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Report
19 gennaio 2017 delle ore 23:03
Nella Turchia instabile un tentativo per l'arte: la
fiera chiede al governo una minore tassazione.
Per rilanciare un settore a caduta libera
Ali Güreli, Presidente della fiera Contemporary
Istanbul, non ha dubbi: non servono
finanziamenti dal governo, ma qualcosa che
permetta di vendere e comprare arte più
facilmente, con tassi minori. Sennò tutto rischia
di essere un bel flop, e i numeri parlando da soli:
se alla fiera sul Bosforo nel 2014 si vendettero
opere per un totale di 102 milioni di dollari, nel
2015 la cifra è scesa a 67 milioni, e nel 2016 a
56. E negli ultimi due anni il venduto è appena
sopra il 60 per cento. Colpa, sicuramente, del
clima tragico che si respira da queste parti, e
che sta spingendo gli addetti ai lavori per avere
una "concessione" che possa riportare turismo
culturale, durante quella che sarà la nuova "art
week" turca, per la prima volta sostenuta anche
dalla municipalità, e che quest'anno vedrà
insieme appunto fiera e biennale. Kamiar
Maleki, direttore della fiera, ha ribattuto invece
l'idea sul fatto che Istanbul è una città che
collega Oriente e Occidente: "Vogliamo dare la
possibilità di rendere l'arte più accessibile. Non
possiamo ignorare di essere di fronte a molte
difficoltà, ma con la cultura stiamo cercando di
guarire la città", riporta un comunicato. In
bocca al lupo!
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