Slides della lezione sulle politiche dell`acqua

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GLO Politiche dello sviluppo
P. Ponti
POLITICHE IDRICHE
Acqua e…
Prima di tutto:
consumo umano diretto, sopravvivenza
La gestione delle risorse idriche è pero legata anche a:
Politiche sanitarie
2.Politiche agricole
3.Conservazione dell’ambiente
4.Politiche industriali
5.Politiche energetiche
6.Politica estera
1.
I temi fondamentali
1. Scarsità
2. Definizione dei confini
3. Scelta della tecnologia
4. Funzioni naturali ed esternalità
5. Accesso e titolarità
1. Cos’è la scarsità?


Paese o area con risorse idriche insufficienti per soddisfare tutti i bisogni di
consumo ritenuti importanti (dagli stakeholder locali)
Paese o area con sufficienti risorse idriche, ma:

assenza di un'appropriata rete di infrastrutture di fornitura

inefficiente struttura gestionale

sprechi, abusi, usi inappropriati
Le tre cause sono spesso collegate, ma possono emergere in inverso ordine
di priorità ed essere a loro volta causate da:
1. una generale carenza di risorse economiche destinate allo
scopo di migliorare o aumentare le strutture e i sistemi di fornitura
2.
un impianto di norme inadeguato o incompleto
3. mancanza di risorse (formative, relazionali), necessarie per
l'applicazione istituzionale-organizzativa delle norme
4. potere di controllo delle risorse mal distribuito
Un'area può non soffrire di scarsità al momento presente ma essere sulla strada
verso una scarsità futura a causa dei regimi di consumo attuali
Scarsità: come quantificare? (1)
Come quantificare, o almeno determinare più concretamente, la scarsità?
Qualcuno ha provato a dare delle cifre rispetto alla quantità minima individuale
per una esistenza “dignitosa”. Ci si riferisce alla quantità d'acqua necessaria per
sopravvivere, cucinare, lavarsi, lavare i propri vestiti e i propri oggetti
fondamentali.
20 litri al giorno per persona – OMS
40 litri al giorno per persona – Comitato per un Contratto Mondiale per
l'Acqua (società civile)
Ogni confine tracciato a livello teorico avrà sempre dei problemi di significato
reale, soprattutto per una questione di abitudini culturali: ci sono popolazioni
che hanno vissuto con disponibilità inferiori senza percepire la scarsità, mentre
nelle società occidentali tali quantità sono considerate irrisorie e
completamente insufficienti
Determinare dei valori “soglia” può essere utile per:
- valutare i risultati ottenuti da diversi sistemi di approvvigionamento e/o
gestione
- aumentare la consapevolezza e stabilire priorità nell'utilizzo
Scarsità: come quantificare? (2)
Al di là dell'acqua necessaria per le funzioni umane basiche, si possono stabilire
delle cifre “limite” che includono delle stime degli altri usi dell'acqua.
Secondo la World Meteorological Organization (WMO), Nazioni Unite:
Stress idrico: un'area con meno di 1.700 metri cubi d'acqua per persona
all'anno (circa 4.650 litri per persona al giorno) → “possibili carenze idriche
con gravi conseguenze”

Conflitto idrico: meno di 1000 metri cubi (circa 2.740 litri) → “conseguenze
più gravi su produzioni alimentari e sviluppo economico, anche in presenza di
tecnologie relativamente avanzate” (WMO, 1997).

