Presentazione (formato pptx 2011)

Report
PROGETTO EVOLUZIONISMO
La Neotenia umana
Prof. Federico Agen
II parte del processo
a Lamarck
23 giovedì
FEBBRAIO 2012
dalle ore 15 alle 17
presso l’aula magna
”
dell’ITI “G. Galilei
Neotenia: tra Geni e Cultura
Si nasce e soprattutto si cresce.
Da Darwin a Lamarck
• La genetica ci ha portati
fino alla nostra specie di
Homo sapiens,
differenziandoci dalle
altre specie.
• La genetica si arresta di
fronte alle differenti abilità
mentali degli esseri
umani, solo l’ambiente è
responsabile delle
differenze che si
sviluppano tra individui
durante l’ontogenesi.
Nasciamo tutti abilmente uguali.
Per gli antropologi evoluzionisti la specie
umana è unica e non vi sono differenze
biologiche tra i vari gruppi per quanto
riguarda le abilità mentali. Per questo è
possibile per ogni gruppo sociale
percorrere le tappe che lo avrebbero fatto
progredire.
“Tutte le maggiori conquiste della mente sono state al di là
delle possibilità di individui isolati”.
Charles Sanders Pierc
I geni raccontano una parte importante
della storia dell’evoluzione cognitiva
umana, forse la più importante, ma non
tutta la storia, e ribadendo il concetto
che non esiste una natura umana
indipendente dalla cultura, poiché, per
definizione, la natura umana è
culturalmente situata.
Neotenia
Con riferimento alla radice etimologica, “neotenia”
significa “tendenza alla gioventù”. Il termine scientifico
designa la permanenza nella forma e nelle funzioni
degli organismi viventi adulti di aspetti immaturi dello
sviluppo: una sorta di sindrome di Peter Pan biologica.
Un caso interessante è quello di Axolotl, una
salamandra originaria del Messico il cui nome rievoca
secondo un mito azteco il dio della trasmutazione e
della morte. In situazioni normali essa vive per tutti i
suoi 15 anni nelle vesti di larva pesciforme e si
riproduce in quello stato. Ebbene, Axolotl è un caso
interessante di evoluzione neotenica, cioè di animale
in cui gli aspetti immaturi dello sviluppo (come il fatto di
non subire necessariamente la metamorfosi e di
somigliare ai pesci) risultano adattivi, ossia proficui per
la sopravvivenza.
Nella sequela filogenetica di pesci, salamandra-tigre e Axolotl
sembra quasi che quest’ultimo abbia subito una regressione,
tornando alla maggiore semplicità ittica. Non è però così. È vero
che la neotenia guarda al passato, ma è il risultato di un
processo evolutivo, non un passo indietro. In sostanza, Axolotl
ha in sé alcune potenzialità dei pesci che ha evolutivamente
superato. Perseverando nello stadio giovanile, quelle potenzialità
gli sono utili per condurre un’esistenza acquatica tranquilla.
Tuttavia, un pesce mai potrebbe procacciarsi il cibo fuori dal suo
ambiente natio Axolotl non segue invece questa via obbligata.
Possiamo dire in un certo senso ch’esso può fare cose che né i
pesci, né le salamandre-tigre possono fare. Bisogna insistere sul
fatto che la neotenia non corrisponde affatto a un
depauperamento, bensì a una sofisticata modulazione di
caratteri incorporati per ereditarietà. Il passato biologico torna
utile in condizioni normali, ma in certi frangenti minacciosi i
caratteri genetici acquisiti nella successiva evoluzione
vengono richiamati ad hoc dal sistema endocrino. Una
soluzione adattiva alquanto sofisticata che sul piano evolutivo
pone Axolotl dopo la salamandra-tigre e senz’altro molto dopo i
pesci.
L’aspetto neotenico più rilevante nell’uomo riguarda
però l’encefalo. Può fare specie sapere che, paragonato
ad altri animali superiori, l’uomo possiede un cervello
decisamente immaturo. Si tratta tuttavia proprio di quanto
concorre a renderlo così sofisticato. Noi umani abbiano
circuiti meno fissi, reazioni lente e meno precise e istinti
non altrettanto sviluppati di quelli di molti animali. È lo
scotto che dobbiamo pagare all’evoluzione neotenica per
disporre di risorse elaborative sempre rinnovate in
funzione degli accadimenti ambientali. In un certo
senso, restiamo dei cuccioli di primati che apprendono
fino all’ultimo giorno, affrontando situazioni sempre
nuove. Con ogni probabilità lo dobbiamo un po’ ad alcune
trisavole immature, le salamandre come Axolotl che hanno
giocato con gli ormoni per diventare delle specie di Peter
Pan ben adattati all’ambiente.
