Psicologia dei gruppi sociali

Report
Psicologia dei gruppi sociali
Prof. Zira Hichy
Testi di riferimento
• Brown, R. (2005). Psicologia sociale dei gruppi.
Bologna: Il Mulino.
• Brown, R., Capozza, D., & Licciardello, O
(2007). Immigrazione, acculturazione,
modalità di contatto. Milano: Franco Angeli.
2
La realtà dei gruppi
Caratteristiche fondamentali dei gruppi
• Destino comune
• Struttura sociale
• Interazione faccia a faccia
Un gruppo esiste quando due o più individui
percepiscono se stessi come membri della medesima
categoria sociale (autocategorizzazione, Turner, 1982) e
quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno
un’altra persona (Brown, 2000).
3
La relazione tra l’individuo e il gruppo
Secondo Allport non esiste una mente di gruppo e tutti
i fenomeni di gruppo possono essere ricondotti a
processi psicologici individuali.
Secondo Asch e Sherif i gruppi hanno proprietà uniche
e sono qualcosa di diverso dalla semplice aggregazione
dei singoli individui che compongono un gruppo.
4
Continuum interpersonale-intergruppi
Secondo Tajfel bisogna distinguere il comportamento
interpersonale dal comportamento intergruppi.
Criteri per distinguere i due tipi di comportamento:
• Presenza vs assenza di almeno due categorie sociali
chiaramente identificabili.
• Omogeneità vs eterogeneità degli atteggiamenti o
del comportamento delle persone che si trovano in
ciascun gruppo.
• Omogeneità vs eterogeneità degli atteggiamenti o
dei comportamenti di un individuo nei confronti dei
membri degli altri gruppi.
5
Secondo Turner lo spostamento dal comportamento
interpersonale a quello intergruppi dipende da
cambiamenti nel funzionamento del concetto di sé.
Il concetto di sé è formato da:
• Identità personale, costituita da auto-descrizioni
fatte in base a caratteristiche individuali.
• Identità sociale, costituita da auto-descrizioni fatte in
base all’appartenenza di gruppo.
Quando gli individui si definiscono come membri di un
gruppo creano delle associazioni fra se stessi e i vari
attributi del gruppo a cui appartengono, arrivando a
vedere se stessi (e gli altri) come membri
intercambiabili dello stesso gruppo.
6
Precisazioni:
• La distinzione tra comportamento interpersonale e
comportamento intergruppi non dipende dal numero
di persone coinvolte nella situazione.
• La distinzione tra comportamento interpersonale e
comportamento intergruppi non deve essere vista
come una dicotomia, ma come una dimensione
continua.
7
La folla
Secondo
Le
Bon,
anonimato,
contagio
e
suggestionabilità, caratteristiche tipiche della folla,
causano negli individui perdita di razionalità e di
identità, creando la mente di gruppo.
Sotto l’influsso della mente di gruppo, si scatenano gli
istinti distruttivi degli individui generando violenza e
comportamenti irrazionali.
8
Teoria della deindividuazione (Zimbardo)
Input
Cambiamenti
psicologici
Anonimato
Responsabilità
diffusa
Ampiezza del
gruppo
Output
Impulsività
Stato psicologico di
deindividuazione
Irrazionalità
Regressione
9
Evidenze empiriche a favore
• Zimbardo: i partecipanti deindividuati (camice bianco
con cappuccio) somministravano più scosse rispetto
ai partecipanti che conservavano la propria identità
(targa con nome).
• Jaffe e Yinon: i partecipanti nella condizione di
gruppo somministravano più scosse rispetto ai
partecipanti nella condizione di individui.
• Watson: le culture più aggressive tendono a adottare
espedienti per camuffare il proprio aspetto prima
della battaglia.
10
Intensità delle scosse elettriche
Evidenze empiriche contrarie
• Zimbardo: i soldati deindividuati (camice bianco con
cappuccio) somministravano meno scosse rispetto ai
partecipanti che conservavano la propria identità
(targa con nome).
• Jhonson e Downing:
2
1
Divisa Ku Klux
Klan
0
individuato
deindividuato
Divisa da
infermiera
-1
-2
11
Fare parte di un gruppo non necessariamente porta le
persone a comportarsi in modo distruttivo.
Secondo Diener nella folla le persone perdono
autoconsapevolezza dirigendo l’attenzione sull’esterno,
invece che su se stessi.
Come conseguenza le persone sono meno influenzate
dai valori personali e più influenzate da stimoli e norme
presenti nell’ambiente.
12
La folla nella prospettiva intergruppi
Secondo Reicher la folla non comporta una perdita di
identità, ma uno spostamento dall’identità personale
all’identità sociale.
Questo implica che gli individui adotteranno
comportamenti a atteggiamenti che ritengono tipici del
gruppo di cui fanno parte.
13
Processi elementari dei gruppi
•
•
•
•
•
Diventare membro di un gruppo
Interdipendenza
Processi di interazione
Coesione di gruppo
Acquisizione e sviluppo di norme di gruppo
14
Diventare membri di un gruppo
Levine e Moreland hanno proposto un modello
temporale relativo alla socializzazione dell’individuo al
gruppo.
Una parte essenziale di tale modello è costituita dalla
reciprocità dell’individuo e del gruppo: l’individuo deve
adattarsi al nuovo gruppo e il gruppo deve adattarsi ai
nuovi membri.
15
Ricognizione iniziale del gruppo
Tale processo fa riferimento all’investigazione dei
diversi gruppi di cui si potrebbe entrare a fare parte.
La scelta del gruppo al quale appartenere avviene in
base a:
• Un criterio di massimizzazione dei profitti e
minimizzazione dei costi.
• Il grado in cui l’individuo si percepisce simile al
membro ideale del gruppo.
16
Cambiamenti nel concetto di sé
Entrare a far parte di un gruppo determina dei
cambiamenti nel modo in cui vediamo noi stessi, il che
può avere delle conseguenze per l’autostima.
Quando si entra a far parte di un gruppo qualsiasi
attribuzione positiva o negativa associata a quel gruppo
si ripercuoterà sull’opinione che l’individuo ha di se
stesso.
In un gruppo coeso il successo o il fallimento del
gruppo determinano rispettivamente un innalzamento
o un abbassamento dei livelli di autostima dei membri.
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Iniziazione
L’inserimento in un gruppo è spesso associato a
qualche cerimonia o rito di iniziazione, che può essere
sia piacevole sia spiacevole.
Funzioni dell’iniziazione:
• Simbolica
• Di apprendistato
• Lealtà
18
Secondo Aronson e Mills i riti di iniziazione negativa
hanno la funzione di migliorare la valutazione del
gruppo (dissonanza cognitiva).
• Le studentesse che avevano ricevuto un’iniziazione
severa giudicavano il gruppo di discussione in
maniera più favorevole rispetto a quelle che avevano
avuto un’iniziazione moderata o non avevano avuto
alcuna iniziazione.
19
Gerard e Mathewson ottengono gli stessi risultati :
esperienza dolorosa senza
relazione con il gruppo
esperienza dolorosa vista come
iniziazione al gruppo
0
scarica leggera
10
20
30
40
scarica intensa
20
Interdipendenza
I membri di un gruppo sono interdipendenti nel senso
che le esperienze, le azioni e i risultati di ogni membro
sono legati a quelli degli altri membri.
I tipi di interdipendenza sono due:
• Interdipendenza del destino
• Interdipendenza del campito
21
Interdipendenza del destino
Secondo Lewin un gruppo esiste quando i membri che lo
compongono cono consapevoli che il loro destino dipende
dal destino del gruppo.
Rabbie e Horwitz hanno condotto un esperimento in cui
persone che non si conoscevano venivano casualmente
assegnate a due gruppi (verdi o blu).
I membri dei due gruppi portavano delle targhette
identificative con il colore del proprio gruppo.
Inoltre, i membri dei due gruppi sedevano ai due lati di un
paravento (i verdi da una parte e i blu dall’altra), ogni
partecipante, quindi, poteva interagire solo con i membri
dell’ingroup.
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Vennero create due condizioni sperimentali.
• Nella condizione di controllo si passava direttamente alla fase
successiva.
• Nella condizione di destino comune, invece, i partecipanti
ricevevano o meno alcune radioline.
Nella fase successiva veniva tolto il paravento e ogni membro dei
due gruppi leggeva ad alta voce alcune notizie biografiche.
I membri di entrambi i gruppi valutavano il partecipante che stava
parlando.
I risultati mostrano che nella condizione di destino comune i
partecipanti esibivano favoritismo per il proprio gruppo mentre nella
condizione di controllo questo non si verificava.
Quindi, la sola classificazione non sembra essere sufficiente per
formare un gruppo.
Interdipendenza del compito
Secondo Lewin, più importante dell’interdipendenza del
destino è l’interdipendenza degli scopi dei membri del
gruppo.
Si ha interdipendenza del compito quando i risultati di ogni
membro del gruppo si ripercuotono sui risultati degli altri
membri.
L’interdipendenza può essere:
• Positiva, quando il successo di un individuo determina il
successo degli altri.
• Negativa, quando il successo di un individuo determina il
fallimento degli altri.
24
Secondo Deutsh, quando l’interdipendenza è positiva ci
sarà maggiore cooperazione, gli altri verranno valutati più
positivamente e il gruppo sarà più produttivo
Al contrario, quando l’interdipendenza è negativa ci sarà
competizione, gli altri verranno giudicati meno
positivamente e il gruppo sarà meno produttivo.
• I gruppi nella condizione di interdipendenza positiva (la
valutazione avviene sulla base del gruppo) hanno
mostrato maggiore cooperazione, comunicazione,
simpatia reciproca e produttività rispetto ai gruppi nella
condizione di interdipendenza negativa (la valutazione
avviene su base individuale).