Queste cifre sono ben più alte delle precedenti perché i consumi idrici per
l'agricoltura e l'industria sono attualmente molto più consistenti del consumo
umano diretto.
Scarsità locale e scarsità globale
Una scarsità “vera” riguarda soltanto l’Africa saheliana e le regioni abitate
subdesertiche in Asia e in Australia” mentre, nella maggior parte dei casi, un
ruolo preponderante viene giocato dalle decisioni politiche in merito
all'allocazione delle risorse idriche, principalmente verso l'agricoltura
intensiva rivolta all'esportazione di alcuni prodotti agricoli estremamente
diffusi.
L'acqua dolce rinnovabile disponibile nel mondo è stimata intorno ai 7.400
metri cubi per persona all'anno, ben al di sopra del livello di stress idrico
(1.700 metri cubi) →
Le crisi idriche per il momento sono esclusivamente locali, mentre con “crisi
idrica mondiale” si intende l'aumento dei fenomeni di scarsità locale.
UNDP prevede che, se si prosegue nei trend attuali di sovra-utilizzo,
dispersione e contaminazione delle risorse, la scarsità diventerà
effettivamente globale (aggregata) entro il 2050.
2. I confini delle politiche idriche
Quasi dappertutto nel mondo la gestione – o almeno la
regolazione dell'uso – delle risorse idriche è una
responsabilità delle autorità amministrative relative
alle entità politiche (Stato, enti locali)
MA...

i confini amministrativi raramente coincidono con quelli del
bacino idrografico

Molti fiumi coincidono con dei confini nazionali o regionali

Alcune fonti sono condivise da vari stati nazionali


Alcune fonti d'acqua sono più “mobili” (fiumi) → interessi di
chi sta a monte e di chi sta a valle
Anche le falde acquifere non sempre rispettano i confini
Esempi: il bacino del Nilo
Acqua e interessi geopolitici
Si veda
http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1279
3. La tecnologia



Efficienza: evitare sprechi di risorse monetarie e
di risorse idriche
Sostenibilità economica: durata del tempo,
disponibilità e controllo dei materiali per la
manutenzione e relative competenze
Sostenibilità ambientale: prelievo entro i limiti
MA la scelta della tecnologia non è solo una
questione tecnica, riguarda anche:


Compatibilità e armonizzazione culturale
Compatibilità delle modalità di gestione (le
opzioni possibili dipendono anche dalle scelte
tecniche)
Esempio: Acquedotto vs pozzi
sistema di fornitura “a rete”
sistema “puntiforme”
1. responsabilità gestionali facilmente 1. responsabilità gestionali diffuse
identificabili
(ma anche meno concentrate)
2. relativa facilità di controllo su usi e
abusi delle risorse idriche
2. difficoltà nel disporre le
informazioni e controllo discrezionale
3. economie di scala
3. replicabilità e flessibilità
4. complessità organizzativa
4. semplicità organizzativa
5. allontanamento dei centri
decisionali
5. prossimità ai centri decisionali
6. complessità tecnologica ma grandi 6. semplicità tecnologica ma risultati
risultati
minori
7. un problema a monte ha
conseguenze negative a catena (ma
stimola la corresponsabilità)
7. un problema in un punto non
compromette gli altri (ma rischia di
venire ignorato o trascurato)
4. Funzioni naturali ed esternalità
La scelta delle politiche e dei programmi per l'approvvigionamento idrico ha al centro le funzioni “umane” dell'acqua, ma
non bisogna dimenticare che:
L'acqua ha “funzioni” basilari per l'equilibrio dei sistemi
ambientali (ci sono grandi dighe che hanno provocato
cambiamenti nel microclima locale!)

I processi naturali non sono (facilmente) reversibili: non
basta riportare “la stessa acqua di prima” per far tornare a
vivere una zona desertificata

Gli ecosistemi svolgono funzioni fondamentali per la stessa
vita umana, impossibili da misurare (bonificare le paludi vuol
dire anche perdere moltissima biodiversità...)

Le altre specie animali non hanno “parola”... ma non è detto
che non abbiano diritti! (→ c'è chi dice “specismo”, ovvero
discriminazione degli esseri umani verso le altre specie)