-Roberto Weitnauer-
La Cultura
La cultura è la “nicchia ontogenetica” specie-specifica in cui avviene lo
sviluppo umano
Trasmissione Culturale
«vi è un solo meccanismo biologico
noto che possa produrre in così
breve tempo cambiamenti
comportamentali e cognitivi come
questi: [...] la trasmissione sociale
o culturale, che opera su scale
temporali inferiori (rispetto alla
filogenesi)»
Michael Tomasello
6 milioni di anni, la
rivoluzione cognitiva
Tenuto conto che il tempo evolutivo che
separa la nostra specie dalle grandi
scimmie antropomorfe (rispetto ad un
comune antenato) è di soli sei milioni di
anni, bisogna comprendere come in
questo tempo relativamente breve la
specie umana abbia messo in moto una
vera e propria rivoluzione cognitiva, la
quale si manifesta in abilità del tutto
specie-specifiche, come inventare e
mantenere comunicazione, strumenti,
forme di rappresentazione simbolica e
artefatti culturali complessi e condivisi.
Nicchia Ontogenetica
L’organismo eredita anche l’ambiente oltre
ai geni e l’essere umano è fatto per vivere
immerso in un certo tipo di ambiente
sociale, come il pesce nell’acqua; questo
ambiente noi lo chiamiamo cultura ed è
la “nicchia ontogenetica” speciespecifica in cui avviene lo sviluppo
umano. «L’importanza dell’eredità
biologica nello sviluppo ontogenetico è
sottolineata dalle difficoltà dei bambini
autistici, che non posseggono in forma
compiuta l’adattamento biologico umano
che servirebbe loro per identificarsi con le
altre persone, e perciò non hanno un
normale sviluppo funzionale come agenti
culturali»
Adattamento Ontogenetico
La definizione di Maturana e Varela di
Accoppiamento Strutturale è:
Sistema accoppiato con il suo Ambiente “Se
uno dei sistemi plastici è un organismo e
l’altro il suo medium, il risultato è un
adattamento ontogenetico dell’organismo
con il suo medium: i cambiamenti di stato
dell’organismo corrispondono ai
cambiamenti di stato del medium”
Ontogenesi, Apprendimento e Ambiente
L’ontogenesi è un processo molto differente nelle
varie specie animali. Se in alcune di queste è
importante che sin da subito i piccoli sappiano
cavarsela da soli, al fine di massimizzare le
probabilità di sopravvivenza e riproduzione (e ciò
spiega anche perché presso gli scimpanzé, ad
esempio, non ci sono casi di insegnamento attivo
da parte della madre), nella specie umana una
lunga ontogenesi che lasci molto spazio
all’apprendimento individuale (e soprattutto a
forme di istruzione esplicita da parte degli adulti)
risulta una strategia vitale. È nel corso
dell’ontogenesi che i bambini si appropriano
della cultura, ma non come qualcosa di
estrinseco e secondario, bensì come
elemento essenziale della relazione umana
con il mondo.
Accoppiamento strutturale
«Se l’organismo e il suo sistema
nervoso sono plastici a livello
strutturale, la realizzazione continua
dell’autopoiesi dell’organismo porta
necessariamente ad un accoppiamento
strutturale dell’organismo e del sistema
nervoso l’uno con l’altro e con il
medium in cui l’autopoiesi si realizza»
Inoltre, questo accoppiamento «è una
conseguenza necessaria delle loro
interazioni ed è tanto maggiore quanto più
numerose sono le interazioni che si
verificano».
Abilità Cognitive
un solo adattamento biologico ha
prodotto nell’uomo una nuova forma di
cognizione sociale, abilitando processi
culturali i quali non fanno sorgere nuove
abilità cognitive, bensì volgono le
preesistenti (che l’uomo condivide con
gli altri primati) verso nuovi esiti,
inserendo la cognizione umana in una
dimensione altamente sociale e
collettiva, per il resto sconosciuta al
resto del mondo animale.
L’adattamento biologico in oggetto è
la “comprensione dei conspecifici
come essere intenzionali al pari del
Sé”.