25
Rosenbaum e colleghi hanno ottenuto gli stessi risultati
100% positiva
Blocchi messi dal gruppo
100% negativa
Blocchi messi da ogni
membro
110.5
69.0
Coordinazione
0.8
0.5
Attrazione interpersonale
27.2
23.2
Numero di blocchi
26
• Johnson e colleghi: su 109 studi che hanno confrontato le
strutture competitive con quelle cooperative, 65
mostrano la superiorità di quelle cooperative e solo 8 di
quelle competitive.
• Slavin: più dell’80% delle ricerche intervento che hanno
adottato metodi di apprendimento cooperativo hanno
prodotto notevoli miglioramenti nell’apprendimento
degli studenti.
27
Processi di interazione
Secondo Bales tutto quello che i membri di un gruppo
dicono e fanno ruota attorno all’obiettivo del gruppo.
Tali comportamenti strumentali possono fare sorgere
problemi, che vengono risolti tramite i comportamenti
espressivi.
Vi deve essere un equilibrio tra le attività strumentali e
quelle espressive.
28
Fasi relative al modo in cui i gruppi affrontano un
compito:
• Orientamento, ricerca delle informazioni rilevanti
(aumento della comunicazione).
• Valutazione, si valutano le diverse idee.
• Controllo reciproco, al fine di prendere una buona
decisione (aumento dell’attività espressiva).
In base a questo Bales ha progettato L’Interaction
Process Analysis (IPA) che è uno strumento per
codificare l’osservazione e l’analisi delle interazioni di
gruppo.
29
Nell’IPA l’interazione di gruppo viene spezzettata in
molti “atti”.
Gli atti sono definiti come la più piccola parte di
comportamento significativa e identificabile che un
osservatore può percepire.
• Ogni atto viene classificato dall’osservatore in una di
12 categorie mutualmente esclusive, insieme
all’indicazione di chi ha compiuto l’atto e verso chi
era rivolto.
• Al termine dell’osservazione si contano gli atti
presenti in ogni categoria e si stila un profilo del
gruppo o degli individui che lo compongono.
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Interaction Process Analysis
Area espressiva
Positiva
Area del
compito
Neutra
Reazioni
positive
F
Allenta le tensioni
E
Si dimostra d’accordo
D
Dà suggerimenti
C
Tentativi di
Esprime opinioni
risposta
Fornisce orientamenti
Domande
Area espressiva
Negativa
Dimostra solidarietà
Reazioni
negative
B
A
Chiede orientamenti
A
Chiede opinioni
B
Chiede suggerimenti
C
Disapprova
D
Dimostra tensione
E
Mostra antagonismo
F
Problemi: A) comunicazione, B) valutazione, C) controllo, D) decisione,
E) riduzione della tensione, F) integrazione.
31
Coesione del gruppo
Un gruppo coeso è un gruppo capace di restare unito e
al quale i suoi membri desiderano continuare ad
appartenere.
La coesione è la somma dei legami interpersonali
esistenti tra i vari membri di un gruppo.
Limiti:
• Riduce il gruppo alla somma dei membri che lo
compongono
• Difficoltà empiriche
• Il gruppo può essere coeso anche se i membri non si
piacciono
• Non si può applicare a gruppi ampi
32
Hogg definisce coesione l’attrazione dei membri all’idea
di gruppo e alla sua immagine prototipica.
Il gruppo è coeso quando i suoi membri si identificano
con esso, in termini di caratteristiche e ideali che lo
distinguono da altri gruppi.
La coesione è dovuta all’attrazione sociale.
33
Fattori che influenzano la coesione
• Prossimità fisica, i gruppi di amici nascono tra
persone che abitano vicino
• Somiglianza, le interazioni sono connesse ad
atteggiamenti comuni
• Raggiungimento di un obiettivo, un gruppo orientato
al compito che raggiunge facilmente un obiettivo è
più coeso
• Competizione con un altro gruppo
• Successo di gruppo (?)
• Orientamento gruppale
34
• Capacità dei gruppo di saturare i bisogni
dell’individuo.
• Scelta di appartenere al gruppo e dissonanza
cognitiva
Preferenze per i membri dell’ingroup
9
8
7
6
5
scelta
4
nessuna scelta
3
2
1
vincitori
perdenti
35
Conseguenze della coesione
• Coesione e produttività si influenzano a vicenda
• Maggiore adesione alle norme: se queste favoriscono
la produttività allora la prestazione migliora, se
inibiscono la produttività la prestazione peggiora.
3
2
1
standard di
prestazione basso
0
standard di
prestazione alto
-1
gruppi molto
coesi
gruppi poco coesi
-2
36
Le norme di gruppo
Una norma è una scala di valori che definisce una
gamma di atteggiamenti e comportamenti accettabili
per i membri di un gruppo.
Le norme del gruppo influenzano le norme degli
individui che ne fanno parte.
• Newcomb: studenti conservatori che frequentano un
college liberale cambiano i propri atteggiamenti
diventando più progressisti.
• Siegel e Siegel: il livello di autoritarismo degli
studenti inseriti in un alloggio di tipo autoritario
aumentava rispetto a quello degli studenti inseriti in
un alloggio più permissivo.
37
Funzioni delle norme per l’individuo
• Sono un sistema di riferimento attraverso cui si
interpreta il mondo
• Guidano l‘individuo nelle situazione nuove o
ambigue (esperimento di Sherif sull’effetto
autocinetico).
Funzioni delle norme per il gruppo
• Coordinano le attività dei membri del gruppo
• Contribuiscono a determinare chi fa parte e chi non
fa parte del gruppo
38
Variazione delle norme
• Le norme periferiche sono più variabili rispetto alle
norme centrali
• I membri di status più elevato possono allontanarsi
maggiormente dalle norme periferiche
• I membri di status elevato devono essere molto ligi
alle norme centrali
39
Spetti strutturali dei gruppi
Sherif e Sherif definiscono la struttura del gruppo come
una rete interdipendente di ruoli e status gerarchici.
Il ruolo e lo status si riferiscono a un insieme di
comportamenti tipici della posizione occupata
all’interno del gruppo.
I vari ruoli all’interno di un gruppo possono avere lo
stesso valore.
Le varie posizioni di status hanno valore diverso.
40
La differenziazione di ruolo
La differenziazione di ruolo fa riferimento al fatto che ad
ogni ruolo sono associate aspettative diverse.
I ruoli possono essere stabiliti:
• Formalmente (ad es., scuola, fabbrica)
• Informalmente (ad es., ragazzi in un capo estivo)
Slater divide in ruoli in:
• Specialista nel compito
• Specialista socioemozionale
Tale distinzione si ritrova anche nelle famiglie, anche se a
volte uno stesso individuo può adempiere a entrambi i
ruoli.
41
Funzioni dei ruoli
• La differenziazione di ruoli serve ad agevolare il
raggiungimento di uno scopo. La scelta del ruolo può
variare in base alla situazione.
• I ruoli portano ordine e prevedibilità all’interno di un
gruppo.
• Contribuiscono alla definizione dell’identità di un
individuo.
42
La differenziazione di status
All’interno di un gruppo i ruoli variano per influenza e
valutazione.
Lo status elevato implica:
• La tendenza a dare inizio alle attività
• Prestigio consensuale
Lo status varia in base ai cambiamenti:
• Intragruppo
• Intergruppi
43
Funzioni dello status
• La differenziazione di status porta ordine e
prevedibilità all’interno di un gruppo.
• Aiuta il raggiungimento di uno scopo.
Teoria degli stati di aspettativa
Quando un gruppo è impegnato in un compito i suoi
membri generano delle aspettative circa le abilità degli
altri membri.
Tali aspettative servono da punti di riferimento che
orientano il comportamento.
44
Tratti come la razza o il genere fungono da aspettative
di status in base alle quali si inferiscono le capacità
degli individui.
Queste diverse aspettative servono a collocare un
individuo all’interno di un gruppo.
• In un gruppo costituito da bianchi e neri il
partecipante più influente è bianco.
• In un gruppo costituito da maschi e femmine, il
partecipante più influente è un maschio.
Tuttavia, sul lungo periodo, tali differenze possono
scomparire.
45
Teoria del confronto sociale
Secondo Festinger esiste una motivazione universale
che spinge gli individui a valutare le proprie opinioni e
capacità.
Per valutare le proprie capacità ci si basa su:
• Strumenti oggettivi
• Confronto sociale
46
Per il confronto sociale si scelgono individui simili a noi.
• Zanna et al., gli studenti scelgono di confrontarsi altri
studenti, dello stesso stesso e che seguono lo stesso
corso.
• Wheeler et al, le persone scelgono di confrontarsi con chi
si è esercitato quanto loro.
In entrambi i casi le persone hanno scelta una variabile di
confronto che si suppone sia correlata alla prestazione.
In alcuni casi, si sbaglia a scegliere la variabile di confronto:
• Major, le persone preferiscono sapere quanto guadagna
una persona del proprio sesso, piuttosto che una che
svolge lo stesso compito.
47
La scelta dell’elemento di confronto influenza l’autostima.
Pulsione verso l’alto:
• Produce instabilità
• Determina confronti con persone di status più elevato
• Wheeler, in una graduatoria gli individui tendono a
confrontarsi con ci occupa posizioni immediatamente
superiori alla loro.
• Nosanchuk e Erickson, i giocatori di bridge scelgono di
discutere le varie situazioni di gioco con giocatori
migliori.
48
È anche importante conoscere la gamma delle capacità di
un gruppo.
• Wheeler et al, se si conosce la gamma dei punteggi di un
gruppo si vuole conoscere il punteggio di chi è
immediatamente sopra o sotto di noi nella graduatoria.
Se, invece, non si conosce la gamma, si vogliono sapere i
punteggi del primo e dell’ultimo della graduatoria.
Quando ci si trova in situazioni negative si preferisce il
confronto con chi fa peggio di noi. Tale confronto serve a
proteggere l’autostima.
