la parola del signore

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L A P AROLA
DEL S IGNORE
LA QUARTA D OMENICA D OPO L A P ENTECOSTE
APOSTOLo— Lettura dell'epistola di Paolo ai Romani 6,18-23
Fratelli, liberati dal peccato, siete
stati fatti schiavi della giustizia.
Parlo in termini umani a causa della
debolezza della vostra carne. Come
infatti avete portato le vostre
membra a essere schiave di
impurità e iniquità per l’iniquità,
così ora offrite le vostre membra in
servizio della giustizia per la
santificazione. Quando eravate
schiavi del peccato, eravate liberi in
rapporto alla giustizia. Quale frutto
avevate allora in quelle cose di cui
ora arrossite? Il loro fine infatti è la
morte. Ora invece, liberati dal
peccato e fatti servi di Dio,
raccogliete il frutto che vi porta alla
santificazione e il fine è la vita
eterna. Lo stipendio del peccato è la
morte, mentre il dono di Dio è la
vita eterna in Cristo Gesù nostro
Signore.
Santo vangelo- Matteo 8,5-13
In quel tempo Gesù entrò in
Cafarnao e gli venne incontro un
centurione che lo supplicava
dicendo: "Signore, il mio giovane
giace in casa paralitico e
terribilmente tormentato". Gesù gli
risponde: "Io verrò e lo guarirò".
Ma il centurione rispose dicendo:
"Signore, io non son degno che tu
entri sotto il mio tetto; soltanto dici
con la parola e il mio giovane sarà
guarito. Perché anch'io sono uomo
sotto autorità, ma sotto di me ho
soldati e dico a questo: Va', ed egli
va; e all'altro: Vieni, ed egli viene; e
al mio servo: Fa' questo, ed egli lo
fa". All'udire ciò, Gesù ne fu
ammirato e disse a chi lo seguiva:
"In verità vi dico che da nessuno in
Israele ho trovato una tale fede. E
vi dico che verranno molti da
Oriente e da Occidente e si
porranno a tavola con Abramo,
Isacco e Giacobbe nel regno dei
cieli, mentre i figli del regno
saranno cacciati fuori nella tenebra
esterna, ove sarà pianto e digrignar
di denti". E Gesù disse al
centurione: "Va', e per te avvenga
come hai creduto". A quell'ora il
giovane guarì.
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L A P AROLA
DEL
G IORNO
Alla scuola dei santi Padri
Dalle "Lettere" di san
Cipriano, vescovo e martire
(Lett. 10,2-1 5; CSEL 3,491492.494-495)
Fede inespugnabile
Con quali lodi vi potrei celebrare, o
miei fortissimi fratelli? Con quale
parola di encomio potrei esaltare
degnamente la intrepidezza delle
vostre anime, con quali espressioni
magnificare la perseveranza della
vostra fede? Sopportaste sino alla
gloria la durissima prova e non cedeste ai tormenti, ma a voi piuttosto dovettero arrendersi i supplizi. I
tormenti, che non concedevano
fine ai dolori, diedero compimento
alla gloria. Continuò a lungo lo
strazio, fu assai crudele il supplizio,
ma non riuscì a sommergere una
fede che trovò bene ancorata, e
altro esito non ebbe che di portare
più rapidamente al Signore gli uomini di Dio.
La moltitudine dei presenti, commossa, vide il celeste combattimento di Dio e la battaglia spirituale di
Cristo; vide fermi i suoi servi, sentì
la loro voce franca e coraggiosa,
stupì di fronte all'incrollabile saldezza del loro animo, si meravigliò
della forza divina che li sosteneva,
constatò che, anche se indifesi contro gli strali di questo secolo, erano
tuttavia armati delle armi dei credenti, cioè della fede.
I torturati si alzarono più forti dei
torturatori e le membra percosse e
dilaniate vinsero gli artigli che percuotevano e laceravano. I colpi si
succedevano ai colpi, ma il loro
infuriare non poté vincere la loro
fede inespugnabile benché nei servi
di Dio, dopo che furono lacerate le carni, venissero
torturate non più le membra, ma le ferite stesse. Scorreva il
sangue per
spegnere l'incendio della
persecuzione, per soffocare con
il suo glorioso spargimento le
fiamme e il
fuoco della
geen-
na.
Preziosa è la morte di colui che
acquista l'immortalità col prezzo
del proprio sangue, che riceve la
corona di Dio con l'estremo sacrificio. Quanto lieto fu colà Cristo,
quanto volentieri combatté e vinse
in tali suoi servi! Cristo è il protettore della fede. È lui che dona
a coloro che credono in proporzione della loro disponibilità.
Nella persona del martire fu
egli stesso presente al
proprio combattimento, incoraggiò,
rinvigorì e animò i
combattenti e i difensori del suo nome.
Colui che vinse una volta
la morte per noi, la vince
sempre in noi.O beata la nostra Chiesa, che Dio illumina
ancora e onora di tanta dignità, la nostra Chiesa che
anche ai nostri tempi è resa
splendente dal sangue glorioso dei martiri!
Prima era candida nelle opere dei
Oh di quale genere fu quello spet- fratelli, ora è diventata purpurea nel
tacolo del Signore, quanto sublime, sangue dei martiri. Fra i suoi fiori
quanto grande, quanto gradito agli non mancano né i gigli né le rose.
occhi di Dio per la fedeltà e la deOgnuno aspiri al duplice altissimo
vozione del suo soldato! Si verificò
onore, procurando tuttavia di avere
quanto lo Spirito Santo dice e proalmeno o la corona candida delle
clama nei salmi: "Preziosa agli ocopere, o quella purpurea del martichi del Signore è la morte dei suoi
rio.
fedeli" (Sai 115,15).

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