E.O James - La Dea Madre in Mesopotamia - Inanna e

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La Dea Madre
e
le Nozze Sacre
La Dea Madre è stata probabilmente la prima
divinità immaginata dallo spirito umano; ma anche
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se ciò non fosse, il suo simbolismo è tuttavia
indubbiamente una caratteristica predominante nei
reperti archeologici del mondo antico, dalle Veneri
gravettiane e dalle immagini stilizzate delle
decorazioni cavernicole del Paleolitico agli emblemi
e alle iscrizioni del Mediterraneo orientale, dell'Asia
occidentale, della valle dell'Indo e dell'Egeo.
(Nota di Lunaria: vedere il pdf "Dea Madre" con gli
stralci di Marija Gimbutas, che ho realizzato mesi
fa)
Il culto si concentrò dapprima sul mistero della
nascita, e perciò si mettevano in particolare risalto
le funzioni materne della donna, come rivelano le
figurine femminili in molte delle quali gli attributi
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sessuali erano esagerati e suggerivano l'idea della
gravidanza e talvolta anche del parto.
Venere di Predmosti, Moravia, Cecoslovacchia
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5) Venere di Savignano, Modena, Museo Pigorini,
Roma.
6) Statuetta di donna in terracotta del periodo postglaciale, Cecoslovacchia.
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Venere di Laussel, Dordogna, Francia
6
"Perda Marmurada" raffigurante una Divinità
Femminile, nei pressi del Nuraghe Tamuli, Sardegna
Centrale.
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9) Dea della fertilità in terracotta di età sumerica
(2900 a. C)
10) Statuetta in terracotta di Divinità Femminile di
età sumerica (2900 a.C)
11) Divinità Femminile in terracotta di età arcaica
proveniente da Susa. Museo del Louvre, Parigi.
12) Divinità Femminile in terracotta di età arcaica
proveniente da Susa. Museo del Louvre, Parigi.
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Il loro scopo era di stimolare la vita con
un'abbondanza sempre maggiore (*) , sia nel genere
umano che negli animali e nella natura, sicché la
nascita e la generazione erano fuse in uno con la
conservazione delle risorse alimentari da cui
dipendeva l'esistenza.
(*) questo concetto è stato trattato anche da Frazer
nel "Ramo d'Oro"
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Ingresso della grotta di Font de Gaume, Dordogna,
Francia.
10
Scene di caccia (periodo aurignaziano)
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Divinità Femminile Neolitica (Dea dei morti?),
scolpita sulla parete di una grotta artificiale,
sepolcrale nel dipartimento della Marna.
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La Dea Madre in Mesopotamia
Con lo sviluppo dell'agricoltura e della pastorizia e
man mano che il culto progrediva, specialmente nel
Vicino Oriente, si andò facendo più chiaramente
definita la figura di una Dea che personificasse le
funzioni materne. In un primo tempo fu la Dea
Vergine che fece sentire la sua influenza
predominante dall'India al Mediterraneo. In
Mesopotamia, come osserva Langdon, mentre
"L'intesità della fede in altri Dei dipendeva in certo
qual modo dall'importanza politica delle città sedi
principali del loro culto, prima che venisse stabilita
una gerarchia degli Dei della natura, prima che la
complessa teologia delle emanazioni fornisse alla
religione un vasto pantheon in cui predominava
l'elemento maschile, (Nota di Lunaria: si veda il
cristianesimo, e la sua "trinità androcentrica" di un
dio padre, un dio figlio, un dio spirito fecondatore e
un'ancella infibulata non Dea al di fuori da questa
triade maschile) le forze produttrici della terra
avevano fornito nei tempi preistorici una classe
divina in cui predominava l'elemento femminile".
Ma a Sumer la Dea Madre non era sola. Nei testi più
antichi le veniva affiancato un figlio che era anche il
suo amante e che rappresentava la nascita e la
morte della natura.
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Sotto tale imposizione venivano celebrati il mito e la
sua rappresentazione liturgica nella festa religiosa
che si teneva ad Isin nella Mesopotamia meridionale
del III millennio a.C e imperniata sul sacro connubio
della Dea Inanna (la controparte sumera
dell'accadica Ishtar), l'incarnazione della fertilità
della natura, col Dio-pastore Dumuzi o Tammuz,
incarnazione delle forze creatrici della primavera.
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13) Ishtar, Dea dell'amore. Tavoletta in terracotta
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proveniente da Asnunak (2000 a.C). Museo del
Louvre, Parigi.
14) Astarte, bronzo fenicio proveniente da Beirut,
Libano. Museo del Louvre, Parigi.
Ishtar
Poichè il Dio era la personificazione della
vegetazione, il cui sviluppo e il cui declino si
riflettevano nel mito della sua morte e resurrezione
(*), non bastava che egli fosse solamente il figlio
dell'Autrice e Dispensatrice di tutta la vita (la Dea).
Nulla poteva essere più efficace per il mantenimento
del ciclo delle stagioni che il matrimonio delle due
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Divinità, e questa unione doveva essere
simbolicamente ripetuta nel rito dal sovrano della
città-stato e da una Sacerdotessa, nelle parti
rispettive di Dumuzi e Inanna o di Tammuz e Ishtar
a seconda della mitologia locale. Identificandosi con
i loro divini archetipi, essi facevano sì che la loro
unione avesse un reciproco effetto riproduttivo sui
processi naturali in primavera "accrescendo la
fertilità della terra" e colmandola d'abbondanza.
(*) Per il culto di Tammuz, si veda l'analisi di Robert
Graves nel libro "La Dea Bianca".
