Corte di Cassazione, sez. VI, sentenza 09/03/2015, n. 4691

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04691 2015
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SESTA SEZIONE CIVILE - T
Oggetto
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
TRIBUTI ALTRI
Dott. MARIO CICALA
- Presidente -
Dott. SALVATORE BOGNANNI
- Consigliere -
Dott. MARCELLO IACOBELLIS
- Consigliere -
Ud_ 04/02/2015 - PU
Ccot_<__ Li G 9
Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO
- Consigliere -
R.G.N. 23373/2013
Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI
- Rei. Consigliere -
ReP "
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso 23373-2013 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE 11210661002 in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;
- ricorrente contro
FELTRIN GIAN FRANCO;
- intimato avverso la sentenza n. 71/12/2013 della Commissione Tributaria
Regionale di TORINO dell'11.4.2013, depositata il 22/04/2013;
dig
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
04/02/2015 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI
CONTI.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
L'Agenzia delle entrate e del territorio ricorre contro Feltrin Gian Franco, per
la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale di
Palermo, rigettava l'appello proposto dall'Ufficio nei confronti della sentenza
di primo grado che aveva accolto la domanda di rimborso IRPEF avanzata dal
contribuente con riferimento alle ritenute effettuate dal suo datore di lavoro
sulle somme corrisposte quale incentivo alle dimissioni; domanda basata sul
contrasto - accertato con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del
21.7.05, in causa C-207/04 - tra la Direttiva comunitaria 76/207 CE e la
disposizione dettata dall'articolo 19, comma 4 bis, TUIR.
Secondo la Commissione Tributaria Regionale la domanda di rimborso era
tempestiva poichè il dies a quo ai fini della decadenza decorreva dal momento
in cui era divenuto evidente il diritto al rimborso per effetto della pronuncia
della Corte di Giustizia.
Con la proposta censura la parte ricorrente censura la sentenza gravata
denunciando la violazione dell'art.38 dPR n.602/73, applicabile alla fattispecie
ad onta di quanto sostenuto dalla parte contribuente, in quanto dotato di portata
generale, nemmeno potendosi ipotizmre che la decorrenza del termine
decadenziale dipendesse dalla non conformità della normativa interna a quella
UE.
La parte contribuente non ha depositato difese scritte.
La causa è stata discussa all'udienza pubblica del 4.2.2015
MOTIVI DELLA DECISIONE
La censura è fondata.
La questione di diritto proposta dalla presente causa dall'Agenzia ricorrente è
stata risolta dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 13676/14. Si
è in tale occasione affermato il principio che, nel caso in cui un'imposta venga
dichiarata incompatibile con il diritto comunitario da una sentenza della Corte
di giustizia dell'Unione Europea, il termine di decadenza previsto dalla
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ud. 04-02-2015
normativa tributaria (per le imposte sui redditi, articolo 38 d.P.R. n. 602 del
1973) per l'esercizio del diritto al rimborso, attraverso la presentazione di
apposita istanza, decorre dalla data del versamento dell'imposta e non da
quella, successiva, in cui è intervenuta la pronuncia che ha sancito la
contrarietà della stessa all'ordinamento UE.
Si è pure aggiunto che allorché un'imposta sia stata pagata sulla base di una
nonna successivamente dichiarata in contrasto con il diritto dell'Unione
europea, i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di
"ovemiling" non sono invocabili per giustificare la decorrenza del termine
decadenziale del diritto al rimborso dalla data della pronuncia della Corte di
giustizia, piuttosto che da quella in cui venne effettuato il versamento o venne
operata la ritenuta, termine fissato per le imposte sui redditi dall'art. 38 del
d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, dovendosi ritenere prevalente una esigenza
di certezza delle situazioni giuridiche, tanto più cogente nella materia delle
entrate tributarie, che resterebbe vulnerata attesa la sostanziale protrazione a
tempo indeterminato dei relativi rapporti.
Nessun impedimento esisteva per il contribuente di esercitare il diritto al
rimborso a far data dall'epoca dell'erogazione delle somme in suo favore. Sul
punto, infatti, le ricordate S.U. hanno ribadito la correttezza dell'orientamento
espresso in passato da questa Corte circa la «decorrenza del termine
comunque dal giorno successivo al versamento poi rivelatosi indebito» ed
hanno richiamato i principi affermati con le proprie pronunce sul tema della
decorrenza del termine decadenziale nel caso di ritardata trasposizione di una
direttiva comunitaria self executing, principi successivamente confermatiCass. 4670 e n. 13087 del 2012- con riguardo anche all'ipotesi in cui
l'incompatibilità del diritto interno con il diritto dell'Unione sia stata
dichiarata con sentenza della Corte di giustizia. Ora, proprio la giurisprudenza
richiamata dalle Sezioni Unite aveva avuto modo di precisare che la
disposizione dell'art. 2935 cod. civ., a cui tenore «La prescrizione comincia a
decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere» deve intendersi
«con riferimento alla [sola} possibilità legale, non influendo sul decorso della
prescrizione, salve le eccezioni stabilite dalla legge, l'impossibilità di fatto di
agire in cui venga a trovarsi il titolare del diritto» . D'altra parte, tra gli
Ric. 2013 n. 23373 sez. MT - ud. 04-02-2015
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impedimenti "di fatto", va annoverato anche la presenza di una norma di
diritto nazionale incompatibile con il diritto comunitario, posto che il
contrasto tra la norma di diritto interno e quella comunitaria può essere rilevato
direttamente dal giudice che, sulla base di tale premessa, è tenuto a non darle
applicazione, anche quando sia stata emanata in epoca successiva a quella
comunitaria».
Alla stregua dei principi espressi dalle Sezioni Unite e sopra sunteggiati -che
il Collegio condivide agli stessi rimettendosi integralmente- il ricorso deve
essere accolto, non essendosi ad essi la CTR conformata e la sentenza gravata
va cassata.
La causa può essere decisa nel merito risultando dalla sentenza che l'istanza di
rimborso relativa alle ritenute effettuate nell'anno 2002 era stata presentata
dalla parte contribuente il 18.2009 e dunque ben oltre il termine di decadenza
fissato ex lege.
Sulla base di tali considerazioni il ricorso introduttivo della parte contribuente
va rigettato.
Ricorrono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di merito in
relazione al recente intervento chiarificatore delle Sezioni Unite, mentre vanno
dichiarate irripetibili le spese del giudizio di legittimità.
PQM
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza gravata ( decidendo nel merito
rigetta il ricorso della parte contribuente.
Compensa le spese del giudizio di merito dichiarando irripetibili le spese del
giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 4.2.2015.Rni
naj
Il Cons. esteri
Roberto Gi
Il Presidente
Conti
M
POSITATO IN CANCELLERIA
o•9-1R-213—
Ric. 2013 n. 23373 sez. MT - ud. 04-02-2015
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