• Wills, se il tratto su cui si viene confrontati è negativo si
vogliono conoscere i risultati dei soggetti peggiori.
49
Confronto e prestazione
• Gli individui hanno la tendenza a migliorare la propria
prestazione in funzione di chi è immediatamente
superiore a loro.
• I membri di status elevato cercano di migliorare la
prestazione di chi fa peggio di loro. Se non ci riescono,
abbassano i loro livelli di produttività per essere più simili
al resto del gruppo.
• Kohler, le prestazione di un gruppo di sollevamento pesi
migliorano se la forza degli individui non è troppo
disomogenea.
• Seta, i soggetti messi in coppia con un partecipante
leggermente più bravo di loro migliorano la propria
prestazione.
50
Confronti non sociali
• Confronti temporali
• Standard astratti (orientamento autonomo)
• Nella prima infanzia e durante la vecchiaia gli individui
preferiscono i confronti non sociali.
• Nell’adolescenza e nell’età adulta gli individui
preferiscono i confronti sociali.
51
Confronti all’esterno del gruppo
• Si sceglie come termine di paragone un gruppo
leggermente migliore dell’ingroup.
Non tutte le persone ricercano il confronto sociale
• Orientamento autonomo vs. relazionale
Non sempre i confronti sono intenzionali
• Spesso i confronti sono fatti in maniera automatica.
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La leadership
I leader sono i membri di status più elevato all’interno di un
gruppo. Essi influenzano gli altri membri del gruppo più di
quanto siano essi stessi influenzati.
Esistono vari sinonimi del termine leader e vari modi
tramite cui i leader raggiungono la loro posizione.
53
Personalità vs. situazione
I leader hanno caratteristiche di personalità che li distingue
dalla gente comune.
Tuttavia, Stogdill ha trovato pochi risultati a sostegno di
questa ipotesi. I leader tendono a essere un po’ più
intelligenti, sicuri di sé, dominanti, socievoli e orientati alla
riuscita.
I leader riescono a soddisfare le richieste funzionali della
situazione.
Secondo Bales, il leader più efficiente è l’individuo che
meglio riesce ad aiutare il gruppo a raggiungere i suoi
obiettivi.
54
Spiegazioni basate sul comportamento
Lippitt e White sostengono che una funzione importante del
leader è quella di creare un “clima sociale” da cui
dipendono lo stato d’animo e l’efficienza del gruppo.
I due ricercatori hanno fatto un esperimento confrontando
tre tipi di leadership:
• Autocratica, il leader organizza le attività, dice cosa
bisogna fare, rimane distante dal gruppo e si concentra
sul compito.
• Democratica, il leader discute le decisioni e le attività con
il gruppo.
• Permissivo, il gruppo è lasciato libero di agire come
preferisce e il leader interviene solo in minima parte.
I leader cambiarono due volte gruppo e ad ogni
cambiamento cambiarono il tipo di leadership.
55
I risultati indicano che:
• I leader democratici sono i preferiti, e l’atmosfera
all’interno del gruppo è amichevole, i membri lavorano
sia quando è presente, sia quando è assente il leader.
• I leader autocratici generano aggressività e dipendenza
nei confronti del leader, i membri lavorano più
duramente, ma solo se è presente il leader.
• I leader permissivi sono valutati abbastanza
positivamente, ma il gruppo produce poco.
Paradossalmente, la produttività del gruppo aumenta
quando il leader non c’è.
56
Secondo Bales, in un gruppo esistono due tipi di leadership:
• Lo specialista nel compito, che partecipa di più alle
attività del gruppo e si concentra sulle categorie di
interazione relative al compito.
• Lo specialista socioemozionale, che si concentra sui
sentimenti.
Secondo Bales, è difficile trovare in una stessa persona
questi due ruoli, ed è più probabile che essi vengano
incarnati da persone distinte.
57
Una ricerca condotta dall’Ohio State University con gruppi
di militari e industriali, ha mostrato che gli individui
classificavamo i comportamenti del leader in due grosse
categorie:
• L’interesse nel dare origine a una struttura.
• La considerazione per gli altri.
Ulteriori studi hanno indicato che il leader migliore è
quello che ottiene punteggi elevati in entrambe le
caratteristiche.
Tali caratteristiche della leadership si ritrovano in varie
culture.
58
La leadership carismatica implica la capacità del leader di
infondere nel resto del gruppo una visione che li motiva a
compiere degli sforzi per il bene comune.
Alcuni
autori
definiscono
questa
leadership
trasformazionale.
Questo tipo di leadership
• Funziona molto bene nei momenti di crisi e di
cambiamento.
• Aumenta la produttività.
• Aumenta la soddisfazione.
• Riduce i conflitti di ruolo.
59
Interazione tra leader e situazione
Secondo il modello interazionista, l’efficacia della leadership
dipende dalla corrispondenza tra lo stile del leader e il tipo
di situazione da lui affrontata.
Fiedler ha suddiviso il tipo di leadership usando il Least
Preferred Co-Worker, LPC):
• Chi ottiene bassi punteggi è orientato al compito.
• Chi ottiene alti punteggi è orientato alle relazioni.
60
Fiedler ha identificato tre elementi che determinano la
favorevolezza della situazione per il leader:
• Relazione leader-membri, ovvero l’atmosfera del gruppo
(fiducia, affetto, lealtà).
• La struttura del compito (chiarezza delle procedure).
• Potere.
I leader a basso LPC (orientati al compito) funzionano
meglio agli estremi del continuum.
I leader ad alto LPC (orientati alle relazioni) funzionano
meglio al centro del continuum.
61
Limiti
• Tale concezione si basa sull’assunto che i tratti di
personalità sia immutabili.
• Le otto situazioni formano un continuum sulla base di un
ordine di importanza dei fattori arbitrario.
• Ogni leader può essere classificato in maniera
dicotomica.
62
Leadership situazionale
Secondo tale modello i leader devono adattare il proprio
stile alla prontezza (capacità, disponibilità, sicurezza) dei
membri del gruppo ad affrontare il compito.
• Quando la prontezza è bassa il leader deve adottare un
orientamento al compito.
• Quando la prontezza è alta il leader deve adottare un
orientamento relazionale.
In questo caso i due stili sono indipendenti.
63
La leadership nei processi decisionali
Vroom e Yetton identificano cinque processi decisionali:
• Arrivare a una decisione autonomamente, senza
consultare nessuno.
• Consultare i membri, ma decidere autonomamente.
• Discutere il problema con altri membri, ma decidere
autonomamente.
• Discute con il gruppo, riservandosi il diritto di avere
l’ultima parola e di lasciarsi o meno influenza dal gruppo.
• Discutere con il gruppo e arrivare a una soluzione
consensuale.
La scelta del metodo migliore dipende dalla natura del
compito.
64
Leadership come processo
Secondo Hollander, nelle fasi iniziali il leader deve guadagnare
credibilità. Tale credibilità fornirà la legittimità per influenzare
successivamente i membri del gruppo.
Esistono tre forme di legittimità:
• Metodo tramite cui il leader diventa tale (eletto vs.
nominato).
• Capacità del leader di soddisfare i bisogni del gruppo.
• Identificazione del leader con il gruppo.
Secondo Hogg è importante la prototipicità del leader.
Il leader deve esercitare:
• Giustizia distributiva (equità).
• Giustizia procedurale (procedure corrette).
65
Il leader deve esercitare:
• Giustizia distributiva (equità).
• Giustizia procedurale (procedure corrette).
66
Le reti di comunicazione
Secondo Bevelas, per comprendere le strutture
comunicative bisogna considerare i membri del gruppo
come persone in relazione tra loro attraverso legami di
comunicazione.
Il modo in cui sono organizzati questi legami è più
importante della distanza fisica tra i membri.
Le reti centralizzate funzionano meglio se il compito è
difficile, ma tendono a sovraccaricare il leader.
67
L’influenza sociale
L’influenza sociale può essere divisa in:
• Influenza della maggioranza
• Influenza della minoranza
Questi due tipi di influenza sono governati da processi
diversi e generano risultati diversi.
68
L’influenza della maggioranza
Nei gruppi si tende al conformismo nei confronti della
maggioranza, anche quando questa sbaglia.
Esperimento di Asch
• I soggetti arrivano in laboratorio per partecipare ad
un esperimento sulla percezione.
• I soggetti vengono fatti accomodare insieme ad altre
persone arrivate prima di loro (complici dello
sperimentatore).
• Il compito è di individuare quale di tre linee
corrisponde alla linea campione.
69
A
B
C
linea campione
• Le risposte vengono fornite a turno a voce alta.
• Nelle prime due prove tutti danno la risposta
corretta.
• Nelle 11 prove successive i complici danno la risposta
sbagliata.
• In questi casi, il 36% dei partecipanti dà la risposta
sbagliata.
70
Dai risultati emerge che gli individui negano un giudizio
veritiero per non andare contro la maggioranza.
Nelle interviste post-sperimentali i soggetti affermavano di
avere dato il giudizio sbagliato:
• Perché non si fidavano dei propri giudizi
• Perché non volevano essere diversi dagli altri.
Questo tipo di conformismo è pura condiscendenza a livello
di comportamento pubblico e non implica un cambiamento
percettivo o cognitivo personale (cfr Sherif).
Il conformismo è più elevato nelle società collettiviste
rispetto a quelle individualiste.
71
Il conformismo aumenta con l’aumentare delle
dimensioni della maggioranza.
• Milgram et al., hanno trovato che più persone
guardano nel vuoto maggiore è la probabilità che
persone inconsapevoli guardino nel vuoto.
Il dissenso riduce il conformismo
• La presenza di un altro soggetto ingenuo riduce il
conformismo al 10%.
• La presenza di un complice che dà sempre la risposta
esatta riduce il conformismo al 5%.