Sistemi Cognitivi
I bambini e gli adulti combinano
i loro sistemi cognitivi (core
knowledge), superando i limiti
della specificità di dominio, nel
momento in cui apprendono e
utilizzano abilità cognitive che
si svilupperanno in seguito,
culturalmente variabili ed
esclusivamente umane.
Effetto “Dente d’arresto”
L’apprendimento imitativo, di contro, è la colla
della dimensione cognitiva umana, della sua
relazione con il mondo e con i conspecifici; solo
grazie ad esso (e all’adattamento biologico che
lo rende possibile) può esistere l’evoluzione
culturale cumulativa tipica della specie
umana, la cui forma è quella del cosiddetto
effetto “dente d’arresto” (ratchet effect).
Questo è l’effetto per cui «alcune tradizioni
culturali, con l’accumularsi di modificazioni
apportate nel tempo da altri individui, diventano
complesse e in grado di far fronte ad una più
ampia varietà di funzioni adattative»;
sostanzialmente esso si fonda sull’innovazione
e sull’imitazione.
In questo modo possiamo seguire un processo
evolutivo esogenetico, che segue le indicazioni di
Lamarck.
La Neotenia consente una eredità Lamarckiana dei
caratteri culturali, perché la cultura non è innata, ma
acquisita durante la vita, e trasmessa attraverso le
generazione grazie all’effetto dente d’arresto, come
l’allungamento del collo delle giraffe ipotizzato da
Lamarck.
I tempi di “mutazione” sono molto più brevi in confronto
alla trasmissione endogenetica, ma seguono gli stessi
principi di diffusione in una popolazione. Per parlare di
“variazione” devono diffondersi nella maggioranza della
popolazione, se si radicano solo in una piccola
percentuale di individui non riescono ad essere
efficacemente trasmessi alle generazioni successive.
L’istinto
Già presente alla nascita e poi sollecitato dall’ambiente,
o è solo successivo alla nascita?
“
”.
Questa è l’ultima strofa di “è solo
febbre”
degli Afterhours, in omaggio al
capolavoro di Milos Forman.
L’ultima scena del film infatti
vede Antonio Salieri, ormai
vecchio e ammalato, delirare
assolvendo chiunque gli si
presenti davanti solo per il
fatto di essere un mediocre.
Tutto il film ruota intorno
all’ossessione di Antonio
Salieri, compositore ufficiale
di corte dell’ imperatore
Giuseppe II, nei confronti del
genio smisurato di Wolfgang
Amadeus Mozart. Salieri,
rappresenta l’uomo mediocre
che, spinto dall’invidia che gli
lacera l’anima, sarà disposto
a tutto per tentare di
eguagliare il genio divino di
Mozart.
I geni influenzano la formazione di proteine,
strutturali o funzionali, come gli enzimi per
digerire il lattosio, una glicoproteina con funzione
antigenica su una membrana cellulare ecc. Non
esistono proteine che determinano l’abilità di
correggere meglio di un altro la traiettoria di una
auto da corsa, o di saper tirare una punizione
meglio di un altro o saper suonare uno strumento
come nessun altro. È solo questione di
concentrazione, allenamento, motivazione e
dedizione. Difficilmente le persone comprendono
quello che viene trasmesso con i geni e quello
che viene trasmesso con la cultura. Non sanno
quando applicare Lamarck e quando Darwin.
La gente nutre ancora idee romantiche a proposito del
genio: crede che sia il prodotto di una scintilla divina. Molti
sono convinti che nel corso dei secoli siano esistiti campioni di
eccellenza — come Dante, Mozart, Einstein — il cui talento
andava ben al di là dell’umana comprensione e sfiorava
addirittura la verità suprema. Fortunatamente noi viviamo
nell’era della scienza e la ricerca moderna sa sfatare i falsi
miti.
Ai nostri giorni, predomina l’opinione che persino le
speciali e precoci doti di un Mozart non fossero affatto
conseguenza di qualche dono spirituale innato. Le sue
prime composizioni non presentano meriti particolari, appaiono
piuttosto rimaneggiamenti di opere altrui. Sin dalla più tenera
età, Mozart fu un buon musicista, ma in nessun modo si
sarebbe distinto dai nostri bimbi prodigio. Quello che
contraddistingue Mozart, e questo lo abbiamo capito oggi, è un
tratto in comune con Tiger Woods, ovvero un’ottima capacità di
concentrazione e un papà deciso a coltivare il talento del
figliolo. Fin da bambino, Mozart si esercitava costantemente al
pianoforte e ben presto raggiunse le 10 mila ore di pratica, sulle
quali avrebbe costruito in seguito la sua carriera.