5. Accesso e titolarità
Per i classici dell'economia, l'acqua è un “bene libero”, non un “bene
economico”: altissimo valore d'uso ma valore di scambio
praticamente nullo: “L'acqua e l'aria sono utilissime; eppure, nelle
circostanze ordinarie, non si può ottenere nulla in cambio di esse”
(Ricardo, 1817)
→ “nelle circostanze ordinarie” sottende la questione della scarsità,
ma oggi possiamo leggerlo anche come un riferimento alle
condizioni politiche e culturali che rendono possibile la
mercificazione.
L'acqua, oltre ad essere un bene necessario per la sopravvivenza
umana, è un bene insostituibile; le due caratteristiche sembrano
essere condivise solo dall'acqua e dall'aria
Differenze “quantitative” → conseguenze “qualitative” (cioè un litro in
più o in meno può determinare la vita o la morte di una persona
Ma c'è una differenza sostanziale tra aria e acqua: l'acqua è
accumulabile e trasportabile → mercificabile
Gli attori in gioco e le arene
- Organismi internazionali
- Stati nazionali
- Enti locali
- Soggetti della società civile
- Imprese multinazionali
I luoghi del confronto:
- Forum internazionali (ufficiali e alternativi)
- Parlamenti nazionali e locali
- Regioni geografiche: bacini idrografici
Gli accordi internazionali
Premessa importante
Non è fondamentale sapere a memoria tutte le tappe,
ma capire:
1. il passaggio graduale da una logica del diritto di
accesso all'acqua a quella del riconoscimento di un
semplice “bisogno” umano, premessa necessaria
per la mercificazione delle risorse idriche
2. il graduale inserimento nel dibattito internazionale di
altri attori oltre agli stati nazionali: le imprese
multinazionali e i soggetti della società civile
1968 - “Carta Europea dell'Acqua”
Promulgata a Strasburgo nel 1968 dal Consiglio d'Europa → un trattato
che non coinvolge i Paesi del Sud del mondo.
Alcuni dei punti fondamentali, tuttora critici nel dibattito internazionale,
venivano presi in considerazione secondo un orientamento chiaro.
- 4° punto: “La qualità dell'acqua deve essere tale da soddisfare le
esigenze delle utilizzazioni previste; ma deve specialmente soddisfare le
esigenze della salute pubblica.” → L'acqua non viene quindi definita un
bene “pubblico”, ma vengono riconosciute come prioritarie alcune
funzioni pubbliche, per soddisfare interessi collettivi prima che
individuali.
- 10° punto: l'acqua è un “patrimonio comune il cui valore deve essere
riconosciuto da tutti”.
- 12° punto: “L'acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune che
necessita di una cooperazione internazionale”.
Infine: “La gestione delle risorse idriche deve essere inquadrata nel
bacino naturale, piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche”.
1977 - Conferenza Internazionale di Mar de la Plata
Organizzata dalle Nazioni Unite a Mar de la Plata, in Argentina.
La definizione dell'acqua come “diritto” nella dichiarazione finale:
“Tutti hanno diritto di accedere all'acqua potabile in quantità e qualità
corrispondenti ai propri bisogni fondamentali”.
La conferenza stabilisce che l'acqua sarà il tema del prossimo
decennio dello sviluppo. Nel 1980, l'assemblea generale delle NU
proclama l'inizio del “Decennio Internazionale dell'acqua potabile e
della sanitation 1981-1990”. Si aggiunge la questione dei servizi
igienico-sanitari e dello smaltimento delle acque reflue,
secondo l'ottica della gestione integrata delle risorse idriche
“gli Stati membri si assumono l'impegno di apportare un
miglioramento sostanziale negli standard e nei livelli dei servizi
nell'approvvigionamento dell'acqua potabile e risanamento entro
l'anno 1990”
Per quanto poco definito dal punto di vista della realizzazione
pratica, l'obiettivo ha come target tutti gli esseri umani in carenza di
acqua, ed è quindi più ambizioso dei MDGs stabiliti 20 anni dopo.
1990 – Conferenza di Nuova Delhi
Conferenza finale del Decennio, organizzata dal Programma
delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).
Nella dichiarazione finale:
- “gestione integrata di risorse idriche e di rifiuti liquidi e
solidi”;
- “riforme istituzionali anche per il coinvolgimento totale
delle donne nella fase decisionale istituzionale ad ogni
livello”;
- “gestione comunitaria dei servizi, sostenuta da misure di
potenziamento delle istituzioni locali verso il miglioramento e
il mantenimento dei programmi sanitari e idrici”;
- “solide procedure finanziarie ottenute tramite una migliore
gestione dei beni esistenti e utilizzo diffuso di appropriate
tecnologie”.
1992 – ICWE Dublino (1)
Conferenza Internazionale delle NU su Acqua e Ambiente
(ICWE), le cui conclusioni dovranno essere inviate alla
conferenza di Rio su ambiente e sviluppo; la conferenza, a
cui partecipano anche numerose ONG, si chiude con la
Dichiarazione di Dublino:
- “un'efficace gestione delle risorse idriche esige un
approccio globale che concili lo sviluppo socio-economico
con la protezione degli ecosistemi naturali. La gestione
efficace coordinerà l'utilizzo del suolo e dell'acqua nella
totalità di un bacino idrico o di una falda acquifera”
- “la gestione e la valorizzazione delle risorse idriche
devono essere basate sul coinvolgimento partecipativo
degli utenti, pianificatori e responsabili politici a tutti i livelli
[...] il coinvolgimento e la piena consultazione degli utenti
sia per quanto riguarda la pianificazione che l'attuazione
dei progetti idrici.”
1992 – ICWE Dublino (2)
- “Le donne svolgono un ruolo fondamentale
nell'approvvigionamento, gestione e conservazione
dell'acqua. […] L'adozione e l'applicazione di questo principio
richiede politiche e interventi indirizzati specificatamente ai
bisogni specifici delle donne conferendo loro mezzi e potere
decisionale a tutti i livelli” [uguale alla dichiarazione di Nuova
Delhi]
- “L'acqua ha un valore economico in tutti i suoi utilizzi e
dovrà essere riconosciuta come bene economico. In virtù
di questo principio, è di vitale importanza riconoscere prima di
tutto il diritto fondamentale di tutti gli esseri umani all'accesso
ad acqua salubre e igiene ambientale ad un prezzo
abbordabile. Nel passato, il mancato riconoscimento del
valore economico dell'acqua ha comportato sprechi e utilizzi
che hanno danneggiato l'ambiente”.
1992 – ICWE Dublino (3 - conclusioni)
→ L'acqua diventa definitivamente una questione di “sviluppo socioeconomico”, ma vincolato alla protezione degli ecosistemi.
→ Viene specificato che la partecipazione ad ogni livello deve avvenire sia
nella pianificazione che nell'attuazione, ma non si parla più di comunità,
bensì di singoli individui, peraltro definiti “utenti” e non “cittadini”.
→ sottolineatura sul ruolo delle donne che, oltre alla possibilità di
partecipare, devono ricevere effettivamente mezzi e potere decisionale.
→ Il punto più importante è il quarto, in cui l'acqua viene definita “bene
economico”; il diritto all'acqua si trasforma in diritto all'accesso “ad un
prezzo abbordabile” e, così formulato, da diritto umano si trasforma in un
diritto del consumatore.
Il mancato riconoscimento del valore economico dell'acqua viene
considerato una causa di sprechi e utilizzi dannosi per l'ambiente; si tratta
di una semplificazione che non tiene conto che: per secoli sono esistiti
sistemi di regolazione giuridica che hanno escluso il valore economico
dell'acqua e sono stati efficaci dal punto di vista della sostenibilità.
La sola definizione di “bene economico” non implica di per sé la
mercificazione dell'acqua; la differenza con le precedenti dichiarazioni o
convenzioni internazionali sta piuttosto in un'omissione, cioè nel non
riconoscere esplicitamente l'accesso all'acqua come un diritto.
1993 – La Banca Mondiale scende in campo
La Banca Mondiale (BM) elabora il documento fondatore della
“nuova cultura dell'acqua”, → modello gestionale del
partenariato pubblico-privato.
La BM sostiene che sia la strada corretta per ovviare alla mancanza di
fondi che caratterizza il settore pubblico in molti Paesi impoveriti.