• La maggiore riduzione si ha quando il complice dà
una risposta ancora più sbagliata di quella della
maggioranza.
72
Spiegazioni del conformismo
Esiste una propensione generale a conformare i nostri
atteggiamenti a chi ci circonda.
Esperimento di Milgram
Percentuale di soggetti che
andarono oltre i 210 volt
60
50
40
30
20
10
0
pressione a
obbedire
pressione a
disobbedire
nessuna pressione
73
Influenza normativa
Secondo Festinger esistono due motivi per cui gli individui si
conformano alla maggioranza:
• Funzione di conferma (aumenta in situazioni nuove o
ambigue (esperimento di Sherif) o quando le nostre
decisioni hanno conseguenze importanti.
Baron et al., hanno trovato che i massimi livelli di
conformismo si hanno quando il compito è più
importante e più difficile.
• Presenza di uno scopo di gruppo importante.
Lewin ha trovato che si ha un più forte cambiamento
quando la persuasione avviene tramite la discussione di
gruppo (decidere insieme di provare una nuova ricetta)
piuttosto che quando la persuasione viene dall’esterno
(nutrizionista).
74
Più il gruppo è coeso, maggiore sarà il conformismo.
• Festinger et al., hanno trovato che più il gruppo è
coeso, maglio sono mantenuti gli standard del
gruppo.
• Crandal, studiando i disturbi alimentari ha notato che
questi sono molto diffusi tra le amiche più strette.
Tali spiegazioni non sono sufficienti per spiegare il
conformismo negli esperimenti di Asch.
75
Influenza normativa
Secondo Deutsch e Gerard gli individui si adeguano per
evitare:
• Il ridicolo.
• Di essere considerati estranei.
Di solito siamo attratti da chi la pensa come noi e
respingiamo chi ha atteggiamenti diversi, quindi, ci
uniformiamo agli altri per non essere respinti.
76
Esperimento di Deutsch e Gerard. Sia le due ipotesi di
Festinger (scopo di gruppo e funzione di conferma) sia
il bisogno di essere accettati vengono confermate.
Numero di errori
Condizione
Stimoli presenti
Stimoli assenti
Scopo di gruppo
5.7
6.9
Faccia a faccia
3.0
4.1
Anonimo
2.8
3.2
Foglio di carta da buttare
0.6
0.7
Lavagnetta magica
1.6
2.3
Foglio da firmare e consegnare
allo sperimentatore
0.9
0.5
Scopo di gruppo
Bisogno di essere accettati
Funzione di conferma
77
Influenza informativa referente
Secondo
Turner
il
conformismo
dipende
dall’autocategorizzazione dei soggetti in membri di
gruppo (gli universitari).
Tale categorizzazione fa si che ci si comporti come gli
altri membri del gruppo.
• Abrams et al., hanno trova che il conformismo è
maggiore nella condizione ingroup (studenti di
psicologica) rispetto alla condizione outroup
(studenti di storia), in particolar modo quando le
risposte sono pubbliche.
78
Influenza in prospettiva evolutiva
Una forte influenza è esercitata dal gruppo dei pari, in
particolare:
• Nell’infanzia
• Nella prima adolescenza
79
Uniformità e devianza
Secondo Festinger la maggioranza aumenta la
comunicazione nei confronti dei dissidenti, al fine di
raggiungere l’uniformità.
Esperimento di Shachter.
Numero di comunicazioni
2.5
2
1.5
Deviante
Slider
1
Mode
0.5
0
Min 5-15 Min 15-25 Min 25-35 Min 35-45
80
Il deviante viene rifiutato
• Schachter ha condotto una ricerca in 7 paesi europei
con 300 gruppi sperimentali trovando che la
valutazione del deviante era sempre al di sotto della
media delle valutazioni degli altri membri di gruppo.
• Mann ha trovato che esiste una forte correlazione tra
la tendenza del gruppo a raggiungere l’uniformità e il
rifiuto del deviante.
81
L’influenza della minoranza
Nell’esperimento di Schachter 95 gruppi (32%) furono
esclusi dalle analisi poiché il deviante non era solo.
Di questi 95, 26 (il 9% del totale), cambiarono la propria
opinione e si adeguarono al deviante.
Secondo Moscovici, la capacità del deviante di far
cambiare opinione al gruppo dipende dalla coerenza
nel sostenere le proprie idee.
82
Esperimento di Moscovici
• Partecipavano all’esperimento 4 soggetti ingenui e 2
complici dello sperimentatore.
• I soggetti dovevano dire di che colore era una
diapositiva bluastra.
• In una condizione la minoranza diceva sempre
“verde” (coerenza), mentre nell’altra dicevano a volte
“verde” a volte “blu”(incoerenza).
• Nella condizione di coerenza il 33% dei partecipanti
disse almeno una volta “verde”, inoltre, l’8% delle
risposte totali fu “verde”. Nella condizione di
incoerenza meno dell’1% delle risposte fu verde.
83
L’influenza della minoranza ha effetti sia sul
comportamento manifesto sia su quello privato.
• Nell’esperimento di Moscovici, nella condizione di
coerenza i soggetti avevano una soglia di percezione
del verde inferiore rispetto alla condizione di
incoerenza.
84
La minoranza ha effetti indiretti.
• Perez et al. hanno trovato che la maggioranza ha effetti
immediati sulla valutazione di alcune questioni (aborto,
contraccezione), tuttavia dopo tre settimane emergono
gli effetti della minoranza.
• Alvaro e Crano hanno trovato un cambiamento
significativo dell’atteggiamento su una questione
(possesso di armi da fuoco) debolmente correlata alla
questione focale (ingresso dei gay nell’esercito),
quando il messaggio proveniva dalla minoranza.
L’influenza, quindi, è un processo bidirezionale.
85
La minoranza ha effetto quando:
• Le questioni su cui si dibatte non hanno una rilevanza
personale.
Trost et al. Hanno trovato che la minoranza influenza
l’atteggiamento (nuovo esame obbligatorio) quando
non è rilevante per le persone (il corso inizierà tra
qualche anno).
• Nella società vi sono avvisaglie di cambiamento.
Maass et al hanno trovato che se nella società si sta
dibattendo un certo tema (aborto) è più facile che la
minoranza abbia effetti.
86
Processi di influenza
Esistono due correnti di pensiero relative ai processi di
influenza della maggioranza e della minoranza:
• Teorie “duali”, secondo cui esistono due processi
diversi
• Teorie “monofattoriali”, secondo cui esiste un unico
processo.
87
Teorie duali
Secondo Moscovici:
• La maggioranza ottiene un conformismo pubblico,
dovuto alla dipendenza sociale e al bisogno di
informazioni.
• La maggioranza ottiene cambiamenti privati, dovuti
alla ristrutturazione cognitiva.
88
a favore
neutro contro
Esperimento di Maass e Clark
• I partecipanti leggevano il riassunto di una discussione di
gruppo che poteva essere a favore o contro i diritti degli
omosessuali. In tale discussione erano identificabili le
posizioni della maggioranza e della minoranza.
• Metà dei partecipanti rispondeva in forma anonima,
mentre l’altra metà rispondeva in forma pubblica.
5
4.5
4
pubblico
privato
3.5
3
89
Esperimento di Moscovici e Personnaz
• Uso del paradigma blu-verde
• Il collaboratore che rispondeva sempre “verde” era
rappresentativo della popolazione generale (l’82%
delle persone risponde come lui) o non
rappresentativo (il 18% della popolazione risponde
come lui.
• I partecipanti dovevano dire quale era il colore
postumo, ovvero il colore che si vede quando
scompare la diapositiva.
90
Diapositiva blu
91
Colore postumo giallo arancio
92
Diapositiva verde
93
Colore postumo rosso carminio
94
Esperimento di Moscovici e Personnaz
• I soggetti nella condizione di maggioranza avevano
uno spostamento scarso o nullo nella percezione
cromatica dell’immagine postuma (dichiaravano
giallo-arancio).
• I soggetti nella condizione di minoranza, nella
percezione dell’immagine postuma, si spostavano
verso il rosso carminio.
95
Risultati contrastanti
• Doms e van Avermaet trovano gli stessi spostanti sia
nella maggioranza sia nella minoranza.
• Sorrentino et al. Non trovano cambiamenti
attendibili.
• Martin non trova differenze tra maggioranza e
minoranza.
I soggetti più sospettosi, probabilmente perché
dedicavano più attenzione alla diapositiva, erano gli
unici a subire un cambiamento.
96
Esperimento di Moscovici e Personnaz
• Una siluette ambigua del viso di Lenin appare su uno
sfondo rosso.
• Il collaboratore (che proviene dalla maggioranza o
dalla minoranza) dichiara di vedere Lenin.
• Il partecipante in privato deve indicare il colore della
diapositiva e l’immagine postuma.
• I soggetti nella condizione di minoranza
percepiscono il rosso e il verde (colore postumo) con
più evidenza rispetto a quelli nella condizione di
minoranza.
In questi casi, non può essere invocata la sospettosità
come spiegazione poiché i collaboratori riferiscono97
• Secondo Moscovici, la minoranza ha effetto perché
innesca un lavoro cognitivo che si traduce in un
cambiamento interiorizzato dell’atteggiamento,
mentre la maggioranza determina solo un’adesione
superficiale.
• Secondo
Mackie,
la
maggioranza
stimola
un’elaborazione più sistematica, mentre la minoranza
stimola un’elaborazione euristica.
Mackie ha trovato che le argomentazioni della
maggioranza producevano
un
cambiamento
dell’atteggiamento più sostanziale, dopo il test, a
distanza di una settimana, sulla questione focale e su
quella collegata.
98
La minoranza genera modalità di pensiero più creative
e divergenti mentre la maggioranza genera modalità di
pensiero più focalizzate e convergenti.