Le più recenti indagini suggeriscono una visione
del mondo assai più prosaica e democratica, se
non addirittura puritana. Il fattore chiave che separa il
genio dall’eccellenza non è affatto la scintilla divina.
E non è nemmeno il quoziente di intelligenza,
solitamente un indicatore inaffidabile del futuro
successo, persino in un campo come gli scacchi. Il
segreto sta nella pratica, svolta con metodo e
convinzione. Coloro che eccellono, in qualunque
campo, trascorrono moltissime ore a esercitare
rigorosamente il loro mestiere. Le ultime ricerche
sono state condotte da studiosi come K. Anders
Ericsson, lo scomparso Benjamin Bloom e altri, e
riassunte in due godibilissimi nuovi libri: «The Talent
Code», di Daniel Coyle, e «Talent Is Overrated», di
Geoff Colvin.
David Brooks per il New York Times
Tra Empoli e Pistoia, sabato 15 Aprile 1452, nel
borgo di Vinci nasce Leonardo di Ser Piero
d'Antonio. Il padre, notaio, l'ebbe da Caterina,
una donna di Anchiano che sposerà poi un
contadino. Nonostante fosse figlio illegittimo il
piccolo Leonardo viene accolto nella casa
paterna dove verrà allevato ed educato con
affetto. A sedici anni il nonno Antonio muore e
tutta la famiglia, dopo poco, si trasferisce a
Firenze.
La precocità artistica e l'acuta intelligenza del
giovane Leonardo spingono il padre a mandarlo
nella bottega di Andrea Verrocchio: pittore e
scultore orafo acclamato e ricercato maestro.
L'attività esercitata da Leonardo presso il
maestro Verrocchio è ancora da definire, di
certo c'è solo che la personalità artistica di
Leonardo comincia a svilupparsi qui.
Pablo Diego José Francisco de Paula
Juan Nepomuceno María de los
Remedios Cipriano de la Santísima
Trinidad Ruiz y Picasso, conosciuto
come Pablo Picasso (1881-1973)
nacque a Malaga, in Spagna, da un
padre, insegnante nella locale scuola
d’arte, che lo avviò precocemente
all’apprendistato artistico. A soli
quattordici anni venne ammesso
all’Accademia di Belle Arti di
Barcellona. Due anni dopo si trasferì
all’Accademia di Madrid.
« Quando Pavarotti nacque, Dio gli baciò le corde
vocali » (Daniel Hicks, New York Times).
Luciano Pavarotti era figlio di Fernando
Pavarotti e Adele Venturi. Il padre faceva il
panettiere nell'arma dei Carabinieri, e si
dilettava a cantare a livello amatoriale in
una piccola associazione di coristi non
professionisti, la «Corale Gioachino
Rossini» di Modena e trasmise al figlio la
passione per l’opera lirica, trovando nel
giovane altrettanto interesse.
Studiò canto con il tenore Arrigo Pola,
proseguì la sua preparazione con il maestro
Ettore Campogalliani, con il quale
perfezionò la tecnica del fraseggio e della
concentrazione.
Michael Schumacher nasce ad HuerthHermuehlheim, in Germania, il 3 gennaio
1969 da una famiglia di modeste condizioni
sociali ed economiche. Il padre Rolf,
appassionato meccanico e proprietario di
un circuito di go-kart, trasmette ai figli
Michael e Ralf la passione per le corse e le
auto. Al termine degli studi scolastici
presso l'istituto tecnico, Michael
approfondisce i suoi interessi per le
competizioni sportive.
Partecipa ai campionati di kart ottenendo
una serie di brillanti vittorie sino ad
approdare alla Formula 3 nazionale. Il suo
talento non fa fatica ad emergere e
conquista il titolo nel 1990.
Maradona è nato il 30 ottobre del
1960 nel quartiere disagiato di Villa
Fiorito, nella periferia di Buenos
Aires ed è cresciuto praticamente
con il calcio. Come tutti i ragazzini
poveri della sua città, infatti,
passava il suo tempo per strada
giocando al pallone o facendosi le
ossa in campetti disastrati.
Soprattutto, sono i piccoli spazi in
cui è costretto a giocare, fra
macchine, passanti e quant'altro,
che lo abitua a manovrare la palla
in maniera magistrale.