Nel 1996 la BM fonda il Consiglio Mondiale dell'Acqua che ogni
tre anni organizza una conferenza mondiale, denominata
“Forum Mondiale dell'Acqua” (FMA); il primo si svolge nel 1997,
ma comincia ad avere un peso soprattutto dal secondo, quello
del 2000 all'Aja. L'ente e i suoi eventi periodici sono finanziati
dalle multinazionali che lavorano nel mercato delle risorse
idriche, sia come venditori di acque minerali in bottiglia, sia
come fornitori di servizi di approvvigionamento idrico
(acquedotti). Le imprese hanno dei rappresentanti nei più alti
ruoli direttivi del Consiglio, affianco i rappresentanti degli
organismi internazionali. Ai summit partecipano fin da subito i
rappresentanti dei governi nazionali, legittimando l'istituzione.
2009 – Forum di Istanbul
Il Forum Mondiale dell'acqua entra in crisi di
legittimità a partire da tale data, per i seguenti motivi:
- La Dichiarazione finale non viene accettata e
sottoscritta da tutti
- 23 paesi presentano una dichiarazione alternativa
in cui si chiede che l'accesso all'acqua sia
riconosciuto come un diritto umano universale
- alcuni deputati europei, delegati nazionali e membri
di orgnismi delle Nazioni Unite disertano il Forum
della BM e partecipano a quello “alternativo,
organizzato dai soggetti della società civile.
La posizione dell'UE nei Forum mondiali
“Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009
sulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale
dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009”
18° punto: l'UE “chiede, nel contesto del mantenimento
della proprietà pubblica e in un quadro regolamentare e
giuridico adeguato, che siano permessi sforzi maggiori per
coinvolgere il settore privato nella distribuzione dell'acqua”;
20° punto: “ritiene che i sistemi di partnership pubblicoprivato, in cui le autorità pubbliche restano proprietarie
delle infrastrutture e stipulano un contratto di gestione con
il settore privato, possano essere uno degli strumenti per
migliorare un accesso abbordabile all'acqua e alle strutture
igienico-sanitarie”.
1995 - GATS
Occorre ricordare anche il ruolo del WTO nella regolazione
del “mercato dei servizi”
Nell'ambito dei servizi di approvvigionamento idrico,
l'accordo che interviene è il General Agreement of Trade in
Services (GATS), attivato nel 1995
Tra i principi di carattere generale, il più importante è quello
della “nazione più favorita”, che proibisce ogni forma di
discriminazione tra servizi e fornitori di servizi che
provengono da diversi Paesi.
Un altro principio di carattere generale riguarda la
trasparenza, che richiede ai membri dell'OMC di rendere
pubbliche tutte le misure legislative e politiche di carattere
commerciale e di stilare degli info-enquiring points per
rispondere alle richieste di informazioni da parte di altri
Paesi.
1995 – GATS (2)
Il GATS all'inizio prevedeva l'esclusione dei servizi
“forniti nell'esercizio dell'autorità governativa”,
definendo questi ultimi come “servizi non forniti su
base commerciale né in competizione con altri
fornitori” privati.
Ma il GATS non dà alcuna definizione di cosa significhi
servizio fornito su base commerciale, né il termine
competizione viene esplicitato. Inoltre, lo stesso
segretariato dell'OMC scrive: “la portata delle regole
del GATS si estende a tutte le forme di commercio
internazionale nei servizi.
Di fatto i negoziatori durante gli incontri per l'attuazione
dle trattato spingono per la liberalizzazione dei
mercati delle risorse idriche.
Le proposte della “società civile”: il Contratto
Mondiale per l'Acqua
1989 – prima stesura e approvazione a Lisbona del Manifesto per
un Contratto Mondiale dell'Acqua, da parte di un gruppo di studiosi
di varie discipline e di attivisti. La risposta al processo di
mercificazione delle risorse idriche può essere letta polanyiamente
come un movimento di autoprotezione della società, di fronte al
movimento di espansione del mercato fino ad includere un bene
necessario all'esistenza.