Secondo Nemeth:
• Nella condizione di maggioranza, quando ascoltiamo
un punto di vista diverso rispetto al nostro ci
troviamo in una condizione di ansia. Questa
condizione genera attenzione ridotta e quindi ci
focalizziamo su un dato compito focalizzandoci su ciò
che dice la maggioranza (pensiero convergente).
• Nella condizione di minoranza, non si genera ansia e,
quindi, si possono prendere in considerazione
opinioni diverse.
99
Esperimento di Nemeth e Wachtler:
• Il compito era di identificare fra sei figure sovrapposte
quella che coincideva con lo standard. Il compito poteva
essere facile o difficile.
• I collaboratori (maggioranza o minoranza) individuavano
correttamente lo stimolo facile e quello difficile, oppure
individuavano correttamente lo stimolo facile e
sbagliavano quello difficile.
maggioranza
minoranza
controllo
corretto
sbagliato
corretto
sbagliato
Conformismo
1.4
1.9
0.7
0.6
/
Originalità
1.7
3.8
5.1
4.8
2.8
Originalità e
correttezza
2.5
5.6
9.3
7.0
3.9
100
• Nemeth e Kwan hanno trovato che nel caso della
minoranza ci sono associazioni cromatiche più
numerose e originali.
• De Dreu e de Vries hanno trovato che nel caso della
minoranza ci sono più associazioni alla parola
“straniero”.
• Nemeth et al. hanno trovato che in un compito di
memoria i soggetti nella condizione di minoranza che
evoca una categoria insolita ricordavano più parole.
101
Teorie monofattoriali
Secondo Latanè e Wolf:
• La differenza tra l’influenza della maggioranza e
quella della minoranza dipende dal fatto che nel
primo caso ci sono più fonti di influenza. Quindi,
l’impatto dell’influenza dipende dal numero di
stimoli presenti: nel caso della maggioranza ci sono
più stimoli, quindi l’influenza sarà maggiore.
• L’aumento dell’influenza non è lineare.
102
• L’ampiezza quantitativa dell’influenza può essere
prevista da un unico fattore (numero di individui)
• La natura qualitativa dell’influenza non può essere
determinata da un unico fattore.
103
Gli studi di Sherif nei campi estivi
Per verificare la teoria del conflitto realistico Sherif condusse tre
studi ambientati all’interno di campi estivi.
I partecipanti alla ricerca erano tutti ragazzi bianchi, di 11 o 12 anni,
di classe media, sani, ben adattati, provenienti da famiglie stabili,
psicologicamente equilibrati.
I ragazzi, inoltre, non si conoscevano prima di arrivare al campo.
Gli studi di Sherif comprendono tre fasi:
1. formazione del gruppo,
2. competizione intergruppi,
3. riduzione del conflitto.
Inoltre, nei primi due esperimenti, prima della fase di formazione del
gruppo, vi erano la fase di scelte spontanee di amicizia
interpersonale.
104
Scelte spontanee di amicizia interpersonale
Questa fase è presente solo nei primi due esperimenti, ed ha la
funzione di eliminare l’attrazione interpersonale come fattore
esplicativo, serve, cioè per diminuire la possibilità che i risultati della
ricerca dipendano dagli effetti dell’attrazione interpersonale.
Durante questa fase i ragazzi erano alloggiati insieme ed erano liberi
di interagire e lavorare con chi preferivano. Una volta stabilizzate le
relazioni, è stata fatta una valutazione dell’attrazione interpersonale.
I ragazzi sono, quindi, stati divisi in due capanne e circa i due terzi
dei migliori amici di ogni ragazzo è stato messo nell’altra capanna.
Da questo punto in poi i ragazzi interagivano solo con i membri del
proprio gruppo.
Il terzo esperimento iniziava con la fase di formazione del gruppo, i
ragazzi, quindi, non si incontravano mai prima.
105
Formazione del gruppo
Lo scopo principale di questa fase era assegnare un certo numero di
compiti al gruppo (ad es., cucinare, campeggiare), che
comprendevano un lavoro di squadra da parte dei ragazzi di ciascun
gruppo, senza avere a che fare con l’altro gruppo.
Nei primi due esperimenti, già in questa fase vi furono alcuni
confronti spontanei tra i gruppi, in cui si favoriva il proprio gruppo.
Il favoritismo per il proprio gruppo si verificava prima dell’inizio
della fase di conflitto.
Nel terzo esperimento, invece, i ragazzi non erano a conoscenza
della presenza dell’altro gruppo, ma appena seppero della sua
presenza decisero spontaneamente di sfidarlo in una competizione
sportiva. La semplice presenza dell’altro gruppo suscitava sentimenti
competitivi.
106
Competizione intergruppi
In questa fase i due gruppi prendevano parte ad una serie di
competizioni, in ognuna delle quali il gruppo vincente riceveva un
premio, mentre il gruppo che perdeva non riceveva nulla.
In questo modo si creava un oggettivo conflitto di interessi tra i due
gruppi.
I due gruppi si trovavano in una situazione di interdipendenza
negativa, una situazione, cioè, in cui ogni gruppo guadagna quello
che perde l’altro gruppo.
107
In questa fase Sherif notò che:
• la presenza dell’outgroup aveva aumentato la solidarietà
all’interno dell’ingroup,
• gli atteggiamenti nei confronti dell’outgroup erano diventati
negativi, mentre quelli nei confronti dell’ingroup erano diventati
più positivi,
• il leader all’interno dei gruppi era cambiato, nel senso che
diventavano leader i bambini più bellicosi e aggressivi,
• gli eventi erano sistematicamente percepiti in maniera da
favorire l’ingroup.
108
Le percezioni distorte a favore dell’ingroup sono dimostrate dal
gioco del “lancio dei fagioli”.
L’obiettivo di questo gioco era raccogliere, nel tempo stabilito, il
maggior numero possibile di fagioli sparsi per terra.
I ragazzi lavoravano individualmente raccogliendo i fagioli in una
sacca dall’apertura molto stretta, in modo che non si potesse vedere
quanti fagioli vi fossero.
109
Successivamente venne loro affidato il compito di valutare il numero
di fagioli di ogni sacca.
Il contenuto di ogni sacca venne brevemente mostrato ai ragazzi e
ogni mucchio di fagioli raccolto da ciascun ragazzo venne identificato
solo in base al gruppo di appartenenza di chi l’aveva raccolto.
In realtà ogni volta fu mostrato lo stesso mucchio contenete 35
fagioli.
Ogni ragazzo scrisse la propria stima del numero di fagioli.
I risultati mostrano una consistente tendenza a sovrastimare il
numero di fagioli, quando si diceva che erano stati raccolti
dall’ingroup, e a sottostimarlo quando si diceva che erano stati
raccolti dall’outgroup.
110
Riduzione del conflitto
L’obiettivo di questa fase era introdurre degli scopi sovraordinati per
trasformare le relazioni ostili in relazioni cooperative.
Uno scopo sovraordinato è uno scopo che ha un forte richiamo per ogni
gruppo, ma che nessun gruppo può raggiungere senza la partecipazione
dell’altro.
Uno di questi scopi fu progettato in modo da far rompere l’autocarro che
portava le provviste. Per avere le provviste bisognava trainare l’autocarro
fino al campo.
I ragazzi erano motivati ad avere le provviste poiché era quasi ora di
pranzo, tuttavia l’autocarro era molto pensante e l’unico modo per farlo
arrivare al campo era che i membri di entrambi i gruppi lo trainassero
insieme.
L’introduzione di vari obiettivi sovraordinati portò a rendere le relazioni tra
111
i due gruppi più amichevoli.
I risultati di questi esperimenti dimostrano l’insufficienza delle teorie
che spiegano il conflitto tra gruppi in termini di fattori di personalità.
Infatti, in questi esperimenti si vede come dei bambini “normali”
modificarono sistematicamente il proprio comportamento
adeguandosi alla relazione intergruppi.
Inoltre, i cambiamenti avvenuti nei ragazzi erano stati troppo veloci
per poter essere attribuiti a caratteristiche di personalità.
Secondo Sherif, quindi, la discriminazione e il pregiudizio tra i
gruppi dipendo dall’incompatibilità dei loro obiettivi materiali.
112
L’ESPERIMENTO DI TAJFEL E WILKES
Partecipanti. 61 studenti universitari inglesi.
Il materiale sperimentale. Otto linee di diversa lunghezza. La più
corta era lunga cm 16.2, la più lunga cm 22.8. Ogni linea della serie
era più lunga di quella che la precedeva del 5% di questa ultima.
Ogni linea era disegnata sulla diagonale di un cartone rettangolare
bianco.
113
Esempio
La
procedura.
I
partecipanti
erano
esaminati
individualmente. Seduti di fronte allo stimolo dovevano
giudicare la lunghezza della linea in cm. La serie di otto
stimoli era presentata in successione sei volte. Ogni
partecipanti esprime quindi 48 valutazioni. I partecipanti non
sapevano quanti stimoli diversi stavano valutando.
Nell’esperimento vi erano tre condizioni di classificazione: C,
R, U.
• La condizione C è una condizione di classificazione
sistematica degli stimoli. In essa, in ognuna delle sei
presentazioni, le linee più corte, 1-4, avevano soprascritta
la A, le linee più lunghe, 5-8, avevano soprascritta la B. In
questa condizione vi è correlazione perfetta tra la
classificazione e la lunghezza delle linee. Infatti, la classe A
comprende le quattro linee più corte e la classe B le
quattro linee più lunghe.
115
Esempio
A
B
• La condizione R è una condizione di classificazione casuale. In
essa, ognuna delle otto linee era presentata tre volte con
soprascritta la A, tre volte con soprascritta la B. In questa
condizione non vi è correlazione tra la classificazione e la
lunghezza delle linee. Infatti, la classe A comprende sia le linee
corte sia le linee lunghe e altrettanto vale per la classe B. Le
otto linee sono presenti tutte e con la stessa frequenza sia in A
sia in B.
