L’arte del racconto Un racconto può esser narrato in molti modi e con linguaggi diversi, ma per comprenderlo appieno è necessario conoscere.

Report
L’arte del racconto
Un racconto può esser narrato in molti modi e con linguaggi diversi, ma per
comprenderlo appieno è necessario conoscere gli elementi da cui è composto. I
principali sono tre:
la storia, cioè il fatto (una sequenza di eventi legati da rapporti temporali e
logici);
il discorso, cioè il modo in cui viene narrata;
il narratore, cioè la voce narrante, chi racconta.
La storia
• La storia è composta da una serie di segmenti narrativi
che si pongono in successione lineare secondo rapporti di
contiguità: gli elementi narrativi si susseguono uno dopo
l’altro in successione lineare secondo un asse sintagmatico
(da sun = insieme e tasso = ordino, collego).
• Es.: Dante si smarrisce nella selva,
esce dalla selva,
s’incammina verso il monte,
è ostacolato dalle fiere,
incontra Virgilio, ecc.
• I segmenti si possono anche comporre in un sistema
secondo rapporti di
similarità,
gli stessi elementi narrativi si ripetono a distanza in segmenti
diversi.
Es.: Nel VI canto dell’Inferno, nel VI del Purgatorio, nel VI del Paradiso
Dante tratta temi politici.
opposizione,
elementi narrativi si contrappongono in segmenti diversi
Es.: Dante scende nell’Inferno incontrando peccati via via più gravi,
sale sul Purgatorio incontrando peccati via via più lievi
secondo un asse paradigmatico (da paràdeigma = modello)
La successione sintagmatica
Cesare Segre distingue, all’interno della storia, tre livelli, dal
più semplice e concreto al più complesso:
l’intreccio, è il susseguirsi degli eventi e dei rapporti tra
i personaggi secondo l’ordine temporale dato dal racconto
(così come sono raccontati gli eventi).
la fabula, è il susseguirsi degli eventi e dei rapporti tra i
personaggi secondo l’ordine temporale e causale lineare
effettivo (così come sono accaduti gli eventi).
il modello narrativo, è la corrispondenza di elementi
narrativi (azioni o funzione di personaggi) in testi diversi;
es.: le fiabe, i poemi epici, i romanzi.
Le funzioni di Propp
Comparando testi narrativi si possono individuare spesso
azioni che in qualche modo si ripetono anche se compiute da
personaggi differenti:
es.: allontanamento, imposizione di un divieto, infrazione del divieto,
prove da sostenere, richiesta di aiuto, superamento delle prove, ecc.;
si possono individuare personaggi che si corrispondono per
la funzione che assumono:
es.: protagonista, antagonista, aiutante, ecc.
i personaggi compiono azioni che si influenzano l’un l’altra e
sono legati da rapporti funzionali che si possono anche
graficamente disporre in un sistema di similarità o di
opposizione:
es: Enea vs
Venere vs
Turno
Giunone
Il discorso
In un testo non bisogna mai confondere chi narra con
l’Autore reale, che rimane comunque al di fuori della
narrazione stessa.
Il Narratore può essere una voce fuori campo o uno dei
personaggi; esso si deve considerare una funzione del
testo.
In un testo occorre distinguere a chi il Narratore racconta
la storia e non confonderlo con il Lettore reale.
Il Narratario è il destinatario immaginario della storia
narrata ed anch’esso è una funzione del testo.
In sintesi:
Autore reale
Narratore
Narratario Lettore reale
Il narratore
Il Narratore può essere uno dei personaggi della storia e
allora si definisce omodiegetico (homòs= identico e
diégesis = narrazione) cioè interno alla storia; se egli
racconta la propria vicenda si definisce autodiegetico
(autòs= se stesso) (per es. il pirandelliano Mattia Pascal).
Il Narratore può essere una voce “fuori campo” e allora si
definisce eterodiegetico (héteros= diverso e diégesis =
narrazione) cioè esterno alla storia (per es. Omero).
Se il Narratore mostra di conoscere tutta la vicenda,
dall’inizio alla fine, i pensieri dei personaggi e le loro
emozioni, si definisce onnisciente. Di norma questo tipo di
Narratore è attendibile, cioè ciò che racconta è veritiero
(per es. il Narratore de “I Promessi Sposi).
Il punto di vista
Come in una ripresa cinematografica la macchina da presa
può inquadrare una scena da un’angolazione piuttosto che
da un’altra, così in un testo occorre esaminare la
focalizzazione, cioè da quale punto di vista sono narrati i
fatti:
possono essere narrati dalla prospettiva del Narratore
(focalizzazione esterna), es.: ne “I Promessi Sposi”;
possono essere narrati dalla prospettiva di uno o più
personaggi (focalizzazione interna), es.: Dante agens.
Nel primo caso la visione è più ampia e oggettiva, nel
secondo è parziale, ristretta e soggettiva, cioè percepiamo
solo ciò che il personaggio vede, sente, pensa.
In un testo possono anche alternarsi focalizzazioni esterne
ed interne.
Il tempo
Il tempo è una componente essenziale del racconto e si
distingue in
tempo della storia, è il tempo in cui viene ambientata la
storia narrata; es.: dal 1628 al 1630 ne “I Promessi Sposi”.
tempo del discorso, è il tempo impiegato a narrare la
storia (righe e pagine da leggere).
L’ordine di successione degli eventi può non coincidere
con quello della storia (la fabula può non coincidere con
l’intreccio);
i tempi della narrazione possono essere diversi dai tempi
reali, o abbreviati (“il mese successivo...”) o dilatati (un
breve episodio narrato con molti particolari).

similar documents