Il Manifesto afferma quattro principi intorno ai quali propone che la
comunità internazionale si impegni a redigere un “Contratto
Mondiale”:
- L'acqua è un diritto umano universale: l'accesso all'acqua
nella quantità e qualità sufficiente alla vita deve essere
riconosciuto come un diritto costituzionale umano e sociale,
universale, indivisibile ed imprescrittibile.
Le proposte della “società civile”: il Contratto Mondiale per l'Acqua (2)
- L'acqua è un bene comune che appartiene alla comunità; gli
ecosistemi devono essere considerati come dei beni comuni.
Pertanto la proprietà, il governo ed il controllo politico dell'acqua
(in particolare la gestione dei servizi idrici) devono essere/restare
pubblici, sotto la responsabilità diretta dei poteri pubblici.
- Garantire l'accesso all'acqua è un dovere della comunità
internazionale che deve trovare le risorse per raggiungere tale
scopo.
- La gestione dell'acqua deve essere associata alla
democrazia ed alla partecipazione dei cittadini e tutelata da
un'autorità mondiale: la democrazia necessita la promozione di
un “pubblico” nuovo, democratico, partecipato e solidale,
l'attivazione di luoghi di partecipazione diretta, di prossimità, che
includano i cittadini e le comunità locali, e la valorizzazione di
tutte le forme che nei vari continenti e Paesi rappresentano la
ricchezza dell'esperienza democratica.
Le proposte della “società civile”: il Contratto Mondiale per l'Acqua (3)
Il processo dovrebbe avvenire favorendo a tutti i livelli locali la costituzione
di “Consigli dei cittadini”, con poteri effettivi, a sostegno e in rafforzamento
delle istituzioni di democrazia rappresentativa esistenti o similari, secondo
le pratiche e le culture dei vari Paesi.
Il movimento prende posizione su ognuno dei punti del dibattito:
1. Il recupero dei costi, non viene escluso a priori, mentre è
considerata inaccettabile la generazione di profitti;
2. Rispetto alle modalità di gestione non si ritiene “che il privato sia
per definizione meglio del pubblico”, e sicuramente non possa
essere meglio “di una buona gestione caratterizzata dalla
partecipazione dei cittadini”
3. “Con l'aumentare della partecipazione privata aumentano le
tariffe perché le società per azioni, per definizione, devono
generare utili”
4. Critica all'utilizzo del concetto di “bisogno” per definire l'accesso
all'acqua, perché ciò implica la responsabilità individuale nella
soddisfazione dello stesso, mentre l'affermazione di un diritto
significa riconoscere che la collettività ha la responsabilità di creare
le condizioni affinché questo diritto possa essere garantito.
Appendice: monopolio naturale e
concorrenza
Si ipotizzi che in un Paese venga aperto e liberalizzato il mercato
dell'acqua e che ci siano varie compagnie private interessate ad
entrarvi:
1. All'inizio ci può essere concorrenza per vincere l'appalto per
aggiudicarsi il servizio di fornitura dell'acqua nelle varie zone del
Paese. Se le regole del bando sono “scritte bene”, vinceranno le
aziende migliori (più efficaci/efficienti)
2. Il regime di concorrenza che ne risulterà (dopo il bando di
assegnazione) non sarà a livello di scelta per i cittadini, dato che
tendenzialmente non ci possono essere diverse reti di fornitura per
la stessa area, ma tra zone di servizio; cioè, al massimo, diversi
soggetti vinceranno in diverse aree del Paese (ma potrebbe anche
vincere la stessa azienda ovunque)
3. La concorrenza potrebbe continuare anche nella fase di gestione solo se
si stabilissero dei periodi limitati di durata delle licenze e il servizio nelle
varie zone venisse riaffidato man mano alla compagnia più efficiente.
4. Nel medio-lungo periodo, ci sarebbe comunque una tendenza alla
concentrazione in mano ad una sola compagnia privata, oppure un accordo
di cartello tra le varie compagnie per presentare le stesse condizioni
economiche e gli stessi livelli di efficienza, o un accordo di non
belligeranza: in ogni caso la creazione di un oligopolio inefficiente per