• La condizione U è una condizione di non classificazione; in
essa, infatti, le otto linee erano presentate senza la A o la B
soprascritta.
117
Esperimento
Ia (prima
prova)
Ib (seconda
prova)
IIa (prima
prova)
IIb (seconda
prova)
Gruppi
n=
n=
n=
n=
C R U
12 13 12
C R U
10 13 11
C1 U1
12 12
C1 U1
11 9
Modo di
presentazione
precedente
Presentazioni
della serie di
stimoli
successiva
6
simultanea
11
simultanea
6
simultanea
6
118
Per abituare i partecipanti agli stimoli, si usavano due modalità di
presentazione: successiva e simultanea.
•
Nella familiarizzazione di tipo successivo, la serie era
presentata due volte. La prima volta, l’ordine degli stimoli era
5-8, 1-4; la seconda era 4-1, 8-5. Si diceva che gli stimoli
presentati erano un campione degli stimoli che avrebbero in
seguito valutato. Nella condizione C, le linee erano classificate;
nella condizione U non lo erano; nella R, per ogni linea si
stabiliva casualmente se dovesse essere A o B.
•
Nella familiarizzazione di tipo simultaneo, i cartoni contenenti
le otto linee erano collocati uno accanto all’altro, in modo che
la linea 8 e la linea 1 fossero vicine. Nella condizione C, le linee
erano classificate; nella condizione U non lo erano; nella
condizione R, le etichette A e B si alternavano casualmente
sulla dimensione di lunghezza.
119
Le ipotesi.
L’ipotesi 1 riguarda il processo di differenziazione intercategoriale
• Ipotesi 1a. Si confronta la condizione C con la condizione U. Si
ipotizza che la classificazione sistematica degli stimoli determini
effetti di differenziazione intercategoriale. In termini operativi si
ipotizza che lo stimolo 4 e lo stimolo 5 siano percepiti più diversi
nella condizione C che nella condizione U.
• Ipotesi 1b. Si confronta la condizione R con la condizione U. Si
ipotizza che la classificazione casuale degli stimoli non determini
effetti di differenziazione intercategoriale. In termini operativi si
ipotizza che la differenza percepita tra lo stimolo 4 e lo stimolo 5
non sia diversa nella condizione R rispetto alla condizione U.
120
L’ipotesi 2 riguarda il processo di assimilazione intracategoriale.
• Ipotesi 2a. Si confronta la condizione C con la condizione U. Si
ipotizza che la classificazione sistematica degli stimoli determini
effetti di assimilazione intracategoriale. In termini operativi, si
ipotizza che gli stimoli contigui della stessa categoria siano
percepiti più simili nella condizione C che nella U.
• Ipotesi 2b. Si confronta la condizione R con la condizione U. Si
ipotizza che la classificazione casuale degli stimoli non
determini effetti di assimilazione intracategoriale. In termini
operativi, si ipotizza che la differenza percepita tra gli stimoli
contigui della stessa categoria non sia diversa nella condizione
R rispetto alla U.
121
L’ipotesi 3 riguarda gli effetti della familiarizzazione. Si ipotizza
che, nella condizione C, la classificazione sistematica degli stimoli
sia resa più evidente dalla familiarizzazione di tipo simultaneo
che da quella di tipo successivo. Si ipotizza, cioè, che i processi di
differenziazione e assimilazione siano più forti in C1 (Esperimento
IIa) che in C (Esperimento Ia). Non ci dovrebbe, invece, essere
differenza tra le condizioni di controllo: U1 (Esperimento IIa) vs. U
(Esperimento Ia).
122
L’ipotesi 4 riguarda gli effetti dell’esperienza. Si ipotizza che
l’esperienza precedente degli stimoli e della classificazione
determini più forti effetti di differenziazione e assimilazione. Si
ipotizza cioè che tali effetti siano più forti nella seconda prova (C1,
Esperimento IIb) che nella prima prova (C1, Esperimento IIa). Non
ci dovrebbe, invece, essere differenza tra le condizioni di controllo:
U1 dell’Esperimento IIb vs. U1 dell’Esperimento IIa.
123
Tabella 2. Risultati della prima (Ia e IIa) e della seconda (Ib e IIb) prova
A
Linea
Lunghezza
reale
B
1
2
3
4
5
6
7
8
16.2
17
17.9
18.8
19.7
20.7
21.7
22.8
1a Prova (Ia e IIa)
C C1
n =24
R U U1
n= 37
C C1
n= 21
R U U1
n=33
16.0
17.3
18.1
19.3
21.1
22.3
23.6
25.3
16.4
17.3
18.2
19.3
20.3
21.5
22.6
24.3
2a Prova (Ib e IIb)
15.6
16.5
17.2
18.3
20.3
21.6
22.4
24.4
16.6
17.4
17.9
19.0
20.3
21.3
22.8
24.6
124
Figura 1. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti,
Esperimenti Ia e IIa.
125
controllo R U U1
100
classificazione C C1
1a Prova
75
50
25
0
-25
-50
1-2
2-3
3-4
4-5
5-6
6-7
7-8
125
Figura 2. Confronto tra differenze reali e differenze stimate tra stimoli adiacenti,
Esperimenti Ib e IIb.
150
controllo R U U1
125
classificazione C C1
100
2a Prova
75
50
25
0
-25
-50
1-2
2-3
3-4
4-5
5-6
6-7
7-8
126
Figura 3. Ultime cinque prove nell’esperimento Ib.
controllo R U
classificazione C
175
150
125
100
75
50
25
0
-25
A
-50
1-2 2-3 3-4 4-5 5-6 6-7 7-8
C
n=10
RU
n=24
B
1
2
3
4
5
6
7
8
16.2
17.0
17.9
18.8
19.7
20.7
21.7
22.8
17.1
17.8
18.6
19.1
21.4
22.0
22.8
24.2
16.9
18.1
18.6
19.8
20.4
21.2
22.2
23.8
127
I risultati.
•
•
•
•
•
•
L’ipotesi 1a, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta
confermata (confronto C-U).
L’ipotesi 1b, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta
confermata (confronto R-U).
L’ipotesi 2a, relativa all’assimilazione intracategoriale, non
risulta confermata (confronto C-U).
L’ipotesi 2b, relativa alla differenziazione intercategoriale, risulta
confermata (confronto R-U).
L’ipotesi 3 relativa alla familiarizzazione non risulta confermata.
L’ipotesi 4 relativa all’esperienza non risulta confermata
(confronto I e II prova).
128
•
I grafici di Figura 1 (prima prova) e di Figura 2 (seconda prova)
confermano gli effetti di differenziazione intercategoriale e
l’assenza di effetti di assimilazione intracategoriale.
•
Nelle ultime cinque presentazioni della serie (Esperimento Ib),
si rilevano sia forti effetti di differenziazione intercategoriale sia
effetti di assimilazione intracategoriale (vedi Figura 3)
129
I risultati di Tajfel e Wilkes possono essere riassunti nelle due
seguenti asserzioni:
• La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti di
differenziazione intercategoriale: allontana, differenzia gli
stimoli inclusi nelle due categorie.
• La classificazione sistematica degli stimoli determina effetti di
assimilazione intracategoriale: fa percepire più simili gli stimoli
inclusi nella stessa categoria.
130
I processi di differenziazione e assimilazione caratterizzano il
funzionamento cognitivo umano perché, come quello di
categorizzazione da cui derivano, facilitano l’adattamento
dell’individuo all’ambiente. Infatti, le decisioni comportamentali
sono più facili, se gli stimoli di due categorie sono tra loro
differenziati e gli stimoli della stessa categoria sono tra loro
assimilati.
Una conseguenza dei due processi è che essi determinano la
formazione degli stereotipi.
Lo stereotipo è l’immagine di un gruppo espressa in termini di
tratti fisici e di personalità.
131
L’ESPERIMENTO DI TAJFEL, BILLIG, BUNDY e FLAMENT (1971):
ESPERIMENTO DEI GRUPPI MINIMALI
Rilevato il processo di differenziazione, Tajfel ha una seconda
intuizione. Ipotizza che tale processo si esprima anche nella
tendenza a differenziare dalle altre le categorie a cui si appartiene.
La categorizzazione, che determina differenziazione, è condizione
sufficiente di comportamenti di favoritismo per l’ingroup.
Per verificare l’ipotesi che la categorizzazione in un proprio gruppo
e in un gruppo estraneo sia condizione sufficiente di valutazioni
differenziali e comportamenti discriminativi a favore del proprio
gruppo, Tajfel ha realizzato una ricerca, nota come Esperimento dei
Gruppi Minimali. Si tratta del secondo esperimento che ha
contribuito allo sviluppo della teoria dell’identità sociale.
132
Partecipanti. 48 ragazzi di 14-15 anni di età, tutti maschi. Erano
esaminati in gruppi di 16. In ogni gruppo i partecipanti si
conoscevano bene, perché erano allievi della stessa classe.
La procedura. L’esperimento si svolgeva in due fasi.
• La prima fase, che riguardava l’espressione di preferenze
estetiche, consentiva di dividere i partecipanti in due gruppi:
quelli che – si diceva – preferivano Klee e quelli che preferivano
Kandinski.
• Nella seconda fase, i partecipanti assegnavano punti,
corrispondenti a quote di denaro, a membri anonimi
dell’ingroup e a membri anonimi dell’outgroup, indicati da un
numero.
133
I partecipanti sapevano che non avrebbero mai ricompensato se
stessi; alla fine del compito, ognuno avrebbe ricevuto una quota
di denaro uguale alla somma delle quote a lui assegnate dagli altri
rispondenti.
L’esperimento si sarebbe concluso con la fase di assegnazione di
risorse.
I partecipanti sapevano che, nelle matrici, un punto equivaleva a
1/10 di
penny.