La Selezione Culturale
Comportamenti che diventano convenzionali in una comunità.
Sviluppo cerebrale
In genere, lo sviluppo cerebrale degli animali ha delle
finestre critiche all’interno delle quali vengono appresi precisi
comportamenti, grazie al modellamento delle reti nervose.
Trascorsi gli stadi plastici, i circuiti maturano, si cristallizzano
e cessano di essere plasmabili. Gli schemi di elaborazione
risultano veloci ed efficienti, ma da quel momento in poi
anche poco modificabili. I movimenti dei cuccioli sono
tentennanti e imprecisi perché le reti motorie non sono
ancora ben configurate. I neuroni, le cellule nervose,
competono tra loro e risultano ancora decisamente
soprannumerari. Quelli che non riescono a fare parte di
qualche rete reattiva vengono eliminati. Come si diceva, la
plasticità accompagna i primi passi dei piccoli di varie
specie. Il gioco in un ambiente protetto dai genitori non
è altro che una serie di esperienze precoci sperimentali
che sono necessarie per plasmare il cervello in una
configurazione ottimale che poi tornerà utile per tutta la
vita. Quando infatti l’individuo matura perde il legame
parentale e affronta la vita autonomamente con un assetto
cerebrale consolidato dalle esperienze iniziali.
Come costruiamo il nostro cervello?
«Alla nascita - spiega - il cervello è uguale per tutti,
poi ognuno di noi, partendo da un periodo di grande
plasticità del sistema nervoso, costruisce il proprio
cervello vivendo, e la costruzione continua anche
nell'età adulta. La plasticità presente alla nascita è
eccezionale, perché il cervello del bambino, come
quello degli altri mammiferi, è formato non solo a livello
comportamentale, ma anche nella struttura che può
cambiare e nella funzione. In sostanza la natura ci
consegna un cervello che noi poi elaboriamo e
perfezioniamo ».
In che modo e con quali elementi costruiamo il nostro
cervello?
Ce lo costruiamo con le nostre esperienze, quelle che
ci vengono date prima di tutto nell'infanzia, nella scuola
dei primi anni e poi fino ad una certa età. In seguito il
cervello diventa relativamente più rigido, più difficile da
cambiare, anche se mantiene sempre una certa
plasticità.
Come cambia il cervello?
Come operiamo per cambiare il nostro cervello?
Il cervello si può cambiare in molte direzioni.
Cambiando ci si accorge, in un sistema di vita come il
nostro avviato verso la globalizzazione, che gli stessi
stimoli (pensiamo alla televisione, a Internet, a tutta la
pubblicità dei media) colpiscono tutti, attivando
cambiamenti cerebrali uguali. Un cervello diventa così
un po' meno individuale, e questa omologazione porta
al pensiero unico, a un cervello collettivo. Noi non
facciamo niente per essere individui, ma
inconsciamente facciamo molto per essere meno
individui e siamo schiavi del sistema della
globalizzazione.
Prof. Lamberto Maffei, presidente Accademia Nazionale dei
Lincei, professore di Neurobiologia alla Normale di Pisa.
Adeguamento
Uno studio sui maltrattamenti subiti da alcuni
bambini e non da altri, ha messo in evidenza come
la maggior parte dei bambini che non avevano
subito alcun abuso reagiva al dolore del compagno
andandogli affettuosamente vicino, manifestando
preoccupazione e confortandolo.
Invece nessuno dei bambini vittima di abusi
dimostrò la minima partecipazione empatica, anzi: le
reazioni più frequenti furono minacce, collera, e
perfino aggressioni fisiche.
È possibile che un trattamento abusante abbia la
meglio sulla tendenza all’altruismo, ma questi dati
sembrano anche suffragare l’idea che i bambini si
adeguino all’input ricevuto dal loro mondo e che
dice loro come le persone reagiscono ai bisogni
degli altri.
Conoscenza Comune e Convenzione.
In “Convention”, David Lewis introdusse il
concetto di “conoscenza comune”
implicitamente utilizzata nella “teoria dei
giochi”. Poiché un elemento entri a far parte
della conoscenza di un gruppo, tutti devono
conoscerlo e tutti devono sapere che tutti lo
conoscono.
Il comportamento che costituisce una
convenzione in una comunità deve essere
tale per cui una deviazione da esso porti uno
svantaggio, e questo dato deve rientrare
nella conoscenza comune tra i membri della
comunità.
Dunque nessuno ha motivo di deviare se
gli altri non lo fanno.
