verso il 1220-1230
Rennes, Les Champs Libres,
Bibliothèque de Rennes-Métropole,
Ms. 255 fol. 76v – IRHT CNRS
Questo è considerato uno dei più
antichi codici miniati della storia dei
testi arturiani. Esso riunisce tre dei
cinque romanzi del ciclo LancelotGraal. Si riconosce in questa miniatura
il Graal portato da Giuseppe
d’Arimatea. che prende la sua forma
più antica, quella di un piatto.
Processione del Santo
Graal
Le Conte du Graal
Première Continuation du Conte du
Graal
Romanzo scritto verso il XII sec.
Manoscritto copiato a Parigi verso il
1330
BnF, Manuscrits, Français 12577 fol.
74v
Davanti alla tavola del Re Pescatore,
coperta di stoviglie e cibi, passa la
processione del Graal. In testa, una
fanciulla innalza con le mani il sacro
vaso. Dietro di lei, un giovane tiene la
«lancia che sanguina»: è la lancia che
trafisse il costato di Cristo sulla Croce.
Seguono quattro giovani che portano
una bara in cui riposa il corpo del re,
colpito da un “colpo traditore”, e la cui
spada spezzata è adagiata sul panno
rosso.
Processione del Santo
Graal
Le Conte du Graal
Deuxième Continuation du Conte du
Graal, attribuito a Wauchier de Denain
(attivo all’inizio del XIII sec.)
Romanzo scritto verso il 1205-1210;
manoscritto copiato a Parigi verso il
1330
BnF, Manuscrits, Français 12577 fol.
213
Processione del Santo Graal
•
Chrétien de Troyes ha lasciato incompiute le avventure del Conte du Graal. Quattro
Continuations, scritte da Wauchier di Denain, Manessier e Gerbert de Montreuil tra la fine
del XII secolo e il 1230, hanno tentato di condurlo a termine. Cercano di spiegare i misteri
lasciati irrisolti da Chrétien (la lancia che sanguina, la spada spezzata, il re ferito), sviluppando
il carattere cristiano e miracoloso del Santo Graal, e trasformando le avventure cavalleresche
in ricerca mistica. Questi romanzi che succedono all’opera del maestro, mettendo in scena i
personaggi di Gauvain e Perceval, sembrano testimoniare un rinnovato sforzo di concludere il
romanzo, pur suggerendo l'impossibilità del suo completamento.
13. Le fonti della leggenda
Avventura interiore e spirituale, la
ricerca del Graal diventa, dopo
Chrétien de Troyes, uno dei temi
principali del romanzo arturiano.
Inizio della ricerca del
Graal
Lancelot-Graal
Poitiers, verso il 1480
Provenienza: Yvon du Fou, gran
cacciatore di Francia, siniscalco del
Poitou; Du Chesne; Colbert; entrò nella
Biblioteca del re nel 1732
BnF, Manuscrits, français 111 (f. 236)
Inizio della ricerca del Graal
•
•
La fortunata carriera politica di Yvon du Fou († 1488) gli ha offerto i mezzi per soddisfare i
suoi gusti di bibliofilo. Siniscalco del Poitou, commissionò a librai e miniatori la produzione di
diversi libri, tra cui questo manoscritto. La “Quête du Graal” si apre con una grande
illustrazione disposta nella metà inferiore della pagina, sopra le arme del destinatario.
Vestiti alla moda del regno di Luigi XI (1423-1483), infagottati nelle loro giacche e e cappucci,
gli eroi arturiani hanno guadagnato in bonomia quanto hanno perso in eleganza. La
composizione segue il filo della narrazione.
Inizio della ricerca del Graal 2
•
A sinistra, nel suo castello di Camelot, Artù ha raccolto i Cavalieri della Tavola Rotonda, alla
vigilia di Pentecoste. Arriva un messaggero del re Pellés (re del castello del Graal, a Corbenic)
che richiede a Lancillotto di seguirlo. Partono subito e raggiungono un monastero (raffigurato
a destra), dove Galahad – figlio di Lancillotto e della figlia di Pellès – ha trascorso la sua
infanzia. Nella cappella, alla presenza delle monache e dei suoi cugini Bors e Lyonel,
Lancillotto riveste l'adolescente, che sarà condotto il giorno successivo alla corte di Artù
dall'eremita Nascien. Nel frattempo, Lancillotto e i suoi compagni fanno ritorno a Camelot. In
primo piano a destra, si svolge la prima avventura meravigliosa della Quête. Sul fiume, lungo
il palazzo è apparsa una roccia vermiglia dove è conficcata una spada preziosa, promessa al
miglior cavaliere del mondo. Mentre Lancillotto si rifiuta di mettervi mano e Gauvain,
obbedendo al comando di Artù, tenta inutilmente, solo Galahad avrà successo – così
riproducendo il gesto con cui Artù era stato nominato re legittimo, alla fine, da Merlino.

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