134
Con lo scopo di eliminate dalla situazione sperimentale tutte le
variabili che di norma producono favoritismo, furono adottati alcuni
criteri nella strutturazione dell’esperimento.
• Non doveva esserci alcuna interazione faccia a faccia tra i membri
del proprio gruppo, del gruppo estraneo o tra i gruppi.
• L’appartenenza al gruppo doveva essere anonima.
• Non doveva esserci alcuna precedente ostilità tra i gruppi.
• Non doveva esserci alcun conflitto di interesse tra i gruppi.
• Non doveva esserci alcun legame utilitaristico o strumentale tra
le risposte dei soggetti e i loro interessi personali.
• Non doveva esserci un destino comune tra i membri del gruppo.
135
Esempi di matrice.
a) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 74 del gruppo Klee
25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 44 del gruppo Kandinski 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7
b) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 15 del gruppo Kandinski 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 38 del gruppo Klee
19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7
Ogni matrice veniva presentata due
ricompense per i membri dei due gruppi.
volte,
invertendo
le
I partecipanti dovevano scegliere una colonna della matrice.
Questa matrice era costruita in modo da rilevare la tendenza a
massimizzare la differenza tra l’ingroup e l’outgroup.
136
Risultati
a) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 74 del gruppo Klee
25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 44 del gruppo Kandinski 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7
b) Libretto per il gruppo Klee
Queste cifre indicano le ricompense a favore di:
Membro n. 15 del gruppo Kandinski 25 23 21 19 17 15 13 11 9 7 5 3 1
Membro n. 38 del gruppo Klee
19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7
Nella matrice a i partecipanti di solito scelgono l’equità tra i due
gruppi (13/13).
Nella matrice b, invece, i partecipanti tendono ad assegnare più al
proprio gruppo (11/12), rinunciando a somme di denaro superiori
(25/19) pur di guadagnare più dell’altro gruppo.
137
I risultati, quindi, mostrano che vi è una tendenza a favorire il
proprio gruppo, anche quando l’assegnazione al gruppo è fatta su
una base insignificante.
La discriminazione, rilevata in questo esperimento
• non dipende da attrazione personale per i membri
dell’ingroup;
• non dipende da precedenti ostilità tra i gruppi;
• non dipende dalla presenza di un conflitto di interessi tra i
gruppi;
• non dipende dall’interesse personale;
• non dipende dalla presenza di un destino comune.
La discriminazione è determinata dalla categorizzazione
Klee/Kandinski (sovrastimatori/sottostimatori, X/Y).
Tajfel, quindi, arrivò alla conclusione che la semplice
categorizzazione ingroup/outgroup è sufficiente a creare
138
discriminazione.
La teoria dell’identità sociale (Tajfel, 1978)
Al centro della teoria c’è il concetto di identità sociale.
Tajfel definisce l’identità sociale come “quella parte del concetto di sé
di un individuo che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un
gruppo (o gruppi) sociale unita al valore e al significato emotivo
attribuito a tale appartenenza”.
Dato che gli individui preferiscono avere un’immagine di sé positiva,
piuttosto che negativa, e dato che una parte dell’immagine dell’individuo
proviene dall’appartenenza di gruppo, ne deriva che egli individui
preferiscono appartenere a gruppi valutati positivamente.
Per giudicare il valore del proprio gruppo lo si confronta con altri gruppi.
L’esito di questi confronti è importante poiché influenza direttamente
l’autostima delle persone.
Per questo motivo si tende a distorcere il confronto, nel tentativo di
creare una specificità o distintività positiva per il proprio gruppo, ovvero
nel tentativo di differenziare positivamente il proprio gruppo dall’altro.
139
In base alla teoria dell’identità sociale, gli individui, nel contesto dei
gruppi minimali discriminano a favore dell’ingroup per innalzare
l’immagine del proprio gruppo e, quindi, di se stessi.
Nella situazione dei gruppi minimi gli individui sono anonimi e l’unica
informazione che li contraddistingue è il gruppo di appartenenza. Il
proprio gruppo, però, non è differenziato dall’altro e, quindi, non può
influenzare l’autostima dei partecipanti.
Per creare una specificità positiva per il proprio gruppo e, quindi,
aumentare la propria autostima gli individui hanno bisogno di
differenziare tra i due gruppi e l’unico modo che hanno per farlo è
assegnare più denaro all’ingroup che all’outgroup.
Secondo la teoria dell’identità sociale, quindi, la discriminazione
intergruppi e il favoritismo per l’ingroup possono avere unicamente
determinanti psicologiche.
I fenomeni di discriminazione, quindi, possono derivare dal bisogno di
valorizzare il proprio gruppo e, quindi, la propria identità.
140
Individui versus gruppi
• Produttività
• Processi decisionali
141
Produttività
Effetti della presenza di altre persone
• Triplett ha analizzato i resoconti della lega ciclistica
americana trovando che la prestazione dei ciclisti era
inferiore quando i ciclisti correvano da soli e
venivano cronometrati rispetto alle gare di gruppo.
• Allport ha trovato che la presenza di altre persone
facilita la prestazione nei compiti semplici
(facilitazione sociale) e la ostacola nei compiti difficili
(inibizione sociale).
142
Zajonc ha trovato che l’asimmetria tra i compiti semplici
e quelli difficili è una caratteristica universale del
comportamento sociale.
Spiegazione
La presenza di altri membri della stessa specie aumenta
i livelli di attivazione per predisporre l’individuo
all’azione.
Tale attivazione
• Aumenta la probabilità di comparsa delle risposte
abituali e apprese bene (compiti facili)
• Limita la comparsa di risposte nuove e non apprese
bene (compiti difficili)
143
Risultati contrastanti
• Non sempre si trovano gli stessi risultati di Zajonc
• L‘attivazione può essere dovuta ad altri fattori
(preoccupazione di essere valutati, controllo di una
persona imprevedibile, bisogno di badare
contemporaneamente al compito e all’altra persona)
• I dati fisiologici non sono compatibili con l’aumento
dell’attivazione
• Le spiegazioni fisiologiche non tengono conto dei
fattori cognitivi, attentivi e sociali.
144
Sviluppi recenti
Secondo Monteil e Huguet l’aumento dell’attenzione
comporta un restringimento dell’ambito attentivo che:
• Nei compiti semplici ha effetti positivi perché gli
stimoli rilevanti sono pochi
• Nei compiti difficili ha effetti negativi perché gli
stimoli sono numerosi.
145
Utilizzando il compito di Stroop, Monteil e Huguet
trovano che la presenza di altre persone migliora la
prestazione nelle prove difficili (incorenti).
Coerenti (facili)
Verde Rosso Blu Giallo
Incoerenti (difficili)
Verde Rosso Blu Giallo
Problema
La risposta dominante dovrebbe essere il significato
delle parole e non il colore.
146
Secondo Sanna la facilitazione sociale dipende dalle
aspettative e dal potenziale di valutazione.
• Le aspettative positive migliorano la prestazione in
presenza di altre persone.
• Le aspettative negative peggiorano la prestazione in
presenza di altre persone.
147
Individui vs gruppi
Ringelmann ha trovato che
• Un individuo esercita una forza di trazione di 85 kg
• Un gruppo di 7 persone esercita una forza di trazione
di 450 kg (64 kg a persona)
• Un gruppo di 14 persone esercita una forza di
trazione di 850 kg (61 kg a persona)
148
Compiti con risposta corretta
Esperimento di Shaw
Problema 1
Problema 2
Problema 3
Proporzione di coloro che risolvono
0.14
0.00
0.095
Tempo medio
4.50
9.90
15.50
Produttività (minuti per persona)
4.50
9.90
15.50
Proporzione di coloro che risolvono
0.60
0.60
0.40
Tempo medio
6.50
16.90
18.30
Produttività (minuti per persona)
26.00
67.60
73.20
Individui (n = 21)
Gruppi (n = 5 gruppi di 4)
149
Marquart ha trovato che:
• I gruppi riescono a risolvere più problemi dei singoli
individui e ci impiegano un po’ più di tempo
• I gruppi statistici (formati dalla produttività di tre
individui casuali) hanno la stessa produttività di
quelli reali.
Faust ha trovato che:
• Nei compiti spaziali, gruppi reali e gruppi statistici si
equivalgono
• Nei compiti verbali, i gruppi reali sono superiori.
150
Perlmutter e Montmollin hanno trovato che in compiti
di memorizzazione di sillabe senza senso i gruppi
ricordano un numero di sillabe quasi doppio rispetto ai
singoli.
Yuker ha trovano che i gruppi ricordano più frasi e lo
fanno con più accuratezza degli individui singoli.
Stephenson et al. hanno trovato che i gruppi ricordano
più particolari di un racconto.
151
Compiti creativi
Taylor et al. hanno trovato che nei compiti di
brainstorming i gruppi statistici superano i gruppi reali
sia quantitativamente che qualitativamente.
Indicazioni
È meglio effettuare il brainstorming
individualmente e poi in gruppo.
prima
152
Produttività potenziale vs produttività effettiva
Secondo Stainer la prestazione di un gruppo è
determinata da:
• Richieste del compito (cosa bisogna fare per portare
a termine un compito)
• Risorse del gruppo (quello che si ha a disposizione
per portare a termine il compito)
• Processo (quello che si fa per eseguire il compito)
153
Tipi di compiti
• Divisibili (possono essere divisi in sottocompiti –
catena di montaggio)
• Unitari (non possono essere divisi – compiti di
ragionamento)
• Massimizzanti (raggiungere una certa quantità
massima – tiro della fune)
• Ottimizzanti (arrivare ad uno standard – compiti di
ragionamento)
154
• Additivi (i singoli contributi sono aggregati –
brainstorming)
• Disgiuntivi (bisogna prendere una decisione tra i vari
contributi – compiti di ragionamento)
• Congiuntivi (tutti devono completare il compito –
squadra di alpinisti)
• Discrezionali (i gruppi possono decidere come
eseguire il compito)
155
La produttività massima potenziale di un gruppo si ha
quando le richieste del compito corrispondono alle
risorse del gruppo.