Allineamento
Le scimmie non conoscono l’attenzione
congiunta.
Solo gli umani sanno orchestrare la
cooperazione in gruppi numerosi di
individui con preferenze non
perfettamente allineate.
Quando gli interessi del singolo e quelli
del gruppo sono perfettamente allineati la
collaborazione garantisce risultati
notevolmente superiori a quelli che i
singoli potrebbero ottenere agendo da
soli, e non c’è nessuna pressione selettiva
che minacci di destabilizzare l’interazione.
Il rischio, però, dell’inganno è sempre in
agguato ogni volta che gli interessi sociali
non sono perfettamente allineati, cosa che
capita piuttosto spesso.
Reti Neurali
La nostra identità in quanto individui è di una natura del tutto
peculiare. Da un lato si può dire che esiste. Mi dicono:
Buongiorno, Francesco, ed io sono capace di rispondere, di
avere delle relazioni con gli altri. Dunque c'è una specie di
interfaccia, di collegamento [couplage] col mondo, che dà
l'impressione di un certo livello di identità e di esistenza. Ma al
tempo stesso questo processo è di natura tale che appunto,
come in tutti i processi emergenti, io non posso localizzare
questa identità, non posso dire che si trovi qui piuttosto che là, la
sua esistenza non ha un locus, non ha una collocazione spaziotemporale. È difficile capire che si tratta di una identità
puramente relazionale e così nasce la tendenza a cercare i
correlati neuronali della coscienza, per trovarli nel neurone 25 o
nel circuito 27. Ma non è possibile, perché si tratta di una
identità relazionale, che esiste solo come pattern relazionale,
ma è priva di esistenza sostanziale e materiale. Il pensiero che
tutto quello che esiste deve avere esistenza sostanziale e
materiale è il modo di pensare più antico della tradizione
occidentale ed è molto difficile cambiarlo.
(F. Varela)
Coscienza
Non posso separare la vita mentale, la vita della coscienza,
la vita del linguaggio o la vita mediata dal linguaggio,
l'intero ciclo dell'interazione empatica socialmente mediato,
da ciò che chiamo coscienza. Dunque ancora una volta
tutto questo si svolge non all'interno della mia testa, ma in
modo decentrato, nel ciclo. Il problema del Neuronal
Correlate of Consciousness è mal posto perché la
coscienza non è nella testa. Insomma, la coscienza è
un'emergenza che richiede l'esistenza di questi tre
fenomeni o cicli: con il corpo, con il mondo e con gli
altri. Naturalmente il cervello mantiene un ruolo centrale,
poiché costituisce la condizione di possibilità di tutto il
resto, il che però non toglie che, così come era impossibile
parlare di una relazione materiale in senso proprio a
proposito della rete immunitaria, allo stesso modo è
impossibile credere che in questo o in quel circuito
cerebrale risieda la coscienza.
Bibliografia:
Tomasello Michael , Altruisti nati, Bollati Boringhieri Editore, Torino 2010.
Maturana Humberto e Varel Francisco, L’albero della conoscenza, Garzanti Editore, Milano 1987.
Tomasello Michael, Le origini culturali della cognizione umana, Molino Editore, Bologna 2005.
Capra Fritjof, La rete della vita, RCS Libri, Milano 1997.
Biondi Gianfranco e Rickards Olga, Uomini per caso, Editori Riuniti, Roma 2001.
Biondi Gianfranco e Rickards Olga, Il codice Darwin, Codice Edizioni, Torino 2005.
Miller Alice, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1996, 2007.
Siegel Daniel J., La mente relazionale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001.
Kramer D. Peter, La pillola della felicità, RCS Libri, Milano 1994.
Pritchard Johnatana K., How we are evolving, Scientific American October 2010 pagg. 41-47, Ed. Scientific American
Inc., 415 Madison Avenue, New York, N.Y., 2010
Weitnauer Roberto, Neotenia: evolversi tendendo alla gioventù, http://robertoweitnauer.wordpress.com/2009
Brooks David, Genius: The Modern View, New York Times April 30 2009, New York 2009.
Bertocchi Antonia, Il ruolo della Neotenia umana, nella variabilità genetica e culturale, relazione presentata al XV Congresso A.A.I. sul tema:
“Variabilità umana e storia del popolamento in Italia”, Università di Chieti, 28-30 Settembre 2003 ATTI pubblicati da Edigrafital, Teramo 2005

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