l'utente.
5. In via teorica, questa tendenza potrebbe essere evitata se:
a) i cittadini di una zona fossero in grado di scegliere un bene
alternativo, in caso di bassa qualità o prezzo troppo elevato
dell'acqua;
b) se le licenze avessero un tempo limitato (pochi anni), e altri
attori economici potessero e fossero interessati a riconcorrere al nuovo bando di assegnazione
6. Il primo caso non è possibile per la natura del bene (non
sostituibile). Il secondo caso conduce ad analizzare un'altra
caratteristica specifica del bene acqua e dei servizi di fornitura: i
costi d'investimento iniziali sono molto alti e disincentivano
l'ingresso di un nuovo attore, rendono molto difficile che un nuovo
attore possa competere con uno già presente sul mercato e già
dotato di infrastrutture.
7. Queste condizioni portano alla definizione di “monopolio
naturale”, cioè un settore in cui i costi medi sono decrescenti
grazie alle cosiddette “economie di scala”, per cui:
– È impossibile l'applicazione delle regole della concorrenza
pura e perfetta
– I prezzi non sono determinati sulla base dei costi marginali
→ I rendimenti marginali sono quindi strettamente crescenti,
ovvero il costo di “produzione” dell'ultima unità è inferiore a quello
di tutte le precedenti (con “costo di produzione”, nel caso
dell'acqua ci si riferisce alla fornitura di una quantità aggiuntiva ad
un utente già collegato al sistema di fornitura).
8. Quanto al problema del collegamento di nuovi utenti, è evidente
che il fornitore già presente sul mercato gode di un vantaggio
competitivo difficilmente intaccabile da un eventuale nuovo
operatore. Inoltre, spostandosi da un giudizio di efficienza ad uno di
efficacia, il collegamento di nuovi utenti potrebbe essere svantaggioso, dal
punto di vista della gestione economica, per un sistema di fornitura. Un
gestore privato non è incentivato a collegare delle zone remote con un
numero di utenti che non garantisca la copertura dei costi specifici di
collegamento. Il problema degli utenti “lontani” a volte può essere risolto
più facilmente con molti piccoli operatori, altre volte con un unico
operatore centralizzato: non c'è una risposta univoca.
9. Parzialmente differente è il caso del mantenimento della proprietà
pubblica delle infrastrutture che vengono però concesse in utilizzo a
gestori privati del servizio di fornitura. Per gli eventuali concorrenti
del gestore privato non ci sarebbero problemi di investimento
iniziale, ma la concorrenza si limiterebbe comunque al momento di
ridefinizione della concessione.
10. Per essere efficace, la concessione dovrebbe durare un tempo
limitato, con conseguenze negative per la conservazione delle
infrastrutture: il concessionario non sarebbe incentivato a svolgere
la corretta manutenzione. Fenomeni di questo tipo sono stati
osservati in vari settori considerati di monopolio naturale.
→ Socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti
CONCLUSIONI
In caso di liberalizzazione e privatizzazione del mercato
dell'acqua, ciò che verosimilmente può accadere è che si
costituisca un oligopolio, o meglio vari piccoli o grandi
monopoli locali, in cui un ente fornitore acquisisce il diritto di
gestire per lungo tempo le risorse idriche in una zona, in una
posizione di controllo inattaccabile che gli permette di stabilire
un prezzo di vendita dell'acqua in modo arbitrario e volto a
garantire profitti economici per l'investitore stesso. Quanto
effettivamente accade non si discosta da questo scenario
teorico.
In conclusione, dato che l'acqua è un bene insostituibile, la
gestione di mercato sembra condurre inevitabilmente ad un
monopolio, quantomeno nel lungo periodo: la concorrenza tra
vari attori e i suoi vantaggi (riduzione dei costi e dei prezzi,
aumento della soddisfazione dei cittadini / “consumatori”) non
è possibile in questo settore e la gestione privata non trova
giustificazioni teoriche.

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