La determinazione della produttività potenziale
dipende dal tipo di compito:
• Per i compiti additivi è data dalla somma dei
contributi individuali massimi
• Per i compiti disgiuntivi è data dalla probabilità di
trovare qualcuno nel gruppo in grado di risolvere il
compito.
156
Secondo Stainer la produttività effettiva di un gruppo di
solito è inferiore alla sua produttività potenziale.
Questo accade perché si verificano perdite dovute ai
processi interni al gruppo.
Produttività effettiva = Produttività potenziale – Perdite dovute a processi imperfetti
I processi imperfetti possono essere dovuti a:
• Mancanza di coordinazione
• Dinamiche sociali (ad es., confronto sociale)
• Minore motivazione
157
La diminuzione della prestazione all’interno di un
gruppo viene chiamata inerzia sociale (social loafing).
• Latanè et al. hanno trovato che i soggetti urlavano
più forte quando credevano di essere da soli,
rispetto a quando credevano di essere in gruppo.
L’inerzia sociale si verifica perché si disperde l’influenza
delle istruzioni tra i vari membri del gruppo.
158
Karau e Williams hanno analizzato 78 studi e visto che
nell’80% casi vi è inerzia sociale.
È possibile ridurre l’inerzia sociale quando:
• Il compito è importante
• Il gruppo è molto saliente per i suoi membri
• Il gruppo deve essere valutato
L’inerzia sociale è minore nelle culture orientai rispetto
a quelle occidentali.
159
I benefici del lavorare in gruppo
Effetti del tipo di compito
Shaw e Ashton hanno trovato che quando il compito
(cruciverba) è semplice non c’è differenza prestazione
osservata e prestazione attesa; quando il compito è
difficile i gruppi sono più bravi dei singoli individui.
I membri di un gruppo superano le proprie capacità
individuali se le persone con cui collaborano sono
meno brave di loro e se il compito è significativo.
160
Esperimento di Williams e Karau
40
35
30
25
20
risultati individuali
15
risultati congiunti
10
5
0
bassa
alta
bassa
Abilità del partner
Compito
significativo
alta
Compito
significativo
Indicazioni
In campo educativo i meccanismi di compensazione
sociale possono migliorare la prestazione.
Se i compiti di apprendimento sono organizzati attività
cooperative in cui gli studenti sono interdipendenti
allora è bene inserire nel gruppo studenti con diverse
abilità.
162
Effetti dell’identità sociale
I membri di un gruppo lavoreranno più duramente a
favore del proprio gruppo se questo può migliorare la
posizione del gruppo rispetto ad altri gruppi e se per
loro l’appartenenza di gruppo è importante.
• Harkins e Szymanski hanno trovato che se si dice ai
partecipanti che il risultato del loro gruppo sarà
confrontato con quello di un altro gruppo allora non
si verifica inerzia sociale.
163
Esperimento di Worchel
Differenza tra la produttività individuale e quella di gruppo
6
5
4
3
2
1
0
-1
-2
-3
-4
-5
presenza di un altro gruppo
uniforme
nessun gruppo presente
nessuna uniforme
164
Effetti della cultura
Quando l’obiettivo del gruppo è ben definito tende a
essere perseguito più dalle culture collettiviste che da
quelle individualiste.
• Matsui et al. hanno effettuato uno studio in
Giappone trovando che gli individui in coppia
producono di più degli individui singoli.
165
Esperimento di Earley
30
25
20
individuale
15
ingroup
outgroup
10
5
0
Cina
Israele
Stati Uniti
166
Concludendo:
Quando quello che facciamo e con chi lo facciamo è per
noi molto importante ci impegnano per il nostro
gruppo più di quanto avremmo mai fatto per noi stessi.
167
Processi decisionali
In molte situazioni i gruppi devono prendere delle
decisioni per cui non esiste una risposta
oggettivamente giusta.
Decisioni degli individui e dei gruppi
• Stoner ha trovato che le decisioni dei gruppi sono
quasi sempre più rischiose della media delle
decisioni individuali.
• Wallach et al hanno trovato che questo spostamento
viene interiorizzato dagli individui.
168
Fattori che agiscono sulla decisione di gruppo
• Polarizzazione. La decisione del gruppo si sposta
verso il polo inizialmente preferito.
• L’ampiezza dello spostamento è correlata con la
posizione iniziale del gruppo.
• La polarizzazione si verifica in vari ambiti.
La polarizzazione tende a non verificarsi nei gruppi reali
perché tali gruppi:
• Hanno una storia e un futuro
• Hanno una struttura interna
• Hanno sviluppato delle norme
169
Spiegazioni della polarizzazione
• Confronto
• Persuasione
• Differenziazione intergruppi
170
Polarizzazione mediante confronto
Secondo Sanders e Baron:
• Ogni argomento su cui il gruppo deve prendere una
decisione è associato a vari valori sociali
• Questi valori determina una preferenza iniziale per un
certo risultato
• Prima della discussione ogni individui percepisce se
stesso vicino a tale preferenza
• Una vola iniziata la discussione, alcuni individui si
rendono conto che altri individui sono più vicini a tale
preferenza
• Da questo confronto deriva uno spostamento verso la
preferenza
Gli individui che sono più vicini alla preferenza subiscono
meno la pressione al conformismo.
171
• Meyers ha trovato che se si mostrano ai soggette la
media e la distribuzione delle risposte di altri ritenuti
simili le loro scelte si spostano nella direzione
inizialmente preferita.
• Baron e Roper hanno trovato che se si dice ai
soggetti che l’ampiezza dell’effetto autocinetico è un
indice di intelligenza, dopo aver ascoltato le risposte
degli altri soggetti, i partecipanti tendono a dare
risposte più ampie.
172
Polarizzazione mediante persuasione
Secondo Burnstein e Vinokur la polarizzazione è
determinata dallo scambio di informazioni e dalle
discussioni che precedono la decisione collettiva.
• È difficile che in un gruppo ci sia equilibrio tra
argomentazioni a favore e contro un data questione
• Ogni individuo è a conoscenza di alcune
argomentazioni che solo in parte si sovrappongono
con le conoscenze degli altri individui
• Durante la discussione ogni individuo apprende
nuove informazioni a sostegno del punto di vista
dominante
173
Vinokur e Burnstein hanno trovato che sommando gli
argomenti a favore del rischio e quelli a favore della
cautela, i primi superano i secondi.
Ebbesen e Bowers hanno trovato che esiste una
correlazione tra numero di argomenti a favore del
rischio (o della cautela) e la polarizzazione.
174
Esperimento di Strasser e Titus
Informazione condivisa
Numero di caratteristiche conosciute dai membri
Caratteristiche
Candidato A
Candidato B
Candidato C
Positive
8
4
4
Negative
4
4
4
Neutre
4
8
8
Informazione non condivisa
Numero di caratteristiche conosciute dai membri
Caratteristiche
Candidato A
Candidato B
Candidato C
Positive
2
4
1
Negative
4
1
1
Neutre
4
2
8
175
Risultati
Candidati scelti (%)
A
B
C
Preferenze prima della
discussione di gruppo
Informazione condivisa
67
17
17
Informazione non condiviso
25
61
14
Preferenze dopo la
discussione di gruppo
Informazione condivisa
83
11
6
Informazione non condiviso
24
71
5
176
Polarizzazione come differenziazione intergruppi
Secondo Wertherell quando un gruppo mostra
polarizzazione, i membri cercano di adeguarsi alla
posizione normativa dell’ingroup.
Quando la situazione rende importanti l’identità
dell’ingroup le norme rilevanti diventano più estreme
per differenziarsi dall’outgroup.
177
Esperimento di Mackie e Cooper
Cambiamento degli atteggiamenti
A favore del
mantenimento
8
6
4
2
0
-2
-4
nastro a favore del
mantenimento
nastro a favore
dell'abolizione
-6
-8
-10
A favore
dell’abolizione
ingroup
outgroup
178
Concludendo
Nei gruppi reali sono presenti tutti i tre tipi di processi e
i loro pesi relativi variano in base alla situazione.
179
Qualità dei processi decisionali
Janis ha anlizzato alcune decisioni di politica estera
prese dagli Stati Uniti tra il 1940 e il 1980 trovando che
quando la decisione era sbagliata erano presenti cinque
caratteristiche:
• Il gruppo era molto coeso
• Il gruppo era isolato
• Non sono state considerate idee alternative
• Bisognava prendere la decisione in fretta
• Vi era un leader direttivo
180
In questi casi si generano forti pressioni al conformismo
che portano al “pensiero di gruppo”.
Sintomi del pensiero di gruppo
• Un gruppo coeso esercita pressioni sui devianti
affinché si conformino
• Illusione dell’unanimità e della correttezza
• Formazione di stereotipi negativi dell’outgroup
Questi sintomi sono l’opposto di un buon processo
decisionale.
181
Nei casi analizzati da Janis, quando il gruppo prende
decisioni migliori i leader:
• Sono più neutrali
• Incoraggiano punti di vista diversi
• Nominano esperti indipendenti
Varie ricerche hanno mostrato che il leader è più
importante della coesione.
182
Per prendere una buona decisione di gruppo bisogna
aumentare l’apporto di tutti i membri.
I fattori importanti sono:
• Stile del leader (non deve essere molto direttivo, ma
deve sempre adeguarsi alla situazione)
• Coesione (non deve essere forzata)
• Rendere il gruppo consapevole delle varie
informazioni
183
I gruppi possono essere addestrati a prendere una
decisione.
Esperimento di Larson et al.
Percentuale di informazioni
citate almeno una volta
60
50
40
30
20
10
0
informazione condivisa
Training
informazione non condivisa
No Training
184

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