Così quando il culto della Gran Madre venne messo
in relazione col ciclo delle stagioni e con i
corrispondenti riti agresti, esso cessò di essere
concepito principalmente o esclusivamente in
relazione al processo di riproduzione. Come Dea
Terra essa era la fonte di tutte le forze generatrici
della natura e diveniva così responsabile della
periodica rinascita della vita in primavera dopo lo
squallore dell'inverno o l'arsura dell'estate. Era di
conseguenza una Dea dai molti aspetti, come nel
caso di Inanna-Ishatar, al tempo stesso madre e
sposa, Magna Mater e Magna Dolorosa, conosciuta
sotto molti aspetti ed epiteti - Ninhursaga, Mah,
Ninmah, Nintu o Aruru -.
Provenendo dalla Dea la vita, da Lei veniva generato
come figlio il Dio, che però era anche suo marito,
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perchè solo attraverso l'unione tra maschio e
femmina poteva aver luogo il processo di
riproduzione. Di conseguenza, poiché l'unione tra il
Dio e la Dea aveva un effetto reciproco nel ridestarsi
della natura, il sacro connubio annuale era un rito
di fondamentale importanza nelle celebrazioni del
ciclo stagionale. E infatti, di tutte le divinità della
Mesopotamia i testi descrivono le nozze, che sulla
terra venivano ripetute nei templi dal re nella parte
dello sposo divino e dalla regina (o da una
Sacerdotessa) nella parte della Dea.
In un inno dedicato ad Ishtar come personificazione
del pianeta Venere, scritto per il culto del re IsinDagan (terzo re della dinastia degli Amorei, 22582237 a.C ) si narra come questi goda dell'amplesso
della Dea Madre sulla terra nella stagione in cui Ella
ritorna da Tammuz dal mondo sotterraneo. In
conseguenza di ciò egli diviene simbolo della vita e
della morte come personificazione di Tammuz, il Dio
che muore e risuscita. Egli si rivolge a Inanna
dandole i nomi di "Regina del Cielo, ornamento della
volta celeste" (Nota di Lunaria: si veda come i
cristiani poi scipparono questi titoli per darli alla
"vergine maria"...) che sale in cielo come una torcia
splendente, e con Lei va ad abitare nel "Tempio del
re delle terre che è Dio" . Là essa si leva al levar del
giorno e
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"Alla festa dell'Anno Nuovo, il giorno delle decisioni,
per la mia Regina un letto ho preparato.
La mia Regina sul suo letto va a riposare,
accanto ad esso una sedia, un seggio per Lei ho
posto.
Perchè essi si appoggino sulla sedia, il seggio della
felicità."
E ancora:
"Essa abbraccia il suo amato sposo.
La santa Inanna lo abbraccia.
Il trono nel grande santuario è reso glorioso
come la luce del giorno.
Il re come Il Dio Sole
copiose, felicità ed abbondanza davanti a lui
prosperano. [...] La Divina Madre, temibile drago del
cielo, di cibo e bevanda è opportunamente provvista
[...] La Divina Madre, temibile drago del cielo,
gioisce."
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In tutta la descrizione, è la Dea ad avere l'iniziativa.
Al suo "Tempio della vasta fama" si reca il re,
portando foccacce per "preparare la tavola per il
festino", ed è Lei che abbraccia il suo amato sposo.
Egli non è che il suo consorte, sottoposto alla sua
volontà, che gode i favori che essa si compiace di
largirgli. E ancora, è la Dea che in effetti garantisce
la prosperità per il nuovo anno e l'abbondanza che
le nozze sacre hanno assicurato. Il re suo marito non
è che lo strumento di cui essa si serve per dispensare
i suoi doni all'umanità. Ed è Inanna, Regina del cielo
e della terra, che allieta il cuore del re di Isin, Enlilbani, scegliendolo per sposo.
Tutto ciò ha indotto Frankfort a supporre che
"venivano deificati solo quei re ai quali una Dea
aveva comandato di spartire con Lei il suo letto."
(Nota di Lunaria: quindi probabilmente era la classe
di Sacerdotesse che sceglieva chi avrebbe regnato)
Sembra quindi che in Mesopotamia la monarchia
fosse intimamente legata a un connubio tra il
sovrano locale e la Dea, nel quale era questa che
aveva la parte dominante. A ciò si deve l'importanza
fondamentale delle sacre nozze celebrate nelle
solennità dell'anno nuovo a chiusura dei riti
dell'antica sacra rappresentazione agreste sumera
diretta ad assicurare la rinascita della natura a
primavera.
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Tempio di Ishtar
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Emblema di Ishtar
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Bassorilievo in basalto che raffigura un Genio in
posizione di Atlante, proveniente da Tel Halaf (XII
secolo a. C). Motivo frequente negli Egizi, divenne
comune in Siria.
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Disco Solare o Shamash, sostenuto da Enkidu,
effigiato due volte, e da Gilgamesh (XII secolo a. C).
Museo Nazionale, Aleppo.
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Statuette fenicie provenienti dagli scavi di Ugarit
(Ras Shamra).
Divinità maschile e femminile.
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Triade divina dell'Antica Lidia: piombo raffigurante
il Dio e la Dea della fertilità e della fecondità. Museo
del Louvre, Parigi.
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Divinità Femminili dell'antica Lidia in serpentino.
Museo del Louvre, Parigi.
Il Dio Tammuz (XII secolo).
Assiria, Museo Nazionale, Aleppo
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Il Dio Baal che impugna il fulmine.
Calcare del XIV secolo a. C.,
Museo del Louvre, Parigi.
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Torre templare o Ziggurat di Ur di Caldea.
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